29/06/2026
Caro Instagram, ti saluto.
Ti saluto perché non sei stato un compagno di viaggio, ma un peso sullo stomaco, una bestia vorace e avida di nutrimento continuo, di un modo di essere che non ci appartiene.
Mi piacevi, esclusivamente per lavoro, finché sei stato utile a diffondere concetti e informazioni, come durante il covid o in occasione di leggi nuove, quando il tuo algoritmo si accontentava – si fa per dire - delle miliardi di views organiche, prima che diventasse, insomma, così sfacciato come il mondo che ormai hai contribuito a creare, secondo la formula per cui “money is everything”.
Tieniti i tuoi calcoli, la società sempre più vuota, l’egoismo e l’egocentrismo smisurato, le contraddizioni e la perdita di valori, le atrocità e le ingiustizie che si amplificano attraverso i tuoi occhi. Ingoiati tutto, abbuffati di tutti, dei loro soldi, del loro tempo, della loro vita, di chi fa a gara per emergere, chi con i soldi, chi con la violenza, chi con funnel spaventosi, ma veri, di viralità pericolosa.
Io stacco, e già avevo staccato, come dimostrano le pubblicazioni a intermittenza.
Si dirà che non avevo da raccontare, da mostrare, da comunicare.
Che si dica pure, poco, o nulla, importa.
Io mi ritiro nei rapporti reali, quelli fatti di fiducia, di stima reciproca, di strette di mano, di tatto, di educazione e rispetto, di affettività, integrazione, confronto reale e sincero.
Esco dai social? No, solo selezionerò via via quelli che saranno ancora, effettivamente, “sociali”.
Almeno in parte.
Tuo, Cuido.