24/09/2020
L’INUMAZIONE DELLA GROTTA DI SISAIA – DORGALI
Museo archeologico nazionale Giorgio Asproni - Nuoro
“Circa trentacinque secoli fa visse, tra aspre montagne, una donna di piccola statura, con qualche difficoltà a camminare per via di una deformità del bacino. Ebbe a subire due fratture, che l’antropologo attribuisce, piuttosto che a caduta, a selvagge percosse. Sopravvisse ad una operazione cranica, eseguita – con impressionante perfezione tecnica – per scopi che non sappiamo precisare (terapeutici? rituali?).
Morta ancor giovane, fu deposta in una grotta impervia con pochi oggetti inquadrabili nel Primo Bronzo e, più specificatamente, nella cultura di Bonnanaro.”
(dalla Presentazione di Francesco Nicosia allo studio dedicato a “Sisaia” da Maria Luisa Ferrarese Ceruti e Franco Germanà: Sisaia. Una deposizione in grotta della cultura di Bonnanaro, 1978).
La sepoltura fu rinvenuta nel 1961 dal Gruppo Grotte Nuorese, all’interno di una grotta (in seguito denominata Grotta di Sisaia, nuor. “grotta dell’ava”) che si apre nel versante sud-occidentale del Monte Gutturgios e sovrasta la valle di Doloverre (Dorgali).
Lo scheletro fu ritrovato all’interno di una cavità della grotta, inquadrata da due colonne stalagmitiche.
La posizione originaria del corpo resta incerta, a causa di alterazioni post deposizionali che hanno anche causato la dispersione di alcune parti anatomiche: forse rannicchiata (Contu 1964) o semplicemente adattata alla conformazione della roccia (F. Germanà). Il corredo funerario era formato da un tegame, una ciotola e una macina posizionata in prossimità di un focolare.
Saggi di scavo effettuati nell’ottobre del 1976 hanno consentito di rilevare le tracce (rinvenimenti di frammenti ceramici, resti ossei umani, schegge di selce) di almeno un’altra sepoltura, anch’essa ascrivibile alla Cultura di Bonnanaro. L’indagine consentì anche il recupero di resti faunistici, tra cui frammenti attribuibili a Prolagus sardus e Ovis vel capra.
L’esame antropologico e paleopatologico ha consentito di attribuire lo scheletro ad un individuo di sesso femminile (altezza stimata: 150 cm circa), deceduto in età adulta non avanzata, e di rilevare alcune malattie che hanno segnato la sua esistenza:
- due fratture probabilmente subite a causa di un evento traumatico a carico della spalla sinistra, con conseguente danno permanente;
- artrosi diffusa in tutta la colonna vertebrale, con particolare localizzazione nei tratti toracico e lombare, con conseguente sintomatologia dolorosa e funzionale;
- un osteocondroma, forse causa di dolori sacrali;
- usure dentarie di notevole entità e fatti cariosi imputabili a un tipo di masticazione traumatizzante e a condizioni igienico sanitarie e alimentari carenti.
Il cranio (norma laterale destra) presenta i segni di un raffinato intervento di “trapanazione cranica” in vivo, seguito da autotrapianto (reinserimento della rondella ossea prelevata), un intervento di cranioplastica perfettamente riuscito sul piano tecnico: il soggetto operato sopravvisse all’intervento. Non sono infatti note le cause del suo decesso.
Sulle ragioni di questa pratica, ampiamente attestata in numerosi contesti, si ipotizzano motivazioni terapeutiche, magiche o rituali.
La deposizione è attualmente ricomposta in una teca del Museo archeologico nazionale Giorgio Asproni di Nuoro.
(Immagini da Fadda M.A., Il Museo Archeologico Nazionale di Nuoro, Sassari 2006; Ferrarese Ceruti M.L., Germanà F., Sisaia. Una deposizione in grotta della cultura di Bonnanaro, Sassari 1978)