10/01/2018
CAMBIARE POLITICA
02.01.2018
Quale manager non ha mai sognato di trasformare un’organizzazione realizzando scopi apparentemente impossibili con la sola forza di volontà? Non stiamo parlando di semplici traguardi difficili, stiamo parlando dell’equivalente manageriale dello sbarco sulla luna, di obiettivi che appaiono irraggiungibili allo stato attuale della prassi, delle competenze, della conoscenza.
Nel gergo del mondo delle imprese questi obiettivi vengono spesso definiti “stretch goal”.
Gli stretch goal sono spesso considerati una fonte di motivazione e successo importantissima, sia per i singoli individui che per le organizzazioni.
“Spesso e volentieri gli obiettivi audaci riescono ad attirare le persone migliori e creare gli ambienti di lavoro più stimolanti.
Gli stretch goal sono i tasselli decisivi per ottenere risultati importanti nel lungo periodo”.
Aggiungiamo che sono un ottimo modo per risuscitare o trasformare, come per magia, una strategia di innovazione o un procedimento che ha segnato il passo.
Che cosa caratterizza lo stretch goal ?
a) La difficoltà estrema
Un obiettivo grandioso implica aspettative radicali, che vanno oltre il livello di capacità e performance di quel momento.
b) La novità estrema
Bisogna trovare percorsi ed approcci completamente nuovi per rendere raggiungibile uno stretch goal.
Non occorre lavorare di più, è necessario semplicemente lavorare in modo diverso
c) Le risorse inutilizzate
Altro fattore è la disponibilità di risorse all’interno di un’organizzazione. Le risorse emergono tanto più quando ci si cimenta in ciò che non abbiamo mai fatto, ma che tutti i giorni ci si presenta davanti. Se non inseriti in un contesto
che ci responsabilizza, ci limitiamo ad una critica o all’indifferenza. Se parte di un gruppo di lavoro utilizziamo le idee degli altri per sviluppare la nostra.
Ricordiamoci che la grandezza non sempre arriva con balzi in avanti, a volte arriva con passi piccoli e persistenti.
La politica, e quindi coloro che ne hanno fatto parte, non ha compreso che apparteneva nel tempo sempre più all’evoluzione delle aziende, dipendeva dall’evoluzione culturale degli individui, dalla situazione corrente del sociale. Si è continuato a “fare” politica senza cambiamenti, i soliti comizi, piattaforme, incontri/scontri, ricerca dei punti deboli o sbagliati dell’avversario, in molti casi considerato nemico e pericolo.
Il mondo oggi viene attraversato da cambiamenti radicali e deve perciò riorganizzarsi di frequente per stare al passo con questo incredibile ritmo di cambiamento. Coloro che lo sanno far bene prospereranno nel contesto attuale e saranno i vincitori del domani.
La vecchia politica ha fondato la propria azione sulla cattiva persuasione, facendolo diventare uno strumento di potere. Chi partecipa ad un confronto fa il suo discorso con il duplice intento di lasciare la controparte senza nulla da dire e di catturare la simpatia, e non il consenso razionale del pubblico.
Aristotele metteva in guardia i greci dai pericoli derivanti dal lasciarsi accecare dal carisma e dal carattere di una persona. Scongiurava i suoi ascoltatori di prestare attenzione, durante un ragionamento, unicamente ai fatti, in modo da non essere manipolati su un piano emotivo.
Eppure ancora oggi veniamo sedotti da campagna pubblicitarie intelligenti, presentazioni appariscenti, promesse potenti, annunci commerciali, colleghi, partner, candidati affidabili, che fanno sembrare grandiose delle pessime idee.
Il grande cambiamento consiste nel fatto che la lotta contro la cattiva persuasione deve iniziare dentro di noi, automaticamente dentro coloro che ci leggono, che ci ascoltano che ci guardano con scetticismo, che per luogo comune o antitesi appartengono ad altri gruppi, associazioni, movimenti.
Dobbiamo convincere dell’importanza e della desiderabilità del progetto, della missione, dell’obiettivo addirittura prima di raccontarla.
Sta cambiando velocemente il nostro modo di vivere profondamente.
La vita fatta di tre stadi (studio-lavoro-pensione), per esempio, lascerà spazio ad una vita multi-stadio, in cui l’età non determinerà più la fase in cui si trova e in cui le competenze di transizione, cioè saper gestire il passaggio da uno stadio all’altro, saranno cruciali.
L’interazione tra generazioni aumenterà perché ci si potrà trovare, con varie decadi di differenza nell’età anagrafica, nello stadio della vita.
Il pensionamento si allontanerà non solo a causa dell’incremento dell’aspettativa di vita, degli aumenti dell’età pensionabile e di una nuova concezione più attiva dell’età matura, ma anche della necessità di integrare la pensione con redditi da lavoro.
Ci saranno meno disponibilità finanziarie delle nuove generazioni in quanto entrate nel mondo di lavoro durante la recessione, disgregando il modello sociale che vedeva i figli assistere materialmente ed economicamente genitori anziani.
Il mondo nuovo, la politica, richiederà che molte concezioni attuali vengano riconfigurate, a partire da quelle dell’invecchiamento.
Dovrà necessariamente essere promosso il lavoro oltre la pensione senza lavorare ai ritmi di prima e non obbligatoriamente mantenere il lavoro precedente. Le persone senior possono facilitare l’apprendimento dei colleghi giovani o risolvere rapidamente dei problemi.
L’Italia e quindi i suoi comuni, parte indietro in ogni classifica, in ogni conoscenza, in ogni azione.
Una domanda preminente è come preparare le nuove generazioni ai nuovi lavori e come proteggere ed aiutare i più deboli che possiedono skill che non servono più e non hanno ancora e forse non avranno mai quelle che servono e serviranno al mondo del lavoro.
Bisogna ripensare quindi a come si studia, , a cosa si studia, ad una vera cooperazione tra settore privato, pubblico ed educativo per cambiare rotta. La profondità e l’ampiezza dei problemi e dei rischi che abbiamo di fronte a noi non ci permettono più di essere neutrali, di essere dei semplici e distaccati osservatori.
Dobbiamo quindi non solo conoscere e capire la complessità intorno a noi, ma essere consapevoli che non possiamo sottrarci ad un ruolo attivo e positivo nella risoluzione delle sfide che ci attendono. In fondo essere veri leader è legato semplicemente al nostro senso di responsabilità per fare in modo che i nostri figli abbiano la speranza di un futuro migliore.
Il nostro successo sarà valutato non da noi, ma dall’impatto che riusciremo a creare e dalla bussola morale che ci guiderà nel nostro cammino.
E’ necessario ricostruire la fiducia, con il fardello pesante della consapevolezza generale che la politica centrale ormai è molto lontana dalle problematiche del cittadino.
Non si può non prescindere dall’avere una amministrazione locale competente, responsabile, decisionista.
MEDIOCRITA’ E MEDIOCRITAS
La Treccani ci dice che mediocrità è la qualità di persona o cosa che rivela capacità, attitudine, doti d’ingegno molto scarse e ricorda che la persona d’ingegno e capacità mediocri è riconosciuta come tale soprattutto con riferimento a chi si dedichi ad attività che per se stesse richiederebbero doti non comuni d’ingegno e d’intelligenza.
Qui sta la considerazione più triste: la mediocrità è tanto più presente, pervasiva e pericolosa quanto più dovrebbe essere bandita e accoratamente scongiurata. Gli esempi di persone mediocri, poste a capo di importanti aziende, di enti e amministrazioni pubbliche, di istituzioni culturali sono troppo numerosi anche solo per poterne selezionare qualcuno : ogni giorno ci troviamo a dover perdere tempo e serenità per colpa di chi, con mediocrità ed incompetenza, non è in grado di fare bene il proprio lavoro, di gestire la complessità del contemporaneo, di far fronte agli impegni che ci si aspetta da chi sceglie di servire Stato e impresa. La mediocrità sfocia spesso in saccenteria : i veri mediocri si credono sempre dei geni e parlano di se stessi come dei salvatori. L’incapacità di aprire il proprio pensiero a riflessioni divergenti o dissonanti li rende simili all’asino bigio del Carducci “…e a brucar serio e lento seguitò”.
La dissonanza genera curiosità, che a sua volta sollecita la creatività che porta alla competenza.
L’aureas mediocritas di Orazio si fonda su una maniera equilibrata e corretta di agire, così da evitare la cieca violenza delle passioni smodate che conducono alla perdita di senno.
La mediocritas è un termine da considerare con attenzione, legato com’è a caratteristiche quali la saggezza, la moderazione, la considerazione, il rispetto delle altrui opinioni.
Un termine desueto, passato di moda, in un’epoca di estremismi e barbare villanie. Un’epoca che certamente non è improntata alla mediocritas ma alla mediocrità : termini che suonano simili, ma che rimandano a scenari del tutto diversi.
L’aurea mediocritas può mostrarsi come un’arma micidiale per coinvolgere, convincere, vincere.
I GIOVANI E IL LAVORO
Uno dei compiti più difficili a cui assolvere è senz’altro quello di indicare ai giovani come cambierà il lavoro e quali saranno le professioni necessarie nel futuro. La risposta si basa solo nel buon senso, in quanto prevedere e dominare l’incertezza è impossibile perché in futuro in sé non esiste in quanto lo costruiamo giorno per giorno accettando il rischio di cambiare per creare il nuovo che ancora non conosciamo.
Ma l’elemento più critico è la formazione continua di competenze professionali in grado di gestire il cambiamento e un rapporto interattivo con la tecnologia.
Oggi c’è carenza di skill, competenze professionali, e una buona squadra amministrativa comunale deve inserire nel proprio programma questo concetto innovativo, fornire ai giovani che escono dalla scuola supporti per affrontare il concetto nuovo del lavoro, che non è più basato sul modello tradizionale del posto fisso bensì nella capacità di ciascuno di rinnovarsi e reinventarsi quotidianamente, apprendendo continuamente.
Noi non dobbiamo offrire più lavoro, ma competenze, perché offrire lavori tradizionali, statici non fa progredire la piattaforma di lavoro per quelli che verranno.
AC