22/02/2024
In riferimento alla lettera pubblicata dalla professoressa………….. desidero fare una riflessione.
Una volta quando un ragazzo non desiderava proseguire gli studi, dopo aver assolto all’obbligo scolastico, in base alle sue attitudini, veniva accolto in una bottega artigiana dove iniziava un periodo di apprendistato fino ad affrancarsi per esercitare in autonomia l’attività artigianale che lo rendeva indipendente dal punto di vista socio-economico.
Oggi, purtroppo, la bottega artigiana viene ignorata, e l’alunno che non prosegue gli studi va alla ricerca di un’occupazione generica con le difficoltà che oggi esistono per l’inserimento nel mondo del lavoro dove è sempre richiesta una specializzazione.
Questo genera una disoccupazione molto elevata fra i giovani con le ricadute negative per tutto il sistema sociale.
Oggi in Sicilia abbiamo circa il 30% di disoccupati e non si trovano ne' apprendisti ne' operai specializzati. Tutto questo è inspiegabile.
Per ovviare a questi inconvenienti L'Ula-Claai di Giarre nel 1981 creò il progetto Minerva che era rivolto inizialmente agli alunni delle Elementari e Medie e successivamente venne allargato alle scuole superiori.
La filosofia del progetto era molto semplice: far conoscere, in primis, ai giovani studenti le botteghe artigiane del territorio e successivamente, dopo una formazione riservata al personale Dirigente e Docente delle scuole coinvolte, inserire gli alunni per un breve periodo al fianco di un maestro artigiano per conoscere il tipo di lavoro specializzato.
Era questo un modo di contribuire all’orientamento al lavoro indipendentemente dall’età occupazionale.
Purtroppo, malgrado i sacrifici messi in campo dall’ULA-CLA per la formattazione del Progetto e per superare le pastoie burocratiche, il dispendio di tempo e il mancato guadagno degli artigiani per ospitare gli alunni nelle botteghe, il Progetto ha smesso l’esistenza dopo tre anni.
La delusione è stata cocente perché si pensava che tale progetto poteva essere Istituzionalizzato dalla Regione a cui compete l’obbligo della formazione professionale.
L’ultima speranza, ora, è legata alla disponibilità manifestata dalla Regione di proporre al MIUR l’inserimento nel curriculum delle scuole di ogni ordine e grado una attività di orientamento al lavoro indirizzata alla specificità del singolo territorio.
In definitiva desidero affermare che i giovani non devono assecondare il desiderio dei genitori di perseguire una laurea a tutti i costi.
Si può sempre optare per un lavoro artigianale frequentando la bottega, dopo l’obbligo scolastico, per acquisire il saper fare che oggi deve essere coniugato anche con il sapere.
Il rischio che si corre, continuando sulla strada del tutti laureati, è quello di far aumentare la disoccupazione giovanile e di far scomparire il settore produttivo artigianale che, anche nei momenti più bui, ha rappresentato un faro per l’economia della nostra Nazione.