25/05/2026
Prima di arrivare al pubblico, un oggetto fa un percorso lungo.
Nasce da un’intuizione, certo.
Ma poi passa attraverso domande, prove, limiti, aggiustamenti.
C’è la parte creativa, ma ci sono anche tante scelte progettuali molto concrete.
Come si usa.
Come si tiene.
Come sta nello spazio.
Che relazione crea con il corpo, con lo sguardo, con l’ambiente intorno.
C’è anche la prossemica dell’oggetto: quanto si avvicina, quanto invita, quanto resta discreto, quanto invece chiede attenzione.
E poi c’è un tema che per me è centrale: la sua capacità di comunicare.
Un oggetto ben pensato non comunica solo attraverso la forma ma lo fa anche attraverso i materiali, le proporzioni, la luce, il ritmo, l’immaginario che porta con sé.
Per un brand, soprattutto per chi lavora con tempi lenti, studio, ricerca e piccole grandi sfide progettuali, il punto non è semplicemente “vendere un prodotto”.
Il punto è mantenere vivo un messaggio.
Renderlo coerente.
Far sì che arrivi alle persone giuste, a chi può riconoscerlo e comprenderne il valore.
In questi progetti la vendita arriva dopo il mantenimento di una promessa.
Ed è questo che ho ritrovato venerdì 22 maggio, durante la presentazione de “La Bugia”, creazione de Il , azienda fiorentina di alto artigianato.
Un oggetto non arriva mai davvero da solo.
Arriva con tutto il lavoro, le persone, la cultura e le scelte che lo hanno reso possibile.
🇮🇹