02/07/2026
Rimango stupefatta davanti alle persone capaci di sfornare libri come bignè. Io ci metto una vita. E i dolci, peraltro, non mi vengono nemmeno un granché. Spero che con i libri vada meglio!
In questi giorni sto rileggendo la bozza del mio secondo, che devo consegnare all’editore. Mi ci è voluto più di un anno! Eppure, anche dopo tutto questo tempo, il grillo carogna che vive nella mia testa continua a chiedermi se sia davvero un libro degno di essere pubblicato.
Così la prima rilettura l’ho chiesta a due persone di cui mi fido ciecamente: Mara Sanfelici e la mia Lara Raffaini. Con Lara ci siamo ci siamo prese un giorno solo per questo. Un tavolo all’ombra alla Canottieri Bissolati, due copie stampate, matite, evidenziatori, caffè e la libertà di fermarci ogni volta che una frase non ci convinceva fino in fondo, per una full immersion di lettura, commenti, divagazioni sul tema. E il tema è, ovviamente, sempre la scrittura efficace, le sue tecniche i metodi e ora anche l’AI. Ha ancora senso studiare la scrittura professionale nell’epoca dell’intelligenza artificiale? Ci ho messo quattro anni, da quando cioè ChatGPT è entrato nella vita quotidiana di milioni di persone, rendendo improvvisamente accessibili strumenti che fino a poco tempo fa sembravano appartenere alla fantascienza: quattro anni di studi, prove, approfondimenti e riflessioni, strutturate e meno strutturate, e la mia risposta è ancora: sì.
Nel libro articolo questa risposta un po’ meglio di così, ma il senso è questo. E anzi, è un “sì” ancor più pieno e convinto di prima dell’AI, perché, come diceva una bella pubblicità qualche anno fa: la velocità è nulla senza il controllo. E il controllo nasce dalla competenza, non dall’algoritmo.
Torneremo a dialogare su questo tema, con più frequenza e regolarità, sempre che vogliate condividere con me curiosità, perplessità o timori. Anzi, se ti va, cominciamo subito!
Scrivimi una tua perplessità nei commenti e chiacchieriamo.