09/04/2026
🔹LA SCIENZA: RESTAURI E DIAGNOSTICA 🔹
"Dama con l'ermellino" di Leonardo da Vinci.
Olio su tavola (cm 54,8 x 40,3), databile tra il 1489-1490. Museo dei Principi Czartoryski (Polonia).
Abbiamo già descritto a grandi linee il capolavoro di Leonardo, ma l'analisi di un'opera deve andare oltre ciò che vediamo e conosciamo. La scienza ci aiuta a farlo, ci accompagna in uno studio più approfondito e ci aiuta a conservare un bene culturale nel miglior modo possibile. Questo dovrebbe avvenire non solo in opere famose, ma in altre sicuramente sconosciute ai più, perché conoscere e preservare il nostro Patrimonio, in quanto memoria di un Paese, è un dovere di tutti.
🔹Sulla tecnica pittorica di Leonardo non abbiamo molte notizie ma dai dati ottenuti tramite la diagnostica e dai dipinti incompiuti possiamo affermare che tutte le opere di Leonardo siano state eseguite con la tecnica ad olio su tavola di noce o pioppo. Poi eseguiva una preparazione di gesso e colla e quindi, l'imprimitura con bianco di piombo. In alcuni dipinti "non finiti" come il San Girolamo dei Musei Vaticani o l'Adorazione dei Magi degli Uffizi, possiamo osservare e comprendere le fasi e l'esecuzione delle sue opere.
🔹Le prime informazioni sullo stato di conservazione della "Dama con l'ermellino" si trovano nel catalogo della collezione Czartoryski di Puławy dove la principessa Izabela scrisse: "sebbene molto antico, è splendidamente conservato".
Da settant'anni, quando l'opera venne acquistata dal Museo Nazionale di Cracovia, il dipinto è stato studiato da specialisti polacchi e stranieri, ampliando le conoscenze delle opere del Maestro.
🔹Nel XIX secolo (forse 1830-1870) lo sfondo originale fu pesantemente scurito tramite la stesura di uno strato di nero in concomitanza con una pulitura della zona in alto a sinistra.
🔸Il primo esame documentato del dipinto fu eseguito nel 1945 presso il Doerner Institut di Monaco dove l'analisi della tecnica pittorica confermò la paternità di Leonardo.
Forse in questo momento venne rimosso lo strato superficiale di vernice da due aree (nell'angolo in alto a destra e nel quadrante in basso, sempre a destra), rivelando lo sfondo originale.
La rimozione di questa vernice può anche essere stata fatta nel 1952 nel museo Czartoryski di Cracovia da Rudolf Kozlovsky quando lo studioso-conservatore eseguì esami con il microscopio stereoscopico, radiazioni UV, microfotografie e analisi chimica di un campione della base preparatoria. Quest'ultima era composta da un sottile strato di bianco di piombo (biacca) su legante oleoso o tempera, una tecnica innovativa nell'Italia di allora.
Kozlovsky scoprì nell'angolo in basso a sinistra, le iniziali "LV" sul recto (la L capovolta e la V barrata), molto somiglianti ad una lettera e ad un disegno firmati da Leonardo (collezione Windsor) ma non si espresse sull'autenticità.
🔹Nel 1952-1955, nel laboratorio di conservazione presso il Museo Nazionale di Varsavia, furono condotte analisi ulteriori come le macro e microfotografie, radiografie a raggi X, infrarossi e fotografie con lampada al sodio.
Con le analisi in fluorescenza (UVF) venne formulata l'ipotesi dell'esistenza del profilo di una finestra o una porta nel lato destro del dipinto. Ma questa ipotesi non venne confermata dalle altre analisi.
La radiografia a raggi X evidenziò ed esaminò crepe verticali, orizzontali e oblique mentre la fotografia a infrarossi rivelò linee di disegno sul petto e abito della dama e linee di contorno vicine al volto dell'ermellino. Vennero anche prelevati dei campioni (uno dal bordo del dipinto) poi sottoposti ad un esame chimico che confermò che lo strato di fondo conteneva bianco di piombo insieme ad un pigmento di rame mentre il blu oltremare fu trovato nel mantello e nei pigmenti a base di ferro (zone rosse e marroni dell'abito di Cecilia).
🔸Nel 1991-1992 il dipinto venne esposto alla National Gallery di Washington e l'opera venne sottoposta ad un'analisi fisico-chimica. Le osservazioni microscopiche portarono alla scoperta di parti dello sfondo originale nelle zone perimetrali della figura: attraverso delle piccole lacune tra la ridipintura nera e i bordi della figura si poteva intravedere lo sfondo originale e, in alcuni casi, la ridipintura nera si sovrapponeva al colore originale. Inoltre si stabili che il blu - grigio azzurro aveva diverse gradazioni tonali e poi si scartò l'ipotesi della finestra/porta sullo sfondo così come la presunta firma di Leonardo.
🔹Nel 2007 Pascal Cotté (ingegnere ottico) analizzò il dipinto fin "nell'invisibile", studiando l'evoluzione dello stile e della tecnica di Leonardo con una precisione scientifica senza precedenti che consentì, citando Cotté, di "sbucciare gli strati di un dipinto come fosse una cipolla".
👉La tecnologia è chiamata LAM (Layer Amplification Method) e consiste in un innovativo scanner che utilizza differenti lunghezze d'onda e permette di penetrare la superficie dipinta e di portare in luce gli strati più profondi come un "viaggio a ritroso nel tempo" e arrivando fino alla fase iniziale del concepimento dell'opera.
Gli esiti della scansione multispettrale (diffusi nel 2014) furono sorprendenti perché rivelarono che, all'inizio, Cecilia non aveva l'ermellino. Secondo Cotté Leonardo dipinse ben tre differenti ritratti. Il primo è quello che conosciamo, visibile ad occhio n**o, mentre gli altri due, sottostanti, sono diversi. Sotto a quello oggi visibile vediamo che il volto è identico ma cambia la posizione della mano sinistra che viene cancellata: Leonardo riposiziona il braccio e la mano con l'inserimento dell'animale in grembo alla dama, subendo anche una profonda trasformazione. Infatti, in questa fase intermedia di lavorazione, l'animale è di colore grigio-topo e ha la forma allungata tipica del furetto (gli studiosi pensano che Leonardo lo abbia utilizzato per la sua docilità). Sotto a questa fase intermedia l'ermellino (o furetto) risulta mancante, sparisce mentre la mano della dama è più piccola. Quest'ultima appare poi più grande e, quando accarezza l'animale, lascia trasparire un senso di possesso, di prensilità.
👉Ma i risultati ottenuti da Cotté si discostano da quelli ottenuti dalle analisi eseguite in precedenza dove si evince che l'ermellino venne dipinto con lo stesso bianco di Piombo utilizzato in tutta l'opera.
🔸Nel 2012 presso il Museo Nazionale di Cracovia si eseguirono ulteriori studi sui materiali, tecniche e stato di conservazione dell'opera di Leonardo. Il progetto di ricerca fu curato da un team interdisciplinare (operatori museali, chimici, restauratori, fisici e scienziati) guidato dal Conservatore Capo del Museo.
Gli studi vennero eseguiti tramite metodi non invasivi e avendo come obiettivo ampliare le conoscenze sui materiali del dipinto e verificare l'esistenza di un altro dipinto sotto la zona ridipinta di nero. Questo perché, in altri ritratti dipinti da Leonardo, è stato ritrovato un paesaggio sullo sfondo.
Lo studio non ha rilevato alcuna finestra o altro ma si osservarono delle piccole variazioni nelle dimensioni e postura dell'animale come nella disposizione dei dettagli della mano e abiti di Cecilia.
Con l'analisi termografica è stato rilevato un degrado del supporto (legno di olmo) causato dagli insetti xilofagi e la presenza dominante di biacca soprattutto nei punti luce (già rilevata in studi precedenti) mentre le parti in ombra vennero ottenute con velature di terra d'ombra.
Oltre all'attacco xilofago, si capì che il dipinto si era voluto strappare meccanicamente dalla sottile tavola e in modo piuttosto aggressivo.
Nella ricerca di velature o aree con sfumato, le scansioni lineari hanno permesso di valutare l'applicazione del colore con luci e ombre così come l'uso di vernice opaca o di velature successive per ottenere vari effetti visivi nelle aree cutanee.
Tramite l'analisi XRD (spettroscopia di fluorescenza ai raggi X) è stato possibile vedere aree con tonalità della pelle leggermente diverse da quelle osservate nella versione finale e stabilire che l'ermellino fu dipinto sopra l'impostazione iniziale della giovane applicando una serie di velature su uno strato di preparazione a base di biacca.
Fu in quest'occasione che sono state scoperte le abrasioni sul retro del dipinto in seguito alla rimozione della culla (Cecilia ebbe un bambino da Federico il Moro).
La serie di scansioni lineari hanno permesso di ottenere informazioni più complete rispetto a quelle tramite l'analisi in punti singoli.
La riflettografia infrarossa ha evidenziato un disegno di base realizzato con inchiostro nero di carbone dato a pennello e un medium asciutto come il carboncino. Alcune di queste tracce non hanno corrispondenza con la versione finale, suggerendo un diverso disegno iniziale dell'abito.
I risultati ottenuti con la XRF hanno identificato i colori della tavolozza originale (alcuni già segnalati precedentemente): bianco di piombo, vermiglio, minerale di ossido e/o idrossido di ferro, giallo di piombo e stagno, pigmenti a base di rame e blu oltremare.
E' stato riscontrato che lo sfondo originale era grigio scuro e presentava lievi gradazioni di toni chiari e scuri ma l'assenza di Cu (rame) esclude la presenza di azzurrite e/o verdi rame sullo sfondo. Quindi, è da escludere la presenza di un paesaggio come invece ipotizzavano alcuni ricercatori. Lo sfondo era semplice, di colore grigio scuro forse per dare quell'illusione di spazio indefinito rendendo, invece, importante la figura di Cecilia e il "suo" ermellino.