16/08/2019
Fate come le oche... aiutatevi a vicenda!
Il prossimo autunno, quando vedrete le oche volare verso sud per passarvi l’inverno, assumendo la caratteristica formazione a “V”, vi potrebbe tornare in mente quanto la scienza ha scoperto, a proposito di questa curiosa tecnica di volo.
A ogni battito di ali, ciascuna oca genera una spinta verso l’alto a beneficio di chi la segue immediatamente dietro. Volando in una formazione a “V”, lo stormo riesce a percorrere il 71% in più della distanza che percorrerebbe un’oca da sola.
Le persone che condividono gli stessi obiettivi e lo stesso atteggiamento verso gli altri arrivano più velocemente e facilmente alla loro destinazione, perché viaggiano dandosi aiuto reciproco.
Quando un’oca rompe la formazione, sente all’improvviso tutta la fatica di volare da sola... e d’istante ritorna in formazione per sfruttare di nuovo la spinta dell’oca che la precede.
Se avremo la stessa intelligenza delle oche, staremo in gruppo con chi è diretto dove stiamo andando anche noi, accettando il loro aiuto così come dando il nostro agli altri.
Quando la prima oca della formazione è stanca, retrocede e subito un’altra oca prende il suo posto. È ragionevole, quando si svolgono dei lavori faticosi, fare dei turni.
Gli uomini, come le oche, sono interdipendenti gli uni con gli altri.
Le oche nelle retrovie starnazzano per incoraggiare quelle davanti a mantenere la loro velocità.
Dobbiamo sempre assicurarci che il nostro starnazzare sia un incoraggiamento, e non qualcos’altro.
Infine – e questo è importante – quando un’oca si ammala, o è ferita da un fucile e esce dalla formazione, due altre oche la seguono tentando di portare aiuto o protezione. Rimangono con l’oca ferita finché non riprende a volare o muore. È solo allora che esse riprendono il volo da sole, o con un’altra formazione, o recuperando il proprio posto nel gruppo.
Se avremo l’intelligenza di un’oca, staremo al fianco dei nostri compagni tanto nei momenti difficili quanto in quelli dove saremo forti.
(“Lezioni delle oche” è la trascrizione di un discorso tenuto da Angeles Arrien all’Organizational Developmental Network nel 1991, basato sulle ricerche del naturalista Milton Olson)