17/05/2026
Oggi, tra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia e la Giornata delle Famiglie, forse vale la pena fermarsi su un punto.
Esistono differenze che il discorso contemporaneo celebra volentieri, purché restino consumabili, estetiche, innocue.
E differenze che invece continuano a generare paura, perché mettono in crisi l’illusione che esista un modo giusto e universale di essere umani, di amare, di desiderare, di abitare il proprio corpo e i propri legami.
Forse è anche per questo che il simbolo dell’arcobaleno resta così potente.
Perché non cancella le differenze tra i colori, non ne impone uno come corretto o superiore agli altri, ma li tiene insieme senza esclusione.
Eppure ciascuno di noi porta in sé una propria forma di differenza.
Qualcosa che non coincide perfettamente con le aspettative, con gli ideali, con le immagini rassicuranti che la società produce.
Per questo ogni volta che qualcuno si erge a giudice della diversità altrui, forse dimentica un punto essenziale: chi può davvero stabilire quale differenza sia accettabile e quale no?
Quale modo di esistere sarebbe “migliore” e quale “peggiore”?
Su quale presunta normalità assoluta potrebbe fondarsi questo giudizio?
È spesso lì che nasce il pregiudizio.
Non soltanto dall’odio verso l’altro,
ma dalla fatica di tollerare ciò che sfugge alle categorie rigide, ciò che non si lascia ordinare facilmente, ciò che ricorda che l’essere umano non coincide mai fino in fondo con una norma.
Nel mio lavoro incontro ogni giorno persone che portano sulle spalle il peso di sguardi, esclusioni, ironie violente travestite da normalità.
Persone che, prima ancora di poter capire chi sono, hanno dovuto imparare a difendersi.
E incontro anche famiglie che cercano, tra paure, inciampi, domande e trasformazioni, un modo possibile di restare legame senza trasformare la differenza in rifiuto.
Perché nessuna famiglia reale è costruita sulla perfetta adesione a un modello.
Ogni famiglia incontra la differenza.
Ogni legame incontra qualcosa che eccede le aspettative iniziali.
La differenza non è una minaccia da neutralizzare.
È ciò che rende umano ogni soggetto, ogni amore, ogni famiglia.