Philosophische Praxis Como

Philosophische Praxis Como ASCOLTO, DIALOGO, RIFLESSIONE, ORDINE. QUESTO E' CIO' CHE PUOI TROVARE CON LA CONSULENZA FILOSOFICA Il consultante (cliente) non è un ammalato!

La consulenza filosofica non è basata su un rapporto paziente-medico. Consulente (filosofo) e Consultante (cliente) lavorano insieme a livello intellettivo per raggiungere l'obiettivo che ci si è posti. Per saperne di più, contattami e incontriamoci!

20/10/2025
25/08/2023

IL VERO SIGNIFICATO DELLA QUESTIONE DELLA LIBERTÀ DI PAROLA: IL PENSIERO IMPOSTO
Ciò che sta succedendo riguardo un certo libro di un certo militare, o anche della dipartita di una certa scrittrice, e dei caroselli che ne stanno seguendo hanno diversi livelli di valore, quello che però io vorrei verificare è il sottofondo che mi pare non sia stato toccato da nessuno. Abbiamo letto molte dichiarazioni a favore o contro dei due personaggi di cui sopra, spesso anche molto al vetriolo. Tralasciando, ora, il tema del pensiero unico, che io non chiamo così perché è manifesto il pensiero non sia unico e quindi io lo definisco “pensiero imposto”, ciò che dovrebbe essere subito manifesto è che statisticamente la maggior parte di manifestazione di pensiero NON è supportata da conoscenza del tema. In altri termini, e più concreti: chi cita e critica il libro del militare, da come ne parla, è evidente NON lo abbia letto. Chi parla della scrittrice definendola controcorrente, non ha mai letto un suo documento. Questi giudizi infatti si basano su letture di altri scritti (anche questi di dubbia provenienza certificata da approfondimento del tema) che procedono nel medesimo modus operandi. Questa quantità di nozioni non verificate (ed a volte trattandosi di giornalismo dovrebbero obbligatoriamente esserlo) creano un massa di informazione (a questo punto evidentemente non vere ossia manipolate) che tenta di direzionare l’opinione in forza del suo stesso gran numero. Questi atti, naturalmente, sono creati apposta per dimostrare, ad occhi distratti, qual è la verità; Appare così evidente come il pensiero se dicente unico sia in realtà imposto. Questa modalità operativa funziona particolarmente bene, in società dove l’intellettuale vero è scomparso a favore di costruzioni di personaggi utili allo scopo. Senza addentrarsi oltre e per fugare ogni dubbio, questi meccanismi servono solo per creare una società del consumo, ossia del capitale incontrollato (perché il capitale in sé non è male, lo è se libero da ogni controllo e quindi in regime da far west), nessun altro motivo pittoresco (alieni, massoni, e sciocchezze varie..). Ritorniamo al tema. In sostanza la causa del problema è la non capacità di faticare su un libro, che ha la massa; sono i non lettori che permettono ai falsi intellettuali di poter ergersi a ciò che non sono e non possono essere. Raccapricciante infatti, in un mondo di non lettori, come sia possibile, sotto la campana del libero arbitrio, poter permettersi, da parte di un luogo che vende libri, di censurarne uno. La libertà di parola può essere esercitata solo se unitamente si esercita il dovere di dar lei una fondazione.

19/10/2022

Ecco il mio intervento radiofonico

https://lnkd.in/eNjy6mhy

skippate fino a che non compare il mio nome Emanuele Gandola e buon ascolto!

29/09/2022

I GENITORI ED IL FRAINTENDIMENTO DELLA RESPONSABILITÀ GIOVANILE
Molti genitori adulti pensano che il concetto espresso sovente da una certa pedagogia contemporanea, di dare responsabilità, ossia responsabilizzare i giovani, sia dare loro in mano la possibilità di scegliere sempre e liberalmente su qualsiasi tema. La realtà dei fatti è ben diversa in quanto il concetto di libertà di scelta che responsabilizza deve andare di pari passo con le capacità cognitive ed empatiche, legate innanzitutto all’età ed allo sviluppo psicofisico della persona, capacità che maturano in base anche alle esperienze di vita vissuta sino a quel momento che comunque devono essere proporzionate alla persona stessa (nella realtà non nell’immaginario del genitore!). Pertanto, quando si verificano casi in cui papà e mamma lasciano scegliere a dei preadolescenti (ma potremmo allargare anche alla fascia scuole elementari oppure adolescenziale) in materia, ad esempio, di educatività (vuoi fare un corso di pianoforte? Vuoi partecipare a ad incontri di …) Si verificano situazioni al limite del paradosso, per cui, momenti che potrebbero essere, per i giovani stessi, importanti a livello formativo ( e di crescita come persona!) vengono lasciati, da genitori che pensano di fare del bene, alla mercé di soggetti che NON hanno ancora le capacità di discernere e quindi con tutta probabilità rifiutati facendo perdere a volte possibilità di esternare e scoprire talenti giovanili. Questo accade per l’applicazione di un concetto di libertà di scelta fin troppo sbandierato e reso quasi sacro nella nostra società, ma che non ha fondamenti scientifici di nessun tipo. Si dà quindi responsabilità educativa a persone che in realtà non hanno le capacità in quel momento di poter fare una scelta oggettiva per il proprio bene. Questi genitori quindi dovrebbero rivedere questo stile sia in base ad una formazione personale (anche dei propri convincimenti), oppure, e questo è peggio ma reale nella nostra società, rendersi conto del problema dell’abbandono del ruolo genitoriale da parte dei genitori medesimi. Interessato al tema? Parliamone!

03/07/2022

LA CULTURA CHE CANCELLA IL VALORE DELLA VITA
L’accadimento ove un giovane ha ucciso degli indifesi è solo uno dei tanti momenti che ci devono portare a riflettere su come la nostra società, sedicente moderna, stia lavorando al fine di levare ogni valore alla vita.
Lo vediamo tutti i giorni; con una cultura che tende sempre a farla pagare ai più deboli: guerre dove muoiono bambini; ab**to causato da egoismi personalistici, discriminazioni verso le minoranze etniche, lo scarto dei non produttivi, non attenzione verso i diversamente abili; è una cultura che sempre più spesso e con giustificazioni che narrano una libertà che in realtà non esiste, si accanisce verso le categorie deboli che non sono più meccanicamente funzionanti. Anche l’eutanasia di coloro che non possono più, stando ai principi produttivi di questa società, dare un contributo, è concettualmente (nel senso di esclusione dal circuito sociale) accostabile ad esempio al licenziamento sul lavoro per persone che non rendono come dovrebbero oppure che non sono appunto più utili nella situazione data. Il concetto cardine è: “Non mi servi, ti elimino”.
Questo modo d’essere che permea la nostra società, il nostro sentire, la nostra cultura, fa sì che ogni giorno si faccia strada dentro di noi un pezzettino di concetto tale per cui la vita è semplicemente una cosa tra le altre, ed essendo cosa tra le altre, nella nostra società, può essere usata e gettata senza troppo preoccuparsene.
In questa cultura dello sminuimento della vita c’è solo posto per un’altra cultura che ben s’accoppia alla prima: la cultura dell’ego, dove l’io è al centro e questo “io” se non è soddisfatto può attivarsi in qualsiasi modo affinché il proprio desiderio sia ottenuto. In questa dinamica se A non va bene, elimino A. Se poi A è una vita… L’importante è che non sia la mia!
Video di MART PRODUCTION: https://www.pexels.com/it-it/video/donna-bagnato-faccia-bagno-7277915/

01/06/2022

LAICITÀ E DINTORNI
La laicità, strettamente parlando è la divisione tra le competenze ed i campi d’azione tra uno stato ed una realtà confessionale. Fin qui tutto chiaro e direi giusto. Purtroppo, con il tempo questo concetto è andato allargandosi in modo non conforme alle entità a cui si riferisce andando ad inerire l’uomo. E qui nasce il problema laicismo. Infatti, a meno di essere ateo e quindi di negare la parte spirituale dell’uomo, il fatto stesso di essere aderente ad una confessione religiosa rende impossibile l’espressione della laicità. La richiesta religiosa infatti, qualunque essa sia, comporta il coinvolgimento di tutta la struttura dell’uomo, insiste su un’antropologia olistica che comprende tutte le stratificazioni di senso dell’uomo. Diviene semplice quindi capire che se l’adesione a qualche confessione, è reale, essa non potrà andare contro sé stessa per un principio che regola delle realtà non personali. Questo, infatti, innescherebbe un cortocircuito interno alla persona (io credo in x, voglio procedere per x, ma devo fare y perché non posso manifestare il mio essere). Attenzione quindi al professare diritti che poi però vengono applicati solo ad alcune categorie (laiciste).

16/05/2022

GIOVANI LIBERI: SIA MAI!
È accaduto qualche tempo fa. In una scuola superiore è stato posto in discussione il fatto che al ballo di fine anno potessero partecipare delle coppie fluide. Vi sono state due coppie omosessuali che lamentandosi del fatto, hanno obbligato, tramite anche il ministero ad una modifica del regolamento. Fin qui tutto normale nel mondo ipocrita ed ignorante in cui viviamo. Il fatto interessante è ciò che è successo dopo. Gli studenti stessi con un referendum interno hanno decretato democraticamente che il ballo avrebbe dovuto restare come è sempre stato (qui i modernisti avranno tonnellate di roba da scrivere). A questo punto però l’espressione democratica e libera dei giovani è stata disattesa con una decisione presa dall’alto. Ora non entro nel tema apparentemente principale; a me ciò che interessa è l’ipocrisia e l’ignoranza di noi adulti. Cresciamo dei bambini adultizzandoli (a causa di belle speranze riposte in loro in quanto non realizzate da noi); quando poi arriva il momento di dare loro la possibilità di auto determinarsi, li blocchiamo dando regole che noi come adulti siamo i primi ad infrangere senza tener conto che noi stessi, se dicenti adulti, siamo il modello a cui i giovani guardano. Infine, ci lamentiamo perché i giovani, dopo non aver trovato riferimenti forti negli adulti di oggi, cercano di trovarsi disperatamente una via da loro… Mi fermo qui per compatimento di una società dove gli adulti sono inesistenti.
Video di SHVETS production da Pexels

11/05/2022

DIALOGO VS. MONOLOGO
È interessante verificare come nei nostri tempi in generale e soprattutto nella situazione bellica attuale, come si rispecchi bene il problema del dialogo in contrapposizione con la non comunicazione. Qualche ripasso. Dialogo è un atto in cui due soggetti (dia) mettono in gioco il logos (parola/pensiero). Il fatto che si auspichi la dualità dell’azione presuppone quindi che ogni partecipante debba giocarsi attivamente nel dare e nel ricevere creando così un flusso che ricalca la struttura fondante della realtà dell’uomo e della sua costituzione ossia un riconoscimento reciproco. In questi giorni abbiamo diverse volte sentito che il dialogo tra le parti belligeranti non produce effetti; forse perché entrambe le parti non vogliono il dialogo. Anche se una sola parte si mettesse in gioco e l’altro si negasse, il dialogo non potrebbe avvenire. Riprova di questa non volontà è invece l’abbondanza di notizie che si sommerge ogni giorno da parte di tutti i fronti (non solo i belligeranti ma una moltitudine di altri co attori). La così detta propaganda che spesso si alimenta di fake news è la prova empirica di ciò che è la reale situazione. La non volontà di un dialogo si nasconde nelle dichiarazioni che manifestano chiaramente il non mettersi in causa di tutte le parti. Inoltre, le dichiarazioni di attori che “giocano” nelle retrovie alimentano quella cortina che non permette ai soggetti primari di prendere di petto la situazione e sedersi uno di fronte all’altro. In questa dinamica è ben presente, quindi, ciò che nella vita di tutti i giorni succede ad ognuno di noi. Il dialogo è mettersi in gioco ricalcando la struttura intima e fondante del mondo, il monologo è chiasso, è fare di tutto per affollare lo spazio del dialogo senza attivarne la dinamica; è egoismo, riconoscimento negato. Non per nulla il dialogo è la base della consulenza filosofica dove gli interlocutori lavorano vicendevolmente per far affiorare la verità.
Video di Sora Shimazaki da Pexels

02/05/2022

I MAGGIO
Ieri si è celebrata la giornata dei lavoratori. Per capire bene di cosa si sta parlando è necessario capire l’essenza vera del lavoro. Tutti gli esseri viventi sono chiamati in forza dello statuto della realtà, all’agire. Questo agire serve prima di tutto per il mantenimento, ma ottenuto questo l’agire non si placa. È perché siamo esseri che camminano nel mondo che è corruttibile, ossia transeunte, ossia che nasce vive e muore, ed in cui non possiamo esonerarci dall’agire. Questo agire viene chiamato lavoro, dal momento che ha preso certe caratteristiche (quelle del servire per il proprio mantenimento, quelle del fare qualcosa di utile per gli altri ecc…) che ne circoscrivono il significato. Nondimeno però resiste lo statuto dell’agire. Seppur regolato dal riposo quando serve, dall’ozio quando si vuole trasgredire, questo fare ritorna sempre. A tutte le latitudini, per tutti i ceti sociali questa spinta si fa presente; poi ognuno per la propria vita cerca di dare una risposta a questo richiamo (penso ai benestanti che trovano hobbies di tutti i tipi, penso ai bambini che giocano sempre…) Qualcuno penserà che i ricchi non siano chiamati a questa dinamica: sbagliato. Spesso proprio per lo status che li contraddistingue questi sono coloro che hanno il rischio più alto di noia, che a lungo andare si può tradurre in ricerca di qualcosa sempre più esorbitante, fino, a volte, a ricercare la morte. Non mi dilungo oltre ma credo che sia abbastanza chiaro quindi che a causa della corruttibilità del mondo ogni essere vivente per rimanere in questa dinamica è costretto ad agire. Questo, quindi, significa che tutti abbiamo in noi questa caratteristica. Ora se ciò è vero vale anche per il lavoro, il quale, se non esiste nella vita di ognuno, può creare problemi di diversa entità, ma sempre problemi. Detto questo vorrei concludere dicendo che il lavoro non deve essere socialmente divisivo. Purtroppo, in Italia (e ieri per l’ennesima volta si è manifestata questa anacronistica situazione) pare che lavorino solo alcune categorie. Io vorrei dire: tu che, come operaio, non ti preoccupi di fare bene il tuo lavoro causando problemi al principale ed anche a te stesso, questa festa non è per te. Tu che, come partita iva o libero professionista, cerchi di fregare il prossimo con lavori approssimativi e costi salati, oppure per soldi di prodighi per il male, questa festa non è per te. Tu che come impiegato di ogni livello, pubblico e privato, pensi solo al tuo bene e non al collega che lavora con te, ai tuoi collaboratori a chi dovrà beneficiare del tuo operato, questa festa non è per te. Tu imprenditore che fai di tutto per arricchirti alle spalle di dipendenti, stato, clienti, questa festa non è per te. Tu politico che usi il lavoro come merce elettorale ma in realtà nulla fai, questa festa non è per te. Dall’altra parte invece questa festa è per tutti coloro i quali il lavoro lo fanno principalmente per il bene altrui, perché solo così è bene per sé stessi.

Video di cottonbro da Pexels

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