05/06/2026
Oggi, Giornata Mondiale dell’Ambiente, arrivo a scrivere tardi. Quando molti hanno già detto, pubblicato, condiviso.
Forse perché alcune riflessioni hanno bisogno di sedimentare, di attraversare la giornata, di restare in silenzio prima di trovare parole vere.
Oggi avremmo dovuto fermarci tutti. Prima ancora delle automobili, delle fabbriche, delle emissioni, dei dati e delle statistiche.
Avrebbero dovuto fermarsi le guerre.
Mi sono chiesto spesso quanto inquinino i bombardamenti. Quanto carburante consumino gli aerei militari, quanta energia richiedano gli apparati bellici, quanta devastazione producano le esplosioni. Poi ho capito che la domanda più importante è un’altra.
Quanto inquina l’odio?
Quanto pesa sull’ambiente una città distrutta, una foresta bruciata dalla guerra, una comunità costretta a fuggire, una generazione privata del proprio futuro?
La sostenibilità riguarda certamente il clima, l’acqua, l’energia e la biodiversità. Riguarda anche la pace, la giustizia sociale, la dignità delle persone e la capacità di costruire comunità fondate sulla cooperazione.
Per questo continuo a credere nell’economia civile e nei principi ESG come strumenti di trasformazione dei territori. Perché la sostenibilità trova il suo significato più profondo quando genera bene comune, relazioni, sviluppo condiviso e opportunità per tutti.
La Terra ci parla attraverso le alluvioni, la siccità e gli incendi.
L’umanità ci parla attraverso le sue ferite.
Forse la più grande sfida ambientale del nostro tempo consiste nell’imparare ad ascoltare entrambe.