05/04/2023
Da qualche giorno il programma di Intelligenza Artificiale del momento, ChatGPT, è inaccessibile agli utenti italiani. Esaminiamo i fatti.
– Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’istruttoria nei confronti di OpenAI, la società che gestisce ChatGPT, ordinando uno stop temporaneo dei trattamenti dei dati personali.
– OpenAI non ha sospeso i trattamenti: non sappiamo se è stato perché non voleva farlo o perché era impossibile per loro farlo.
– OpenAI ha quindi reso inaccessibile il servizio se l'utente proviene da un IP italiano.
– Questo caso è analogo a un'auto straniera la cui casa madre, volendo venderla in Italia, cerca di omologarla sul nostro territorio, ma l'autorità gli dice che non è possibile se non modifica lo scappamento.
– È un diritto della casa madre decidere di modificarlo, oppure decidere di non venderla in Italia.
A questo punto dovrebbe essere chiaro che non è che il Garante ha vietato di usare quel software in Italia: ha solo detto che non è in regola. È stata la casa madre che ha scelto, per ora, di non farlo funzionare sul nostro territorio. Come ho detto: non sappiamo se l’ha fatto per metterlo, nel frattempo, in regola, oppure, non riuscendoci, se per decidere di tenere il nostro paese fuori da questo servizio.
Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali, ha fatto una dichiarazione che riassumo in poche parole per diffondere la realtà che spesso resta nascosta sotto i titoloni a font 200 e più.
I problemi rilevati da Garante nel funzionamento di questo software sono principalmente tre:
1. Addestramento.
ChatGPT acquisisce da Internet miliardi di informazioni, alcune anche sensibili, senza che qualcuno possa controllare se sono corrette e attuali. Nessuno ne è stato informato: non sappiamo quanti e quali dei nostri dati siano utilizzati. È vero che i dati sono stati acquisiti da fonti pubbliche ma, come tutti sappiamo, esistono siti dove risulta che abitiamo in una casa da cui abbiamo traslocato dieci anni fa. Per non parlare di altri dati più sensibili e ormai obsoleti.
2. Distorsione.
ChatGPT, in base alle domande poste, può associare senza controllo fatti e circostanze a una persona, che però non hanno più riscontro e, così facendo, può distorcere la sua identità personale e il modo in cui chi pone la domanda percepirà quella persona. In sostanza, tratta dati personali inesatti, come farebbe un giornalista che prendesse pezzi di articoli dai giornali di 10 o 20 anni fa e facesse un taglia e cuci per costruire le frasi, senza verificare se si riferiscono ancora a dati reali. La manipolazione dell’identità di una persona, anche fatta in buona fede, produce lesioni, talvolta anche gravi, della dignità e della libertà.
3. Minori
Certo, non succede solo su ChatGPT, ma qui abbiamo un programma che riporta dati di qualsiasi genere e lo fa anche ai minori di 13 anni, senza alcun controllo. Quanti dubbi o paure può avere un bambino di dieci anni e che cosa succederà quando leggerà una risposta destinata, invece, a un pubblico adulto?
La domanda che dobbiamo porci non è se è giusto fare un "deroga" alle regole, dati i vantaggi che una tecnologia ci può dare. La domanda è: "Ma davvero, in nome del progresso e dei vantaggi offerti, dobbiamo girarci dall’altra parte e rinunciare ai nostri diritti, alle libertà e alla dignità delle persone? Non ha più senso provare a costruire il progresso in una direzione che rispetti sempre, in ogni caso, la libertà di autoderminazione del singolo, i suoi diritti, le sue libertà personali, la sua dignità? È davvero impossibile trovare un modo per avere i vantaggi senza cedere i diritti?" 🤔
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