02/05/2022
I MAGGIO
Ieri si è celebrata la giornata dei lavoratori. Per capire bene di cosa si sta parlando è necessario capire l’essenza vera del lavoro. Tutti gli esseri viventi sono chiamati in forza dello statuto della realtà, all’agire. Questo agire serve prima di tutto per il mantenimento, ma ottenuto questo l’agire non si placa. È perché siamo esseri che camminano nel mondo che è corruttibile, ossia transeunte, ossia che nasce vive e muore, ed in cui non possiamo esonerarci dall’agire. Questo agire viene chiamato lavoro, dal momento che ha preso certe caratteristiche (quelle del servire per il proprio mantenimento, quelle del fare qualcosa di utile per gli altri ecc…) che ne circoscrivono il significato. Nondimeno però resiste lo statuto dell’agire. Seppur regolato dal riposo quando serve, dall’ozio quando si vuole trasgredire, questo fare ritorna sempre. A tutte le latitudini, per tutti i ceti sociali questa spinta si fa presente; poi ognuno per la propria vita cerca di dare una risposta a questo richiamo (penso ai benestanti che trovano hobbies di tutti i tipi, penso ai bambini che giocano sempre…) Qualcuno penserà che i ricchi non siano chiamati a questa dinamica: sbagliato. Spesso proprio per lo status che li contraddistingue questi sono coloro che hanno il rischio più alto di noia, che a lungo andare si può tradurre in ricerca di qualcosa sempre più esorbitante, fino, a volte, a ricercare la morte. Non mi dilungo oltre ma credo che sia abbastanza chiaro quindi che a causa della corruttibilità del mondo ogni essere vivente per rimanere in questa dinamica è costretto ad agire. Questo, quindi, significa che tutti abbiamo in noi questa caratteristica. Ora se ciò è vero vale anche per il lavoro, il quale, se non esiste nella vita di ognuno, può creare problemi di diversa entità, ma sempre problemi. Detto questo vorrei concludere dicendo che il lavoro non deve essere socialmente divisivo. Purtroppo, in Italia (e ieri per l’ennesima volta si è manifestata questa anacronistica situazione) pare che lavorino solo alcune categorie. Io vorrei dire: tu che, come operaio, non ti preoccupi di fare bene il tuo lavoro causando problemi al principale ed anche a te stesso, questa festa non è per te. Tu che, come partita iva o libero professionista, cerchi di fregare il prossimo con lavori approssimativi e costi salati, oppure per soldi di prodighi per il male, questa festa non è per te. Tu che come impiegato di ogni livello, pubblico e privato, pensi solo al tuo bene e non al collega che lavora con te, ai tuoi collaboratori a chi dovrà beneficiare del tuo operato, questa festa non è per te. Tu imprenditore che fai di tutto per arricchirti alle spalle di dipendenti, stato, clienti, questa festa non è per te. Tu politico che usi il lavoro come merce elettorale ma in realtà nulla fai, questa festa non è per te. Dall’altra parte invece questa festa è per tutti coloro i quali il lavoro lo fanno principalmente per il bene altrui, perché solo così è bene per sé stessi.
Video di cottonbro da Pexels