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Parole Gagliarde Scrittura efficace, comunicazione e varie amenità Ehi ciao, accomodati,
vorrei che ti sentissi un po' a casa!

Qui trovi spunti di riflessione e qualche strumento che puoi già usare nella tua comunicazione quotidiana e spazio per commentare, dialogare, proporre, dire, fare, baciare, lettera e testamento...
Allora, partiamo?

26/10/2026

Continuiamo la carrellata dei principi UNI ISO 24495 sul plain language.

In base al secondo principio, chi legge deve poter trovare le informazioni che cerca in modo agevole, facile. Qui tre strategie facili facili da applicare ai tuoi testi.

26/10/2026
29/09/2026

Che cosa significa scrivere in linguaggio chiaro?
Significa costruire un testo in modo che chi legge possa:

✅ trovare ciò che cerca
✅ capire le informazioni
✅ usarle per fare ciò che deve fare.

La UNI ISO 24495-1:2024, versione italiana della ISO 24495-1:2023, individua quattro principi per progettare testi in linguaggio chiaro.

Il primo è la RILEVANZA.

Un testo efficace contiene le informazioni che servono a chi lo leggerà, in relazione allo scopo del testo. E io aggiungerei SOLO: un testo contiene SOLO le informazioni che servono a chi lo leggerà.

Per scegliere fra tutte le informazioni che possiedi quelle da inserire nel testo è fondamentale che tu ti metta nei panni di chi legge e inserisca nel testo solo ciò che serve.

Dunque, prima di tutto, identifica chi leggerà il tuo documento: lettore principale e lettori secondari. Tutti devono poter capire.
E questo dipende solo da te! Perché, ricorda: nessuno vuole perdere tempo cercando di capire un testo complicato.

Ora dimmi, quando scrivi vti chiedi davvero:
“Questa informazione serve davvero a chi legge?”

21/09/2026

Che cosa significa, esattamente, dire che qualcosa è “di qualità”?

“Di qualità” è un’espressione che usiamo spessissimo, normalmente per indicare un “elemento o un insieme di elementi concreti che costituiscono la natura di qualcosa o qualcuno”. (La citazione è dal mio vecchissimo dizionario Zanichelli del 1996).

Oppure, se riferito a una persona, può indicare una dote, una virtù, un pregio. Come in:
“È una persona piena di qualità.”

Ma nel mondo professionale la qualità non è una proprietà che una cosa possiede in sé. È sempre in relazione a qualcosa:
· a dei requisiti,
· a delle esigenze,
· a chi utilizzerà quel prodotto, quel servizio, quel processo.

Questo vale anche per la scrittura professionale. Un testo non è di qualità perché usa parole ricercate, perché è formalmente impeccabile o perché “suona bene”. Che poi quel “suona bene”, nel mondo della PA, tira spesso verso la pomposità del burocratese!
Un testo è di qualità se permette a chi lo legge di trovare, comprendere e utilizzare le informazioni di cui ha bisogno.

Ed è qui che entrano in gioco le norme ISO.
Sono standard condivisi a livello internazionale: definiscono principi, criteri e buone pratiche per aiutare a progettare e realizzare prodotti, servizi e processi di qualità. E tra questi standard ce n’è uno che ci interessa particolarmente: la UNI ISO 24495-1, dedicata al linguaggio chiaro, il plain language.

Quattro sono i principi della norma:

1️⃣ Rilevanza.
2️⃣ Reperibilità.
3️⃣ Comprensibilità.
4️⃣ Utilità.

Quattro modi diversi di chiederci se quello che abbiamo scritto funziona davvero.
Scrivimi nei commenti se li conoscevi. E non perdere i prossimi reel se vuoi saperne di più!

14/09/2026

Ma chi stabilisce l’efficacia di un testo?

➡️ Chi lo legge.

Sembra una risposta semplice, ma lo è solo in apparenza. Quoando scriviamo, infatti, tendiamo a tenere la mente focalizzata su di noi: quello che abbiamo scoperto, studiato, capito, ipotizzato. È ovvio che il testo che scriviamo ci risulti chiaro, con tutte le informazioni in nostro possesso!!!!

E grazie tante: siamo noi a possedere le informazioni, a conoscere il caso, ad avere in testa il percorso che ci ha portato a quelle conclusioni. Chi legge, invece, vede soltanto ciò che decidiamo di mettergli davanti.

Ecco perché se un testo funziona o no lo attesta chi legge. L’efficacia, insomma, non è una qualità che il testo possiede da solo, ma gioca nella relazione fra ciò che scriviamo, perché lo scriviamo e chi lo leggerà.

È uno dei punti da cui partono gli standard internazionali ISO 24495 sulla scrittura in linguaggio chiaro, di cui parleremo nei prossimi reel.

E voi, quando rileggete un vostro testo, quanto tempo dedicate a studiare il destinatario (o i destinatari) del vostro testo? E facendo cosa, concretamente?

Non è necessario, ma lo ribadisco ancora: lascio aperte le domande per intavolare chiacchierate. Non c’è nessun giudizio. Se vi va di confrontarvi, io sono qua.

12/09/2026

L’intelligenza artificiale può farci risparmiare tempo, aiutarci a riorganizzare un testo e perfino a scrivere meglio. Ma, per usarla davvero bene, dobbiamo sapere che cosa stiamo facendo quando scriviamo.

Ma cosa significa "usarla bene"?

Sgnifica sapere che cosa è meglio tenersi stretto e che cosa possiamo delegare. O, come scrive Luisa Carrada, significa governare a pieno "l’andirivieni" tra la nostra testa, l’AI e l’analogico: una arricchisce l’altra, una lancia e l’altra rilancia, ognuna fa qualcosa sfruttando il meglio delle altre due.

È un equilibrio da imparare a governare, non una gara a delegare sempre di più.

07/09/2026

Perché è così difficile decidere che cosa lasciare fuori da un testo?

➡️ Perché lasciare fuori un'informazione può farci sentire di aver perso qualcosa: abbiamo letto tanto, studiato tanto, lavorato tanto. Perché non dovremmo mostrarlo?
➡️ Perché spesso usiamo il testo anche per dimostrare quanto abbiamo studiato o quanto abbiamo lavorato a un caso. Mettere tutto diventa una strategia rassicurante: se c'è tutto, nessuno potrà pensare che non abbiamo considerato qualcosa.

Raramente ci soffermiamo a considerare che chi legge non possiede le nostre conoscenze. Se gli mettiamo davanti tutto senza gerarchie, lo obblighiamo a fare il lavoro di capire che cosa conta, che cosa è collegato e che cosa invece è solo un dettaglio.

Scrivere, invece, significa guidare lo sguardo di chi legge. Significa scegliere che cosa deve vedere, in quale ordine e perché.

E questa è forse una delle responsabilità più difficili della scrittura: non consegnare a chi legge TUTTO quello che sappiamo, ma costruire per lui (o lei) il ragionamento che vogliamo che segua.

Scrivere è sempre scegliere. E scegliere significa anche avere il coraggio di lasciare fuori.
Vediamo nei commenti che cosa ne pensate.

31/08/2026

Ma quindi, se un testo è scritto bene, è anche un testo efficace?

Non necessariamente. Un testo può avere frasi brevi, parole semplici e una grammatica impeccabile e continuare a essere difficile da capire.
Questo perché la chiarezza non è una qualità intrinseca al testo, non è assoluta; non riguarda soltanto come scriviamo, ma anche che cosa decidiamo di dire, e soprattutto a chi lo diciamo, con quale scopo e in quale ordine.
Purtroppo, nei testi professionali e di ricerca spesso confondiamo ciò che è importante per noi con ciò che è rilevante per chi legge. Abbiamo studiato, cercato, raccolto informazioni: ci sembra quasi di doverle mettere tutte nel testo.

Ma chi legge non ha bisogno di sapere tutto quello che sappiamo noi. Ha bisogno di capire ciò che gli serve per seguire il nostro ragionamento.
Per questo il plain language non è uno stile e la scrittura efficace non comincia dalla frase, ma dalle decisioni che prendiamo prima ancora di scrivere:

• chi legge?
• perché legge?
• che cosa deve capire
• di quali informazioni ha davvero bisogno?

Lascio i commenti aperti per ampliare e approfondire il discorso.

17/07/2026

Da ventidue anni studio una sola cosa: perché alcuni testi funzionano e altri no.
Se questo tema ti incuriosisce, ti do il benvenuto.

Rimango stupefatta davanti alle persone capaci di sfornare libri come bignè. Io ci metto una vita. E i dolci, peraltro, ...
02/07/2026

Rimango stupefatta davanti alle persone capaci di sfornare libri come bignè. Io ci metto una vita. E i dolci, peraltro, non mi vengono nemmeno un granché. Spero che con i libri vada meglio!

In questi giorni sto rileggendo la bozza del mio secondo, che devo consegnare all’editore. Mi ci è voluto più di un anno! Eppure, anche dopo tutto questo tempo, il grillo carogna che vive nella mia testa continua a chiedermi se sia davvero un libro degno di essere pubblicato.

Così la prima rilettura l’ho chiesta a due persone di cui mi fido ciecamente: Mara Sanfelici e la mia Lara Raffaini. Con Lara ci siamo ci siamo prese un giorno solo per questo. Un tavolo all’ombra alla Canottieri Bissolati, due copie stampate, matite, evidenziatori, caffè e la libertà di fermarci ogni volta che una frase non ci convinceva fino in fondo, per una full immersion di lettura, commenti, divagazioni sul tema. E il tema è, ovviamente, sempre la scrittura efficace, le sue tecniche i metodi e ora anche l’AI. Ha ancora senso studiare la scrittura professionale nell’epoca dell’intelligenza artificiale? Ci ho messo quattro anni, da quando cioè ChatGPT è entrato nella vita quotidiana di milioni di persone, rendendo improvvisamente accessibili strumenti che fino a poco tempo fa sembravano appartenere alla fantascienza: quattro anni di studi, prove, approfondimenti e riflessioni, strutturate e meno strutturate, e la mia risposta è ancora: sì.

Nel libro articolo questa risposta un po’ meglio di così, ma il senso è questo. E anzi, è un “sì” ancor più pieno e convinto di prima dell’AI, perché, come diceva una bella pubblicità qualche anno fa: la velocità è nulla senza il controllo. E il controllo nasce dalla competenza, non dall’algoritmo.

Torneremo a dialogare su questo tema, con più frequenza e regolarità, sempre che vogliate condividere con me curiosità, perplessità o timori. Anzi, se ti va, cominciamo subito!
Scrivimi una tua perplessità nei commenti e chiacchieriamo.

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