03/10/2026
Il Sabato del Libro (03/10/2026)
Il Giuoco delle perle di vetro
Hermann Hesse (1877-1962)
«La verità esiste, mio caro, ma non esiste la dottrina che tu desideri, la dottrina assoluta, perfetta, che sola dà la saggezza. E tu, amico, non devi neanche desiderare una dottrina perfetta, bensì il perfezionamento di te stesso. La divinità è in te, non nei concetti e nei libri. La verità si vive, non s’insegna. Preparati a combattere, Josef Knecht, vedo che la lotta è già incominciata.» (La vocazione, p.82).
È stata una grande e gioiosa fatica, leggere e comprendere (spero) questo testo di Hermann Hesse. Denuncio pubblicamente la mia mancanza: è una delle poche opere di Hermann Hesse che non avevo ancora letto. Ma nulla è mai per caso: l’impegno che mi ha richiesto il testo di HH, cominciato in giugno e terminato lunedì scorso, è stato importante e costoso in termini di concentrazione e comprensione. Posso dire che ne è valsa la pena: l’attualità del testo, la contemporaneità degli argomenti trattati in questo libro composto da vari stili narrativi – poesia compresa – è talmente forte e pervasiva, da lasciare senza fiato. Di attualità è intrisa in ogni pagina, il senso critico si affaccia in continuo: «Già durante gli studi nelle scuole superiori il medico, il giurista, il tecnico sono costretti in corsi molto rigidi che terminano con una serie di esami. Superati questi, lo studente riceve il suo diploma e può, sempre in libertà apparente, esercitare la sua professione. Sennonché diventa schiavo di potenze inferiori, viene a dipendere dal successo, dal denaro, dalla sua ambizione, dalla sua sete di gloria, dal compiacimento che trova o non trova presso gli altri. Deve sottoporsi ad elezioni, guadagnare denaro, partecipare alla gara senza scrupoli tra le caste, le famiglie, i partiti, i giornali.» (Saggio biografico sul magister ludi Josef Knecht, p. 73).
La mia contemporanea sperienza nell’insegnamento, mi fa vedere che la debolezza non è negli occhi delle ragazze e dei ragazzi, ma nelle mani dei docenti; una debolezza fatta di frustrazioni provocate da burocrati ignoranti che, sembra certo, lavorano per rendere sempre più fragile chi ha il difficile e meraviglioso compito della formazione dei più giovani: «Per vie senza pericoli si mandano soltanto i deboli.» (ibid., p.81). Ecco i docenti che invece si fanno forti, e percorrono le vie pericolose della crescita delle menti a loro affidate, con coraggio e determinazione, alla faccia di chi vorrebbe demolirli.
Fa molto comodo fingere di comprendere ciò che si narra, ciò che si legge, ciò che si ascolta: un grande sistema acritico e formalmente corretto; è ciò che il mainstream ordina con la dolcezza del veleno, a volte sorridendo e sornione nei suoi atti, a volte urlando e distribuendo esche avvelenate per infiammare d’odio le menti e le anime. Ma non funziona, riscrivere la storia – o la sua lettura – non è sufficiente: «Voi matematici e giocatori di perle» diceva talvolta padre Jacobus «avete distillato per vostro uso e consumo una storia universale che consta solamente di storie dello spirito e dell'arte; la vostra storia è priva di sangue e di realtà; conoscete esattamente la decadenza della sintassi latina nel secondo terzo secolo e non avete un'idea di Alessandro o di Cesare o di Gesù Cristo. Voi trattate la storia come il matematico tratta la matematica, dove non ci sono che leggi e formule ma niente realtà, niente bene e male, niente tempo, né ieri né domani, solo un presente perpetuo, piatto, matematico.» (Due ordini, p. 171). Siamo nel luogo peggiore, oggi: non abbiamo una provincia Castalia dove si astrae, ma non si ha contezza del reale; e non abbiamo una vita “ordinaria”, che possegga e amministri regole per gestire le idee della storia. Abbiamo in locale governanti – impreparati ed incolti – che giocano con le parole, in perfetto stilema fascista. Abbiamo nel globale, politici che giocano con le vite vere, di bambini e bambine, da Gaza alla violenza dell’ICE in USA, ai regimi assassini di Iran e Afghanistan. In ogni caso, nessun statista, nessun riformatore, nessun idealista, nessuno. Noi vecchi non possiamo proseguire, dobbiamo abbandonare per lasciare aria fresca e leggera. E buona vita a tutti, soprattutto al nostro senso critico!
«So che esiste un gran numero di castalii integri e preziosissimi che in verità non vogliono altro che servire: sono gli insegnanti allevati da noi, specie quelli che fuori, in campagna, lontano dal clima ameno e dalle raffinatezze spirituali della nostra Provincia, svolgono nelle scuole un servizio pieno di abnegazione, d’importanza inestimabile. A rigore quei bravi insegnanti sono gli unici di noi adempiano realmente il fine di Castalia e col cui lavoro noi contraccambiamo al paese e al popolo i loro grandi benefici. Il nostro compito più alto e più sacro consiste nel Conservare al paese e al mondo il fondamento spirituale che ha dato buona prova anche come elemento morale di estrema efficacia: il senso della verità sul quale si fonda tra l'altro anche il diritto; Queste cose le sa benissimo ognuno di noi confratelli, ma un esame di coscienza dovremmo per la maggior parte confessare che il bene del mondo, conservazione dell'onestà e purità spirituale anche fuori dalla nostra provincia così bella e pulita virgola non è per noi la cosa più importante, anzi non conta affatto virgola e che ben volentieri lasciamo a quei valorosi insegnanti là fuori il compito di espiare con la loro opera appassionata la nostra colpa verso il mondo e di giustificare in qualche maniera a noi, giocatori di perle, astronomi, musicisti matematici, il godimento dei nostri privilegi.» (Il memoriale, pp.362, 363)
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