Parole Gagliarde

Parole Gagliarde Scrittura efficace, comunicazione e varie amenità Ehi ciao, accomodati,
vorrei che ti sentissi un po' a casa!

Qui trovi spunti di riflessione e qualche strumento che puoi già usare nella tua comunicazione quotidiana e spazio per commentare, dialogare, proporre, dire, fare, baciare, lettera e testamento...
Allora, partiamo?

07/09/2026

Perché è così difficile decidere che cosa lasciare fuori da un testo?

➡️ Perché lasciare fuori un'informazione può farci sentire di aver perso qualcosa: abbiamo letto tanto, studiato tanto, lavorato tanto. Perché non dovremmo mostrarlo?
➡️ Perché spesso usiamo il testo anche per dimostrare quanto abbiamo studiato o quanto abbiamo lavorato a un caso. Mettere tutto diventa una strategia rassicurante: se c'è tutto, nessuno potrà pensare che non abbiamo considerato qualcosa.

Raramente ci soffermiamo a considerare che chi legge non possiede le nostre conoscenze. Se gli mettiamo davanti tutto senza gerarchie, lo obblighiamo a fare il lavoro di capire che cosa conta, che cosa è collegato e che cosa invece è solo un dettaglio.

Scrivere, invece, significa guidare lo sguardo di chi legge. Significa scegliere che cosa deve vedere, in quale ordine e perché.

E questa è forse una delle responsabilità più difficili della scrittura: non consegnare a chi legge TUTTO quello che sappiamo, ma costruire per lui (o lei) il ragionamento che vogliamo che segua.

Scrivere è sempre scegliere. E scegliere significa anche avere il coraggio di lasciare fuori.
Vediamo nei commenti che cosa ne pensate.

31/08/2026

Ma quindi, se un testo è scritto bene, è anche un testo efficace?

Non necessariamente. Un testo può avere frasi brevi, parole semplici e una grammatica impeccabile e continuare a essere difficile da capire.
Questo perché la chiarezza non è una qualità intrinseca al testo, non è assoluta; non riguarda soltanto come scriviamo, ma anche che cosa decidiamo di dire, e soprattutto a chi lo diciamo, con quale scopo e in quale ordine.
Purtroppo, nei testi professionali e di ricerca spesso confondiamo ciò che è importante per noi con ciò che è rilevante per chi legge. Abbiamo studiato, cercato, raccolto informazioni: ci sembra quasi di doverle mettere tutte nel testo.

Ma chi legge non ha bisogno di sapere tutto quello che sappiamo noi. Ha bisogno di capire ciò che gli serve per seguire il nostro ragionamento.
Per questo il plain language non è uno stile e la scrittura efficace non comincia dalla frase, ma dalle decisioni che prendiamo prima ancora di scrivere:

• chi legge?
• perché legge?
• che cosa deve capire
• di quali informazioni ha davvero bisogno?

Lascio i commenti aperti per ampliare e approfondire il discorso.

17/07/2026

Da ventidue anni studio una sola cosa: perché alcuni testi funzionano e altri no.
Se questo tema ti incuriosisce, ti do il benvenuto.

Rimango stupefatta davanti alle persone capaci di sfornare libri come bignè. Io ci metto una vita. E i dolci, peraltro, ...
02/07/2026

Rimango stupefatta davanti alle persone capaci di sfornare libri come bignè. Io ci metto una vita. E i dolci, peraltro, non mi vengono nemmeno un granché. Spero che con i libri vada meglio!

In questi giorni sto rileggendo la bozza del mio secondo, che devo consegnare all’editore. Mi ci è voluto più di un anno! Eppure, anche dopo tutto questo tempo, il grillo carogna che vive nella mia testa continua a chiedermi se sia davvero un libro degno di essere pubblicato.

Così la prima rilettura l’ho chiesta a due persone di cui mi fido ciecamente: Mara Sanfelici e la mia Lara Raffaini. Con Lara ci siamo ci siamo prese un giorno solo per questo. Un tavolo all’ombra alla Canottieri Bissolati, due copie stampate, matite, evidenziatori, caffè e la libertà di fermarci ogni volta che una frase non ci convinceva fino in fondo, per una full immersion di lettura, commenti, divagazioni sul tema. E il tema è, ovviamente, sempre la scrittura efficace, le sue tecniche i metodi e ora anche l’AI. Ha ancora senso studiare la scrittura professionale nell’epoca dell’intelligenza artificiale? Ci ho messo quattro anni, da quando cioè ChatGPT è entrato nella vita quotidiana di milioni di persone, rendendo improvvisamente accessibili strumenti che fino a poco tempo fa sembravano appartenere alla fantascienza: quattro anni di studi, prove, approfondimenti e riflessioni, strutturate e meno strutturate, e la mia risposta è ancora: sì.

Nel libro articolo questa risposta un po’ meglio di così, ma il senso è questo. E anzi, è un “sì” ancor più pieno e convinto di prima dell’AI, perché, come diceva una bella pubblicità qualche anno fa: la velocità è nulla senza il controllo. E il controllo nasce dalla competenza, non dall’algoritmo.

Torneremo a dialogare su questo tema, con più frequenza e regolarità, sempre che vogliate condividere con me curiosità, perplessità o timori. Anzi, se ti va, cominciamo subito!
Scrivimi una tua perplessità nei commenti e chiacchieriamo.

A volte lo chiamano anche “gergo burocratico”. Ma è davvero corretto? In realtà, no.Un gergo nasce per escludere:👉 è tip...
05/05/2026

A volte lo chiamano anche “gergo burocratico”. Ma è davvero corretto? In realtà, no.

Un gergo nasce per escludere:
👉 è tipico di gruppi chiusi
👉 serve proprio a non farsi capire da tutti.

Il linguaggio amministrativo, invece, nasce con un altro obiettivo:
📌 essere ufficiale, preciso e occuparsi della comunità.

Eppure, produce lo stesso effetto.
Prendiamo un caso concreto: il messaggio del post precedente (torna indietro e vai a leggerlo!)
Il “P.P. suindicato” non era mai stato indicato né veniva spiegato cosa fosse.

Solo chi conosce il diritto urbanistico sa che si tratta del piano particolareggiato del Comune. E che quel piano può avere efficacia espropriativa. Cioè: riguarda direttamente i diritti dei cittadini.

La legge, infatti, prevede una tutela:
📌 30 giorni per presentare opposizione prima dell’approvazione.

Ma quella tutela esiste davvero solo se il messaggio è comprensibile.
Se resta chiuso in sigle e formule opache,
👉 chi non conosce quel codice resta escluso.

❗ Ed è così che un linguaggio che non nasce per escludere finisce comunque per farlo, e smette di essere solo uno stile ma diventa un problema pubblico.

Nei prossimi post iniziamo a smontarlo, pezzo per pezzo.
💬 Intanto dimmi: tu, che rapporto hai con il burocratese?

01/05/2026

Come avrai visto, le parole sono quasi le stesse del testo della settimana scorsa, eppure il ritmo cambia.
Il testo della settimana scorsa (lo trovi nel reel precedente) aveva un ritmo più incalzante. Leggendo questo, ti accorgerai che cambia il modo in cui respiri mentre leggi, cambia dove ti fermi e cambia perfino il tono che ti viene spontaneo usare.
E questo succede anche se i talvi non esistono, anche se non sappiamo cosa sia un linfero uteno
o cosa facciano i norchi.

Quando scriviamo, infatti, le parole non stanno semplicemente in fila. Stanno INSIEME e il modo in cui lo fanno costruisce una struttura invisibile che guida chi legge.

Se, scrivendo e rileggendo quel che scrivi, sei capace di ascoltare il ritmo delle parole, allora puoi valutare se il ritmo che hai scelto è congruente con ciò che stai descrivendo o se va modificato per aiutare meglio chi legge a interpretare il tuo testo.
Per questo rileggere ad alta voce è così potente.

✍️ Prova.
E poi dimmi: che differenza hai sentito tra le due versioni?
E soprattutto: cosa ti fa dire che era diversa?

Come sempre, buona scrittura e !



Anche tu, leggendo, hai avuto la sensazione che non fosse proprio italiano italiano?Quella sensazione ha un nome: lingua...
28/04/2026

Anche tu, leggendo, hai avuto la sensazione che non fosse proprio italiano italiano?
Quella sensazione ha un nome: linguaggio amministrativo.

Non è una lingua a sé, ma, come dicono i linguisti, è una "varietà diafasica" dell’italiano: cioè una forma che cambia in base alla situazione comunicativa.
In questo caso, il contesto è quello istituzionale. E il linguaggio si adatta: da un lato, funziona come sottocodice: usa lessico tecnico legato a specifici ambiti (giuridico, economico, urbanistico…). Dall’altro, è soprattutto un registro formale, spesso spinto verso l’aulico. Ed è qui che nasce il problema.

Perché nel tentativo di garantire precisione e uniformità il linguaggio amministrativo tende a diventare complesso, ridondante, distante dagli usi comuni e quindi difficile
Non è pensato per escludere, ma spesso finisce per farlo. E questa è la sua contraddizione principale.

👉 Nei prossimi post vedremo come si costruisce (e come semplificarlo).
💬 Ti è mai capitato di dover rileggere più volte lo stesso testo?



21/04/2026

Questo è uno degli esercizi di scrittura creativa che amo di più e che spessissimo porto in aula.
Non l’ho inventato io, ma nasce da un’idea che ho incontrato nel bellissimo libro "Minuti scritti" di Anna Maria Testa, un libro che consiglio spesso perché ha una qualità rara: ti fa sentire come funziona la scrittura, prima ancora di spiegartela.

Quindi oggi facciamo una cosa un po’ strana. Togliamo il significato alle parole, le svuotiamo e ci concentriamo solo su quello che resta:
✔️ la struttura,
✔️ il ritmo,
✔️ le relazioni tra le parole.

Se accetti la sfida e ci provi, vedrai che succede qualcosa di interessante: anche se le parole non vogliono dire niente, la frase continua a dire qualcosa.
Perché la scrittura non è solo significato è anche ordine e relazione, cioè proprio il modo in cui le parole stanno insieme.
Per dirla con Anna Maria Testa, perfino quando le parole non significano proprio niente, se sono disposte dentro una struttura corretta dal punto di vista grammaticale, la riconoscibile relazione che lega le une alle altre fornisce diverse informazioni.

Ecco, questo esercizio serve proprio a questo: allenare l’orecchio. Allenare lo sguardo. Insomma: ci sprona ad accorgersi di ciò che resta anche quando il senso sparisce.
✍️ Prova.
E poi dimmi: cosa hai capito, anche senza capire davvero? Dai dai dai!

Se ti piacciono questi esercizi, nei prossimi giorni ne arriva un altro, sempre su questo tema.
E come sempre, io ti leggo.
Buona scrittura e !





Ci sono testi pieni: di informazioni, di dettagli, di passaggi.E, quando li leggiamo, a capire dove guardare ci facciamo...
17/04/2026

Ci sono testi pieni: di informazioni, di dettagli, di passaggi.
E, quando li leggiamo, a capire dove guardare ci facciamo una fatica nera.

Quando scriviamo, l’obiettivo è uno: prendere il lettore per mano, accompagnarlo lungo un tragitto, convincerlo a non abbandonare il cammino e poi lasciarlo appagato dalle informazioni che gli abbiamo fornito. Raggiungerlo dipende in gran parte dall’ordine che scegliamo per presentare quelle informazioni.

Questa checklist serve proprio a questo: a dare una direzione, a fare ordine.

💾 Salvala per quando devi scrivere qualcosa di importante.

E dimmi: come progetti l'architettura del tuo testo?



Ci sono testi che funzionano e testi che faticano.La differenza, molto spesso, non è nelle informazioni.È in come le acc...
07/04/2026

Ci sono testi che funzionano e testi che faticano.

La differenza, molto spesso, non è nelle informazioni.
È in come le accompagniamo a chi legge.

Quando lavoriamo sulla scrittura professionale, tendiamo a concentrarci su COSA dire.

Ma c’è un passaggio prima, più silenzioso: mettersi nei panni di chi legge e chiedersi

👉 Cosa sa già
👉 Cosa non sa
👉 Dove potrebbe perdersi

Da lì, tutto il resto diventa più semplice:

✔️ Le parole si accorciano.
✔️ Le frasi si chiariscono.
✔️ Il tono si avvicina.

E anche il testo cambia.

Questa è una piccola checklist da tenere a portata di mano quando scrivi.

Non per “scrivere meglio” in astratto, ma per scrivere in modo che chi legge
possa davvero capire.

💾 Salvala per quando scrivi una relazione, una mail, un report.
E se vuoi, dimmi: qual è il punto che ti viene più difficile tenere “ON”?

Ti leggo!




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