19/06/2026
I titoli dei giornali potranno pure parlare sempre e solo di multinazionali e colossi industriali, ma la "baracca" in questo Paese, ogni singolo giorno, 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐥𝐞 𝐌𝐏𝐌𝐈. I numeri non mentono e certificano una realtà chiarissima:
📌Il 𝟗𝟒,𝟗% del totale delle aziende italiane è composto da 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞 (tra i 3 e i 9 addetti in organico).
📌Il 𝟓% è formato da imprese di 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐞 𝐞 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 (fino a 249 addetti).
📌Solo lo 𝟎,𝟏% è rappresentato dalle 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐝𝐞.
Il risultato di questa sproporzione? Le 𝐌𝐏𝐌𝐈 producono da sole il 65,5% del PIL italiano e danno lavoro a ben tre quarti dei lavoratori del Paese.
Essere piccoli ha i suoi vantaggi in termini di flessibilità e legame con il territorio, ma oggi restare piccoli comporta una fatica immensa. Il nostro sistema soffre di due problemi strutturali cronici.
Il primo è il gap di produttività: in Italia la differenza di rendimento tra una piccola impresa e una grande azienda è stimata in circa 45 punti percentuali.
Il secondo problema è che in Italia si fa una fatica tremenda a crescere. Pensate che dal 2000 al 2022 solo il 5% delle PMI è riuscito a fare il salto e diventare una grande azienda.
I motivi di questo freno a mano tirato sono sempre gli stessi:
📌Burocrazia asfissiante.
📌Gestioni ancora troppo familiari e poco manageriali.
📌La sempre più difficile caccia ai talenti.
📌Un accesso al credito complesso.
Per invertire la rotta e ricominciare a correre non servono miracoli, ma azioni mirate: facilitare l'accesso ai finanziamenti; fare rete con le università per investire in formazione; digitalizzare i processi e sapere come e dove cercare i giusti talenti per la propria azienda.
La sfida sembra ostica? Non lo è affatto!
Infatti, non siete soli. E se vi siete riconosciuti in una delle problematiche viste sopra, tirate un sospiro di sollievo. Dovete solo contattarci!