Dott.ssa Santobuono Elisa, Psicomotricista Funzionale Foggia

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Dott.ssa Santobuono Elisa, Psicomotricista Funzionale Foggia L'importante è non fermarsi, mai....

SICURI CHE C'È STATO PROGRESSO?Quando andavo alle elementari io, primi anni Ottanta, il primo giorno di scuola nello zai...
15/09/2026

SICURI CHE C'È STATO PROGRESSO?

Quando andavo alle elementari io, primi anni Ottanta, il primo giorno di scuola nello zaino avevo più o meno questo: il libro delle vacanze, un quaderno, a righe grandi o piccole a seconda della classe, una penna blu o nera, una rossa, forse una matita.
Una bella colazione rinforzante nello stomaco e il diario. Quello sì, fondamentale. Perché era il diario che dovevo far vedere a casa.

I libri del nuovo anno? Non c'erano.

Le cedole erano cartacee, i libri nelle librerie arrivavano quando arrivavano e potevano tranquillamente passare un paio di settimane.

Eppure nessuno chiamava la Protezione Civile.

Mia madre non aveva WhatsApp.
Non aveva il cellulare.
Non aveva il gruppo dei genitori.
Non aveva il numero della maestra.

Anche perché la maestra era una.

E soprattutto non viveva nel terrore che io potessi presentarmi a scuola il primo giorno privo dell'intero equipaggiamento previsto dal protocollo NATO per la terza elementare.

Probabilmente pensava una cosa oggi rivoluzionaria: il primo giorno era il primo giorno.

E dopo ce n'erano altri 200 circa per recuperare le devastanti lacune didattiche accumulate nelle prime cinque ore per non aver portato il quaderno giusto.

La maestra ci salutava. Ci chiedeva come erano andate le vacanze.
Faceva ancora caldo e magari si usciva un po'. Cominciavamo a guardare gli alberi e ad accorgerci che stava arrivando l'autunno.

E già sapevamo cosa ci aspettava.
Ricci. Foglie variopinte. Nocciole.
Un quintale di foglie da raccogliere e portare a scuola perché, evidentemente, negli anni Ottanta l'intero programma ministeriale delle elementari poggiava sul ciclo biologico del castagno.

Oggi il primo giorno di scuola comincia il 16 agosto.

Sul gruppo WhatsApp dei genitori.
Parte la prima domanda.
«Qualcuno sa cosa devono portare?»
Da quel momento si apre ufficialmente l'unità di crisi.
I rappresentanti contattano le maestre. Le maestre vengono compulsate affinché forniscano l'elenco dello zaino tattico del primo giorno.
Quaderno dell'anno scorso.
Quaderno dell'anno nuovo.
Libri già acquistati, foderati, etichettati e possibilmente disponibili dal giorno successivo alla chiusura delle scuole.
Astuccio con ogni sorta di diavoleria cartoleresca.

E qui apro una parentesi personale: odio le penne cancellabili.

Perché persino l'errore oggi deve sparire.
Io invece ricordo pagine piene di cancellature, righe, frecce, parole riscritte. L'errore rimaneva lì. Lo vedevi. E forse imparavi anche che non tutto nella vita si cancella strofinando il tappino della penna.

Poi comincia il secondo vertice:
COME LI VESTIAMO?
Divisa?
Grembiule?
Maglietta?
Pantaloncino?
E se fa caldo?
E se fa freddo?
E se alle 10:37 cambia il vento?

Terzo vertice:
LA MERENDA.
Una? Due?
Dolce? Salata?
Quanta acqua?
Manca soltanto stabilire le calorie necessarie per affrontare il tragitto tra il banco e la lavagna.

Infine arriva il grande problema contemporaneo: il traffico.

Io dalla terza elementare andavo a scuola a piedi.

Quando cominciai le elementari i miei genitori non avevano neppure l'automobile. Non ricordo riunioni familiari sulla viabilità, previsioni sul traffico, chat sulla possibilità di trovare parcheggio a meno di undici metri dal cancello.
Andavo a scuola. Punto.

Non penso che la scuola degli anni Ottanta fosse migliore in tutto. Non lo era.

Oggi abbiamo più strumenti, più attenzione, più informazioni, più possibilità di seguire i nostri figli, spesso, però, solo virtualmente.

Ma forse, insieme a tutto questo, abbiamo costruito anche una gigantesca macchina dell'ansia preventiva, per loro e per noi.

Abbiamo eliminato molti problemi e inventato un'organizzazione perfetta per quelli che non esistono.

E soprattutto abbiamo cominciato a comportarci come se a un bambino non potesse mai mancare niente, non potesse dimenticare niente, non potesse sbagliare niente e non potesse affrontare neppure una piccola difficoltà senza che venticinque adulti aprano una chat per risolvergliela.

Io il primo giorno di scuola avevo un quaderno, due penne e una merenda.

E se mancava qualcosa? La portavo il giorno dopo.

Siamo sicuri che, in mezzo a tutto questo progresso, non abbiamo perso proprio questa semplicissima possibilità?

Ci siamo., il prossimo lunedì si ricomincia, sono pronta ad accogliervi nella mia nuova "casa". ❤️
08/09/2026

Ci siamo., il prossimo lunedì si ricomincia, sono pronta ad accogliervi nella mia nuova "casa". ❤️

LO SCIVOLO AL CONTRARIOCi sono alcuni giochi dei bambini che i grandi proprio non riescono a comprendere… uno fra questi...
05/08/2026

LO SCIVOLO AL CONTRARIO
Ci sono alcuni giochi dei bambini che i grandi proprio non riescono a comprendere… uno fra questi è andare sullo scivolo al contrario, salendo dalla parte “sbagliata”, o meglio, quella che a noi sembra essere quella errata.
Si passa dal “non si sale da lì” al “sei dalla parte sbagliata”, per passare al “guarda che cadi” e finire con “se non la smetti andiamo a casa”.
Se ci si può fare male allora si può intervenire, se si può far male agli altri c’è bisogno della mediazione dell’adulto, se ci sono altri bimbi in cima occorre verbalizzare che è bene fare a turno. In tutte le altre situazioni la domanda che dovremmo porci è: “perché sto vietando un gioco di esplorazione?”
Proviamo, allora, prima di intervenire, a chiederci se è pericoloso o fa male agli altri, se sta distruggendo il gioco degli altri e se la risposta è no, lasciamo che facciano.
Perché in cima allo scivolo al contrario si trovano tesori preziosi, scoperte mai fatte e mondi mai visti. In cima allo scivolo al contrario c’è la libertà di giocare ma anche il rispetto per gli altri, ci sono l’avventura ed il coraggio.
Anche noi grandi dovremmo provare ogni tanto a salire lo scivolo al contrario: ci renderemmo forse conto che cambiare verso delle cose, cambiare sguardo e prospettiva può essere rischioso ma permette di aprire le porte di nuove ed esaltanti scoperte.

IL LETTO DEI GENITORI "Il letto dei genitori ha una calamita e per me (nessuno mi convince del contrario) ha una magia, ...
30/07/2026

IL LETTO DEI GENITORI
"Il letto dei genitori ha una calamita e per me (nessuno mi convince del contrario) ha una magia, qualche sonnifero, una polvere misteriosa d'amore impregnata sui cuscini, che fa addormentare immediatamente i bambini e da dove anche il peggiore degli incubi o il più terrificante Terrore Notturno scappa a gambe levate.
Nel letto dei genitori, l'ultimo rifugio dalle paure, la pace è assoluta e totale.
I bimbi arrivano lì, portati da genitori esausti e rassegnati o con i loro stessi piedi, spesso sudati e spaventati, come degli uccellini che svolazzano di notte o camminano per i corridoi di casa, fino ad arrivare al luogo dei luoghi. Due cuscini con lenzuola morbide e l'odore dei genitori. Cadono come le mosche a dormire sogni tranquilli.
I genitori fanno finta di arrabbiarsi, la mattina dopo: "sei venuto di nuovo nel nostro letto! Quando imparerai a superare le paure e a dormire da solo? Devi crescere!" Ma non guardano nemmeno negli occhi dei figli quando dicono queste cose, temendo di fargli scoprire che in quel breve ritorno al nido, alla culla iniziale, anche loro, i genitori, si ricaricano di amore e tenerezza e fanno sparire le loro preoccupazioni.
Un collo caldo. Una manina paffuta tra i nostri capelli. Un piede che fa ritorno nella costola della madre. Respiro tranquillo sotto la coperta condivisa.
Il desiderio segreto che il nido rimanga così per sempre e che la mattina tardi molto ad arrivare.
Possa la misteriosa polvere d'amore dei cuscini preservare per sempre queste escursioni notturne di Bimbo che non sono altro che un intelligente presagio, di una nostalgia immensa, dei giorni migliori di questa vita!"

Neurodivergente" è un termine che si riferisce a persone il cui funzionamento neurologico si discosta da ciò che viene c...
23/07/2026

Neurodivergente" è un termine che si riferisce a persone il cui funzionamento neurologico si discosta da ciò che viene considerato tipico o "neurotipico". In altre parole, il cervello di una persona neurodivergente elabora informazioni, pensa, sente e si comporta in modo diverso rispetto alla maggioranza della popolazione. Questo termine non implica una patologia, ma piuttosto una variazione naturale nel funzionamento del cervello.
Il concetto di neurodivergenza è strettamente legato alla neurodiversità, che sottolinea la normale variabilità nel modo in cui i cervelli umani funzionano. Non si tratta di una condizione da "correggere" o curare, ma di una differenza da accogliere e comprendere.
Esempi di neurodivergenze includono:
Disturbo dello spettro autistico (DSA): caratterizzato da variazioni nella comunicazione sociale, interazione e interessi ristretti e ripetitivi.
Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD): caratterizzato da difficoltà di attenzione, iperattività e impulsività.
Disturbi specifici dell'apprendimento (DSA): come dislessia, discalculia e disgrafia, che influenzano la lettura, la scrittura e il calcolo.
Sindrome di Tourette: caratterizzata da tic motori e vocali.
Altre condizioni: come plusdotazione, che può presentare sfide e punti di forza unici.
Invece di essere considerate "anomalie", le neurodivergenze possono portare a punti di forza, talenti e prospettive uniche. Il riconoscimento e l'accettazione della neurodivergenza sono fondamentali per creare una società più inclusiva e accogliente.

asterebbe osservare quest'immagine per capire quanto il contenimento , il nido, le braccia siano confini che il neonato,...
20/07/2026

asterebbe osservare quest'immagine per capire quanto il contenimento , il nido, le braccia siano confini che il neonato, una volta venuto al mondo, fisiologicamente ricerca.... Per 9 mesi ha conosciuto questo: avvolgimento, contenimento, calore, culla... Una volta fuori, per sentirsi al sicuro avrà bisogno delle stesse identiche cose:
✔️ il contenimento delle braccia(o della fascia)
✔️ il calore del corpo della mamma (e del papà)
✔️ il caldo latte materno, che ha lo stesso sapore del liquido amniotico ossia il sapore della dieta materna. (Anche dando la formula si può creare un momento empatico e carico d'amore)
✔️L'esser cullato come quando stava in pancia, cuore a cuore... Perché il battito materno è il primo rumore che ha ascoltato e che ha continuato a sentire per mesi e mesi.
Perché dopo 9 mesi così li vorremmo già "programmati" come bambolotti, a star soli, da svegli, da addormentati?.. Perché dovrebbero già esser indipendenti quando istintivamente, da cuccioli di mammifero che sono, sanno benissimo che senza di noi non potrebbero sopravvivere??
Non sarà così per sempre(purtroppo) ... Non saremo per sempre il loro centro dell'universo, e allora finché riusciamo, assecondiamo i loro bisogni, primo tra tutti quello di contatto.. Che alla fine poi è anche il nostro, e freghiamocene delle chiacchiere, dei pregiudizi e dei falsi miti,
L'ascolto e il "troppo" amore non sono mai un vizio, ma poi quand'è che l'amore è troppo? 🤔
"Mamma è qui per te, come lo è stata per i tuoi i primi 9 mesi, e lo sarà sempre" ❤️

PERCHÉ È IMPORTANTE CHE IL BAMBINO DISEGNIIl disegno, nel bambino, non è solo un “prodotto” da osservare, ma un processo...
18/07/2026

PERCHÉ È IMPORTANTE CHE IL BAMBINO DISEGNI

Il disegno, nel bambino, non è solo un “prodotto” da osservare, ma un processo ricco che intreccia corpo, emozioni, pensiero e relazione. In un’ottica psicomotoria e grafomotoria, diventa una vera e propria esperienza di costruzione del sé.

NON SI TRATTA DI APPRENDERE UNA COMPETENZA ESTETICA O SEMPLICEMENTE CREATIVA, MA SI TRATTA DI PADRONEGGIARE UN LINGUAGGIO ESPRESSIVO ALTISSIMO E PROFONDO CHE PERMETTE AL BAMBINO, AL PARI DEL GUICO DI DIRE QUALCOSA DI SE’.

Prima di essere controllo, il segno è azione.
• Il bambino disegna con tutto il corpo: spalle, tronco, respiro.
• Lo scarabocchio è una forma di gioco sensomotorio, non un disegno venuto male!
• Il foglio diventa uno spazio simbolico dove il bambino “mette fuori” ciò che sente.
👉 In questa prospettiva, il disegno:
• favorisce l’integrazione tra emozione e movimento
• sostiene la costruzione dello schema corporeo
• permette una prima forma di simbolizzazione (dal gesto al significato) Successivamente il disegno è una palestra fondamentale per la futura scrittura.
• Allena la coordinazione occhio-mano
• Rafforza la motricità fine
• Favorisce il passaggio da gesto ampio a gesto sempre più preciso
• Costruisce il ritmo e la direzionalità (base della scrittura)

Non si tratta di “insegnare a disegnare bene”, ma di permettere al bambino di esprimere emozioni non verbalizzate e favorire la narrazione di sé. Il bambino non disegna per rappresentare il mondo,
ma per entrarci, con tutto il corpo e tutta la sua storia.

La noia è considerata la più grande maestra di vita. Permette, infatti, di allenare la creatività del bambino, di metter...
17/07/2026

La noia è considerata la più grande maestra di vita. Permette, infatti, di allenare la creatività del bambino, di metterla in moto, attivandolo in prima persona nel decidere come investire il proprio tempo. È un importante vuoto interiore, essenziale per accogliere nuove idee, nuovi pensieri, intuizioni che altrimenti verrebbero nascosti da distrazioni e attività frenetiche.

Ed ora dunque, 10 consigli pratici per attivare la noia strategica:

1) Lasciare vostro figlio senza attività programmate
2) Togliere videogame, computer e attrezzi elettronici dalla sua vista
3) Lasciare a disposizione quanta più natura possibile
4) Togliere vincoli e remore sullo “sporcarsi”
5) Accogliere le idee, le riflessioni, le fantasie del vostro bambino
6) Interpretare ruoli assegnati e divertirvi con il vostro bambino
7) Pazientare, le lamentele arriveranno non appena la noia busserà alla porta…
8) Non cedere alla tentazione di consigliare delle attività
9) Dedicare almeno un’ora al giorno alla noia strategica
10) Praticarla anche tu! 😉

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Il tuo bambino imparerà presto che la noia in realtà è un grande alleato e dopo qualche giorno non si farà più sorprendere! Chi farà più fatica, probabilmente, sarai tu. Ma, caro genitore, non demoralizzarti, non lasciarti trascinare dalla routine e concedi a te e al tuo bambino la possibilità di vivere questo prezioso tempo che corre via veloce.

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