01/06/2026
FRUSTRAZIONE (& IMPOTENZA) - Tempo di lettura 58 secondi
Torno su un tema mai abbastanza discusso: la frustrazione.
Viene spesso descritta come un’emozione.
La sua origine, però, è ancora più interessante. Deriva dal latino frustra: invano, senza effetto.
Prima ancora di essere rabbia, delusione o impotenza, la frustrazione è un movimento che non raggiunge il proprio effetto finale. Un’intenzione che non arriva a compimento.
Può essere uno scopo che non si realizza, un’azione che non produce l’effetto atteso, una traiettoria che si interrompe.
La frustrazione riguarda certamente ciò che manca, ma può riguardare anche ciò che si vede con estrema chiarezza e che, nonostante questo, non riesce a prendere forma nel reale.
Siamo portati a pensare che nasca dall’assenza di risposte.
Personalmente la vedo in modo diverso.
Spesso la risposta c’è già, ma il linguaggio disponibile non è ancora in grado di contenerla.
Osservo un mondo impegnatissimo a rincorrere effetti, sintomi, categorie morali e identità narrative, sempre meno interessato alle strutture che li generano.
Accade così che, all’aumentare della lucidità, possa aumentare anche il senso di impotenza.
Se la frustrazione nasce quando un movimento non raggiunge il proprio effetto, l’impotenza emerge quando non si intravede alcuna possibilità concreta di intervenire su ciò che accade.
È una sensazione particolare: vedere con chiarezza e non riuscire a trasformare ciò che si vede.
Perché, di fatto, comprendere non significa essere compresi.
E comunicare non significa essere ricevuti.
Una delle grandi frustrazioni del nostro tempo consiste proprio nel riconoscere una forma che continua a ripetersi e assistere, quasi impotenti, al tentativo incessante di curarne gli effetti ignorandone la struttura.
Inutile affannarsi quando manca un pezzo.