Philobiblion Laboratorio di Restauro

Philobiblion Laboratorio di Restauro Laboratorio di Restauro di Libri, Pergamene, Manoscritti e Grafica su Carta. Taglio e montaggio di passe-partout per arte su carta.

Conservazione e Restauro di Legature Antiche, Manoscritti su Carta e Pergamena, Mappe, Stampe, Disegni, Acquerelli e Oggetti Storici in Cuoio e Pelle. Legature in pelle, pergamena, tessuti e cartoncino. Legature di conservazione senza adesivi.

03/10/2022

Sabato 8 ottobre 2022 - Prima giornata nazionale di apertura di archivi e biblioteche private, che affianca l’iniziativa “Domeniche di carta“ del Ministero della Cultura, prevista il giorno successivo domenica 9 ottobre.

27/02/2021

An essential aspect of the kakejiku is that it is not intended to be hung permanently; making it versatile in its placement. This means that it can be change...

27/02/2021
11/02/2021

The Art & Science of Illuminated Manuscripts: A Handbook, ed. Stella Panayotova (Brepols, February 2021)

http://www.brepols.net/Pages/ShowProduct.aspx?prod_id=IS-9781912554591-1&fbclid=IwAR1C2Ha5-CpMZnkgZTh0mNSyF7F5mHdQB-6_Y9QLUNsoshoxbqVCRt2SY5g

This book is designed to provide a guide for art historians, conservators and manuscript scholars to understand and support the increasingly popular cross-disciplinary research efforts focused on non-invasive scientific analyses of illuminated manuscripts.

The results achieved by the research of the pioneering MINIARE research project based at the Fitzwilliam Museum in Cambridge led to the ground-breaking and acclaimed 2016 exhibition "COLOUR: The Art and Science of Illuminated Manuscripts." This was followed by an international Conference, in which art historians, paper and book conservators, and cultural heritage scientists were brought together to share new recent research not only on manuscripts but also on painting in other media. The Conference proceedings were published in the first two volumes of the HMMIMA series (2017-2018). The present publication includes 6 Essays by way of introducing and explaining the major topics being investigated, including the range of inks, pigments and paint binders used by illuminators; parchment-making; pigment recipes; and model books. The many analytical instruments and techniques that are used to investigate manuscripts are also discussed. Then follow 58 Case Studies of manuscripts from as early as the year 700 up to c.1600. All these are fully illustrated in colour and in great detail, and should act as examples to inform scholars in libraries, museums and other cultural institutions of the benefits of adding scientific tools to the range of methods used to investigate manuscripts.

CONTENTS:

Introduction: The Integrated Analyses of Illuminated Manuscripts -- Stella Panayotova

Pigment Recipes and Model Books: Mechanisms for Knowledge Transmission and the Training of Manuscript Illuminators -- Nancy K. Turner and Doris Oltrogge

Science of the Book: Analytical Methods for the Study of Illuminated Manuscripts -- Paola Ricciardi and Catherine Schmidt Patterson

From Pelt to Painted Page: Western Medieval Manuscript Parchments -- Edward Cheese

Painting Materials and Techniques in Byzantine and Slavonic Illuminated Manuscripts, c.800 -- Elina Dobrynina

Painting Materials and Techniques in Western Illuminated Manuscripts c.600 -- Stella Panayotova

Case Studies: 58 highly detailed case studies of manuscripts from as early as the year 700 up to c.1600. All these are fully illustrated in colour and provide stimulating examples to guide conservation departments in collections, museums and other laboratories in applying scientific investigation into works of art.

15/01/2021
12/12/2020
29/11/2020

I ROMANI E I COLORI

Per i Romani, alcuni pigmenti non avevano lo stesso significato che assumono per noi oggi.
Di conseguenza, anche il loro impiego era molto diverso rispetto alla nostra modernità.

Ad esempio, il blu e l'azzurro non erano molto in voga: anzi, non era nemmeno considerato un colore ben definito.
Per i Romani, questo era il colore dei popoli germanici.

Ciò si evince anche dal lessico: infatti, non esiste in latino un termine per indicare questo pigmento, ma l’odierna parola deriva appunto da lingue straniere, come lingue germaniche (“blau”) o arabe (“azraq”).

Anche nella Grecia antica non v’era un termine preciso per distinguere l’azzurro, il verde, ed il grigio.

Nella cultura romana, nascere con gli occhi azzurri era visto come un segno di sfortuna per le donne, e di ridicolo per gli uomini.

Il rosso, al contrario, era di sicuro molto più amato.

In latino col termine “coloratus” era generalmente indicato qualcosa di colore rosso. Ciò resta in altre lingue moderne, come per esempio lo spagnolo.

Per i Romani, il rosso era l’unico colore degno d’esser definito tale, questo colore, infine, era utilizzato anche in alcune cerimonie religiose.

Il giallo era molto apprezzato nel mondo antico (al contrario del Medioevo e del Rinascimento, periodi in cui ha connotazioni generalmente negative), usato dalle donne specie durante le cerimonie pubbliche.

La porpora (un colore generalmente violaceo, ma ricco di sfumature, dal viola, al blu, all'indaco) era riservata solo all’imperatore e pochi membri o generali militari.

Infine, il bianco e il nero son indicati nella lingua latina con più termini: “albus” e “candidus” per il bianco (“candidus” in particolar indicava il bianco acceso, da questo deriva la parola “candidato”), e “niger” ed “ater” per il nero.

Per quanto riguarda altre tonalità intermedie dobbiamo aspettar le lingue romanze per una vera e propria terminologia.
I latini si limitavano ad associarle a oggetti e cose esistenti: ad esempio, la parola “rosa” indicava sia il fiore sia il colore.

-Bibula

Nota: la griglia dei colori non è una nostra realizzazione. Avevamo l'immagine salvata da molto tempo e l'abbiamo utilizzata come accompagnamento al post. Se qualcuno trova la fonte, ce lo segnali, così che possiamo indicarla.

21/11/2020

A team of cataloguers, curators, conservators, and imaging specialists at the British Library (BL) has completed a seven-year project to digitize a collection of early maps from its Topographical Collection of King George III, aka “K. Top.”

13/11/2020

Read Now!

08/10/2020

An extraordinary 60 sheet manuscript world map made in 1587 by Urbano Monte has been added to the David Rumsey Map Collection at Stanford University. At 10 f...

13/06/2020

L’INCASTELLAMENTO

Viene definito “incastellamento” il complesso movimento mediante il quale si sono operati, tra il 920 ed il 1030, in Italia, l’accentramento umano in abitati d’altura, chiusi e raggruppati, la ricomposizione dei terreni e la loro gerarchizzazione all’interno di vere e proprie circoscrizioni, portando così alla nascita di un paesaggio caratteristico e duraturo. Tale fenomeno, in modi e tempi differenti, coinvolse comunque l'intera area europea, occidentale ed orientale, tanto da poter parlare di vere e proprie fasi distinte di “incastellamento”. Le sue cause, documentato stabilmente a partire dall'epoca post-carolingia, sono tutt'oggi oggetto di indagine e dibattito tra gli storici e gli archeologi; probabilmente non furono solo esigenze di protezione dalle invasioni di IX-X secolo (ungari, scandinavi e saraceni) o dalle scorribande di predoni o altri signori territoriali, ma anche nuovi assetti di poteri politici, sociali ed economici a confluire nella costruzione dei castelli. Questi erano infatti non solo fortezze ma anche centri di controllo di una determinata area, sedi delle corti di banno nonché snodi di scambi commerciali ed agricoli, e divennero col tempo simboli di potere e ricchezza.

La diffusione dei castelli in Europa fu un fenomeno che riguardò non solo i rapporti socio-economici dei territori ma anche la conformazione dell'habitat naturale, soggetto dunque ad una forte antropizzazione concomitante all'incremento demografico a cavallo tra X-XI secolo ed al dissodamento di numerose terre a lungo incolte. Come si può notare in quest’immagine di A. Astankov (che rappresenta in particolare l’evoluzione dei castelli inglesi), nel corso del tempo, i castelli si presentarono con diverse architetture e principi ingegneristici, a partire dalle motte in legno tipiche dell'Altomedioevo, fino alle poderose rocche in pietra tardomedievali. Per questi ed altri motivi, agli inizi del XVI secolo i castelli apparivano come molto diversi, circondandosi di mura basse e spesse in luogo di quelle tradizionali, alte e sottili. La ragione, secondo alcuni, risiede nella comparsa della moderna artiglieria. Le nuove armi d'assedio resero del tutto inefficaci le vecchie mura, concepite per respingere assalti con scale e torri o a resistere a colpi di catapulta e trabucco.

È interessante notare che i castelli adeguarono la propria struttura per resistere all'artiglieria soltanto a distanza di duecento anni dall'apparizione di queste armi sui campi di battaglia. Nel XIV secolo gli europei infatti già utilizzavano bombarde e particolari tipologie di mortai, ma erano armi poco affidabili (spesso esplodevano) ed estremamente costose sicché negli assedi alle fortezze, per gran parte del XV secolo, si continuò ad affiancare onagri e trabucchi ai primitivi cannoni.

Bibliografia:
C. Wickham - S. Carrocci in AA.VV., Storia Medievale, Economia Altomedievale (Wickham) e Signori, Castelli e Feudi (Gallina), Donzelli 1998, pp. 218-221; pp. 253-255.
M. Caravale, Ordinamenti giuridici dell'Europa medievale, Il Mulino 1994, pp. 157-174.
A. De Bernardis - S. Guarracino, I Saperi della Storia, dalla società feudale alla crisi del Seicento, Mondadori 2007, pp. 23-28; pp. 550-551.
F.R. Stasolla, Il fenomeno dell’incastellamento, in “Il mondo dell’Archeologia”, I, stituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 2002, p. 920.
P. Toubert, Dalla terra ai castelli, Paesaggi, agricoltura e poteri nell'Italia medievale, Torino, Einaudi, 1997.
A. Augenti, Archeologia Medievale in Italia, Tendenze attuali e prospettive future, in “Archeologia Medievale”, ###, 2003, pp. 511-518.

21/05/2020

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