In Situ archeologia

In Situ archeologia 🏛️ Patrimonio archeologico della Sicilia centrale
🌿 Esplorazioni, storia e natura sul campo

📍Monte Carangiaro (Enna) e Monte Giulfo (Villarosa, EN)🏔️ Nell'altopiano degli Erei, tra i bacini del fiume Morello e de...
28/05/2026

📍Monte Carangiaro (Enna) e Monte Giulfo (Villarosa, EN)

🏔️ Nell'altopiano degli Erei, tra i bacini del fiume Morello e del torrente Torcicoda, si ergono due alture che conservano tracce straordinarie della vita dei centri protourbani della Sicilia interna, prima dell’arrivo dei greci a partire dall’VIII-VII sec. a.C.

🏺Monte Giulfo, a nord di Enna e, nel bacino del Lago di Pergusa, Monte Carangiaro: due siti accomunati da tratti fondamentali, come la posizione strategica dominante, le necropoli a grotticella scavate nelle pareti rocciose, la ceramica di produzione locale dipinta, affiancata da importazioni greche e un sistema insediativo policentrico tipico degli Erei arcaici.

📌La ricerca archeologica su Monte Giulfo ha restituito un impianto urbanistico ortogonale di importazione greca, un sacello bipartito databile al 580 a.C., un edificio di culto a carattere ctonio, strutture pubbliche con pithoi per le derrate alimentari, fornaci artigianali e una vasta necropoli attiva dall'VIII al V sec. a.C. Le ceramiche — corinzie, ioniche, attiche a figure nere — testimoniano contatti con il mondo greco dell’area geloa.

📌Monte Carangiaro è uno dei poli del sistema policentrico che includeva Monte Iuculia, Cozzo Staglio e Cozzo Matrice. Le ricognizioni e la ricerca più recente ne hanno documentato la frequentazione dall'età del Bronzo fino all'età arcaica, con tombe a grotticella a pianta ellittica (tra le più antiche della zona) e materiali che attestano una progressiva ellenizzazione delle comunità sicule dell'entroterra.

✒️E’ verosimile che entrambi i siti siano stati abbandonati tra la fine del VI sec. a.C. e i primi decenni del V a.C.: il sinecismo — la migrazione delle popolazioni provenienti da centri minori in quelli maggiori — spinse queste comunità verso Henna, vera e propria polis di stampo greco, fondata da Siracusa nel 663 a.C. (come proposto da Stefano Bizantino, E 271, 2) o, secondo un’ipotesi più verosimile, nel 553 a.C. (Filisto di Siracusa, Sikelikà FGr 556, 5). La città diventò presto un polo urbano strategico dell'entroterra. Nel contempo, Monte Carangiaro e Giulfo, insieme ai centri pregreci della Sicilia centrale come Monte Navone, Cozzo Matrice e Capodarso, vennero progressivamente svuotati a vantaggio di insediamenti più grandi e meglio difendibili, in un riassetto del paesaggio che segnò la fine dell'età arcaica e, con essa, dei villaggi d'altura siculi.


📌 Il culto di Demetra e Kore nel territorio di Enna🌾 Il mito del ratto di Persefone/Kore non è soltanto uno dei racconti...
21/05/2026

📌 Il culto di Demetra e Kore nel territorio di Enna

🌾 Il mito del ratto di Persefone/Kore non è soltanto uno dei racconti più celebri del mondo
greco: è il cuore simbolico di un culto legato alla fertilità della terra, al ciclo delle stagioni e
al mistero della vita e della morte.

📜Nell’Inno pseudo-omerico a Demetra, testo fondatore dei Misteri eleusini, Kore viene
rapita da Ade mentre coglie fiori nella misteriosa “contrada di Nisa” (v. 17). Da qui il dolore
di Demetra, dea delle messi e della fecondità, che rende sterile la terra finché la figlia non
le viene restituita. È il mito che spiega il ritmo eterno della natura: morte apparente,
rinascita, ritorno della vita.

🪔Nati a Eleusi, presso Atene, i Misteri eleusini divennero tra i culti più importanti del
Mediterraneo antico, promettendo agli iniziati una speranza di salvezza e di continuità oltre
la morte. Ma questa tradizione, attraverso le fondazioni greche di Sicilia, a partire dall’VIII
sec. a.C. e il loro processo di ellenizzazione, trovò una nuova patria nell’isola, soprattutto
presso l’antica Henna e i centri del suo territorio.

✒ La tradizione letteraria greca e romana identifica, infatti, Enna come luogo del ratto di
Kore. Cicerone nel suo In Verrem (II, 4, 106) definisce “panellenico” il santuario di
Demetra Hennaia, ossia riconosciuto da tutto il mondo greco, e lo colloca sulla cosiddetta
Rocca di Cerere. La critica filologica si è interrogata a lungo sui significati dell’Inno e
sull’identificazione di “Nisa”: alcuni studiosi la collegano all’area eleusina, altri alla Sicilia
interna e a Cozzo Matrice presso il Lago di Pergusa, luogo che ospita la cavità da cui la
tradizione più recente vuole che Ade sia emerso per rapire Kore.

🏺Dal VII sec. a.C. fino almeno al III sec. d.C., il culto di Demetra e Kore ebbe in Sicilia una
diffusione straordinaria, documentata da santuari, iscrizioni, regolamenti cultuali e rituali
misterici come le Thesmophorie. Un’eredità religiosa che univa agricoltura, identità
femminile, fertilità e speranza nell’aldilà, lasciando un segno profondo nella spiritualità del Mediterraneo antico.



📍Cozzo Matrice, EnnaNel territorio degli Erei, a nord del Lago di Pergusa e in relazione visiva con la Montagna di Enna,...
14/05/2026

📍Cozzo Matrice, Enna
Nel territorio degli Erei, a nord del Lago di Pergusa e in relazione visiva con la Montagna di Enna, il sito di Cozzo Matrice rappresenta uno dei contesti archeologici più importanti della Sicilia interna per comprendere l’evoluzione delle popolazioni che abitavano la Sicilia pre-ellenica tra preistoria ed età greca.

⛰️ Un’altura strategica nel cuore dell’Ennese
L’insediamento occupava la sella tra Monte Salerno e Cozzo Matrice, in posizione dominante sul bacino del Lago di Pergusa. La scelta del luogo rispondeva a precise esigenze di controllo territoriale, difesa e gestione delle risorse, all’interno di un sistema di “cittadelle” che caratterizzava l’altopiano ennese.
Le prime tracce di frequentazione risalgono già all’età del Rame (IV-III millennio a.C.): una grande capanna ovale scavata nella roccia, strumenti in selce e lame di ossidiana provenienti da Lipari testimoniano attività artigianali e reti di scambio con le coste.

🧱 La cittadella indigena
Tra VII e V secolo a.C. Cozzo Matrice si struttura come un importante centro fortificato.
L’abitato occupava il pianoro sommitale, difeso da un muro ad aggere in pietrame a secco, mentre nell’area dell’acropoli gli scavi hanno individuato diversi ambienti residenziali riferibili a più fasi edilizie di età arcaica e tardo-arcaica.
Le strutture mostrano continuità insediativa e frequenti reimpieghi architettonici, segno di una comunità stabile e ben organizzata.

🏺Necropoli monumentali e rituali funerari
Lungo le pendici meridionali si sviluppava una vasta necropoli rupestre con differenti tipologie tombali:
• tombe a grotticella di tradizione indigena;
• monumentali tombe a camera ipogeica con timpano e dromos;
• semplici sepolture “alla cappuccina”.
I corredi funerari restituiscono ceramiche locali accanto a produzioni greche e siceliote, documentando il progressivo contatto con il mondo ellenico.

🌍 Tra indigeni e greci
Cozzo Matrice testimonia un processo graduale di ellenizzazione: le comunità locali non scompaiono, ma adottano e reinterpretano elementi culturali greci mantenendo una forte continuità identitaria.
Più che di “colonizzazione”, l’archeologia parla qui di interazione e ibridazione culturale.

🕯️ Il santuario delle dee ctonie
Uno degli aspetti più affascinanti del sito è l’area sacra individuata negli scavi del 1984.
Presso le grandi cavità naturali dell’acropoli sono emersi ambienti rituali con banchine, fosse e strutture rupestri interpretate come spazi destinati a pasti sacri e cerimonie cultuali. I materiali votivi rinvenuti suggeriscono un culto legato alle divinità ctonie, probabilmente Demetra e Kore, strettamente connesse al paesaggio sacro del Lago di Pergusa e al mito del rapimento di Persefone.

✨ Cozzo Matrice non è soltanto un sito archeologico: è un luogo dove il paesaggio conserva ancora oggi la memoria dell’incontro tra eredità locali, culti antichi e cultura greca.

Si ringrazia il Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale per aver sostenuto l’iniziativa.


📍Lago di Pergusa, Enna⛰️Nel cuore della Sicilia, il Lago di Pergusa è molto più di uno specchio d’acqua: è un paesaggio ...
07/05/2026

📍Lago di Pergusa, Enna

⛰️Nel cuore della Sicilia, il Lago di Pergusa è molto più di uno specchio d’acqua: è un paesaggio complesso, dove natura, cambiamenti climatici e presenza umana si intrecciano da migliaia di anni.
Situato in una conca naturale circondata da rilievi, il lago rappresenta un caso unico: è l’unico bacino endoreico della Sicilia, privo di immissari ed emissari. Questo significa che il suo livello varia nel tempo in base alle piogge e all’evaporazione, rendendolo un sensibile indicatore delle trasformazioni climatiche. Le sue acque salmastre, in particolari condizioni, possono tingersi di rosso (il fenomeno del red water), per la presenza di batteri fotosintetici anaerobi.

🔬 Queste caratteristiche rendono Pergusa un vero archivio naturale: lo studio dei sedimenti ha permesso di ricostruire oltre 11.000 anni di storia ambientale. Intorno a 9.000 anni fa il paesaggio era dominato da fitti boschi umidi, con querce, faggi e betulle. Col tempo, il clima divenne più arido e la vegetazione cambiò, fino all’affermarsi di ambienti più aperti e mediterranei.

🌾 Ma la natura non è l’unica protagonista. L’area del lago è stata frequentata sin dalla preistoria e, nel tempo, è diventata un nodo strategico per le comunità umane. I suoli fertili, le risorse idriche, la fauna e le materie prime hanno reso Pergusa particolarmente attrattiva, soprattutto in un territorio interno povero di acqua superficiale.

📜 Celebrata da poeti e scrittori antichi per la rigogliosa vegetazione e per essere il luogo del mitico rapimento di Kore, Pergusa è una zona di notevole interesse archeologico, come testimoniato dalle segnalazioni di Paolo Orsi e Luigi Bernabò Brea che indicarono vari resti di frequentazione nel territorio circostante.

🏺 Le evidenze archeologiche raccontano una presenza sempre più strutturata tra età del Bronzo e prima età del Ferro. Gli insediamenti si disponevano sulle alture circostanti privilegiando posizioni sopraelevate per il controllo visivo, la difesa e la gestione del territorio. Segni di frequentazione li troviamo in contrada Staglio, contrada Jacopo, monte Juculia, monte Carangiaro, contrada Ramata, contrada Risicallà e soprattutto sull'altura di Cozzo Matrice.

👁️‍🗨️ Queste alture non erano isolate: formavano una rete di insediamenti interconnessi, un sistema organizzato in cui il lago rappresentava il fulcro. Un paesaggio costruito, dove strategia, risorse e relazioni si intrecciavano in modo complesso.

⚠️ Nel tempo, però, anche l’intervento umano ha lasciato segni evidenti: lo sfruttamento delle falde e i cambiamenti climatici hanno causato un forte abbassamento del livello del lago, fino quasi alla scomparsa dello specchio d’acqua nel 2002. Oggi, però, il lago ci mostra ancora una volta la sua natura dinamica: nelle fotografie di quest’anno appare in una splendida veste, con un livello dell’acqua nuovamente elevato grazie alle abbondanti piogge dell’inverno 2026.

✨ Studiare il Lago di Pergusa significa leggere una storia fatta di interazioni continue: ambiente e comunità umane non sono separati, ma si modellano a vicenda, dando vita a un equilibrio fragile e dinamico.

Ringraziamo il Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale per aver accolto e sostenuto l’iniziativa. I reperti archeologici provenienti dai siti del Lago di Pergusa sono esposti presso il Museo Varisano di Enna.

📍Gole di Ratto - Mazzarino CL - Il paesaggio non è mai neutro, ma nasce dall’interazione dinamica tra uomo e ambiente. L...
30/04/2026

📍Gole di Ratto - Mazzarino CL - Il paesaggio non è mai neutro, ma nasce dall’interazione dinamica tra uomo e ambiente. L’archeologia lo interpreta come un dialogo continuo tra natura e attività umane, ricostruendo le relazioni tra risorse, insediamenti e condizioni naturali.
⛰️ Nella Sicilia centrale, nel territorio di Mazzarino, esiste un luogo ancora poco conosciuto ma straordinariamente suggestivo: le Gole di Ratto. Qui il Torrente Nociara, affluente del fiume Gela, ha inciso nel tempo un sistema di gole e pareti rocciose che raccontano una lunga storia geologica legata a fenomeni di erosione e carsismo. L’acqua, scorrendo e scavando, ha modellato un paesaggio aspro e dinamico, creando un ambiente naturale di grande fascino.
💧Ma le Gole di Ratto non sono solo natura. Tra le pareti rocciose emergono evidenti tracce di antropizzazione, tutte legate – non a caso – proprio alla presenza dell’acqua. Canali scavati nella roccia, cavità artificiali, profonde vasche che sembrano cisterne, perforazioni e piccoli tunnel che convogliano l’acqua: segni concreti di un rapporto stretto tra uomo e risorsa idrica. In un territorio segnato da ruscellamenti superficiali e dalla necessità di controllare e gestire le acque, questi interventi sembrano rispondere a esigenze di drenaggio, raccolta e distribuzione.
🪨 Accanto a queste strutture rupestri si individuano anche resti in muratura, realizzati in pietra e malta, di difficile datazione. Potrebbero essere parte di impianti legati allo sfruttamento della forza dell’acqua – forse per attività produttive – oppure elementi di sistemi di regolazione del flusso idrico. A questi si aggiungono tracce più recenti di interventi di contenimento e regimentazione del torrente, segno che questo luogo ha continuato a essere utilizzato e modificato nel tempo.
📚 In archeologia, contesti simili sono ben noti: sistemi di canalizzazione, drenaggio e raccolta delle acque sono documentati in diverse epoche, dalla preistoria fino all’età moderna. Le tracce di queste pratiche – scavate nella roccia o costruite con tecniche diverse – raccontano non solo esigenze pratiche, ma anche una profonda conoscenza del territorio e delle sue potenzialità. L’acqua, bene prezioso e spesso scarso, è sempre stata al centro di strategie complesse di gestione e controllo.
❓Eppure, nel caso delle Gole di Ratto, le domande superano ancora le risposte. Alcuni studiosi, come il prof. Liborio Centonze, hanno ipotizzato che parte delle cavità rupestri possa essere stata originariamente utilizzata come necropoli: tombe scavate nella roccia, forse successivamente riutilizzate e trasformate per altri scopi. Un’ipotesi affascinante, resa però incerta dallo stato attuale delle evidenze, spesso compromesse da crolli e trasformazioni che ne rendono difficile la lettura.
🔍 La verità è che, ad oggi, questo sito non è mai stato oggetto di indagini archeologiche sistematiche. E proprio in questo sta il suo fascino: le Gole di Ratto restano un luogo da scoprire, un paesaggio che conserva tracce silenziose di attività umane ancora da interpretare.
✨ Alcuni contesti, più di altri, rendono evidente questa interdipendenza: luoghi in cui le tracce materiali acquistano senso solo se osservate dentro il loro paesaggio, dove natura e intervento umano si intrecciano al punto da diventare inseparabili.
È proprio nell’intreccio tra risorse naturali, adattamento e trasformazione che si possono comprendere davvero gli insediamenti umani e il modo in cui le comunità hanno abitato e interpretato il paesaggio nel tempo.

🏔️Monte Navone, Piazza Armerina - EnnaArroccato su un rilievo isolato, affacciato sul corso superiore del fiume Gela, Mo...
23/04/2026

🏔️Monte Navone, Piazza Armerina - Enna
Arroccato su un rilievo isolato, affacciato sul corso superiore del fiume Gela, Monte Navone è uno dei siti indigeni ellenizzati più affascinanti della Sicilia. La sua posizione dominante non era casuale: da lassù si controllava il territorio a perdita d'occhio, lungo le principali vie di transito dell'entroterra.

🏛️ Il sito si articola in due settori: un'acropoli a ovest e un'area abitata a est, organizzata con una planimetria regolare — strade e isolati che rispettano un impianto urbanistico ben strutturato. A protezione dell'insediamento, una fortificazione ad aggere, tipologia ben attestata nella Sicilia arcaica, con tracce d'uso fino all'epoca bizantina.

🏺Le necropoli distribuite sui versanti del monte hanno restituito tombe a camera, tombe a fossa e tombe con copertura a tholos, con corredi funerari di straordinaria varietà: ceramiche attiche e corinzie — kylikes, kothones e altre forme vascolari a vernice nera — accanto a produzioni locali a decorazione geometrica.

🕒 Il momento di massimo splendore si colloca tra la seconda metà del VI e gli inizi del V sec. a.C. Ma la frequentazione del sito abbraccia un arco temporale vastissimo: dalla preistoria fino al Medioevo, senza interruzione.

🔍 Nonostante l'interesse di grandi studiosi — da Paolo Orsi (1930) a Gentili, da Adamesteanu agli interventi degli anni Settanta — Monte Navone non è mai stato oggetto di scavi sistematici. Rimane dunque aperto un enigma affascinante: questo sito corrisponde alla Nakone ricordata da Stefano Bizantino? O alla Nomai indigena legata alle imprese di Ducezio?

❓ Una domanda che la ricerca non ha ancora risolto — e che rende Monte Navone ancora più prezioso, sospeso com'è tra storia e mistero. ✨Monte Navone ha, infatti, da sempre ispirato leggende, tramandate di generazione in generazione. Una di queste racconta di un re saggio, di una strega invidiosa, di un tesoro sepolto nei sotterranei di un castello e di una giovane regina che attende giustizia. È la leggenda raccolta e rielaborata da Sebastiano Arena ne Il tesoro di Monte Navone, 1999, specchio di una tradizione orale secolare che affonda le radici nell'identità più profonda di questo territorio.

✒️Perché ogni sito archeologico ha due strati da leggere: quello che restituisce la terra, e quello che conserva la parola. Di questo luogo, della sua bellezza silenziosa e del tempo che vi abita, parlano anche questi versi in vernacolo gallo-italico, dello stesso autore:

“M' tr'mà l'arma e vosci 'ntràs,
'na grötta u vènt' stutà i cannèli
e spruffunnànu tutti i tr'söri
intra 'n p'r'tùsg a r'zzuddöi!
Ggh' fu s'lenziu e f'nì d' ciöv.”
da Sebastiano Arena, U tr’sör d’ Muntraöngh

“Mi tremò l'anima e volli entrare,
in una grotta il vento spense le candele
e sprofondarono tutti i tesori
dentro una voragine a ruzzoloni!
Ci fu silenzio e smise di piovere.”

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🏛️ Archeologia, territorio e partecipazione attiva: parte il progetto di “In situ” tra i siti archeologici dimenticati d...
16/04/2026

🏛️ Archeologia, territorio e partecipazione attiva: parte il progetto di “In situ” tra i siti archeologici dimenticati della Sicilia centrale, un progetto di valorizzazione del patrimonio archeologico e ambientale.

⛰️ Un’iniziativa che prende forma tra paesaggi straordinari della Sicilia centrale, dove il patrimonio culturale e ambientale si intreccia profondamente con l’identità dei territori. Attraverso attività di monitoraggio ed esplorazione, il progetto punta a riportare attenzione su luoghi spesso esclusi dai percorsi di ricerca e valorizzazione, ma fondamentali per comprendere la storia e l’evoluzione del paesaggio locale.

📌 “In situ” si propone di affrontare una sfida concreta: proteggere e rendere accessibili questi siti, promuovendo una nuova consapevolezza condivisa. L’obiettivo è trasformare spazi dimenticati in risorse vive, capaci di generare conoscenza, appartenenza e partecipazione attiva.

🏺 Il progetto mette al centro una visione ampia di patrimonio, dove archeologia e ambiente dialogano per raccontare una storia collettiva. I cosiddetti siti “minori” diventano così protagonisti di un processo di riscoperta e valorizzazione, riconosciuti come elementi essenziali del tessuto culturale del territorio.

✏️ Attraverso la collaborazione tra istituzioni, esperti e comunità locali, “In situ” mira a restituire dignità e futuro a questi luoghi, rendendoli parte integrante della vita contemporanea.

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Indirizzo

Enna
94100

Sito Web

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