13/06/2020
L’INCASTELLAMENTO
Viene definito “incastellamento” il complesso movimento mediante il quale si sono operati, tra il 920 ed il 1030, in Italia, l’accentramento umano in abitati d’altura, chiusi e raggruppati, la ricomposizione dei terreni e la loro gerarchizzazione all’interno di vere e proprie circoscrizioni, portando così alla nascita di un paesaggio caratteristico e duraturo. Tale fenomeno, in modi e tempi differenti, coinvolse comunque l'intera area europea, occidentale ed orientale, tanto da poter parlare di vere e proprie fasi distinte di “incastellamento”. Le sue cause, documentato stabilmente a partire dall'epoca post-carolingia, sono tutt'oggi oggetto di indagine e dibattito tra gli storici e gli archeologi; probabilmente non furono solo esigenze di protezione dalle invasioni di IX-X secolo (ungari, scandinavi e saraceni) o dalle scorribande di predoni o altri signori territoriali, ma anche nuovi assetti di poteri politici, sociali ed economici a confluire nella costruzione dei castelli. Questi erano infatti non solo fortezze ma anche centri di controllo di una determinata area, sedi delle corti di banno nonché snodi di scambi commerciali ed agricoli, e divennero col tempo simboli di potere e ricchezza.
La diffusione dei castelli in Europa fu un fenomeno che riguardò non solo i rapporti socio-economici dei territori ma anche la conformazione dell'habitat naturale, soggetto dunque ad una forte antropizzazione concomitante all'incremento demografico a cavallo tra X-XI secolo ed al dissodamento di numerose terre a lungo incolte. Come si può notare in quest’immagine di A. Astankov (che rappresenta in particolare l’evoluzione dei castelli inglesi), nel corso del tempo, i castelli si presentarono con diverse architetture e principi ingegneristici, a partire dalle motte in legno tipiche dell'Altomedioevo, fino alle poderose rocche in pietra tardomedievali. Per questi ed altri motivi, agli inizi del XVI secolo i castelli apparivano come molto diversi, circondandosi di mura basse e spesse in luogo di quelle tradizionali, alte e sottili. La ragione, secondo alcuni, risiede nella comparsa della moderna artiglieria. Le nuove armi d'assedio resero del tutto inefficaci le vecchie mura, concepite per respingere assalti con scale e torri o a resistere a colpi di catapulta e trabucco.
È interessante notare che i castelli adeguarono la propria struttura per resistere all'artiglieria soltanto a distanza di duecento anni dall'apparizione di queste armi sui campi di battaglia. Nel XIV secolo gli europei infatti già utilizzavano bombarde e particolari tipologie di mortai, ma erano armi poco affidabili (spesso esplodevano) ed estremamente costose sicché negli assedi alle fortezze, per gran parte del XV secolo, si continuò ad affiancare onagri e trabucchi ai primitivi cannoni.
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