Ines Pesce

Ines Pesce 💡 Ideatrice del ™️
🖊️ Autrice
✨ Consulente di Marketing Strategico
CMO DI:
✔️ DARUMA ADV
✔️ DODICI NODI
Innamorata di 🐾🐎

05/09/2026

Vado dal cliente per registrare contenuti e finisco a mo***re un trasportino per gatti.

Perché la vita da agenzia è fatta anche di questo: entri con una scaletta, un’idea creativa, una lista di contenuti da girare e la concentrazione giusta per portare a casa il lavoro, poi ti ritrovi nel mezzo di una missione parallela che nessuno aveva previsto.

E va benissimo così.

Quando lavori davvero a stretto contatto con i clienti, soprattutto durante le giornate di produzione, succede che il confine tra strategia, contenuti, organizzazione e problem solving diventi molto sottile.

Un attimo prima stai pensando alle inquadrature, al messaggio, al tono del brand e al modo migliore per far emergere una storia. Un attimo dopo stai cercando di capire quale pezzo del trasportino vada incastrato per primo.

Fa ridere, ma racconta bene una cosa che per me è importante: esserci sul campo significa anche entrare nella realtà del cliente, adattarsi, risolvere, alleggerire e creare un clima in cui tutto possa funzionare meglio.

Perché i contenuti migliori non nascono mai in un’atmosfera rigida, ma dentro giornate vere, fatte di imprevisti, collaborazione, fiducia e qualche momento completamente assurdo.

Alla fine abbiamo registrato i contenuti.

E sì, anche il trasportino è stato montato.

Direi che possiamo considerarla una produzione riuscita.

Chi lavora con i clienti lo sa: qual è la richiesta più improbabile che vi è capitato di gestire durante una giornata di lavoro?

PER ESSERE UN BRAVO PROFESSIONISTA DEVI ESSERE UNA BRAVA PERSONA.È una delle massime che ripeto più spesso: direi che è ...
04/09/2026

PER ESSERE UN BRAVO PROFESSIONISTA DEVI ESSERE UNA BRAVA PERSONA.

È una delle massime che ripeto più spesso: direi che è il mantra della mia vita.

E ogni volta qualcuno potrebbe obiettare che professionalità e qualità umane siano due cose diverse ma io non lo credo affatto.

Per me essere professionisti non significa soltanto essere competenti, puntuali, preparati, performanti. Significa anche sapere cosa fare quando potresti approfittarti dell’inesperienza di un cliente.

Significa non screditare un collega per conquistare un lavoro.

Significa assumersi la responsabilità di un errore invece di cercare qualcuno a cui attribuirlo.

Significa rispettare una promessa anche quando non è più conveniente mantenerla.

Significa avere la stessa correttezza davanti a un cliente importante e davanti a qualcuno dal quale, apparentemente, non hai nulla da ottenere.

La competenza stabilisce quanto sei bravo nel tuo mestiere mentre il carattere stabilisce che professionista sei. Ed è una differenza enorme.

Puoi avere talento, esperienza, un grande personal brand, migliaia di follower e un fatturato importante ma se le persone, per lavorare con te, devono continuamente proteggersi da te, il problema non è nella tua strategia di marketing. È molto più profondo.

Per questo continuo a pensare che il vero posizionamento non inizi da ciò che raccontiamo di essere ma inizia da come scegliamo di comportarci quando non abbiamo nessun obiettivo puntato.

A voi la parola. Quanto pesa, nella scelta di un professionista, la persona che trovate dietro la competenza?

02/09/2026

Sul set rivedo sempre gli scatti live per capire se stiamo fotografando una persona o raccontando un brand.

Perché una fotografia può essere bellissima, tecnicamente corretta, luminosa, elegante e perfettamente costruita, ma non necessariamente utile alla comunicazione.

Quando lavoro a uno shooting di personal branding, quello che cerco non è soltanto l’immagine piacevole da pubblicare, ma lo scatto capace di restituire identità, postura professionale, tono, intenzione e riconoscibilità.

Per questo durante il set mi piace fermarmi, riguardare le foto insieme al fotografo, osservare cosa sta arrivando davvero e capire se serve correggere qualcosa: una posa, un’espressione, una luce, un’inquadratura o anche solo l’energia della scena.

È un lavoro di confronto continuo, perché il risultato migliore nasce quando estetica e strategia iniziano a parlare la stessa lingua.

Con lavorare così è sempre un piacere: si scatta, si guarda, si ragiona e si aggiusta il tiro finché l’immagine non diventa davvero coerente con il racconto che vogliamo costruire.

Perché una foto bella si nota.

Una foto giusta ti posiziona.

Se senti che le tue immagini sono belle, ma non raccontano ancora il tuo posizionamento, scrivimi in DM la parola BRAND.

01/09/2026

Durante una trasferta di lavoro parto sempre con una scaletta, un’idea, un obiettivo e un progetto da portare a casa, ma poi ci sono momenti che non puoi prevedere e che spesso diventano quelli più preziosi.

A Procida è successo così.

Tra una ripresa e l’altra, mi sono ritrovata ad ascoltare un signore del posto che ci raccontava aneddoti, storie, dettagli e piccoli pezzi di vita dell’isola. Quelle cose che non trovi in una brochure, che non puoi inventare in un piano editoriale e che non emergono se ti limiti a guardare un luogo solo attraverso la lente della produzione.

Per raccontare davvero un territorio, una location o un progetto, bisogna anche saper rallentare, fare domande e lasciare spazio a chi quel posto lo vive ogni giorno.

Perché spesso l’identità più autentica di un luogo non sta solo nei suoi scorci più belli, ma nelle voci delle persone che lo abitano, nei ricordi che custodiscono e nel modo in cui riescono a farti vedere qualcosa che, da sola, forse non avresti notato.

Ed è anche per questo che amo le trasferte: perché ogni volta torno con contenuti da consegnare, ma anche con storie che mi restano addosso.

31/08/2026

Dietro ogni contenuto che arriva pulito, coerente e apparentemente naturale c’è sempre una quantità enorme di lavoro che non si vede.

Ci sono le prove, le correzioni, le idee cambiate all’ultimo, le scene rifatte, le indicazioni date con calma anche quando il tempo stringe, i dettagli sistemati pochi secondi prima di registrare e tutte quelle piccole decisioni che, messe insieme, trasformano una giornata di shooting in un progetto che funziona davvero.

Brindare alla fine non è solo celebrare il risultato finale, ma anche riconoscere tutto quello che è accaduto prima di arrivarci.

La concentrazione del team, la disponibilità del cliente, la fiducia costruita sul set e quella pazienza collettiva che serve sempre quando si prova a raccontare un brand nel modo giusto.

Alla fine, il momento più bello è proprio questo: guardarsi intorno, sapere di aver dato tutto e potersi finalmente dire che sì, anche questa volta abbiamo portato a casa il racconto.

Cin cin al lavoro invisibile, che spesso è quello che fa davvero la differenza.

LE DONNE CHE VANNO A CAVALLO SONO DELLE BRUTTE PERSONE.Soprattutto quelle che, alla soglia dei quarant’anni, decidono di...
30/08/2026

LE DONNE CHE VANNO A CAVALLO SONO DELLE BRUTTE PERSONE.

Soprattutto quelle che, alla soglia dei quarant’anni, decidono di salire in sella, come me.

Hanno impiegato una vita a diventare brave, affidabili, competenti. Hanno un ruolo, una reputazione, un’identità costruita a forza di decisioni. Poi entrano in scuderia e scelgono l’unico luogo in cui nulla di tutto questo conta.

Il mio cavallo non conosce il mio curriculum, non si lascia impressionare dalla sicurezza esibita, non collabora per educazione.

Così torno ad essere una principiante.

Metto in discussione il mio corpo, l’equilibrio, il coraggio, il bisogno di controllo. Imparo a chiedere senza imporre, a guidare senza dominare, ad aspettare una risposta che non sempre arriva quando vorrei.

E, per peggiorare la situazione, ho scelto pure il cavallo più difficile.

Freedom è un cavallo tecnico, sensibile, esigente. Lui è chiaramente al di sopra della mia portata: non perdona l’approssimazione, non concede facili gratificazioni e mi toglie persino l’illusione di essere più brava di quanto sono.

Non è masochismo ma è il desiderio di incontrare finalmente qualcosa che non possa essere accelerato, corretto con un filtro o riassunto in una performance.

Mentre la vita di oggi è una sequenza di highlight — risultati, sorrisi e successi montati in quindici secondi — io ho scelto ciò che non si vede: le ripetizioni, gli errori, le giornate storte, i millimetri guadagnati, la stesso esercizio provato ancora una volta.

La lentezza, allora, non è incapacità ma è il mio atto ribellione a chi nella vita mi costringe a correre.

La mia tenacia non è ostinazione cieca.
È decidere di restare anche quando l’ego suggerisce di scegliere qualcosa di più facile.

Ecco perché sono una di quelle brutte persone: perché so di essere scomoda per un mondo che mi vorrebbe veloce anche quando non serve, patinata a prova di selfie, performante e già risolta.

Alla soglia dei 40 anni ho accettato invece di non essere ancora arrivata, di non avere tutto sotto controllo, di poter fallire, imparare e ricominciare.

Non ho scelto il cavallo alla mia altezza ma quello che mi costringerà a crescere fino alla sua.

29/08/2026

Fine shooting: si brinda al lavoro fatto, ai dettagli salvati e alla pazienza di tutti.

Perché dietro ogni contenuto che arriva pulito, coerente e apparentemente naturale c’è sempre una quantità enorme di lavoro che non si vede.

Ci sono le prove, le correzioni, le scene rifatte, le indicazioni date con calma anche quando il tempo stringe, i dettagli sistemati pochi secondi prima di registrare e quella pazienza collettiva che, a un certo punto, porta inevitabilmente il cliente a pensare: “Che palle.”

E lo capisco.

Perché durante uno shooting sembra sempre tutto più semplice da fuori, mentre sul set ogni dettaglio viene guardato, spostato, corretto e rifatto finché non racconta davvero quello che deve raccontare.

Poi, però, arriva il momento in cui tutto torna.

La scena funziona, il brand viene fuori, il cliente si riconosce nel racconto e anche quel “che palle” diventa parte del backstage.

Brindare alla fine significa anche questo: celebrare il risultato, ma soprattutto tutte le piccole fatiche che lo hanno reso possibile.

Cin cin al lavoro fatto, alla pazienza dei clienti e a tutti quei “che palle” che, alla fine, portano sempre a qualcosa di buono.

28/08/2026

🎙️ 𝗪𝗲𝗱𝗱𝗶𝗻𝗴 𝗕𝗶𝘇 𝗣𝗼𝗱𝗰𝗮𝘀𝘁
Il wedding è davvero in crisi?

I numeri dicono che ci sposiamo meno. Ma fermarsi al numero dei matrimoni celebrati rischia di farci leggere soltanto una parte di quello che sta accadendo.

Sono cambiate le coppie, sono cambiate le famiglie, sono cambiate le priorità economiche e soprattutto è cambiato il significato stesso attribuito al matrimonio.

Oggi una coppia può convivere per anni, comprare casa, avere figli e costruire una famiglia senza sentire la necessità di sposarsi.

Questo significa che chi lavora nel wedding si trova davanti a un mercato diverso da quello di qualche decennio fa. E continuare a vendere soltanto location, fiori, fotografie, abiti o “il giorno più bello della vita” potrebbe non essere più sufficiente.

In questa puntata di Wedding Biz Podcast parto proprio dal calo dei matrimoni per ragionare su ciò che sta succedendo dietro quei numeri e, soprattutto, su una domanda che riguarda direttamente noi professionisti:
se sposarsi non è più una tappa obbligata, siamo ancora capaci di comunicare alle coppie una ragione contemporanea per desiderare di farlo?

🎧 Ascolta la puntata, cerca Wedding Biz Podcast su Spotify o Apple Podcast e poi dimmi la tua: il wedding sta vivendo una crisi oppure una trasformazione che il settore non ha ancora imparato a leggere?

Ti leggo nei commenti.

27/08/2026

PER LA SERIE: DOMANDE KILLER PER L’AI.
“Analizza il mio business e dimmi cosa devo fare da settembre.”

Al rientro dalle ferie la tentazione è comprensibile: aprire ChatGPT, raccontargli sommariamente cosa facciamo e chiedergli di mettere ordine nei prossimi mesi.

Il problema nasce quando confondiamo la capacità dell’AI di elaborare velocemente una risposta con la capacità di conoscere realmente il nostro business.

L’intelligenza artificiale non sa automaticamente quali contenuti hanno funzionato negli ultimi sei mesi, quali clienti hai acquisito, quali richieste stai ricevendo, dove perdi opportunità, quali obiettivi economici devi raggiungere entro dicembre, cosa stanno facendo i tuoi competitor e, soprattutto, quale direzione vuoi dare al tuo posizionamento.

Se non le fornisci queste informazioni, farà comunque il suo lavoro: riempirà gli spazi mancanti con ciò che statisticamente appare più plausibile.

E potresti ritrovarti con una strategia perfettamente ordinata, apparentemente sensata e completamente inutile per te.

Al rientro, quindi, usa pure l’AI; ma prima fai qualcosa di molto meno tecnologico: analizza ciò che è successo davvero nel tuo business da gennaio a oggi.

Poi dalle i dati, il contesto, le criticità e gli obiettivi e chiedile di aiutarti a ragionare su quelli.

L’AI può accelerare enormemente un pensiero strategico.Non può sostituire le informazioni che non le hai dato.

💬 Confessa: qual è stata la prima cosa che hai chiesto all’AI appena tornato dalle ferie?

Ti leggo nei commenti.

𝗠𝗔𝗥𝗞𝗘𝗧𝗜𝗡𝗚 𝗜𝗡𝗦𝗜𝗚𝗛𝗧𝗦 AGOSTO EDITION 🍃Il matrimonio non sta scomparendo come rito ma smettendo di essere una scelta automat...
26/08/2026

𝗠𝗔𝗥𝗞𝗘𝗧𝗜𝗡𝗚 𝗜𝗡𝗦𝗜𝗚𝗛𝗧𝗦 AGOSTO EDITION 🍃

Il matrimonio non sta scomparendo come rito ma smettendo di essere una scelta automatica. E questa differenza, per chi lavora nel wedding, cambia parecchie cose.

Le coppie arrivano al matrimonio più tardi, spesso dopo anni di convivenza, una casa condivisa, magari dei figli e una famiglia che, di fatto, esiste già. Nel frattempo il costo della celebrazione è aumentato e quell’investimento compete con molte altre priorità.

Quindi oggi scegliere di sposarsi richiede una motivazione più forte rispetto al passato.

Eppure continuiamo a comunicare il matrimonio quasi esclusivamente attraverso ciò che si compra: la location, i fiori, l’abito, le fotografie, la mise en place, l’intrattenimento.

Tutto bellissimo ma stiamo raccontando molto bene come sarà quel giorno e sempre meno perché valga ancora la pena viverlo.

Credo che una delle sfide più interessanti per il wedding dei prossimi anni sarà proprio questa: tornare a dare significato alla celebrazione, rendendo percepibile il valore emotivo, simbolico e relazionale di riunire le persone che ami e rendere pubblico un legame che, nella vita quotidiana, esiste già.

Perché quando un mercato cambia, non possiamo continuare a parlare alle persone con le stesse argomentazioni di vent’anni fa.

La domanda che lascio ai professionisti del wedding questo mese è quindi molto semplice:
𝑠𝑒 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑖 𝑡𝑢 𝑎 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑟 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑝𝑝𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑒 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑑𝑎 𝑑𝑖𝑒𝑐𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖, ℎ𝑎 𝑔𝑖à 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑒 𝑚𝑎𝑔𝑎𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖, 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎé 𝑑𝑜𝑣𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑠𝑡𝑖𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑎𝑡𝑟𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑜, 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖?

Parliamone nei commenti🍃

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