29/11/2025
L'ESORCISMO PROPAL
Guardando il video della contestazione a Carlo Calenda alla Sapienza, l'errore più banale che si possa commettere è pensare che stiamo assistendo a un confronto politico, seppur aspro. Non è così.
Quella che va in scena nei corridoi dell'università non è una dialettica, è una liturgia. Il coro "Fuori i sionisti dall'università", mescolato senza soluzione di continuità a "boccia il patriarcato" e "fuori i liberali", non ha una funzione comunicativa verso l'esterno, ma serve a segnalare l'appartenenza al gruppo interno.
Siamo di fronte a quella che si può definiee una Proof of Work sociale: urlare slogan preconfezionati, rifiutare il dialogo e alzare un muro di rumore è una "segnalazione costosa" necessaria per essere riconosciuti come membri affidabili della tribù, aumentando la coesione interna a scapito della funzionalità esterna (G. Trani, Il mercato delle leggi, 2025; Barrett, Journal of Cognition and Culture, 2000).
Calenda, con il suo approccio razionalista ("Parliamo", "È noioso", "Non sapete di cosa parlate"), commette l'errore dell'osservatore ingenuo: crede di trovarsi di fronte a persone che abitano la sua stessa realtà e con le quali sia possibile una sincronizzazione dei modelli mentali.
Invece, si trova davanti a un sistema che ha operato una micro-secessione cognitiva.
I contestatori non vogliono convincere l'interlocutore, vogliono espellerlo dal proprio orizzonte morale, creando una giurisdizione autonoma dove le regole del confronto non valgono più.
Perché questa chiusura totale? Perché la presenza del diverso, del "liberale", del "sionista", introduce entropia nel loro sistema ordinato. Il diverso costringe a gestire la contraddizione, a mettere alla prova la propria coerenza interna, e questo è faticoso. Molto più rassicurante è rifugiarsi in un "Sistema B": un pacchetto ideologico pre-assemblato (un surrogato di assioma) dove il Bene e il Male sono già decisi a priori. L'atteggiamento degli studenti rivela la rinuncia all'esplorazione della realtà — che è per natura sfumata e richiede una continua revisione dei modelli interni — a favore di una ruminazione di slogan identitari a bassa entropia (Carhart-Harris, The Entropic Brain).
Notate come non ci sia spazio per il dettaglio: Israele, il patriarcato, la polizia, i liberali, tutto viene appiattito in un unico nemico mitologico per ridurre la dissonanza cognitiva. È il trionfo della semplificazione sulla complessità. Quando Calenda dice "È noioso", ha ragione, ma non coglie il punto drammatico. Non è solo noia: è la rottura della realtà come ricerca di una verità condivisa. (Festinger, A Theory of Cognitive Dissonance).