IGSS Investigazioni - Sicurezza - Multiservizi

IGSS Investigazioni - Sicurezza - Multiservizi Agenzia di Investigazioni Civili-Penali-Sicurezza
e Multiservizi

🚀 MultiServ – Soluzioni Integrate per Imprese e PrivatiQuando le esigenze diventano complesse, serve un partner affidabi...
03/01/2026

🚀 MultiServ – Soluzioni Integrate per Imprese e Privati
Quando le esigenze diventano complesse, serve un partner affidabile.
MultiServ nasce per offrire servizi di Facility Management a 360°, con un approccio flessibile, organizzato e orientato alla soluzione.
🔐 Società in possesso di Licenza 115 T.U.L.P.S.
🔧 I nostri servizi includono:
✔ Supporto logistico per imprese e privati
✔ Consulenza operativa e organizzativa
✔ Facchinaggio
✔ Portierato e servizi di controllo
✔ Edilizia e manutenzioni
✔ Giardinaggio e cura del verde
✔ Impianti di videosorveglianza
✔ …e molto altro
💡 Hai una criticità? Basta chiedere.
Ci organizziamo rapidamente per trovare la soluzione più efficace, qualunque sia l’esigenza.
Un solo interlocutore, molte soluzioni.
📞 MultiServ: affidabilità, competenza e risultati concreti.






19/12/2025
15/09/2025

📅 15/09/2025 –
🔍 Controlli sui lavoratori esterni: via libera dalla Cassazione all’uso di investigatori privati
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24564 del 4 settembre 2025) introduce una svolta importante nel mondo del lavoro: le aziende possono legittimamente sorvegliare i dipendenti che lavorano fuori sede attraverso investigatori privati, se esistono sospetti concreti di comportamenti scorretti. E, se tali sospetti sono confermati, il licenziamento è giustificato.

🔎 Il caso concreto: tra sospetti e prove
Tutto è partito da un incaricato di leggere, al domicilio degli utenti, i contatori che registrano il consumo di acqua, elettricità e gas. il cui rendimento, nel 2019, era significativamente inferiore rispetto a colleghi con mansioni analoghe. L’azienda, prima di agire, ha atteso un anno e ha avviato un’indagine privata per approfondire la situazione.
Nel 2020, un investigatore ha seguito il lavoratore per un periodo prolungato, documentando gravi irregolarità:
📍 Inizio e fine turno falsificati
📍 Lunghi periodi di inattività
📍 Soste in luoghi estranei al lavoro
📍 Uso improprio dei dispositivi aziendali
📍 Mancato rispetto dell’obbligo di indossare la divisa
Il comportamento, oltre a violare le regole aziendali, ha minato il rapporto fiduciario alla base del contratto di lavoro.

⚖️ La posizione della Cassazione
La difesa del lavoratore ha contestato la tempistica del provvedimento disciplinare, ma la Cassazione ha chiarito:
✅ L’azienda ha agito correttamente, in modo progressivo e con prove concrete
✅ I cosiddetti "controlli difensivi" sono legittimi quando mirati a verificare sospetti fondati
✅ La tutela del patrimonio aziendale può prevalere sul diritto alla privacy del dipendente, soprattutto se lavora fuori sede

📍 Il nodo privacy: controllo o sorveglianza?
Sebbene la decisione si inserisca in una linea giurisprudenziale consolidata, solleva interrogativi importanti sul futuro del lavoro:
👁‍🗨 Dove finisce il controllo legittimo e dove inizia la sorveglianza invasiva?
💡 Come garantire un equilibrio tra la protezione dell’impresa e il rispetto della dignità e della privacy del lavoratore?
In un contesto lavorativo sempre più "connesso" e tecnologico, la vera sfida per il legislatore e per la giurisprudenza sarà definire con chiarezza i confini di un controllo proporzionato e rispettoso dei diritti fondamentali.

📌 In sintesi:
Le aziende possono sorvegliare i lavoratori esterni con strumenti anche incisivi, ma solo se esistono elementi concreti e solo seguendo un percorso coerente, graduale e documentato. Il rispetto delle regole — da parte di tutti — resta il fondamento di ogni rapporto di lavoro.

Call now to connect with business.

11/09/2025

Riprese Audio e Video: Quando Sono Lecite e Quando Diventano Reato - post creato dal Dott. Narciso Chiellini

Nel contesto odierno, dove la tecnologia ci permette di registrare e condividere istantaneamente ogni tipo di comunicazione, è fondamentale fare chiarezza sui limiti legali che regolano le riprese audio e video, soprattutto quando queste riguardano conversazioni private o momenti di vita quotidiana.

Quando è lecito registrare senza il consenso dell’interessato?

Secondo la normativa italiana, la registrazione audio o video di una persona a sua insaputa può essere lecita in determinate circostanze:

Partecipazione alla conversazione: Chi registra deve essere partecipe alla conversazione o alla scena. Non è legale nascondere un dispositivo di registrazione e allontanarsi, cercando di captare ciò che gli altri dicono in propria assenza.

Luoghi pubblici: Le riprese possono essere effettuate in luoghi pubblici, ma non all’interno di luoghi che possano essere considerati "privata dimora" dell’intercettato, come la propria abitazione o ufficio.

In altre parole, se si partecipa alla conversazione e si è in un luogo pubblico, è possibile effettuare una registrazione senza il consenso dell’altra persona. Tuttavia, qualsiasi ripresa che avvenga in un ambiente privato, come la casa o l’ufficio di qualcuno, senza il suo consenso, costituisce una violazione della privacy e potrebbe configurare un reato.

Il reato di interferenze illecite nella vita privata

Il Codice Penale, all’articolo 615-bis, disciplina il reato di interferenze illecite nella vita privata, punendo chi utilizza strumenti di ripresa visiva o sonora senza il consenso della persona e senza giustificazione legale. Di conseguenza, qualsiasi registrazione effettuata in modo fraudolento o non consentito, soprattutto in luoghi privati, è inutilizzabile in sede legale, poiché acquisita in violazione del diritto alla riservatezza.

Nuove norme sul trattamento delle riprese fraudolente

Con l'introduzione del cosiddetto Decreto Intercettazioni, è stato introdotto un nuovo reato, l’art. 617-septies c.p., che punisce la diffusione di riprese o registrazioni fraudolente. La norma stabilisce che chiunque diffonda, con qualsiasi mezzo, una registrazione audio o video di incontri privati, pur se compiuta in modo fraudolento, rischia una pena fino a 4 anni di reclusione, qualora l’intento sia quello di danneggiare l’immagine o la reputazione di una persona.

Il delitto è perseguibile solo a querela della persona offesa, il che significa che è necessario un atto formale da parte della persona coinvolta per avviare un procedimento legale.

Quando la registrazione è lecita come prova in un processo?

La legge ammette che registrazioni audio e video lecite possano essere utilizzate come prove documentali in procedimenti giudiziari o amministrativi. Tuttavia, è importante sottolineare che la diffusione di tali riprese, a meno che non sia legata a un procedimento legale, può essere punibile. Se una registrazione è stata effettuata per fini giornalistici, di difesa legale, o in un contesto giudiziario, non si configura alcuna violazione della legge.

In conclusione, anche se registrare una conversazione senza il consenso dell’altra persona può sembrare un’operazione semplice, è essenziale rispettare alcune regole fondamentali:

Partecipare attivamente alla conversazione o alla scena: Non è legale agire come spettatore invisibile, cercando di ottenere informazioni private senza essere coinvolti nella comunicazione.

Rispetto dei luoghi privati: Le registrazioni non devono avvenire in ambienti considerati dimore private, come la casa o l'ufficio dell'interlocutore.

Quindi la tecnologia offre strumenti potenti per registrare e condividere contenuti, ma la legge ci ricorda che la privacy è un diritto inviolabile. Il rispetto delle normative non solo previene conseguenze legali, ma tutela anche i diritti fondamentali di ciascun individuo, proteggendo la sua immagine e reputazione.

"La privacy non è un’opzione, e la sua perdita non dovrebbe essere il prezzo che accettiamo solo per stare su Internet" (Gary Kovacs).

🔍 Hai domande su come tutelare la tua privacy in un mondo digitale? Scrivici nei commenti!

10/09/2025

📌 DIVORZIO: addio automatico all’assegno di mantenimento della separazione — ecco perché è giusto così

Molti ancora non lo sanno, ma è ora di fare chiarezza: con il divorzio, gli accordi economici presi in separazione non valgono più automaticamente. Lo ha confermato con forza una recente (e importante) sentenza del Tribunale di Cagliari, la n. 1315 del 28 agosto 2025.

In pratica, un ex marito si è rifiutato di continuare a pagare l’assegno di mantenimento pattuito in sede di separazione, e il giudice gli ha dato pienamente ragione. Perché? Perché il divorzio rappresenta un nuovo capitolo giuridico, distinto e autonomo dalla separazione. Di conseguenza, i vecchi obblighi economici decadono se non vengono espressamente riconfermati nell'accordo di divorzio.

🎯 È un punto fondamentale che va ribadito: non si può pretendere la prosecuzione automatica dell’assegno di mantenimento della separazione una volta ottenuto il divorzio. Questo non è solo corretto dal punto di vista legale, ma anche sul piano della coerenza giuridica: la separazione è una fase temporanea, il divorzio è definitivo. Sono due momenti diversi, con finalità e tutele diverse.

💬 Durante la separazione, l’assegno serve a garantire una certa continuità nel tenore di vita perché il vincolo matrimoniale è ancora formalmente in piedi. Ma con il divorzio, quel vincolo si spezza del tutto: e con esso cambia la logica del mantenimento, che diventa non più una prosecuzione, ma semmai una nuova valutazione basata su criteri differenti (come il contributo alla vita familiare, l’età, le prospettive economiche, ecc.).

🚫 Se nel nuovo accordo di divorzio non viene inserito un assegno divorzile, non c’è più alcun diritto a riceverlo. Il silenzio equivale alla rinuncia. Non serve alcuna clausola apposita per far decadere l’assegno di separazione: è il divorzio stesso a farlo decadere automaticamente.

📢 Questo principio non è solo giusto, è necessario. Perché consente di evitare automatismi pericolosi e garantisce che ogni fase venga affrontata con consapevolezza e responsabilità.

⚠️ Attenzione: chi dà per scontato che “le cose continueranno come prima” rischia grosso. Serve un nuovo accordo, formalizzato e chiaro. Altrimenti, l’assegno di mantenimento semplicemente non esiste più.

🔍 In conclusione: nessuna violazione, nessuna scorrettezza, nessuna sorpresa “ingiusta”. Solo una regola chiara, legittima e — finalmente — ribadita con autorevolezza dalla giurisprudenza. E a mio avviso, è una decisione pienamente condivisibile.

04/09/2025

Offese e Diffamazione sui Social Network: Aspetti Legali, Responsabilità e Strumenti di Tutela
a cura del Dott. Narciso Chiellini

Con l'espansione dei mezzi di comunicazione digitali, in particolare dei social network, è diventato sempre più facile esprimere opinioni pubblicamente. Tuttavia, questa libertà di espressione, se esercitata senza consapevolezza, può sfociare in atti lesivi della reputazione altrui, come la diffamazione.

Oggi, basta un post su Facebook o una storia su Instagram per innescare gravi conseguenze legali. Le nostre ricerche evidenziano come il diritto italiano, proprio per fronteggiare i rischi derivanti da una comunicazione rapida e virale, abbia rafforzato gli strumenti di tutela giuridica per le vittime di diffamazione, sia sul piano penale che su quello risarcitorio.

Cos’è la diffamazione: il quadro normativo

Il reato di diffamazione è regolato dall’art. 595 del Codice Penale, il quale punisce chiunque offenda l’altrui reputazione comunicando con più persone, anche in assenza della persona offesa. Quando l’offesa avviene attraverso strumenti che amplificano la comunicazione (come i social media, la stampa o i siti web), si configura l’aggravante del mezzo di pubblicità, che comporta pene più severe.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4873 del 2022, ha ribadito che un post diffamatorio su Facebook, proprio per la sua capacità di raggiungere un pubblico potenzialmente illimitato, costituisce una forma aggravata di diffamazione. La natura "pubblica" della rete amplifica il danno e, di conseguenza, la responsabilità di chi diffonde il contenuto offensivo.

Diffamazione online: chi è responsabile?

Chi crede che i social network siano una zona franca dalle responsabilità legali commette un grave errore. L’attività online, anche quando legata a opinioni personali, non è esente da limiti giuridici.

La responsabilità di chi pubblica

Un contenuto offensivo postato da un utente, anche su un profilo privato, può comunque integrare il reato di diffamazione. Secondo la Cassazione Penale, Sez. V, sent. n. 12546/2020, un commento su Facebook ha lo stesso valore di una dichiarazione resa a mezzo stampa, rendendo applicabile l’aggravante della pubblicità.

La responsabilità di chi gestisce o condivide

Non solo l’autore del post, ma anche il gestore della pagina social o chi condivide contenuti diffamatori può essere chiamato a rispondere. La Cassazione Penale, Sez. I, sent. n. 41869/2021, ha stabilito che il gestore può essere considerato corresponsabile se non provvede a rimuovere tempestivamente i contenuti illeciti.

In una sentenza significativa del Tribunale di Roma (n. 21693/2023), si è ritenuto che anche la condivisione di un post offensivo costituisce una nuova diffusione dell’offesa, aggravando ulteriormente il danno alla vittima.

Tutela delle vittime: tra giustizia penale e civile

Chi subisce una diffamazione online ha due strade principali da percorrere:

1. Querela penale

Per procedere penalmente, è necessario presentare querela entro tre mesi dalla scoperta del fatto. La querela può essere sporta presso la polizia postale, i Carabinieri, oppure depositata in Procura, preferibilmente con l'assistenza di un legale.

2. Azione civile per risarcimento

Parallelamente o in alternativa, è possibile avviare una causa civile per ottenere il risarcimento del danno morale e patrimoniale. Questo può includere:

il pregiudizio alla reputazione personale o professionale,
il disagio psicologico subito,
eventuali perdite economiche (ad esempio, calo di clientela per un professionista).

La Cassazione Civile, Sez. III, sent. n. 1092/2021, ha specificato che nella valutazione del danno risarcibile devono considerarsi:

la gravità del contenuto offensivo,
la portata della sua diffusione,
l’intenzionalità dell’autore.

Il giudice può inoltre ordinare la rimozione dei contenuti, nonché la pubblicazione della sentenza su siti web o testate giornalistiche, per ristabilire l’onorabilità della persona lesa.

La responsabilità digitale: prevenzione e consapevolezza

Oltre agli strumenti sanzionatori, è fondamentale promuovere una maggiore educazione all’uso consapevole dei social media. Chiunque utilizzi queste piattaforme deve comprendere che:

le parole pubblicate online hanno un peso legale,
l’anonimato non garantisce impunità,
anche la condivisione passiva può comportare responsabilità.

D’altra parte, le piattaforme digitali dovrebbero investire in strumenti di moderazione più efficaci, che facilitino la segnalazione di contenuti lesivi e ne permettano la rimozione tempestiva.

In conclusione la diffusione dei social network ha ampliato le opportunità di espressione, ma anche i rischi connessi a un uso scorretto della parola. La diffamazione online rappresenta una sfida giuridica attuale e in costante evoluzione.

La giurisprudenza, con un orientamento sempre più rigoroso, sta cercando di bilanciare la libertà di manifestazione del pensiero con la tutela della reputazione, che resta un diritto fondamentale.

Chi pubblica contenuti sui social deve farlo con consapevolezza, perché anche un semplice post può comportare responsabilità penali e risarcitorie. Le vittime, invece, devono sapere che esistono strumenti efficaci per difendere la propria immagine e chiedere giustizia.

Indirizzo

Via Delle Cateratte 82
Livorno
57124

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando IGSS Investigazioni - Sicurezza - Multiservizi pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi