29/09/2026
🏠 BOLOGNA, LA CASA NON PUÒ DIVENTARE UN LUSSO
L'inchiesta pubblicata oggi dal Corriere di Bologna accende i riflettori su un fenomeno che sta cambiando rapidamente il mercato della casa nella nostra città: la diffusione dei cosiddetti studentati di lusso, grandi strutture gestite da operatori finanziari e rivolte soprattutto a studenti internazionali con elevata capacità di spesa.
Parliamo di stanze che possono superare 1.200 euro al mese e di un mercato che, secondo quanto ricostruito nell'articolo, potrebbe arrivare a circa 2.500 posti nelle diverse strutture previste in città.
Non abbiamo nulla contro gli investimenti privati, né tantomeno contro gli studenti internazionali: Bologna deve essere una città aperta, universitaria e internazionale. Ma dobbiamo chiederci quale modello di città stiamo costruendo.
Se l'offerta abitativa destinata agli studenti si concentra progressivamente sulle fasce di prezzo più alte, il rischio è che Bologna diventi accessibile soprattutto a chi può permettersela. E questo rischia di contribuire a spingere ulteriormente verso l'alto le aspettative di rendimento del mercato immobiliare.
Il problema, quindi, non riguarda soltanto gli studenti.
Riguarda la capacità della città di trattenere i giovani dopo la laurea, trasformando studenti in nuovi cittadini, lavoratori, professionisti e imprenditori.
E riguarda le giovani coppie e le famiglie, sempre più spinte verso la periferia o i comuni dell'area metropolitana quando acquistare o affittare una casa in città diventa proibitivo.
Il risultato può essere una progressiva trasformazione del centro: meno residenti giovani e famiglie, più turismo e popolazione anziana. Una città bellissima da visitare, ma sempre più difficile da abitare.
Il PLD ritiene che la risposta non debba certamente essere combattere il mercato, ma farlo funzionare meglio aumentando l'offerta di abitazioni.
Nelle nostre linee programmatiche presentate pubblicamente il 3 giugno al Baraccano, abbiamo indicato una strada precisa: favorire la costruzione e il recupero di nuovi alloggi; rimettere sul mercato gli immobili oggi inutilizzati; utilizzare maggiormente il patrimonio pubblico disponibile; incentivare attraverso garanzie efficaci i proprietari a concedere gli appartamenti in locazione; favorire accordi pubblico-privato per edilizia convenzionata e housing a prezzi accessibili; semplificare procedure e tempi per gli interventi di recupero e rigenerazione urbana.
Perché i contributi economici possono aiutare chi è in difficoltà, ma non risolvono strutturalmente il problema se il numero delle case disponibili rimane insufficiente.
La questione fondamentale resta quindi una: aumentare l'offerta e diversificarla, affinché Bologna abbia case per studenti, giovani lavoratori, famiglie e ceto medio, non soltanto residenze premium per chi può permettersi 1.200 euro al mese per una stanza.
Una città universitaria non deve soltanto attirare studenti.
Deve permettere loro di viverci, crescere e, se lo desiderano, costruirci il proprio futuro.