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17/08/2024
DEBITO PUBBLICO ITALIANO NEL PRIMO SEMESTRE 2024.    Prof. Antonio ROMANO ... for Economist International.Da una proiezi...
01/07/2024

DEBITO PUBBLICO ITALIANO NEL PRIMO SEMESTRE 2024.
Prof. Antonio ROMANO ... for Economist International.

Da una proiezione statistica e di tendenza, il debito pubblico italiano dovrebbe raggiungere i 2.945 miliardi a fine giugno per poi mantenersi stabile fino alla fine dell’anno. Il rapporto DEBITO/PIL nel 1° trimestre del 2024, è ancora aumentato, arrivando al 137,8%. Nonostante esistano delle regole per il debito dei Paesi dell’Unione, ovvero, il Regolamento n. 1177/2011 UE, che indica agli Stati il cui debito supera il 60% del PIL, l’adozione delle misure per ridurlo sistematicamente e con un ritmo adeguato, per il momento, lo stato italiano non ha fatto altro che aumentarlo, anziché ridurlo come stabilito dal regolamento suddetto. La riduzione dell’eccedenza di debito è prevista anche dall’articolo 4 del Fiscal Compact, in base al quale lo Stato si impegna a diminuirlo mediamente di 1/20.mo all’anno, come previsto dall’art. 2 del regolamento (CE) n. 1467/97, successivamente modificato dal regolamento UE n. 1177/2011, sopra illustrato. In Italia nell'applicazione di questo parametro di riferimento si dovrebbero tenere presenti: la congiuntura economica, la valutazione dell’andamento del debito, la crescita potenziale nel triennio, il saldo primario e la sostenibilità a medio termine del debito, ovvero, quelli che L’Unione Europea definisce come “fattori significativi” del quadro debito/PIL.
Per invertire questa tendenza debitoria ci sarebbero diversi metodi, ovvero, quello di adottare politiche fiscali prudenti che portino a una riduzione del rapporto debito/PIL con una lunga serie di avanzi o pareggi di bilancio. Insomma, ridurre i costi dello Stato, ridurre gli sperperi, rendere efficace la pubblica amministrazione, vendere i tantissimi immobili pubblici inservibili, potrebbero essere una delle prime strade da percorrere. In conclusione, per inibire la crescita del debito ed iniziare una manovra per la riduzione dello stesso, si potrebbe agire sui cosiddetti “costi parassitari” dello Stato puntando sul risanamento dei conti pubblici, dunque, alla riduzione del deficit pubblico attraverso politiche di tipo restrittivo. Oggi le politiche economiche per il contenimento del debito pubblico, oltre alla eliminazione dei “costi parassitari”, indicano in uno Stato più snello e in una pubblica amministrazione più efficace, due potenti promotori dell’aumento essenziale del PIL italiano che naturalmente e conseguenzialmente farebbero aumentare le entrate dello Stato nella condizione temporale di tassazione inalterata.

SOCIOLOGIA POLITICA: ovvero “scienza delle connessioni” fra comportamento sociale, mutamento sociale, mutamento politico...
21/03/2024

SOCIOLOGIA POLITICA:
ovvero “scienza delle connessioni” fra comportamento sociale, mutamento sociale, mutamento politico e mutamento delle istituzioni.
Oggi e sempre di più, ritengo sia necessaria la costituzione di un laboratorio di idee per la stesura di un grande e nuovo programma politico che sappia incrociare le esigenze dei cittadini con le istituzioni e l’economia.
Ovvero una sorta di rifondazione politica che unisca stato al territorio, alla cultura socioeconomica.
Oggi sappiamo che le istituzioni cambiano lentamente e tale lenta dinamica è diventata un ostacolo dispendioso, mentre la società e gli uomini sono profondamente cambiati e velocemente cambieranno: tutti cerchiamo velocemente la qualità della vita ... IN QUESTA VITA !!.
Compito della nuova politica, è capire questo cambiamento e dirigerlo. Bisogna comprendere e studiare quello che sta accadendo, per poi velocemente inserirlo come base di un programma politico anch’esso in mutazione continua e all’unisono con il cambiamento sociale.
Insomma, sociologia politica applicata: ovvero “scienza dinamica delle connessioni” fra mutamento sociale, mutamento istituzionale e mutamento delle esigenze e dei bisogni dei cittadini.
La sociologia politica mantiene inscindibilmente insieme, istituzioni, processi e bisogni sociali, quindi, in accordo con Braungart e Kimmerling, non possiamo non tenerne conto nella nostra azione politica.
Anche la sociologia del secolo passato, quella di Comte, Tocqueville, di Pareto, di Weber, non disgiungeva la dimensione politica dalle altre dimensioni della vita sociale (stato, governi, cultura, consuetudini, educazione, territorio, localizzazione, risorse, economia, creatività). Quindi, oggi, per avere approvazione sociale alla guida politica, dobbiamo comprendere i bisogni che l’umanità chiede a gran voce. Di qui, la necessità di sviluppare e divulgare un programma politico che rispecchi e rispetti questi bisogni, un programma politico di cambiamento dello stato così come è stato immaginato oltre 2000 anni fa, un programma politico sicuramente rivolto al presente ma soprattutto al futuro e che non abbia, né i germi e né i contenuti, degli enormi errori programmatici del passato.
Prof. Antonio ROMANO - Economist International Member

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