08/08/2026
Il Sabato del Libro (08/08/2026)
Aspetti del nuovo radicalismo di destra
Theodor W. Adorno (1903-1969)
«Il 6 aprile 1967 Theodor Adorno tenne una conferenza all’Università di Vienna il cui valore va ben oltre l’aspetto puramente storico e che può aiutarci a comprendere il tempo che stiamo vivendo. Risalendo alle origini del consenso ottenuto dei movimenti radicali di destra, il filosofo intendeva chiarire le ragioni dell’ascesa dell’NPD, formazione di destra che all’epoca stava registrando un certo successo nella Repubblica Federale Tedesca. Adorno mette in luce e collega tra loro in modo inedito vari elementi: il congegno sofisticato della propaganda e l’antisemitismo, il connubio tra perfezione tecnologica e un “sistema folle”, l’individuazione di un caprio espiatorio e l’odio ostentato verso gli intellettuali di sinistra e la cultura in generale, la tendenza del capitale alla concentrazione e la paura diffusa di perdere il proprio status sociale. Oggi lo “spettro” a cui la conferenza è dedicata non solo non si è dissolto, ma assume nuove ed inquietanti sembianze. Diventa dunque ancora più importante prendere coscienza dei meccanismi dell’agitazione fascista e dei fondamenti psicologici e sociali su cui poggia. Nella consapevolezza che “se non si vogliono affrontare sul serio queste cose, bisogna richiamare in modo perentorio gli interessi di coloro ai quali la propaganda si rivolge. Ciò vale soprattutto per i giovani che devono essere messi in guardia”.» (dalla seconda di copertina).
Sono liberale einaudiano, cattolico praticante. Da sempre, per educazione, per ambiente, per convinzione. Non sono mai stato comunista – seguace del socialismo reale quale applicazione del marxismo in versione leninista ed internazionalista – con il cosiddetto cervello all’ammasso, non sono mai stato un fascista – nostalgico del ventennio o di nuovi profeti del “siamo qui noi fratello – con il cosiddetto cervello all’ammasso. Basta questa identificazione, per essere, a seconda del periodo storico dominante, inviso all’una e all’altra compagine; deve esserci una particolare congiunzione astrale, oggi, perché credo di essere inviso agli estremisti di entrambi gli schieramenti. Perché il reale problema sono gli estremisti: alle mie ragazze ed ai miei ragazzi, ho spiegato dal primo giorno che la Costituzione Italiana – la più bella del mondo – è nata dalla discussione, a volte aspra e fortissima tra politici anzi, tra statisti, di altissimo livello culturale e di educazione: persone unite da principi (“ragazzi, parliamo di principi, cominciamo ad elencarli!”) e da visioni del futuro (“ragazzi, il vostro futuro è nelle vostre mani, cominciamo a scriverlo insieme?”) che andava oltre i singoli interessi personali o di parte. Gli estremisti ci sono anche al centro, è vero, e tanti danni procurano anche loro. Per questo è indispensabile lottare duramente contro gli estremisti e gli estremismi, sapendo che fanno parte dell’umano e che possono assolvere una loro funzione, per quanto distruttiva e lesiva dell’integrità umana, esattamente il ruolo del lato oscuro della Forza (scusate la citazione).
Questo libro è stato edito nel 2019 in Germania e nel 2020 in Italia: lascio a ciascuno, nel mentre affronterete la lettura pagina dopo pagina, il doveroso attualizzare le visioni del testo: rispettando le differenze dal 1967 all’oggi, tutto trova purtroppo una conferma verso le linee guida che da Mosca a Washington, da Buenos Aires a Tokio, da Roma a Kabul, il radicalismo di destra porta avanti sfruttando l’ignoranza non dei poveri o degli ignoranti, bensì dei vecchi e nostalgici elefanti che fino ad oggi hanno goduto di privilegi e scorciatoie, della finta classe borghese che di borghese non ha più l’intelligenza e tra non molto perderà anche il reddito minimo consentito per definirsi tale, dei funzionari e dei finti politici che si aggrappano al potere che i loro padroni gli permettono di mantenere, finché saranno funzionali ai comodi di questi ultimi; e quasi tutti questi personaggi appartengono alla mia generazione, che ha fallito temo consapevolmente la missione dei fondatori delle democrazie – da Pericle in poi – e delle visioni di pace ed ordine internazionale sorte dall’incubo della seconda guerra mondiale.
Pregevole inoltre è la postfazione di Volker Weiss: l’attualità delle sue considerazioni ha preso ancor maggior forza rispetto a quando le espresse nel 2019: la feccia nel mondo è aumentata di “rumore” e orrende considerazioni, basti leggere ed osservare le, per me ancora, incredibili affermazioni e posizioni dei partiti fascisti in Italia, in Germania, in Spagna, e il campione delle eresie civili e diplomatiche che siede al comando del paese più forte del mondo: «L’Istituto per la ricerca sociale aveva studiato come il fascismo potesse emergere insieme al fordismo. Oggi si interroga su che cosa produrranno i resti della soggettività borghese nell’epoca successiva. La digitalizzazione ha ulteriormente accresciuto quella ”automazione” di cui parlava Adorno. La trasformazione del lavoro umano in settori precari produce ferite anche nell’epoca high tech. Sullo sfondo della decadenza della sinistra, ha ragione Didier Eribon a chiedersi chi oggi “tiene conto” che i superflui, coloro che hanno un’occupazione precaria e ciò che resta del proletariato industriale “sono e vivono, di ciò che pensano e vogliono”. Tutto questo indica una grave carenza nel dibattito a proposito di quelle rivolte autoritarie di oggi che – e non sono certamente le uniche – sono contraddistinte da una forma di razzismo. Viceversa, viene espresso un risentimento che si estende, per esempio, tanto ai socialisti quanto ai liberali. Spesso che si sente minacciato dal declassamento dà la colpa alla miseria, “non agli apparati che lo producono, ma a coloro che si sono contrapposti in chiave critica al sistema nel quale avevano potuto godere di quello status. Coloro che propongono un modello alternativo diventano bersagli prediletti della rabbia, come avviene nel caso dell’estrema destra attuale nei confronti di una sinistra che è da decenni priva di ogni potere effettivo.» (Postfazione di Volker Weiss, pp. 79,80)
Da liberale confido nella forza del dialogo e dell’intelligenza da trasmettere alle future generazioni, da cristiano prego: per chi non ha fede nell’uomo e in Dio, questi due atteggiamenti sembreranno ridicoli e degni di derisione. A costoro, lascio un ulteriore consiglio di lettura e riflessione che riguarda la lettera di San Giacomo Apostolo 2, 14-26, e che trova la sua migliore spiegazione qui (dal sito amicidomenicani.it):
Caro Padre Angelo,
in riferimento al versetto: “Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede” (Gc 2,24), potrebbe spiegarmi il rapporto fra fede e opere? È vero che la fede non basta da sola a fare un buon credente se non è accompagnata dalle opere: questa, infatti, impone una conversione del cuore che non può non declinarsi in un atteggiamento aperto verso l’altro. Il precetto cristiano che prescrive di amarsi gli uni agli altri, per coerenza, impone un atteggiamento concreto di attenzione e cura verso il proprio simile. Ma che ne è delle opere senza la fede? Come interpretare il comportamento del filantropo che agisce con slancio umanitario nei confronti del suo prossimo, incurante della fede in Cristo? Che significato dare al suo operato in una prospettiva prettamente cristiana?
Grazie per la risposta.
Giacomo
Caro Giacomo,
1. la fede di cui parla San Giacomo non è solo la virtù teologale della fede, ma comprende anche la speranza e la ca**tà. Qui la parola fede va intesa nel medesimo modo in cui nei Vangeli si parla di fede. E più precisamente secondo il significato che questa parola ha quando esce dalla bocca di Gesù: “Va, la tua fede ti ha salvato”. È in San Paolo che troviamo la fede specificata nei tre atteggiamenti tipi delle virtù teologali: fede, speranza e ca**tà.
2. Opportunamente San Giacomo ricorda che la fede senza le opere, e cioè senza la ca**tà, è morta. Non basta conoscere il Vangelo o sapere che Dio esiste. Per salvarsi è necessario declinare il Vangelo nella nostra vita secondo le parole di Gesù: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28).
3. Tu mi domandi invece: “che ne è delle opere senza la fede?”. Qui non bisogna fraintendere. Tu intendi le opere come atti di buona volontà, come azioni buone, come quelle compiute da un filantropo, che magari non crede neanche in Dio. Mentre per San Giacomo e anche per San Paolo le “opere” sono sinonimo di ca**tà.
4. Ora la ca**tà è quella virtù teologale che non spinge semplicemente a fare il bene. Ma fa il bene “perché Dio sia nell’uomo e l’uomo in Dio”, come insegna San Tommaso (cfr. Quaest. disp. de caritate, a. 4). Il bene può essere fatto anche senza ca**tà e anche senza la fede. Ma quando lo si fa per motivi di fede e di ca**tà lo si fa per motivi più alti: per dare quelle premesse o quei beni fondamentali che permettono ad una persona di godere non solo di quello che le si dà, ma anche del bene più grande di tutti, di Dio. Per questo la ca**tà è un atto di amore di Dio: perché si ama Dio e lo si desidera nel cuore di tutti.
5. Venendo ora alla tua specifica domanda troviamo la risposta in san Paolo quando dice: “E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la ca**tà, a nulla mi servirebbe” (1 Cor 13,3). Al posto di “per essere bruciato” la Conferenza episcopale italiana ha tradotto “per averne vanto”. Ma il testo greco e latino dice “per essere bruciato”. La Bibbia di Gerusalemme “per essere dato alle fiamme”. “Per averne vanto” è una variante e non lascia al testo il significato forte che gli è stato dato: ci potrebbe essere anche grande filantropia, ma se quelle opere non vengono fatte per Dio non sono ancora ca**tà.
6. Nel commentario di Vincenzo Jacono alla prima lettera ai Corinzi (edizione Marietti) si legge: “Non mancano uomini – osserva il Cornely – i quali sono spinti dalla propria natura a dare le proprie sostanze e persino ad esporsi al gravissimo pericolo di perdere la propria vita per salvare il prossimo. Ora quello che alcuni hanno da natura, altri possono averlo – con dono gratuito – dallo Spirito Santo. Trattasi dunque di eroica misericordia verso il prossimo, non ispirata però dalla virtù della misericordia e molto meno dalla virtù della ca**tà. Anche in questi casi, «in quanto al merito per la vita eterna nulla giova; perché Iddio lo promette solo a chi lo ama». «Se sacrifici anche eroici – fa rilevare l’Allo – fatti per la comunità, possono non essere accettati da Dio, malgrado l’utilità che ne ricevono gli uomini, vuol dire dunque che la ca**tà non ha per oggetto soltanto gli uomini, ma prima Dio, e che sorpassa gli atti più elevati della filantropia»”.
7. Per questo San Tommaso sottolinea che la ca**tà è amore, ma non ogni amore è ca**tà.
È ca**tà solo ciò che viene fatto direttamente o indirettamente per amore di Dio. Ed è per questo che San Paolo dice: “Ma non avessi la ca**tà, non sarei nulla” (1 Cor 13,2). E subito dopo ripete: “Ma non avessi la ca**tà, a nulla mi servirebbe” (1 Cor 13,2).
8. Gesù ha detto: “Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5). Se si è in peccato mortale le opere buone per quanto animate da grande filantropia non uniscono ancora a Cristo. Pertanto, perché le opere buone abbiano frutto per la vita eterna è necessaria essere uniti a Cristo mediante la grazia che opera attraverso la ca**tà. Infatti “l’uomo con le sue sole facoltà naturali non può compiere opere meritorie proporzionate alla vita eterna, ma si richiede per questo una virtù superiore quale è appunto quella della grazia” (San Tommaso, Somma teologica, I-II, 109, 5).
9. Questo senza escludere che Dio possa donare la sua grazia proprio mentre ci si apre all’amore del prossimo. In tal caso – senza che lo si sappia – uno compie atti meritori per la vita eterna.
Ma di per sé solo ciò che è fatto per motivi di ca**tà, e cioè per amore di Dio, giova.
Mentre ti auguro di avere una ca**tà sempre più grande perché questa è la cosa che più conta, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo
Un augurio di un agosto di riposo e ripresa, per chi vorrà dedicare questo tempo alla cura del fisico e dell’anima. Da settembre, si torna alla lotta.
https://www.google.it/books/edition/Aspetti_del_nuovo_radicalismo_di_destra/rQ_WDwAAQBAJ?hl=it&gbpv=0