13/08/2018
"La lunga crisi dell'edilizia: scomparse 120 mila aziende. E ora rischiano anche i big. I piccoli, professionisti tecnici inclusi, alla canna del gas.
C'è un settore in cui la ripresa non è mai arrivata. Sono le costruzioni, che hanno superato l'infausto traguardo del decimo anno di crisi. Centinaia di migliaia di posti di lavoro persi, 120 mila aziende sparite. La novità è che ora la crisi morde anche i giganti come Condotte o Astaldi. Diciamo anche che le nostre grandi imprese delle costruzioni sono tali solo viste dall'Italia. Le prime tre società europee Vinci-Francia, Acs-Spagna e Bouygues-Francia) fatturano 40, 34, 32 miliardi di euro. La nostra maggiore società la Salini Impregilo fattura solo 6 miliardi. Cosa chiede il settore? Come prima cosa lo sblocco dei lavori delle grandi opere (non il congelamento di quelle già in essere), lo sblocco dei fondi per mitigare i rischi idrogeologici, la messa in sicurezza delle strutture (a partire dalle scuole), la riduzione della burocrazia, l'eliminazione degli appalti al massimo ribasso.
Vogliamo ricordare che le costruzioni restano un settore ad alta intensità di lavoro. Nel settore girano tantissime figure, una su tutte quelle dei professionisti tecnici, categoria, che negli ultimi anni sono visti come "carne da macello". A quest'ultimi possono essere affidati incarichi in deroga a qualsiasi minimo tariffario, gratuiti o ad 1 euro. A loro però è richiesta deontologia professionale e responsabilità. Professionisti spesso estromessi dai tavoli, come per esempio alcuni tavoli della ricostruzione. Sarebbe ora di ridare dignità ad una professione con certezze e regole sui compensi. Oggigiorno queste professioni non danno più "pane" ai suoi giovani. Giovani che spesso emigrano oppure decidono di reinventarsi nel mondo del lavoro. Ma ricodiamoci che senza le professioni tecniche il Paese non cresce e non migliora. (Matteo Nanni)"