Parole Gagliarde

Parole Gagliarde Scrittura efficace, comunicazione e varie amenità Ehi ciao, accomodati,
vorrei che ti sentissi un po' a casa!

Qui trovi spunti di riflessione e qualche strumento che puoi già usare nella tua comunicazione quotidiana e spazio per commentare, dialogare, proporre, dire, fare, baciare, lettera e testamento...
Allora, partiamo?

A volte lo chiamano anche “gergo burocratico”. Ma è davvero corretto? In realtà, no.Un gergo nasce per escludere:👉 è tip...
05/05/2026

A volte lo chiamano anche “gergo burocratico”. Ma è davvero corretto? In realtà, no.

Un gergo nasce per escludere:
👉 è tipico di gruppi chiusi
👉 serve proprio a non farsi capire da tutti.

Il linguaggio amministrativo, invece, nasce con un altro obiettivo:
📌 essere ufficiale, preciso e occuparsi della comunità.

Eppure, produce lo stesso effetto.
Prendiamo un caso concreto: il messaggio del post precedente (torna indietro e vai a leggerlo!)
Il “P.P. suindicato” non era mai stato indicato né veniva spiegato cosa fosse.

Solo chi conosce il diritto urbanistico sa che si tratta del piano particolareggiato del Comune. E che quel piano può avere efficacia espropriativa. Cioè: riguarda direttamente i diritti dei cittadini.

La legge, infatti, prevede una tutela:
📌 30 giorni per presentare opposizione prima dell’approvazione.

Ma quella tutela esiste davvero solo se il messaggio è comprensibile.
Se resta chiuso in sigle e formule opache,
👉 chi non conosce quel codice resta escluso.

❗ Ed è così che un linguaggio che non nasce per escludere finisce comunque per farlo, e smette di essere solo uno stile ma diventa un problema pubblico.

Nei prossimi post iniziamo a smontarlo, pezzo per pezzo.
💬 Intanto dimmi: tu, che rapporto hai con il burocratese?

01/05/2026

Come avrai visto, le parole sono quasi le stesse del testo della settimana scorsa, eppure il ritmo cambia.
Il testo della settimana scorsa (lo trovi nel reel precedente) aveva un ritmo più incalzante. Leggendo questo, ti accorgerai che cambia il modo in cui respiri mentre leggi, cambia dove ti fermi e cambia perfino il tono che ti viene spontaneo usare.
E questo succede anche se i talvi non esistono, anche se non sappiamo cosa sia un linfero uteno
o cosa facciano i norchi.

Quando scriviamo, infatti, le parole non stanno semplicemente in fila. Stanno INSIEME e il modo in cui lo fanno costruisce una struttura invisibile che guida chi legge.

Se, scrivendo e rileggendo quel che scrivi, sei capace di ascoltare il ritmo delle parole, allora puoi valutare se il ritmo che hai scelto è congruente con ciò che stai descrivendo o se va modificato per aiutare meglio chi legge a interpretare il tuo testo.
Per questo rileggere ad alta voce è così potente.

✍️ Prova.
E poi dimmi: che differenza hai sentito tra le due versioni?
E soprattutto: cosa ti fa dire che era diversa?

Come sempre, buona scrittura e !



Anche tu, leggendo, hai avuto la sensazione che non fosse proprio italiano italiano?Quella sensazione ha un nome: lingua...
28/04/2026

Anche tu, leggendo, hai avuto la sensazione che non fosse proprio italiano italiano?
Quella sensazione ha un nome: linguaggio amministrativo.

Non è una lingua a sé, ma, come dicono i linguisti, è una "varietà diafasica" dell’italiano: cioè una forma che cambia in base alla situazione comunicativa.
In questo caso, il contesto è quello istituzionale. E il linguaggio si adatta: da un lato, funziona come sottocodice: usa lessico tecnico legato a specifici ambiti (giuridico, economico, urbanistico…). Dall’altro, è soprattutto un registro formale, spesso spinto verso l’aulico. Ed è qui che nasce il problema.

Perché nel tentativo di garantire precisione e uniformità il linguaggio amministrativo tende a diventare complesso, ridondante, distante dagli usi comuni e quindi difficile
Non è pensato per escludere, ma spesso finisce per farlo. E questa è la sua contraddizione principale.

👉 Nei prossimi post vedremo come si costruisce (e come semplificarlo).
💬 Ti è mai capitato di dover rileggere più volte lo stesso testo?



21/04/2026

Questo è uno degli esercizi di scrittura creativa che amo di più e che spessissimo porto in aula.
Non l’ho inventato io, ma nasce da un’idea che ho incontrato nel bellissimo libro "Minuti scritti" di Anna Maria Testa, un libro che consiglio spesso perché ha una qualità rara: ti fa sentire come funziona la scrittura, prima ancora di spiegartela.

Quindi oggi facciamo una cosa un po’ strana. Togliamo il significato alle parole, le svuotiamo e ci concentriamo solo su quello che resta:
✔️ la struttura,
✔️ il ritmo,
✔️ le relazioni tra le parole.

Se accetti la sfida e ci provi, vedrai che succede qualcosa di interessante: anche se le parole non vogliono dire niente, la frase continua a dire qualcosa.
Perché la scrittura non è solo significato è anche ordine e relazione, cioè proprio il modo in cui le parole stanno insieme.
Per dirla con Anna Maria Testa, perfino quando le parole non significano proprio niente, se sono disposte dentro una struttura corretta dal punto di vista grammaticale, la riconoscibile relazione che lega le une alle altre fornisce diverse informazioni.

Ecco, questo esercizio serve proprio a questo: allenare l’orecchio. Allenare lo sguardo. Insomma: ci sprona ad accorgersi di ciò che resta anche quando il senso sparisce.
✍️ Prova.
E poi dimmi: cosa hai capito, anche senza capire davvero? Dai dai dai!

Se ti piacciono questi esercizi, nei prossimi giorni ne arriva un altro, sempre su questo tema.
E come sempre, io ti leggo.
Buona scrittura e !





Ci sono testi pieni: di informazioni, di dettagli, di passaggi.E, quando li leggiamo, a capire dove guardare ci facciamo...
17/04/2026

Ci sono testi pieni: di informazioni, di dettagli, di passaggi.
E, quando li leggiamo, a capire dove guardare ci facciamo una fatica nera.

Quando scriviamo, l’obiettivo è uno: prendere il lettore per mano, accompagnarlo lungo un tragitto, convincerlo a non abbandonare il cammino e poi lasciarlo appagato dalle informazioni che gli abbiamo fornito. Raggiungerlo dipende in gran parte dall’ordine che scegliamo per presentare quelle informazioni.

Questa checklist serve proprio a questo: a dare una direzione, a fare ordine.

💾 Salvala per quando devi scrivere qualcosa di importante.

E dimmi: come progetti l'architettura del tuo testo?



Ci sono testi che funzionano e testi che faticano.La differenza, molto spesso, non è nelle informazioni.È in come le acc...
07/04/2026

Ci sono testi che funzionano e testi che faticano.

La differenza, molto spesso, non è nelle informazioni.
È in come le accompagniamo a chi legge.

Quando lavoriamo sulla scrittura professionale, tendiamo a concentrarci su COSA dire.

Ma c’è un passaggio prima, più silenzioso: mettersi nei panni di chi legge e chiedersi

👉 Cosa sa già
👉 Cosa non sa
👉 Dove potrebbe perdersi

Da lì, tutto il resto diventa più semplice:

✔️ Le parole si accorciano.
✔️ Le frasi si chiariscono.
✔️ Il tono si avvicina.

E anche il testo cambia.

Questa è una piccola checklist da tenere a portata di mano quando scrivi.

Non per “scrivere meglio” in astratto, ma per scrivere in modo che chi legge
possa davvero capire.

💾 Salvala per quando scrivi una relazione, una mail, un report.
E se vuoi, dimmi: qual è il punto che ti viene più difficile tenere “ON”?

Ti leggo!




02/04/2026

Immaginare non è un gioco: è un vero e proprio strumento di lavoro.

Quando scriviamo, trasformiamo continuamente la realtà in immagini mentali.
E più queste immagini sono chiare, più diventa facile raccontarle.

Questo esercizio, pescato da Minuti scritti di Anna Maria Testa, serve proprio a questo: allenare la capacità di vedere prima di scrivere.
Perché non puoi descrivere qualcosa se prima non riesci a immaginarla.

E quando inizi a immaginare davvero, succede qualcosa di interessante: la scrittura si sblocca.

✍️ Prova e raccontami cosa succede nel tuo mondo senza denti.
Ti aspetto in DM o nei commenti.



Scrivere, nel servizio sociale, non è mai “solo scrivere”.È dare forma a storie complesse.È assumersi la responsabilità ...
28/03/2026

Scrivere, nel servizio sociale, non è mai “solo scrivere”.
È dare forma a storie complesse.
È assumersi la responsabilità di raccontare vite che non sono le proprie.
È scegliere parole che orientano decisioni, relazioni, percorsi.

Per questo gli assistenti sociali devono essere, prima di tutto, degli scrittori.

E no, l’AI non semplifica questa responsabilità.
La rende ancora più evidente.

Perché è vero che può aiutarti a produrre testi, ma è altrettanto vero che sei tu a dover:
– dare gerarchia alle informazioni
– costruire connessioni sensate
– scegliere cosa conta davvero

Se sai COSA scrivere, ma il COME resta faticoso, confuso, incerto, allora è il momento di lavorarci sul serio.

Scrivere l’aiuto è il percorso che ho progettato proprio per questo: un corso pratico, strutturato, esigente.

4 incontri online, intensivi.
Esercitazioni (toste, sì).
Feedback puntuali.
Strumenti concreti da portare subito nel tuo lavoro.

Scriverai per i tuoi interlocutori reali: giudici, colleghi, altri professionisti, persone prese in carico e famiglie. E imparerai a farlo con più consapevolezza, metodo e direzione.

Perché la tua scrittura non è (MAI) neutra.
Può facilitare processi. Oppure complicarli.
Se non hai paura del lavoro profondo, questo corso è per te.

Link in bio per tutte le informazioni.

27/03/2026

Scrivere chiaro non è solo scegliere le parole giuste.
È proprio cambiare punto di vista: salti quel passaggio, le parole giuste sfuggono.

Quando immaginiamo davvero chi legge, succede qualcosa di molto concreto:
vediamo cose che prima non vedevamo.

Un bambino di sette anni non guarda un ufficio come un adulto: nota dettagli diversi, fa domande diverse.
Si perde in punti che per noi sono “ovvi”.

E proprio lì si nasconde uno degli allenamenti più utili per la scrittura: accorgersi di ciò che diamo per scontato.

✍️ Prova l’esercizio e raccontami cosa hai visto.
Sai che ti rispondo sempre.



17/03/2026

Questa frase è grammaticalmente corretta.
Eppure è ambigua.
“I genitori hanno riferito che la gravidanza di Marta è stata complessa.”

Quando la leggiamo, il cervello costruisce subito la prima interpretazione possibile.
Solo dopo aggiusta, considerando gli elementi di contesto, che ci fanno raddrizzare il tiro e capire Marta è la figlia e che la gravidanza difficile è stata quella di sua madre.

In pratica, chi legge deve fare una correzione mentale:
• scartare la prima interpretazione
• ricostruire quella giusta.
E questa operazione richiede energia cognitiva.

Niente di drammatico, l'esempio è anche stupidino, ma certi passaggi complessi di alcune relazioni che leggo inciampano proprio nello stesso modo. E ogni volta che succede, il testo diventa più lento, più faticoso, meno efficace.

📌 Una buona regola:
se una frase può creare anche solo un attimo di equivoco, vale la pena riscriverla.

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💬 Dimmi la tua:
quando hai letto “la gravidanza di Marta”, la prima immagine che ti è venuta in mente era
A) Marta incinta
B) la gravidanza della madre

Scrivi A o B nei commenti (sono curiosa).

📌 Salva questo post: ti sarà utile quando rivedrai i tuoi testi.



13/03/2026

Ti blocchi davanti alla pagina bianca?
Succede molto più spesso di quanto pensiamo.
Il problema non è la mancanza di idee. È l’inerzia!!

Quando le parole non arrivano, il modo migliore per sbloccarle è metterle in movimento.
Questo esercizio funziona proprio così.

Parti da cinque parole:
✔️ porta
✔️ odore
✔️ tardi
✔️ chiave
✔️silenzio

Poi aggiungi altre parole in libera associazione, guardale tutte insieme e prova a costruire un testo.
Non deve essere perfetto.
Non deve essere elegante.
Deve solo esistere.

✍️ Scrivi il tuo testo nei commenti oppure mandamelo in DM: lo leggerò volentieri.
Salva il reel per quando hai dieci minuti liberi.
E se vuoi allenare la scrittura in modo semplice e creativo, seguimi per non perdere i prossimi esercizi di .

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Vale Po, 16
Cremona
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