28/08/2026
Da ON DEATH AND DYING, SEMINARI SULLA MORTE E IL MORIRE, MaydayItalia.
La morte è un argomento ignorato, evitato e negato dalla nostra società che celebra la giovinezza e le sue prodezze e che è orientata al progresso.
È come se vivessimo la morte come un nemico da distruggere o una prigione da cui sfuggire.
Eppure la morte fa parte dell'esistenza umana quanto la nascita. Anzi è la morte che da significato alla vita. La morte definisce i limiti del nostro tempo in questa vita, spingendoci ad essere produttivi con quel tempo che è nelle nostre mani.
Questo è il senso della morte: l'ultimo stadio della nostra crescita. Tutto ciò che sei e tutto ciò che hai fatto culmina nella tua morte. (...)
Se sei abbastanza fortunato da essere avvisato prima, anche quando stai morendo hai la tua ultima opportunità di crescere, di diventare più autenticamente chi veramente sei, di dive**re più autenticamente umano.
Ma non dovremmo aspettare che la morte bussi alla nostra porta per fare i conti con la nostra finitezza e per cominciare a vivere davvero.
Se riuscissimo a vivere il viaggio della vita con accanto la presenza invisibile ma amichevole della morte, nostra compagna, che gentilmente ci ricorda di non rimandare a domani quello che davvero è importante per noi, allora potremmo imparare a vivere la nostra vita anziché semplicemente attraversarla.
Perché è chi non ha veramente vissuto, a prescindere da quanti anni abbia, che è più riluttante a morire.
È chi ha progetti non realizzati, frasi non dette, gesti non fatti, sogni infranti, lettere mai spedite, che ha più paura di morire, e che rende per chi gli sta accanto quest transizione ancora più dura.
Dobbiamo permettere alla morte di essere il palcoscenico su cui si realizza il capolavoro della nostra vita, perché è in essa che risiedono il significato del vivere e la chiave della nostra crescita.
Da ON DEATH AND ON DYING, SEMINARI SULLA MORTE E IL MORIRE, MaydayItalia