08/12/2025
MADE IN ITALY
CHIESTA LA CONSEGNA DI ATTI PER VERIFICHE SU CAPOLARATO E SFRUTTAMENTO DEL LAVORO
MA COM’E’ ORGANIZZATA LA FILIERA DEL TESSILE E DELLA MODA IN ITALIA?
Il settore terziario in Italia è sempre stato sotto pagato, speculato, non valorizzato.
É un fattore culturale e questo non accade solo nelle aziende dei grandi brand del lusso o del fast- fashion ma anche nelle piccole o medie imprese di realtà locali.
Non vengono sottoscritti contratti legali con i laboratori sartoriali, si scelgono quelli dove la manodopera costa di meno e spesso si tratta di confezioni gestite da extracomunitari.
Un far west fatto di laboratori-dormitorio, dove non esiste né igiene né figuriamoci alcun dispositivo di sicurezza. Un far west fatto di sfruttamento con operai pagati anche 2,75 l’ora. Con orari di lavoro interminabili.
Abbiamo delocalizzato le produzioni all’estero per sfruttare la manodopera ma alla fine dei conti applichiamo le stesse politiche anche in Italia.
IL SETTORE TERZIARIO è quello più colpito nell’industrializzazione della moda.
Ci hanno detto che esternalizzare ( estero o Italia ) é efficiente perché permette alle aziende di concentrarsi nelle funzioni dove sono più produttive.
Sappiamo che esternalizzare ha un enorme costo sociale: lo sfruttamento intensivo del lavoro. Mancanza di sicurezza sul lavoro e nella società.
Esternalizzare conviene per aumentare i profitti di pochi a scapito di troppi.
Come per il fast- fashion , anche per i marchi di lusso la filiera è un groviglio di appalti e subappalti, troppo spesso utilizzati per abbattere i costi. I costi del lavoro, i costi della manifattura.
Non solo Prato, non solo fast- fashion, ma anche le filiere del lusso e dei nostri brand locali dove la merce viene rivenduta con ricarichi fino al 10.000%.
E il governo che fa?
Prova in tutti i modi a proteggere gli imprenditori italiani, emanando un decreto che deresponsabilizza le grandi aziende con un’autocertificazione, così che nessuno può indagare il loro operato.
Bisognerebbe rivendicare l’accesso ai dati sulle filiere: aziende, contratti, lavoratori, condizioni di lavoro. Dati che permettono di studiare e capire.
Oggi più che mai, i dati sono potere, : potere di studiare, capire, rivendicare.
Serve applicare nuovi modelli di business per un’impresa responsabile creando una “carta d’identità digitale” (blockchain) in cui ci sia una traccia sull’intera filiera per garantire trasparenza, autenticità e sostenibilità, dalla catena di approvvigionamento alla manifattura, dalla logistica alla distribuzione.
Giuliet Françoismarie