15/05/2024
FLESSIBILITA' A LAVORO? VA MERITATA
La flessibilità a lavoro è un tema molto sentito tra i collaboratori in azienda, in questo periodo.
Flessibilità negli orari, nel lavorare da remoto, ecc..
E, onestamente, funziona.
Non sempre, non per tutti i ruoli, ma funziona. Ha effetti positivi.
Personale motivato, meno stressato, comunque focalizzato sugli obiettivi.
Personale che non si guarda attorno (o guarda meno) cercando altre soluzioni lavorative.
Lo vediamo, nei processi di selezione. Spostare qualcuno da un'azienda all'altra, quando vive il lavoro con flessibilità è molto complicato.
Si sa, spesso questo argomento è proprio un tabù in alcune aziende e la critica più comune, quasi "da bar", dei dipendenti è riferita alla miopia aziendale, al fatto che si sia rimasti legati a vecchi concetti del lavoro.
Però c'è un però.
Il dipendente che lavora con flessibilità deve avere certe competenze.
Ce le deve avere.
Competenze digitali, buoni livelli di efficienza, buona consapevolezza sul time management e competenze sullo scheduling elevate, capacità di autoformazione, competenze comunicative sopra la media, consapevolezza su KPI, elementi di project management.
Altrimenti di che parliamo?
La flessibilità diventa un freno a mano tirato, un benefit comodo per il dipendente ma non fruttuoso per l'azienda.
E come tutti gli accordi in cui vince uno e perde l'altro, o non si concretizzano o durano poco.