Fabio Pierotti Essential Consultant

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- Master Trainer di Logosintesi®
- Consulente Evolutivo Essenziale (L. 4/2013)
- Counselor relazionale
- Ideatore e titolare del modello THE ESSENTIAL FOUR
- Presidente di ALICE - Associazione Professionale Logosintesi Italia per la Consulenza ed Essenza

E’ INUTILE AFFANNARSIL'impulso che mi ha portato a scrivere *I Quattro Essenziali* è nato dalla consapevolezza della tra...
26/10/2026

E’ INUTILE AFFANNARSI
L'impulso che mi ha portato a scrivere *I Quattro Essenziali* è nato dalla consapevolezza della trappola più sordida e viscida di questa epoca: quella che si manifesta nell'atto di prendere in affitto, o addirittura comprare, la propria identità senza avere l'effettiva possibilità di valutarne le conseguenze.

Questo è un fenomeno, a prescindere che si possiedano o meno le condizioni per osservarlo e riconoscerlo.
Inutile affannarsi, tra gli altri che possiede, significa anche mettere un serio punto interrogativo al culto della forza di volontà, del mindset, del volere è potere, della performance e dell’ottimizzazione a tutti i costi.

Ogni comportamento, pensiero, ideologia, teoria o presa di posizione nasce, o emerge, da un preciso modo di osservare. La trappola arriva quando quel modo diventa l'unico possibile. E anche il fenomeno AI nasce in questa orbita.
Il gioco si è così costituito: le risposte arrivano dallo stesso sguardo da cui nascono gli interrogativi che le hanno prodotte.

Anche ciò che appare come una scelta può diventare così normale da lasciarci semibendati.
Mi ricorda l’asino con i suoi paraocchi.

Nel modello Essential Four, raccontato nel libro, questa traiettoria è osservabile nel 1° Triangolo Trasformativo, così configurato: T1 in Org, T2 in Pulse, T3 in Id, Oppositore Ars.

Perché è davvero inutile affannarsi, se manca un pezzo.

Ah... e non affannarti nemmeno a capire questa sigla.
Per quello c'è il libro. 😄

I Quattro Essenziali Scopri le tendenze nascoste che influenzano la tua identità e accedi alla coerenza originaria del tuo essere I Quattro Essenziali di Fabio Pierotti – Edizioni Enea Disponibile dal 12 novembre 2025 Esistono tendenze che ti abitano. Non le scegli: ti guidano. C’è un momento ...

PERCORSO DI SUPERVISIONE 2026/2027Bisogna essere pronti per fare supervisione?Tra pochi giorni inizierà il nuovo Percors...
19/09/2026

PERCORSO DI SUPERVISIONE 2026/2027

Bisogna essere pronti per fare supervisione?

Tra pochi giorni inizierà il nuovo Percorso di Supervisione 2026/2027, rivolto ai professionisti della relazione di aiuto e a chi sta completando la propria formazione.

Le adesioni ricevute ci permettono già di realizzare l’intero percorso con una formula economicamente molto accessibile.

Ma non è questo l’aspetto che mi interessa di più.

Parlando di supervisione con studenti e professionisti, emerge spesso una certa soggezione.

Sarò abbastanza preparato?
Avrò qualcosa di interessante da portare?
E se mi espongo e dico qualcosa di sbagliato?
E se gli altri hanno molta più esperienza di me?

Sono domande comprensibili.

Ma la supervisione non è un luogo nel quale bisogna dimostrare quanto si è bravi.

Tutt’altro.

È uno dei luoghi nei quali un professionista può imparare a non sapere, a fare domande, a osservare ciò che accade in lui e, soprattutto, a osservare chi è e come sta dentro una relazione.

Possiamo conoscere tecniche, modelli e strumenti. Possiamo accumulare anni di formazione e di esperienza.

Ma nella stanza con il cliente entriamo anche noi, con il nostro modo di osservare, le nostre aspettative, ciò che ci mette in difficoltà, ciò che ci rassicura, il bisogno di ottenere un risultato e persino l’idea che abbiamo di ciò che dovrebbe essere una “buona sessione”.

Anche questo è materiale di supervisione.

Per questo considero una risorsa il fatto che nel gruppo ci saranno persone con esperienze molto diverse: professionisti con molti anni di pratica, persone già abituate alla supervisione e altre che stanno ancora costruendo la propria identità professionale.

Non è necessario portare un caso.
Non è necessario parlare se non ci si sente di farlo.

Si può iniziare anche semplicemente stando lì, ascoltando e osservando.

Anziché aspettare di sentirsi pronti per fare supervisione, possiamo lasciare aperta la possibilità che la supervisione sia uno dei luoghi nei quali impariamo a diventarlo.

Il percorso prevede 12 incontri online, 2 ore al mese, a partire da martedì 29 settembre 2026, dalle 18.00 alle 20.00.

Grazie alle adesioni già ricevute, l’investimento è attualmente di circa 6 euro a persona per incontro e, più siamo, più scende.

Per informazioni: [email protected]



Il programma completo è disponibile qui:

Percorso di Supervisione per professionisti della relazione di aiuto

La tensione tra Coscienza e RedditoTrovi qui l'articolo completo:
14/09/2026

La tensione tra Coscienza e Reddito

Trovi qui l'articolo completo:

Quando una teoria diventa verità e una tendenza viene scambiata per legge, la relazione di aiuto rischia di perdere ciò che dovrebbe proteggere: la complessità dell’essere umano.

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04/09/2026

L’inutile consulente

Ci sono professionisti della relazione di aiuto molto bravi a risolvere problemi.
Conoscono tecniche, metodi, strumenti, rimedi e approcci alla persona.

Il cliente arriva con qualcosa che non funziona e il consulente offre ciò che conosce per aiutarlo.
Il lavoro è questo.
Il sinallagma si chiude.

Osservo però l’esistenza di un altro livello.
Quello in cui il professionista continua a utilizzare ciò che sa, ma nel frattempo accade qualcosa di diverso: tu, cliente, diventi progressivamente capace di vedere ciò che prima avevi bisogno che qualcun altro ti aiutasse a vedere.
Impari a osservare.
A distinguere.
A nominare.
A scegliere.

Non impari semplicemente una tecnica, accresci la tua Competenza di Sé.

Ed ecco che compare un paradosso piuttosto interessante: un buon consulente dovrebbe lavorare anche per diventare inutile.

Questa affermazione potrebbe mandare in crisi un intero sistema.

Una relazione di aiuto ben riuscita, per me, non può essere misurata soltanto da quanto riesco ad aiutarti quando vieni da me, grazie ai miei rimedi, per merito delle mie ricette.
Misurerei l'efficacia di un intervento anche da quanto diventi capace di camminare quando io non ci sono.

Il rischio, per il consulente, è quello di diventare bravissimo a rincorrere problemi.
Un sintomo. Una soluzione. Un altro sintomo. Un'altra soluzione.
Un'altra tecnica. Un'altra seduta. Un'altra somministrazione.
E avanti, all’infinito potenziale.

Ne parlo diffusamente nel mio ultimo libro I Quattro Essenziali che trovi in tutti gli store online.

E c’è anche un altro aspetto che osservo da anni e che il modello Essential Four mi ha permesso di mettere meglio a fuoco: ogni metodo contiene una tendenza.

Se osservo attraverso la tecnica X tenderò a vedere alcune cose e a muovermi in quella direzione. Se utilizzo l'approccio Y tenderò a vederne altre e a muovermi altrove.
Non è in ballo quanto sia giusto o sbagliato un approccio. Sia chiaro.

È una questione di competenza che va oltre la competenza: non soltanto sapere usare bene uno strumento, ma accorgersi anche di dove quello strumento tende a portare lo sguardo.

Perché guardare da qualche parte significa inevitabilmente non guardare, nello stesso momento, da tutte le altre parti.

Mi chiedo se chi fa il mio mestiere si ponga questa domanda:
sto aiutando questa persona a stare meglio o sto contribuendo a renderla più capace di orientarsi senza di me?

Le due cose non sono necessariamente la stessa cosa e, personalmente, credo che una relazione di aiuto adulta cominci quando il professionista accetta una possibilità poco conveniente: diventare progressivamente meno necessario.

Ed è anche per osservare queste dinamiche che è nato Essential Four.

Podcast Competenza di Sé

https://youtube.com/playlist?list=PLsHSP099i-4UWLYwlVEa9V4D9S52fJASu&si=D_uFzZGp2P07XBaT

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Articolo per riflettere, ispirato al difficile mestiere del genitore, nell'ambito della Competenza di Sé:

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23/08/2026

ANALFABETISMO PERCETTIVO
Si parla spesso di analfabetismo funzionale, ovvero della difficoltà di comprendere e utilizzare correttamente le informazioni.

Ma osservando le relazioni umane, mi sono chiesto se non esista anche un'altra forma di analfabetismo.
L'ho chiamata analfabetismo percettivo.
Riguarda l'incapacità di leggere ciò che sta accadendo mentre una relazione prende forma.
Spesso vediamo i fatti, ma non le dinamiche che li generano.
Osserviamo i comportamenti, ma non il funzionamento che li produce.

Così ci accorgiamo della fine di una relazione quando, in realtà, quella relazione aveva iniziato a finire molto tempo prima.
Ritengo che la competenza più rara oggi non è sapere di più, bensì imparare a vedere ciò che, pur essendo sotto i nostri occhi, continua a sfuggirci.
Nell'articolo approfondisco questo tema.
https://fabiopierotti.com/dallovvio-che-non-si-vede-alle-relazioni-che-finiscono/
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