06/10/2024
Nell’ottica del rinnovamento dei profili IG delle missioni archeologiche della Cattedra di Preistoria e Protostoria de , presentiamo il nostro nuovo logo, come già fatto per !
Inizialmente eravamo orientati verso la piroga monossile venuta alla luce nella fortunata campagna LAV18 nel settore D, ma abbiamo poi deciso usare l’aratro rinvenuto alla fine degli anni ’70, sia perchè, dato il suo eccezionale stato di conservazione, costituisce uno dei reperti più iconici del sito, sia perchè la bure e la stegola formano una ✔️perfettamente integrabile nel nome della località della palafitta.
🔍L’aratro del Lavagnone, in legno di quercia, si è preservato nel tempo, come anche i pali delle strutture, per via delle condizioni anaerobiche del deposito archeologico, proprie delle torbiere. Viene rinvenuto nel 1978 da R. Perini tra i pali della palafitta di orizzonte Lavagnone 2 (Bronzo Antico IA) e, con i suoi 4000 anni ca. (2000 a.C. ca.), rappresenta uno degli esemplari più antichi da contesto archeologico. L’esemplare rientra nel tipo a pattino (tipo Trittolemo), con bure e ceppo-vomere in un unico pezzo: una tipologia longeva, raffigurata ad es. nei massi incisi della Valcamonica di età del Rame, rinvenuta nell’eccezionale contesto votivo terramaricolo della vasca di Noceto (PR), presente come decorazione sulle situle bronzee d’età del Ferro.
La bure, rinvenuta per metà ca. della sua lunghezza originaria, si diparte dal ceppo-vomere con un angolo di 45° ca. e collegava quest’ultimo al giogo. Il vomere, che non è stato rinvenuto, era agganciato tramite una lieve scanalatura nella parte inferiore del ceppo, che era dotato di un foro quadrangolare in cui era inserita la stegola, per il controllo dell’attrezzo.
L’aratro e la piroga sono conservati e visibili al pubblico nel