dott.ssa Chiara Baratelli

dott.ssa Chiara Baratelli Psicoterapeuta - Psicoanalista - Sessuologa clinica

Sul palco arrivano le luci, la musica, gli applausi.Ma ogni spettacolo custodisce anche un’altra storia. Una storia che ...
14/06/2026

Sul palco arrivano le luci, la musica, gli applausi.

Ma ogni spettacolo custodisce anche un’altra storia. Una storia che il pubblico non vede.

Cambi d’abito in pochi secondi, mani che aiutano altre mani, emozioni che attraversano generazioni diverse, stanchezza, concentrazione, paure che diventano energia condivisa.

Dopo Shakespeare in New York – Urban Story 9 ho provato a raccontare proprio questo: ciò che accade dietro le quinte e che, forse, spiega perché alcuni spettacoli restano dentro molto più a lungo degli applausi finali.

Per chi avrà voglia di leggerlo, vi lascio qui l’articolo.

Di Chiara Baratelli

IL LEGAME IN SCENA Cronaca interiore di uno spettacolo Centosessanta cuori, un solo battito Il giorno dopo restano gli applausi. Restano le fotografie. Restano i video che iniziano a circolare sui telefoni e sui social. Restano i complimenti ricevuti all’uscita del teatro. Ma non è questo che con...

10/06/2026

DAVANTI ALLA COMMISSIONE. DAVANTI A SÉ.

Gli esami che affrontiamo da ragazzi continuano ad accompagnarci per tutta la vita

In questi giorni migliaia di ragazzi stanno affrontando gli esami.

Li attendono da mesi. Li preparano, li immaginano, li temono. E quando finalmente arrivano sembrano occupare ogni spazio disponibile: i pensieri, le conversazioni, il sonno, le giornate.

Per chi li sta vivendo, tutto appare concentrarsi lì.

In quelle domande.
In quel colloquio.
In quel voto che verrà assegnato al termine della prova.

Eppure gli adulti sanno qualcosa che spesso i ragazzi non possono ancora sapere.

Sanno che, a distanza di anni, molto di ciò che è stato studiato verrà dimenticato.

Si confonderanno date, formule, definizioni e programmi.

Ma resterà il ricordo di quei giorni.

Resterà l'emozione dell'attesa.

Resterà il battito accelerato prima di entrare in aula.

Resterà quella particolare sensazione che si prova quando si è chiamati a esporsi in prima persona.

Forse è per questo che gli esami continuano a tornare nei sogni anche dopo decenni.

Quanti adulti, a quarant'anni, sognano ancora di arrivare impreparati a una prova? Di scoprire all'improvviso di dover sostenere un esame che credevano superato da tempo? Di non ricordare una risposta, di non trovare le parole, di essere osservati e valutati?

Sono sogni sorprendentemente frequenti.

E probabilmente non parlano più della scuola.

Parlano della vita.

Perché un esame è una delle prime occasioni in cui si sperimenta qualcosa che accompagnerà ogni essere umano anche dopo l'adolescenza: il confronto con il giudizio, con l'incertezza, con il limite e con il desiderio di essere riconosciuti.

Davanti a una commissione non ci si presenta soltanto con ciò che si è studiato.

Ci si presenta anche con le proprie aspettative, le proprie paure, le proprie speranze.

Con la domanda silenziosa che attraversa ogni essere umano quando viene chiamato a una prova importante: sarò all'altezza?

È una domanda che cambia forma nel corso degli anni, ma che non smette mai davvero di accompagnarci.

La ritroviamo nel primo colloquio di lavoro.
Nella scelta di una professione.
Nell'inizio di una relazione.
Nella nascita di un figlio.

In ogni passaggio che ci chiede di lasciare qualcosa di conosciuto per avventurarci verso ciò che ancora non sappiamo.

Per questo gli esami non sono soltanto una verifica delle conoscenze.

Sono una soglia.

Un momento in cui si scopre che crescere non significa eliminare la paura, ma imparare ad attraversarla.

A tutti i ragazzi che in questi giorni stanno studiando, ripassando e forse dubitando di sé stessi, vorrei allora augurare non soltanto di fare bene.

Vorrei augurare di accorgersi che il loro valore non coincide con un voto.

Che l'emozione che sentono non è un difetto da combattere, ma il segno dell'importanza di ciò che stanno vivendo.

Che l'incertezza fa parte di ogni esperienza significativa.

E che, qualunque sia il risultato, ciò che ricorderanno davvero non sarà il numero scritto su un verbale.

Sarà il momento in cui hanno trovato il coraggio di presentarsi.

Davanti alla commissione.

E, forse per la prima volta, anche davanti a sé.

“Ti amo” o “ti voglio bene”?Nelle ultime settimane una semplice espressione rivolta ai figli ha acceso un dibattito acce...
04/06/2026

“Ti amo” o “ti voglio bene”?

Nelle ultime settimane una semplice espressione rivolta ai figli ha acceso un dibattito acceso tra professionisti, genitori e opinione pubblica.

Ma davvero una parola può confondere i confini di una relazione?

O il punto decisivo si trova altrove?

Nel nuovo articolo una riflessione sul linguaggio, sull’amore e su ciò che realmente costruisce o confonde i legami familiari.

Non è il “ti amo” Perché i confini non si confondono a causa di una parola In queste settimane il dibattito pubblico si è acceso attorno a una questione apparentemente semplice: è giusto o sbagliato dire “ti amo” ai propri figli? La discussione è nata dalle dichiarazioni di una nota psi...

Ci sono luoghi che non sono soltanto spazi da attraversare.Sono depositi di memoria, di affetti, di lutti, di appartenen...
04/06/2026

Ci sono luoghi che non sono soltanto spazi da attraversare.

Sono depositi di memoria, di affetti, di lutti, di appartenenze. Luoghi che una comunità abita anche simbolicamente, prima ancora che fisicamente.

In questo articolo provo a riflettere sul valore simbolico dei luoghi: su ciò che custodiscono, su ciò che rappresentano e su cosa accade quando il loro significato viene dimenticato, trasformato o consumato.

Un invito alla lettura per chi pensa che una città non sia fatta solo di strade, parchi ed edifici, ma anche dei segni invisibili che li attraversano.

https://www.facebook.com/share/1BwEeCKi2c/?mibextid=wwXIfr

Forse non tutti i cittadini di Ferrara sanno che il Parco Urbano è oggi l’unico luogo individuato dal Comune per la dispersione delle ceneri dei defunti.

GIORNATA MONDIALE DEI DISTURBI ALIMENTARIDa oltre ventisei anni incontro persone che soffrono di disturbi alimentari.In ...
02/06/2026

GIORNATA MONDIALE DEI DISTURBI ALIMENTARI

Da oltre ventisei anni incontro persone che soffrono di disturbi alimentari.

In questo tempo ho imparato che un disturbo alimentare non è mai soltanto un problema di cibo, di peso o di immagine corporea.

Il cibo diventa spesso il luogo in cui prende forma qualcosa che non trova altre parole per essere detto.

L’anoressia, la bulimia, il binge eating e le molte forme che oggi il disagio può assumere non sono capricci, scelte o semplici errori di comportamento. Sono tentativi, spesso dolorosi, di rispondere a un’angoscia, a un vuoto, a una domanda di riconoscimento, a una sofferenza che riguarda il rapporto con sé stessi e con gli altri.

Per questo la cura non può limitarsi a correggere un sintomo o a normalizzare un comportamento alimentare.

Ogni persona porta una storia diversa.
Ogni sintomo ha un significato singolare.
Ogni percorso richiede ascolto, tempo e rispetto.

In una società che misura continuamente il valore delle persone attraverso l’immagine, la prestazione e il controllo, i disturbi alimentari ci ricordano qualcosa di essenziale: che nessun essere umano può essere ridotto a un numero sulla bilancia, a una taglia o a un ideale di perfezione.

In questa Giornata Mondiale dei Disturbi Alimentari, l’invito è a guardare oltre il sintomo e oltre il corpo visibile.

Perché dietro ogni disturbo alimentare c’è sempre una persona.
E dietro ogni persona c’è una storia che merita di essere ascoltata.

Cosa significa oggi diventare uomini? È stata questa la domanda al centro dell'incontro con Leonardo Mendolicchio, svolt...
30/05/2026

Cosa significa oggi diventare uomini? È stata questa la domanda al centro dell'incontro con Leonardo Mendolicchio, svoltosi la scorsa settimana presso IBS+Libraccio Ferrara in occasione della presentazione del libro Diventerai uomo. Di seguito una riflessione sui principali temi affrontati nel corso dell’incontro

Di Chiara Baratelli

DIVENTERAI UOMO Il maschile contemporaneo tra crisi, immagini e ricerca di identità Il libro di Leonardo Mendolicchio (Diventerai uomo. Crescere un figlio oltre il mito della virilità, Mondadori, 2026) arriva in un momento storico in cui il maschile sembra oscillare continuamente tra due estremi: ...

Corpi esposti ovunque, ma sempre meno abitati.In un’epoca dominata dalle immagini e dalla ricerca continua di conferme, ...
29/05/2026

Corpi esposti ovunque, ma sempre meno abitati.

In un’epoca dominata dalle immagini e dalla ricerca continua di conferme, la danza resta uno dei pochi luoghi in cui è ancora possibile fare esperienza del corpo reale, del limite, della fatica, dell’errore e dell’incontro con l’altro.

A partire da Shakespeare in New York – Urban Story 9, in scena il 4 giugno alle 20.30 al Teatro Comunale di Ferrara, una riflessione sul valore della danza come spazio di crescita, appartenenza e costruzione dell’identità.

Buona lettura!

Il 4 giugno alle ore 20:30, nella cornice altamente suggestiva del Teatro Comunale di Ferrara, andrà in scena Shakespeare in New York – Urban Story 9, spettacolo della a.s.d. Dance Nation

Oggi alle ore 18, presso IBS+Libraccio Ferrara, parleremo del libro di Leonardo Mendolicchio Diventerai uomo.“Diventerai...
22/05/2026

Oggi alle ore 18, presso IBS+Libraccio Ferrara, parleremo del libro di Leonardo Mendolicchio Diventerai uomo.

“Diventerai uomo” è una frase che per secoli è sembrata avere un significato quasi ovvio.

Oggi non più.

Perché il maschile contemporaneo appare spesso sospeso:tra fragilità e bisogno di potenza, tra paura del fallimento e ricerca continua di conferme, tra ritiro e acting out.

E allora la domanda diventa inevitabile:
che cosa trasmettiamo oggi ai figli maschi?
Che rapporto stanno costruendo con il limite, con il desiderio, con il corpo, con le emozioni, con l’altro?

In un tempo che chiede continuamente performance, immagine e visibilità, forse diventa ancora più difficile costruire uno spazio interno capace di sostenere frustrazione, separazione e desiderio.

Sarà un’occasione per aprire riflessioni e domande su un tema che riguarda non soltanto gli uomini, ma i legami, la famiglia, la scuola e la società intera.

Vi aspettiamo oggi alle 18 da IBS+Libraccio Ferrara.

Oggi, tra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e la Giornata delle Famiglie, forse v...
17/05/2026

Oggi, tra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e la Giornata delle Famiglie, forse vale la pena fermarsi su un punto.

Esistono differenze che il discorso contemporaneo celebra volentieri, purché restino consumabili, estetiche, innocue.
E differenze che invece continuano a generare paura, perché mettono in crisi l’illusione che esista un modo giusto e universale di essere umani, di amare, di desiderare, di abitare il proprio corpo e i propri legami.

Forse è anche per questo che il simbolo dell’arcobaleno resta così potente.
Perché non cancella le differenze tra i colori, non ne impone uno come corretto o superiore agli altri, ma li tiene insieme senza esclusione.

Eppure ciascuno di noi porta in sé una propria forma di differenza.
Qualcosa che non coincide perfettamente con le aspettative, con gli ideali, con le immagini rassicuranti che la società produce.

Per questo ogni volta che qualcuno si erge a giudice della diversità altrui, forse dimentica un punto essenziale: chi può davvero stabilire quale differenza sia accettabile e quale no?
Quale modo di esistere sarebbe “migliore” e quale “peggiore”?
Su quale presunta normalità assoluta potrebbe fondarsi questo giudizio?

È spesso lì che nasce il pregiudizio.

Non soltanto dall’odio verso l’altro,
ma dalla fatica di tollerare ciò che sfugge alle categorie rigide, ciò che non si lascia ordinare facilmente, ciò che ricorda che l’essere umano non coincide mai fino in fondo con una norma.

Nel mio lavoro incontro ogni giorno persone che portano sulle spalle il peso di sguardi, esclusioni, ironie violente travestite da normalità.

Persone che, prima ancora di poter capire chi sono, hanno dovuto imparare a difendersi.

E incontro anche famiglie che cercano, tra paure, inciampi, domande e trasformazioni, un modo possibile di restare legame senza trasformare la differenza in rifiuto.

Perché nessuna famiglia reale è costruita sulla perfetta adesione a un modello.
Ogni famiglia incontra la differenza.
Ogni legame incontra qualcosa che eccede le aspettative iniziali.

La differenza non è una minaccia da neutralizzare.
È ciò che rende umano ogni soggetto, ogni amore, ogni famiglia.

Domani alle ore 18, presso la CGIL di Ferrara in Piazzetta Verdi, ultimo appuntamento del ciclo Geografie dei legami – G...
14/05/2026

Domani alle ore 18, presso la CGIL di Ferrara in Piazzetta Verdi, ultimo appuntamento del ciclo Geografie dei legami – Genitorialità in trasformazione.

Insieme ad Alide Tassinari affronteremo un tema tanto centrale quanto complesso:

“Tra donna e madre: confini, intrecci e differenze”

Essere madre non coincide mai totalmente con l’essere donna.
E proprio quando questi due piani si confondono senza possibilità di separazione, qualcosa può irrigidirsi nei legami, nel desiderio, nella coppia e nel rapporto con i figli.

Parleremo della funzione materna oltre gli stereotipi: non della “madre perfetta”, non della madre idealizzata o colpevolizzata, ma di ciò che, per ciascuna donna, significa trovare un proprio modo singolare di abitare la maternità.

Perché una madre non è solo colei che accudisce.
È anche una donna attraversata da desideri, mancanze, conflitti, limiti e possibilità.

E forse è proprio questo — non la perfezione — a rendere possibile per un figlio crescere senza dover occupare tutto lo spazio del desiderio materno.

📍 CGIL Ferrara – Piazzetta Verdi
🕕 Ore 18.00
🎙 Ingresso libero

Indirizzo

Ferrara
BOLOGNA

Telefono

+393388790489

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando dott.ssa Chiara Baratelli pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a dott.ssa Chiara Baratelli:

Condividi