15/09/2026
SICURI CHE C'È STATO PROGRESSO?
Quando andavo alle elementari io, primi anni Ottanta, il primo giorno di scuola nello zaino avevo più o meno questo: il libro delle vacanze, un quaderno, a righe grandi o piccole a seconda della classe, una penna blu o nera, una rossa, forse una matita.
Una bella colazione rinforzante nello stomaco e il diario. Quello sì, fondamentale. Perché era il diario che dovevo far vedere a casa.
I libri del nuovo anno? Non c'erano.
Le cedole erano cartacee, i libri nelle librerie arrivavano quando arrivavano e potevano tranquillamente passare un paio di settimane.
Eppure nessuno chiamava la Protezione Civile.
Mia madre non aveva WhatsApp.
Non aveva il cellulare.
Non aveva il gruppo dei genitori.
Non aveva il numero della maestra.
Anche perché la maestra era una.
E soprattutto non viveva nel terrore che io potessi presentarmi a scuola il primo giorno privo dell'intero equipaggiamento previsto dal protocollo NATO per la terza elementare.
Probabilmente pensava una cosa oggi rivoluzionaria: il primo giorno era il primo giorno.
E dopo ce n'erano altri 200 circa per recuperare le devastanti lacune didattiche accumulate nelle prime cinque ore per non aver portato il quaderno giusto.
La maestra ci salutava. Ci chiedeva come erano andate le vacanze.
Faceva ancora caldo e magari si usciva un po'. Cominciavamo a guardare gli alberi e ad accorgerci che stava arrivando l'autunno.
E già sapevamo cosa ci aspettava.
Ricci. Foglie variopinte. Nocciole.
Un quintale di foglie da raccogliere e portare a scuola perché, evidentemente, negli anni Ottanta l'intero programma ministeriale delle elementari poggiava sul ciclo biologico del castagno.
Oggi il primo giorno di scuola comincia il 16 agosto.
Sul gruppo WhatsApp dei genitori.
Parte la prima domanda.
«Qualcuno sa cosa devono portare?»
Da quel momento si apre ufficialmente l'unità di crisi.
I rappresentanti contattano le maestre. Le maestre vengono compulsate affinché forniscano l'elenco dello zaino tattico del primo giorno.
Quaderno dell'anno scorso.
Quaderno dell'anno nuovo.
Libri già acquistati, foderati, etichettati e possibilmente disponibili dal giorno successivo alla chiusura delle scuole.
Astuccio con ogni sorta di diavoleria cartoleresca.
E qui apro una parentesi personale: odio le penne cancellabili.
Perché persino l'errore oggi deve sparire.
Io invece ricordo pagine piene di cancellature, righe, frecce, parole riscritte. L'errore rimaneva lì. Lo vedevi. E forse imparavi anche che non tutto nella vita si cancella strofinando il tappino della penna.
Poi comincia il secondo vertice:
COME LI VESTIAMO?
Divisa?
Grembiule?
Maglietta?
Pantaloncino?
E se fa caldo?
E se fa freddo?
E se alle 10:37 cambia il vento?
Terzo vertice:
LA MERENDA.
Una? Due?
Dolce? Salata?
Quanta acqua?
Manca soltanto stabilire le calorie necessarie per affrontare il tragitto tra il banco e la lavagna.
Infine arriva il grande problema contemporaneo: il traffico.
Io dalla terza elementare andavo a scuola a piedi.
Quando cominciai le elementari i miei genitori non avevano neppure l'automobile. Non ricordo riunioni familiari sulla viabilità, previsioni sul traffico, chat sulla possibilità di trovare parcheggio a meno di undici metri dal cancello.
Andavo a scuola. Punto.
Non penso che la scuola degli anni Ottanta fosse migliore in tutto. Non lo era.
Oggi abbiamo più strumenti, più attenzione, più informazioni, più possibilità di seguire i nostri figli, spesso, però, solo virtualmente.
Ma forse, insieme a tutto questo, abbiamo costruito anche una gigantesca macchina dell'ansia preventiva, per loro e per noi.
Abbiamo eliminato molti problemi e inventato un'organizzazione perfetta per quelli che non esistono.
E soprattutto abbiamo cominciato a comportarci come se a un bambino non potesse mai mancare niente, non potesse dimenticare niente, non potesse sbagliare niente e non potesse affrontare neppure una piccola difficoltà senza che venticinque adulti aprano una chat per risolvergliela.
Io il primo giorno di scuola avevo un quaderno, due penne e una merenda.
E se mancava qualcosa? La portavo il giorno dopo.
Siamo sicuri che, in mezzo a tutto questo progresso, non abbiamo perso proprio questa semplicissima possibilità?