I consigli Dell ostetrica

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14/02/2023

È classico: quando scocca la data presunta del parto o già quando si avvicina rapidamente, il panico è dietro l’angolo e la mente si affolla di pensieri. Riconoscerò le contrazioni giuste? Riuscirò a gestire il dolore? E se qualcosa andasse storto? Eccole alcune delle domande più comuni. Una però prevale su tutte le altre in modo prepotente: quand’è il momento giusto per andare in ospedale?

Partiamo da un paio di considerazioni fondamentali. Innanzitutto, le 40 settimane che, in modo canonico, definiscono il tempo di una gravidanza sono indicative: ogni gestazione è a sé, si può partorire a 37 settimane così come arrivare a 41 e oltre. Quindi, non fatevi prendere dall’ansia perché tanto è il vostro piccino a decidere quando ve**re al mondo.

Seconda cosa. Non è detto che il travaglio scatti immediatamente alle prime contrazioni o se si rompono le membrane: mettetevi il cuore in pace perché potrebbe passare tempo. Ecco perché è importante sapere quando è il caso di andare in ospedale o se potete crogiolarvi un altro po’ a casa.

“Le tempistiche possono essere differenti tra una donna al primo parto e una che ha già dei figli. Nella nullipara, il periodo prodromico (cioè quello che passa tra le prime contrazioni e il travaglio attivo vero e proprio, ) può durare diverse ore, anche giorni talvolta. Nella pluripara invece il travaglio inizia prima”.

Traduzione: se siete alla prima gravidanza, prima di andare in ospedale, prendetevela comoda. Se invece siete al terzo o quarto figlio, è meglio se scappate di casa alle prime contrazioni...
Al corso preparto di certo vi avranno detto che esistono dei “sintomi” che preannunciano l’avvio del travaglio: possono esserci delle contrazioni e perdite di muco. “È il cosiddetto tappo mucoso. A fine gravidanza, il collo dell’utero si ammorbidisce e piano piano si dilata. E quindi si perde muco“.
Questo però non è una buona ragione per svegliare in piena notte il vostro compagno per fuggire verso il pronto soccorso.

Vediamo invece quando è opportuno andare in ospedale.

“Innanzitutto se le contrazioni sono regolari, cioè ogni 3 minuti, oppure in caso di rottura delle membrane o di perdite di sangue rosso vivo: potrebbero essere il segnale di qualcosa di serio. Un altro buon motivo per andare in ospedale è se non si percepiscono movimenti fetali da diverso tempo ( a termine di gravidanza è normale sentirlo di meno rispetto i primi tempi_ perché ha meno spazio a disposizione per potersi muovere ... Ma nell' arco della giornata almeno bisogna percepirli almeno 10/12 movimenti specialmente dopo i pasti )”

Per quanto riguarda la rottura delle acque, state calme: non è assolutamente detto che il parto sia vicino. Potreste non avere neanche una contrazione e dover aspettare. In genere, se entro 24 ore il travaglio non parte, si procede con l’induzione e, a seconda dei protocolli ospedalieri, potrebbero anche somministrarvi un antibiotico, anche in base al risultato del tampone vagino rettale per GBS.

Ma come riconoscere i falsi allarmi ed evitare dunque di far su e giù dall’ospedale decine di volte? Ad esempio, cercando di riconoscere le contrazioni giuste. “Quelle di Braxton-Hicks, cioè quelle preparatorie, sono irregolari, meno dolorose e spesso non accompagnate da perdite mucose. Un consiglio? Provate una doccia o un bagno caldo: se il dolore passa, non è ancora il momento di andare in ospedale“.

Insomma, anche se la voglia di abbracciare il vostro cucciolo è enorme e non vedete l’ora, su tutto deve prevalere il buon senso. “Andate in ospedale con calma, non rischiate correndo in macchina perché il travaglio può essere lungo. Non è come nei film. Prima del parto c’è tempo e bisogna avere pazienza, senza interve**re”.

Un suggerimento però: tenete sempre le chiavi dell’auto a portata di mano, non scordate di fare il pieno di benzina e, ogni tanto, controllate la vostra valigia. Non si sa mai!

09/10/2020

Il Covid in gravidanza aumenta del 10% le nascite pretermine e la scelta vincente dell’Italia di mantenere sempre mamme e bambini vicini
Fonte: Marcello Florita


Contrarre il Covid in gravidanza aumenta del 10% il rischio di parto pretermine, questo è uno dei dati più interessanti rilevati dagli studi.

Durante XXVI Congresso Nazionale della Società italiana di neonatologia (SIN) in programma a Venezia da ieri al 10 ottobre Fabio Mosca, presidente della SIN, commenta i primi dati emersi dal Registro Nazionale Covid-19 istituito dalla Sin al fine di non disperdere il patrimonio di conoscenze scientifiche ed epidemiologiche acquisito dai neonatologi durante la pandemia.

Ecco i 3 punti fondamentali:

1) al di là di quello che suggerivano i medici Cinesi, in Italia si sono tenuti i neonati a contatto con le mamme infettate (asintotiche o con lievi sintomi) e più del 97,5% dei bambini non ha contratto l’infenzione, oppure l’ha contratta in forma lieve o asintomatica (rispettando tutte le norme)

2) è stato possibile mantenere l’alimentazione con l’allattamento della mamma per il 77% dei neonati, nonostante l’infezione della mamma

3) le mamme che hanno contratto il Covid-19 a fine gravidanza hanno avuto un’incidenza del parto prematuro più alta, dovuta all’effetto del virus o a parti indotti precauzionalmente

“Nelle gestanti che hanno contratto il Covid nella parte finale della gravidanza abbiamo registrato un’incidenza di parto prematuro molto più alta rispetto alla normalità: ben il 19.7% ha avuto gravidanze pretermine rispetto a un tasso di prematurità che in Italia è dell’8-9%”. . “I parti pretermine- spiega Mosca- si sono verificati sia per il fatto che in alcuni casi c’è stata la necessità di far partorire prima la mamma perché non stava bene, sia, in altri casi, per l’effetto del virus nel determinarlo”.

Altro aspetto messo in evidenza dai dati del Registro è che “la scelta che abbiamo fatto fin dall’inizio della pandemia di non separare la mamma positiva al Covid dal suo neonato è stata la scelta giusta- sottolinea Mosca- Se la mamma era poco sintomatica o asintomatica abbiamo cercato di tenerla insieme al suo bambino per farle vivere l’allattamento e il risultato è stato che, con l’igiene delle mani e l’uso corretto della mascherina- spiega il neonatologo- oltre il 97.5% dei bambini non sono stati contagiati e chi, invece, ha contratto l’infezione lo ha fatto in forma lieve o addirittura asintomatica”. Inoltre “il 77.6% dei neonati nati da mamme positive è stato alimentato esclusivamente con latte materno, un risultato eccellente”, dice Mosca.

Il titolo del congresso è ‘Il neonato al centro del futuro’. “L’obiettivo è quello di sottolineare a politica e istituzioni l’importanza di tenere il neonato in grande considerazione- evidenzia il presidente SIN- oggi ancor di più perché la pandemia rischia di accentuare alcuni problemi strutturali come quello della denatalità e delle diseguaglianze. Il tema del congresso è un richiamo a investire sui neonati e sui giovani”, dice Mosca.

Sono dati molto importanti che sottolineano come, al di là delle linee guida iniziali molto restringenti, la scelta italiana di mantenere la relazione madre bambino è stata vincente, anche perché pone al centro il neonato e il potere della relazione con il proprio genitore che è a tutti gli effetti terapeutica.

Rispetto per le norme di sicurezza ....
07/10/2020

Rispetto per le norme di sicurezza ....

07/10/2020

In conclusione della volevo lasciare un ultimo messaggio altrettanto importante
🤍 non importa come nutri tuo figli*, se a volte non ti senti all'altezza di questo compito o se non sei riuscita in uno degli obiettivi che ti eri posta per lui/lei, una cosa è certa: TUTTO QUELLO CHE FAI È FATTO CON AMORE DISINTERESSATO, L'AMORE DI UN GENITORE e loro hanno solo bisogno di questo 🤍

La MAGIA DEL LATTE MATERNO SECONDO LA SCIENZAProprietà del latte materno: ecco un elenco di 6 «prodigi» secondo gli ulti...
07/10/2020

La MAGIA DEL LATTE MATERNO SECONDO LA SCIENZA

Proprietà del latte materno: ecco un elenco di 6 «prodigi» secondo gli ultimi studi. E’ quasi Natale e non pensate che la magia sia solo nell’aria.Parlando di latte materno mi rivolgo soprattutto alle mamme in attesa e a quelle che allattano.E’ sorprendente infatti come la scienza stia svelando pian piano alcune delle sue ‘complessità’. Benefico, nutritivo, dinamico, speciale. Uno prizzo d’amore!

Qui di seguito vi elenco 6 motivi secondo i quali questo è considerato straordinario.

1. Il latte materno varia in base al sesso del neonato.

Gli studi, di cui uno recentissimo (L. Galante et all, 2018), hanno dimostrato infatti che il contenuto del latte materno varia se si allatta un bambino o una bambina.In particolar modo è stato confermato che il latte prodotto per le bambine ha una concentrazione di grassi e proteine più bassa rispetto a quello prodotto per i maschietti.

Non solo!

E’ pure più ricco di calcio, ha maggior volume ed è più energizzante.

Cosa può influenzare questo?
Secondo la ricercatrice Katie Hide (biologa evoluzionista dell’Università di Harvard) può dipendere dal modo in cui la madre interagisce con il bambino/a che è differente nei due sessi dal ‘modello’ di allattamento differente tra figlio e figlia dai segnali ormonali fetali che nel corso dello sviluppo intrauterino possono influenzarne la composizione.
E’ bene ricordare che questo tipo di ricerca non è stata condotta sugli umani pertanto si può solo supporre quanto sopra.

Altri studi saranno necessari 😉

2. La composizione del latte materno cambia con la crescita del bambino

Ebbene si.

Non è solo il colostro a cambiare!

I cambiamenti del latte materno infatti si verificano man mano che i bambini crescono. Secondo uno studio pubblicato sul Pediatrics Journal, i grassi e i contenuti energetici del latte spremuto dalle mamme che hanno allattato più di un anno sono significativamente più alti rispetto a quelli contenuti nel latte delle mamme che hanno allattato per un periodo più breve (Mandel et all, 2015).

3. Il latte materno si rafforza di anticorpi al bisogno

Il piccolo non sta bene? Ci pensa il latte a curarlo !

Una ricerca ha infatti dimostrato la presenza di picchi di leucociti nel latte materno nelle donne che allattano piccoli con infezioni (Hassiotou et all, 2013). Sebbene le ricerche siano limitate sembra che il riflusso (o risacca) dalla bocca del bambino al capezzolo della mamma possa inviare attraverso la saliva il segnale della necessità di anticorpi.
E per chi invece effettua la spremitura del latte? In questi casi la risposta all’infezione sembra essere più lenta, aspetteremo altre evidenze in merito.

4. Il latte materno previene le malattie

I bimbi allattati sono protetti da asma e allergie e la ragione sembra essere legata agli acidi grassi a catena corta trovati nel latte materno unici della risposta immunitaria del neonato (Bener et all, 2007).

Senza considerare il fatto che mi è capitato di leggere qualche mese fa una ‘vecchia’ news su The Telegraph a proposito del fatto che una proteina isolata nel latte materno potrebbe aiutare a combattere il cancro. Si, proprio il cancro.

Se non è straordinario questo care mamme!? 🙂

5. Il latte materno umano favorisce l’intelligenza dei bambino, Come?

Grazie alla presenza di olisaccardi (HMOs) di cui è ricco!

Come è stato ribadito nel post Il latte materno protegge dalle allergie alimentari? L’ultimo studio essi sono glucidi non digeribili dai neonati. Infatti, agiscono come probiotici aiutando lo sviluppo del microbioma intestinale del neonato.

Ma a quanto pare la loro funzionalità non si ferma qui!

Perchè sembra che aiutino a sfruttare l’energia più efficacemente e su questa linea, gli scienziati evoluzionisti ritengono che investendo l’energia nella produzione di HMOs si contribuirà a dare una spinta maggiore all’intelligenza del bambino.

Attenderemo trepidanti chiarimenti a proposito 🙂

6. L’allattamento durante le ore notturne promuove il sonno del bambino

Buone notizie per le mamme che voglio mettere il bambino a letto prima possibile la sera 😀

Il latte materno produce al crepuscolo alti livelli di nucleotidi che promuovono il sonno rispetto al latte del ‘giorno’.La presenza infatti dei tre nucleotidi, adenosina, guanosina e uridina rilassano il sistema nervoso centrale promovendo il riposo e la dormita.La loro concentrazione cambia nel corso delle 24 ore ed è stato dimostrato come questa sia più alta di notte. Questo dettaglio ha condotto i ricercatori a suggerire alle mamme di allattare i piccoli subito dopo la tirata/spremitura del latte.

Concludendo
Allattare significa contribuire alla crescita e al benessere nutritivo del tuo bambino. E mentre lo fai è come se stessi compiendo della magia, dentro e fuori di te

Fonte:
la review dell' Ostetrica
Immagine tratta dal web

ROOMING IN : Mai sentito parlare di rooming in? Mammine, siete prossime al parto, non vedete l’ora di tenere tra le brac...
07/10/2020

ROOMING IN :

Mai sentito parlare di rooming in? Mammine, siete prossime al parto, non vedete l’ora di tenere tra le braccia il vostro piccolo, l’emozione vi mette su di giri tanto da contrastare la stanchezza delle ultime settimane, ma una domanda continua a farsi spazio nella vostra testa: dopo che avrò partorito, avrò la forza e la lucidità per accudire da subito mio figlio?

Cos’è il rooming in
Da oltre dieci anni, le nursery ospedaliere sono state dismesse quasi del tutto (diciamo che ormai sono una vera rarità. O meglio esistono ma non sono mai piene di bimbi) a favore della pratica del rooming in, neonato e mamma nella stessa camera 24 ore su 24 fin da subito dopo il parto. Una scelta che non sempre è stata accolta in modo positivo dai genitori.

Se in precedenza i bimbi appena nati venivano appunto accuditi nelle nursery dalle puericultrici regalando così “alcuni giorni di recupero” alla puerpera, oggi l’attenzione è rivolta a valorizzare immediatamente il legame affettivo madre-figlio e l’allattamento al seno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF, definendo gli standard per i cosiddetti “Ospedali amici dei bambini”, suggeriscono di sistemare il neonato nella stessa stanza della mamma. Ovviamente a meno che non ci siano motivi particolari per dividerli.

I vantaggi del rooming in
La scelta non proprio rivoluzionaria del rooming in (in passato le nostre nonne già lo praticavano), presenta in sé dei vantaggi da non sottovalutare. Innanzitutto, migliora il rapporto madre-figlio, già forte durante i nove mesi della gravidanza, adesso favorito dal contatto diretto e costante, dall’odore che il piccolo impara a riconoscere e dal senso di calore e sicurezza che la madre gli infonde.

In secondo luogo, il rooming in favorisce l’allattamento al seno proprio perché il bimbo ha la possibilità di attaccarsi quando ne sente la necessità e, in contemporanea, il latte viene prodotto in modo più rapido. Alcuni studi internazionali degli ultimi anni sottolineano addirittura la capacità dei bimbi di spostarsi ed attaccarsi al seno in modo spontaneo, se vengono appoggiati appena nati sul petto della mamma.

Infine, diminuisce il trauma del ritorno a casa e del sentirsi totalmente abbandonati nell’accudimento del neonato, tanto forte nei casi delle vecchie nursery, quando pensavano a tutto le puericultrici. Con il rooming in, entrambi i genitori hanno da subito l’opportunità di occuparsi del bimbo e di chiedere supporto, se è il caso, al personale ospedaliero.

Rooming in e ruolo del papà:
Un coinvolgimento paterno a tutto tondo è il cosiddetto rooming in integrale. Il papà può rimanere senza limiti temporali nella stanza con la mamma ed il bebè ed in tal modo cambiare il probabile ruolo di spettatore passivo dietro un vetro. L’armonia e l’equilibrio ri-creati non solo aiuterebbero il benessere fisico e psicologico di tutti i membri della famiglia, ma permetterebbero ai genitori di ridurre l’ansia rispetto ad una dimensione nuova e alle difficoltà dovute all’inesperienza.

Rooming in: sì, ma senza stress
Al di là dei chiari benefici, non bisogna però mai trasformarsi in eroine! Meglio chiedere aiuto, specie dopo un parto o una gravidanza complicati, e se occorre anche la possibilità di usufruire della nursery. Qualche ora di riposo farà bene alla mamma e di certo non interromperà il percorso iniziato mesi prima del bonding madre-figlio.

In sintesi:
Negli ospedali italiani il Rooming-in viene utilizzato in tre diverse forme:
1. Integrale: a partire da subito dopo il parto, prevede che il bambino sia sistemato nella stanza della mamma, la quale lo può allattare, accudire, tenere nel letto ogni volta che lo desidera; in caso di gravi difficoltà fisiche della mamma si può non accettare di farlo.
2. Giornaliero: prevede che il bambino stia nella stanza della mamma durante il giorno, ma che di notte, tranne al momento delle poppate, venga ospitato nella nursery.
3. Nido aperto: è la formula più flessibile e, generalmente, più apprezzata. Concede alla mamma la possibilità di tenere accanto a se il bambino per tutto il tempo che desidera, eventualmente anche 24 ore su 24, ma le offre anche la possibilità di portarlo nella nursery dove personale specializzato è a disposizione per accudire i neonati o, in ogni caso, per aiutare la mamma a farlo nel migliore dei modi.

Per i papà il rooming-in è senza dubbio molto vantaggioso perché in genere, negli ospedali dove è previsto, è permessa la loro presenza in camera, indipendentemente dall’orario di visita.
Quando invece arrivano altri visitatori il bambino deve essere portato nella nursery, per evitare che venga contagiato da qualche virus.
Non tutte le neomamme apprezzano il rooming-in, che, a volte, è considerato più che un’opportunità vantaggiosa, un ostacolo alla possibilità di recuperare energie prima di tornare a casa: non ci si deve sentire in colpa per questo, perché il valore di una mamma non si misura, infatti, dal suo livello di gradimento nei confronti del rooming-in.

Fonte: linee guida oms e web .immagine tratta da Google

Che atrocità
06/10/2020

Che atrocità

Un argomento finora percepito dalla ricerca come irrilevante può invece dire molto sull'esperienza delle donne nei lager

06/05/2019

HERBALIFE – INSUFFICIENZA EPATICA ACUTA MORTALE dovuta a METALLI PESANTI, SOSTANZE TOSSICHE, AGENTI BATTERICI, SOSTANZE PSICOTROPE

In India, una ragazza obesa di 24 anni, affetta da ipotiroidismo, senza altri disturbi cronici:
- Utilizza tre prodotti Herbalife per 2 mesi. Dopo una settimana manifesta calo dell'appetito seguito da ittero.
- L'ittero peggiora rapidamente e viene portata al pronto soccorso dove le viene diagnosticata un'encefalopatia epatica di terzo grado (confusione mentale causata da una grave insufficienza epatica).
- In tutti i prodotti Herbalife sono rilevati metalli pesanti ed imprecisate sostanze tossiche.
- Nel 75% dei campioni sono rilevate sostanze psicotrope.
- Nel 63% dei campioni è stato isolato del DNA batterico.
- Vengono rilevate molteplici colonie batteriche, incluse specie altamente patogene.
- La paziente è stata urgentemente ricoverata in un centro trapianti ma è deceduta subito dopo in lista d'attesa.

Bisogna tener presente che i prodotti Herbalife potrebbero contenere sostanze non ben identificate, non ben specificate in etichetta, non conformi ed in buona parte imprecisate, che non solo non apportano alcun beneficio scientificamente dimostrato ma che, anzi, potrebbero causare effetti gravemente dannosi.

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