25/01/2026
Il dilemma di Edda, la neo-CEO, la Dottoressa: cosa rimbomba, cosa manca?
Lorena Bullo
Lorena Bullo
Confidente di Fiducia e Leadership Advisor per CEO e CXO · Executive Coach - Founder FutureFly | FlyClub – Belle Teste | T-Time FutureFly
25 gennaio 2026
Edda oggi è CEO, la notizia è ufficiale. È uscito anche sul giornalino cittadino:
“Figlia dell’imprenditore fondatore, eredita l’azienda di famiglia e, con il ruolo di CEO, ne assume il governo. Le auguriamo tutta la nostra stima e successo.”
Era un periodo di relativa pace. L’azienda era finanziariamente sana e questo cambiamento al vertice, almeno per noi osservatori esterni, appariva più che naturale: passaggio generazionale avvenuto, ruolo formalizzato, fiducia dichiarata.
Filiberto è il nome di fantasia del consulente esterno, a contratto annuale rinnovabile, da anni. Ottimo sui processi e sull’innovazione d’impresa. Una sorta di consigliere ad interim ai tempi del padre. È rimasto anche come: figura di continuità, di solidità, di memoria operativa.
Edda che anch'essa porta il nome suo di fantasia, lo conosce pressoché da sempre. Ancora studentessa all’Accademia di Belle Arti, passando in azienda per salutare il padre, spesso lo incontrava nel suo studio. Poi era andata all’estero per l’Erasmus e c’era rimasta. Gli anni erano scivolati via.
Fu dopo il Covid che, con la crisi e l’impegno in una serie di ristrutturazioni, rientrò in Italia, si iscrisse a un altro master, riuscendo a stare a distanza dall’azienda. Sono scelte difficili per tutti.
Oggi, a distanza di oltre un quinquennio, si ritrovano entrambi seduti allo stesso tavolo, alle soglie del Natale, per capire come avviare l’azienda in un programma di sviluppo e digitalizzazione.
"Soprattutto ora che in azienda ci si può tranquillamente dire che:
il contesto è corretto;
le competenze ci sono;
il progetto ha senso."
Quella giorno ero in azienda anch'io e me lo ricordo bene perché era giorno di sessione in presenza in ufficio del CFO Martino mio cliente-coachee, anch'egli col nome di fantasia, per svolgere il suo programma di leadership coaching,
E fu proprio quella mattina che, mentre stavo svettando per i corridoi per arrivare puntuale all'incontro, vengo raggiunta dall'Assistente Premurosa della Dottoressa e invitata ad andare con lei in direzione. Le annuisco e lei mi sorride.
"Le faccio strada" mi dice lei.
"D'accordo Signora, la seguo" le replico io.
Arriviamo, mi apre la porta ed io entro da lei seguita nella sala presidenziale e, mentre vengo invitata a sedermi, l’Assistente Premurosa mi ritira il cappotto e mi chiede se desidero un caffè. Chiedo dell’acqua e mi accomodo.
“La Dottoressa” inizia a parlare e introduce Filiberto, che inizia a raccontare la situazione. E, mentre lo fa, a me qualcosa non torna.
Filiberto espone con chiarezza il progetto che scopro essere già nella testa dell’imprenditore due anni prima.
È preparato, puntuale, conosce bene l’azienda.
Edda lo ascolta, annuisce, comprende. Fa domande pertinenti. Dimostra visione. Sulla carta, il lavoro è fatto bene.
Eppure le decisioni per passare dalla comprensione all’azione restano sospese. Le azioni, anche solo per validare una proposta piuttosto che un’altra, partono e poi rimbalzano da una data all’altra del calendario.
Il tempo si dilata.
E mi chiedo che cosa c’entri io in questa storia, e che cosa vogliano davvero da me.
E mentre loro si perdono in dettagli tecnici e disquisizioni di stile, io mi guardo intorno.
Per un attimo ho la sensazione che i collaboratori siano accovacciati dietro la grande finestra che dà sul corridoio. È facile immaginare che anche loro osservino.
A un certo punto Edda guarda il cellulare, si scusa e si alza. Mi dice che torna subito e mi invita ad avere pazienza. Attraversa gli spazi aziendali come una presenza quasi trasparente.
Nessuno la ostacola apertamente. Nessuno la contraddice.
Mettendo insieme le informazioni raccolte nelle mie visite precedenti, capisco che sono pochi coloro che si muovono davvero attorno a lei. Immagino che anche loro inizino a chiedersi che cosa ci sia e che cosa manchi, cercando spiegazioni spesso rapide e superficiali:
mancanza di leadership?
fragilità legata alla “figlitudine”, all’essere ancora pensata come la figlia, la Dottoressa che forse – e chissà quando – diventerà davvero CEO?
una donna ancora “troppo” per quel ruolo?
Ipotesi facili. Risposte comode.
Forse perché, altrimenti, anche tu sei chiamato a verificare come abiti il tuo ruolo, come costruisci le relazioni, come amministri il tuo equilibrio, anche quando appare maldestro e imperfetto ai tuoi stessi occhi.
Sono ipotesi umane che mi attraversano mentre resto in ascolto.
Nel frattempo, la porta si richiude alle spalle di Edda. Rientra, non torna al suo posto. Ringrazia Filiberto. Ringrazia me per esserci stata. Null’altro.
Capisco che è il momento di lasciare la sala. Saluto e mi congedo. Attraverso il corridoio e torno dal mio coachee, il CFO, che resta seduto nella sua poltroncina, guardandomi come se fossi un’estranea: tra il curioso e il meravigliato, con un’espressione da puzzle.
Lo rassicuro: nulla a che vedere con la sua persona o il suo operato. Gli torna il sorriso. Dopo due battute di leggerezza, fissiamo un nuovo incontro per il pomeriggio ed esco dall’azienda.
Il cielo è ceruleo, l’aria è fresca, profuma di terra bagnata ed io respiro a pieni polmoni. Mi avvio lungo il viale di ghiaia bianca del cortile aziendale che conduce al parcheggio esterno dei visitatori. Arrivata, mi giro a guardare lo stabile della direzione generale. E mentre sono immersa tra me e me in mille pensieri ecco che il cellulare mi suona in mano riportandomi alla realtà in un lampo. "Pronto?"
È l’Assistente Premurosa che mi chiama e dice:
«La Dottoressa Edda chiede se ha ancora tempo e se avrebbe piacere di pranzare con lei in un grazioso ristorante poco distante. Acconsente?»
Le rispondo che acconsento. Lei riprende:
«La Dottoressa Edda chiede anche se per lei va bene attenderla all’ingresso laterale: passerà a prenderla tra due minuti con la sua auto e andrete insieme. La Dottoressa la riaccompagnerà in tempo per la sessione del pomeriggio.»
Le rispondo che va bene e che mi sto già avviando verso il punto indicato. La ringrazio.
«La Dottoressa Edda la ringrazia a sua volta», aggiunge.
***
Quando tutto sembra a posto — ruoli, competenze, progetto — eppure le decisioni vengono rimandate, di rado siamo davanti a un problema di strategia.
Spesso è l'evidenza di una sorta di dilemma.
Un dilemma che emerge in quello spazio sottile in cui tutto si muove e, allo stesso tempo, resta immobile.
È come il rumore assordante del silenzio che in montagna annuncia il distacco di un seracco: non lo vedi arrivare, ma quando accade capisci che una crepa era già lì.
Io sono lì. In ascolto.
Osservo. E comprendo che il compito che mi è stato affidato non è ancora quello che mi compete davvero.
Me ne esco con attenzione e rispetto. Poi arriva una chiamata.
Da quel momento, il mio lavoro inizia davvero.
Alla prossima, Lorena
Lorena Bullo Confidente di Fiducia · Executive Coach · Leadership Advisor Founder FutureFly | Teaming-Time | FlyClub Belle Teste