16/01/2026
Nella crisi le persone prima di poter funzionare, devono trovare soddisfazione al loro bisogno primario, quello che emerge sopra tutti gli altri: quello di sopravvivere.
È talmente basico, biologico, il bisogno di sicurezza, che nella crisi le persone cercano colui a cui rivolgersi per affidarcisi.
Si dice, infatti, che la leadership nasce nella crisi.
E si dice anche un’altra cosa: che la crisi è come la bellezza, è negli occhi di guarda.
Anche la leadership è negli occhi di chi guarda: è negli occhi di chi segue.
Nel momento di crisi le persone rivolgono lo sguardo verso chi ispira loro fiducia, perché la fiducia accresce il senso di sicurezza. Nel momento in cui questo bisogno è a repentaglio, scandagliamo il panorama per trovare il modo per soddisfarlo, affidandoci a colui che in quel momento nutre il nostro bisogno di fiducia.
Integrità, passione, determinazione, coraggio.
Sono queste le caratteristiche che infondono fiducia nelle persone, e le portano a seguire il loro leader anche comportandosi in modi che non avrebbero mai creduto possibile.
Il vero leader è colui che si fa seguire anche in direzioni che non avrebbero mai intrapreso se fossero stati soli.
Sul ponte Edmund Pettus di Selma Martin Luther King, a capo di 2.500 seguaci che si erano riuniti in una marcia animati dalla lotta per i diritti civili dei neri con l’obiettivo di raggiungere la città di Montgomery e la sede del Governatore dell’Alabama, semplicemente smise di camminare. 2.500 persone si fermarono dietro di lui. Determinato a lasciare un segno nella lotta per l’attuazione del “Civil Rights Act”, ma intenzionato anche a proteggere i suoi uomini, King soppesò la situazione, prese una decisione silenziosa, si voltò e tornò indietro aprendosi un varco tra i suoi uomini senza parlare, tra lo sconcerto e il disappunto, anche, di quel fiume di gente.
È quello che accadde dopo che è importante.
Dopo non accadde nulla. Ad una ad una, 2.500 persone riunitesi con l’intenzione di lottare per i loro diritti civili, si aprirono per lasciar passare il loro leader, e senza parlare si girarono per seguirlo e tornare indietro.
Fu solo dopo, che i suoi uomini più vicini chiesero spiegazioni di quel comportamento: in azione non c’è spazio per chiedere conto, e non necessariamente perché non ci sia tempo, ma perché ci si muove su un altro registro, su un altro modo di funzionamento del cervello e quindi del funzionamento cognitivo, quello della fiducia e, anche, della devozione.
Gli annali che registrano non solo le imprese di guerra ma anche la vita degli uomini che le hanno compiute sono pieni di colonnelli che dichiarano che avrebbero seguito il loro generale in capo al mondo, come il generale confederato Stonewall Jackson che diceva che la sua fiducia nel generale Lee era talmente forte che lo avrebbe seguito con convinzione anche se fosse stato bendato.