05/05/2026
A volte lo chiamano anche “gergo burocratico”. Ma è davvero corretto? In realtà, no.
Un gergo nasce per escludere:
👉 è tipico di gruppi chiusi
👉 serve proprio a non farsi capire da tutti.
Il linguaggio amministrativo, invece, nasce con un altro obiettivo:
📌 essere ufficiale, preciso e occuparsi della comunità.
Eppure, produce lo stesso effetto.
Prendiamo un caso concreto: il messaggio del post precedente (torna indietro e vai a leggerlo!)
Il “P.P. suindicato” non era mai stato indicato né veniva spiegato cosa fosse.
Solo chi conosce il diritto urbanistico sa che si tratta del piano particolareggiato del Comune. E che quel piano può avere efficacia espropriativa. Cioè: riguarda direttamente i diritti dei cittadini.
La legge, infatti, prevede una tutela:
📌 30 giorni per presentare opposizione prima dell’approvazione.
Ma quella tutela esiste davvero solo se il messaggio è comprensibile.
Se resta chiuso in sigle e formule opache,
👉 chi non conosce quel codice resta escluso.
❗ Ed è così che un linguaggio che non nasce per escludere finisce comunque per farlo, e smette di essere solo uno stile ma diventa un problema pubblico.
Nei prossimi post iniziamo a smontarlo, pezzo per pezzo.
💬 Intanto dimmi: tu, che rapporto hai con il burocratese?