Clorofilla - Benessere organizzativo per le aziende

Clorofilla - Benessere organizzativo per le aziende Clorofilla nasce dall’idea di valorizzare le risorse preziose di cui ogni azienda dispone: le persone.

Per far questo propone una gamma di servizi studiati ad hoc per migliorare il benessere personale, la qualità del terreno e del clima organizzativo.

Un altro capitolo sul fenomeno del "Big quit", argomento attuale negli ultimi mesi.Emergono ancora una volta i temi del ...
26/01/2022

Un altro capitolo sul fenomeno del "Big quit", argomento attuale negli ultimi mesi.
Emergono ancora una volta i temi del senso del lavoro e delle scelte professionali ecologiche, in armonia con i progetti di vita: dobbiamo stupirci?
Sicuramente si sta affermando una tendenza più esigente delle persone nei confronti del lavoro, forse questa è la vera novità.
Vari fattori (tra cui: andamento del mercato, competizione su determinati profili professionali, la componente Millennials) portano alcune fasce di lavoratori a pensare che "un altro mondo è possibile", e che non "sarà dappertutto così". A partire da queste convinzioni potenzianti, la ricerca di nuovi assetti e forme del lavoro diventa possibile.
Questa può essere una opportunità sia per il singolo che per le organizzazioni, poiché attori più esigenti spingono più in alto l'asticella della qualità in termini di eccellenza professionale (il COSA), relazioni (il COME), senso (il PERCHE').
E voi, cosa ne pensate?

Lo rileva un’indagine di Aidp: “Uno su quattro è alla ricerca di un nuovo senso di vita”

LE PAROLE DELL’INIZIO:DESIDERIO L’inizio è spesso un momento di grande riflessione.Si fanno bilanci basati sulle esperie...
17/01/2022

LE PAROLE DELL’INIZIO:
DESIDERIO

L’inizio è spesso un momento di grande riflessione.
Si fanno bilanci basati sulle esperienze del passato, ci si confronta con i bisogni di cambiamento e di novità da adeguare al presente e si immaginano ipotesi sul futuro.

Tutto questo ha un primo, grande motore: il desiderio.
Come dice Massimo Recalcati, “la parola desiderio porta già nel suo etimo la dimensione della veglia e dell’attesa, dell’orizzonte aperto e stellare [dal latino, sidera], dell’avvertimento positivo di una mancanza che sospinge la ricerca”.
È una pulsione che accende e muove, fondamentale per far decollare nuove possibilità.
La qualità del desiderio definisce i suoi confini e la sua realizzabilità. È importante che ci sia un’aderenza al qui-e-ora e che ci siano basi solide, lontane da un’illusione puramente magica.

24/12/2021
L’anno sta finendo e ci avviamo anche noi alla conclusione del nostro viaggio “Quattro passi nella Comunicazione Non Vio...
14/12/2021

L’anno sta finendo e ci avviamo anche noi alla conclusione del nostro viaggio “Quattro passi nella Comunicazione Non Violenta, per migliorare le dinamiche relazionali al lavoro”.

Vi ricordate?

STEP 1: Osservare senza valutare
STEP 2: Esprimere ciò che sentiamo
STEP 3: Riconoscere ed esprimere i propri bisogni
STEP 4: Richieste che possono arricchire la vita
Il tutto abbracciato da un presupposto di base: l’empatia.

Sembra una formula semplice, in realtà richiede grande allenamento nel tempo per portare benefici duraturi: non si tratta di applicare meccanicamente una tecnica ma di aprirsi alla trasformazione dei propri schemi di pensiero, emotivi e di comportamento.

Una organizzazione che adotta questo tipo di comunicazione produce circoli virtuosi, motiva di più in vista di uno scopo comune e fa raggiungere risultati più tangibili, rispetto a chi persegue gli stessi obiettivi in modo meno centrato sulle persone.

Clorofilla offre alle aziende percorsi di formazione esperienziale e di supervisione "on the job" per arricchire con gli strumenti della CNV il patrimonio prezioso della cultura organizzativa.

Per saperne di più e valutare l’applicabilità al vostro contesto aziendale contattate:
[email protected]
www.clorofillacounseling.it

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO.EMPATIA: IL PRESUPPOSTO...
01/12/2021

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO.

EMPATIA: IL PRESUPPOSTO DI BASE.
L’empatia è una forma di ascolto profondo e privo di giudizio nei confronti del nostro interlocutore, è una sensibilità che si esime dal voler dare consigli e interpretazioni e si sintonizza sulla comprensione rispettosa dell’altro.

Questo tipo di disposizione d’animo ha un duplice aspetto positivo:
- permette a chi parla di lasciar fluire i propri pensieri liberamente e magari di chiarirsi le idee nel mostrarli;
- permette a chi ascolta di ricevere il dono prezioso di entrare veramente in relazione con le emozioni, i sentimenti, i bisogni e le richieste di chi ha di fronte.

Ovviamente, ci sono livelli diversi di comunicazione: da quelli più intimi, a quelli più informativi, da quelli più tecnici, a quelli più esistenziali.
Nelle organizzazioni, insieme ai quattro step della CNV (Comunicazione Non Violenta di Rosenberg, analizzati nei post precedenti) è proprio l’empatia l’imprescindibile “quinto elemento”
che prepara il terreno per far nascere comunicazioni sane ed efficaci.

Questo tipo di consapevolezza permette di “andare oltre” (le apparenze, i preconcetti, le generalizzazioni) e dà la possibilità di capire le nostre ragioni e quelle degli altri in modo più autentico.
È uno stato d’animo contagioso, che attiva “circoli virtuosi”.

È possibile allenare questa risorsa per avere in azienda e nelle istituzioni persone dotate di assertività empatica.
Per saperne di più:
https://www.clorofillacounseling.it/contattaci/

organizzativo

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO STEP 4: RICHIESTE CHE P...
09/11/2021

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO

STEP 4: RICHIESTE CHE POSSONO ARRICCHIRE LA VITA
Negli step precedenti ci siamo soffermati su tre passaggi importanti della Comunicazione Non Violenta di Rosenberg:
• osservare la realtà in modo oggettivo e sospendendo il giudizio
• imparare a riconoscere ed esprimere i propri sentimenti
• comunicare i propri bisogni
Veniamo al quarto punto: come formulare le richieste in un modo che generi empatia nell’interlocutore e faciliti il raggiungimento del proprio obiettivo.

Come prima cosa, è necessario utilizzare un linguaggio chiaro, semplice, circoscrivendo il più possibile il contesto relativo alla nostra richiesta: l’ambiguità, la vaghezza, le frasi molto arzigogolate confondono.
Meglio parlare al positivo: dichiarare ciò che vogliamo (invece di ciò che non vogliamo) è molto più efficace ai fini del nostro obiettivo.

La consapevolezza di chi esprime la richiesta è fondamentale: quando è chiaro dentro di noi cosa vogliamo ottenere, abbiamo più probabilità di essere compresi e soddisfatti.
Conta anche la forma: scegliere le parole giuste ed evitare frasi troppo lunghe e dispersive.
Bisogna poi essere consci di quello che stiamo chiedendo al nostro interlocutore: è nelle sue possibilità accogliere la nostra richiesta? Può darci ciò che desideriamo? È in grado di farlo?
Domande a cui bisogna pensare per evitare delusioni e incomprensioni.

Attenzione poi a non cadere nella trappola della “pretesa” che genera nell’altro rifiuto e blocca il dialogo. La pretesa viene infatti vissuta come qualcosa di aggressivo che implica solo due possibilità di reazione: rifiutarsi o sottomettersi. Attiva spesso quello che Richard Sennet definisce ”torneo verbale” in cui l’obiettivo non è più la comunicazione ma la lotta di potere, quando avere ragione è più importante che capirsi.
Dice infatti Rosenberg: “Lo scopo della CNV non è quello di cambiare le persone e il loro comportamento per fare le cose a modo nostro; è invece quello di creare relazioni basate sull’onestà e sull’empatia, che successivamente soddisferanno i bisogni di tutti”.

Ogni richiesta implica un bisogno da soddisfare e il desiderio che questo venga accolto dall’altra persona o organizzazione: ci sono sempre due parti che si confrontano, ognuna con il proprio universo di valori, esperienze e possibilità.

Chiedere consapevolmente permette di essere più chiari, comprensibili, di preparare l’altro alla nostra comunicazione, di avere riscontri e risposte, di uscire dall’impasse dei fraintendimenti.
In altre parole, raggiungere una comunicazione più efficace e assertiva.

organizzativo

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVOROSTEP 3: RICONOSCERE ED E...
29/10/2021

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO

STEP 3: RICONOSCERE ED ESPRIMERE I PROPRI BISOGNI
Dopo aver visto l’importanza dell’Osservazione condivisa della realtà e del riconoscimento ed espressione dei Sentimenti, è venuto il momento di approfondire il terzo passo della Comunicazione Non Violenta (CNV), relativo ai Bisogni.

L’invito di Rosenberg, padre della CNV, è quello di “far brillare la luce della consapevolezza sui nostri bisogni e sentimenti personali e sui sentimenti e sui bisogni dell’altra persona, così come essa li esprime in quel momento”, anche perché “tanto più riusciamo a collegare direttamente i nostri sentimenti ai nostri bisogni, tanto più gli altri troveranno facile rispondervi con empatia”.

La CNV si fonda infatti su alcuni importanti presupposti:
- Tutti gli esseri umani condividono gli stessi Bisogni. Questa consapevolezza può costituire un utile punto di partenza per riconoscere nell’interlocutore quei comuni aspetti di valore e di vulnerabilità su cui si fondano la possibilità di comprensione e condivisione autentiche tra le persone;
- Tutte le azioni che vengono compiute sono tentativi di ve**re incontro ai Bisogni;
- I vissuti (emozioni, sentimenti, sensazioni, ...) indicano Bisogni soddisfatti o insoddisfatti. Questo principio ribadisce l’utilità dei Sentimenti per meglio comprendere la propria (ed altrui) situazione di benessere in termini di soddisfacimento o meno dei Bisogni.

Come per le emozioni e i Sentimenti, anche per i Bisogni può essere utile prevedere all’interno delle organizzazioni un intervento di “alfabetizzazione”, che parta dalla legittimazione della possibilità di riconoscersi bisognosi e vada verso l’esplorazione delle differenti aree dei bisogni umani universali (es. autonomia, appartenenza, interdipendenza), fino alla capacità di leggere la propria situazione presente per riconoscere i bisogni specifici e personali che sono in quel momento soddisfatti o insoddisfatti, trovando poi la modalità migliore per esprimerli in modo costruttivo all’interno dell’organizzazione.

Saper comunicare i propri bisogni agli altri è un’arte che richiede profonda consapevolezza e assertività empatica. La posta in gioco è quella di potersi rendere “leggibili” e comprensibili dagli altri, nella direzione di relazioni professionali e interpersonali più autentiche e soddisfacenti.

Rosenberg e la CNV ci invitano a tendere verso lo stadio della “liberazione emotiva”, ossia “affermare chiaramente di cosa abbiamo bisogno, in un modo che comunica che siamo altrettanto interessati alla soddisfazione dei bisogni degli altri, quanto lo siamo a quella dei nostri”.

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTAPER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO. STEP 2: ESPRIMERE CIÒ C...
23/10/2021

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO.

STEP 2: ESPRIMERE CIÒ CHE SENTIAMO.
Nel post precedente, ci siamo soffermati sull’importanza di ascoltare l’altro senza giudicare o dare interpretazioni personali. L’osservazione dei fatti esterni a noi, però non basta. È molto importante capire cosa succede anche dentro di noi. La seconda componente della Comunicazione Non Violenta consiste infatti nell’esprimere ciò che sentiamo. Sembra una banalità ma capire cosa proviamo e quali sono le parole migliori per dirlo può essere difficile.
Spesso servirebbe una vera e propria alfabetizzazione emotiva perché, per esperienze legate alla nostra storia, magari siamo molto bravi a etichettare gli altri ma ci riesce difficile stare in contatto con noi stessi.
Questa incapacità come si traduce in ambito organizzativo? Sicuramente in stress aggiuntivo, i sentimenti inespressi sono vere e proprie bombe a orologeria che rischiano di esplodere nei modi e nei momenti meno opportuni, minando la possibilità di dialogare in modo costruttivo e peggiorando situazioni lavorative in cui spesso le persone sono già al limite delle proprie risorse.
Ma facciamo un esempio pratico, partendo da una transazione relazionale tra colleghi.
“Ieri in riunione mi hai fatto proprio arrabbiare! Con i tuoi commenti mi hai messo in difficoltà davanti a tutti!”
“Tu, mi fai arrabbiare! Io ho solo segnalato alcuni errori nella tua relazione…”
A chi non è mai capitato questo tipo di scambio? Un’escalation di accuse reciproche che non approda a niente… Infatti, quando attribuiamo al nostro interlocutore la causa della nostra emozione, l’altra persona si sente accusata ingiustamente, si irrigidisce, e accusa a sua volta.
Il risultato è che ognuno si trincera sulle proprie posizioni, convinto di essere dalla parte del “giusto” e la comunicazione viene “spenta” da una inconcludente lotta di potere.
Proviamo adesso a immaginare lo stesso scambio, partendo dal prendersi la responsabilità delle proprie emozioni:
“Sai, ieri in riunione mi sono proprio arrabbiato. Mi sono sentito infastidito dai commenti che hai fatto in quel punto specifico, hai voglia se ne parliamo?”.
Cosa c’è di diverso in questa frase? La responsabilità di ciò che proviamo (sono io che mi arrabbio, non tu che mi fai arrabbiare), chiarezza e contestualizzazione (sottolineo quali punti specifici mi hanno infastidito) e un invito al dialogo (hai voglia se ne parliamo?).
Può sembrare incredibile, ma la maggior parte delle persone è disponibile ad accogliere questa apertura e ad ascoltare in modo più partecipato: la sincerità senza aggressività spiazza e apre a nuovi modi di entrare in relazione, molto più positivi per il benessere e il clima aziendale.
Nessuna accusa, ma nessuna voglia di subire: prendersi la responsabilità dei propri sentimenti vuol dire uscire dal ruolo di vittima e diventare artefice di cambiamento, in primis individuale e, grazie al circolo virtuoso che genera questa consapevolezza, anche più allargato.

La capacità di riconoscere un sentimento, di tirarlo fuori, guardarlo e nominarlo può essere appresa. Così come il valutare se l’innesco di quell’emozione è congruente con la situazione nel qui-e-ora o ci richiama invece qualcosa che non le appartiene: magari quel collega ha lo stesso tono di voce di mio cugino che odio con tutto il cuore e, quando parla in riunione, gli metto sul viso la maschera del mio parente!

Organizzativo

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTAPER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVOROSTEP 1: OSSERVARE SENZA V...
07/10/2021

QUATTRO PASSI NELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
PER MIGLIORARE LE DINAMICHE RELAZIONALI AL LAVORO

STEP 1: OSSERVARE SENZA VALUTARE
Rosenberg, il padre della Comunicazione Non Violenta (CNV), evidenzia come, all’interno di una relazione, sia necessario separare l’osservazione dalla valutazione critica, per evitare di generare nell’altra persona “resistenza” rispetto al messaggio che vogliamo trasmettere.
Questo primo passo può apparire scontato, mentre racchiude in sé grandi benefici se applicato all’interno delle organizzazioni.
Si basa sul prendere coscienza dell’inevitabile soggettività con cui ogni persona si accosta alla percezione e all’esperienza della realtà esterna. Senza questa consapevolezza lo scambio comunicativo parte da presupposti sbagliati, come ad esempio ritenere che ci sia una realtà oggettiva “là fuori” (la propria) che chiunque, in buona fede e sano di mente, dovrebbe riconoscere.
È invece importante rendersi conto che le persone sono uniche e irripetibili nella loro essenza e nella loro prospettiva di osservazione, quasi come pianeti: ciascuno con la propria ampiezza, colore, atmosfera, orbita. Quindi, mettersi in relazione non è solo esprimere ciò che pensiamo, ma comporta la necessità di costruire ponti, a volte robusti e stabili, altre volte leggeri e mobili come quelli tibetani.

Qui veniamo a un altro punto importante per migliorare la dinamica relazionale all’interno di aziende e organizzazioni: costruire un terreno sufficientemente solido e abitabile da tutti gli interlocutori, fatto della raccolta e della condivisione di dati ed evidenze sulla “realtà là fuori”, così come ognuno la percepisce.
Da questo base comune, si può partire insieme per costruire comprensione reciproca, empatia, dialogo e negoziazione.
In altre parole, per entrare in comunicazione – e poi anche in negoziazione – è necessario prima riconoscersi come persona di valore tra persone di valore (secondo i principi della OKness), e poi trovare un punto di partenza condiviso (i fatti, le evidenze) da cui procedere verso la ricerca di una soluzione di mutuo vantaggio (win-win).

Queste considerazioni relative all’Osservazione in CNV, richiamano il concetto di raccolta dei dati di realtà caratteristico dello Stato dell’Io Adulto nell’Analisi Transazionale, caratterizzato da comportamenti, pensieri ed emozioni che sono una risposta diretta al qui-ed-ora, intesa come ricerca di soluzioni (problem solving), utilizzando tutte le risorse di adulto della persona.

LA NASCITA DELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTAIl padre della Comunicazione Non Violenta (CNV) è M. B. Rosenberg, psicologo ...
28/09/2021

LA NASCITA DELLA COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
Il padre della Comunicazione Non Violenta (CNV) è M. B. Rosenberg, psicologo statunitense, che ha dato vita a questo prezioso strumento anche a partire dalla propria esperienza vissuta.
C’è un detto: “Curiamo a partire dalle nostre ferite” e… spesso accade proprio così! Un’esperienza felice o dolorosa della nostra vita diventa la chiave di lettura da cui partire per definire il nostro compito su questa terra. Ed è bello e utile prendere consapevolezza di quale sia questa esperienza che ci spinge a lasciare la nostra impronta unica e irripetibile.
Ma torniamo a Rosenberg che nel suo libro più conosciuto “Le parole sono finestre oppure muri” scrive “Poiché credo che provare gioia nel dare e nel ricevere con empatia faccia parte della nostra natura, due domande mi hanno interessato nel corso della maggior parte della mia vita: Che cos’è che ci fa allontanare dalla nostra natura empatica, portandoci a tenere comportamenti violenti e strumentalizzanti? Cos’è invece che permette ad alcune persone di rimanere collegate alla loro natura empatica anche nelle circostanze più difficili?”.
Racconta anche che ha iniziato a porsi queste domande a partire dalla sua esperienza di bambino a Detroit negli anni ’40, in un contesto di scontri razziali che lo costrinsero a rimanere diversi giorni barricato in casa con la sua famiglia, mentre nel quartiere venivano uccise decine di persone. E ancora, nella sua esperienza a scuola fu insultato e picchiato a causa del suo cognome ebraico.
Da qui nasce la ricerca di Rosenberg sulla Comunicazione Non Violenta, “che ci porta a dare dal cuore, connettendoci con noi stessi e con gli altri in un modo che permette alla nostra naturale empatia di sbocciare”.
Nelle prossime settimane andremo a conoscere più a fondo questa preziosa risorsa per il benessere organizzativo nelle nostre aziende ed organizzazioni.
Stay tuned!

IMPRESSIONI DI SETTEMBRESettembre è un mese particolare: porta con sé la sensazione di nuovo inizio anche se, a ben vede...
20/09/2021

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

Settembre è un mese particolare: porta con sé la sensazione di nuovo inizio anche se, a ben vedere, siamo quasi alla fine dell’anno.
Le vacanze fanno da spartiacque rigenerante e spesso si ricomincia il lavoro (o la scuola) con tanti bei progetti.

Quest’anno il desiderio di cambiamento e rinascita si respira più intenso del solito: dopo la prima fase del Covid, con le chiusure forzate e le relative fatiche, il bisogno di trasformare in un senso più “eco-sostenibile” le nostre vite è tangibile.

Non mancano organizzazioni e aziende che già da tempo stanno andando in questa direzione dal punto di vista produttivo, ma è tempo di applicare la stessa cura anche alle relazioni con i collaboratori, i fornitori, i clienti.

Per costruire un ambiente sano, ecologico e molto più vantaggioso dal punto di vista dei risultati, bisogna fare un passo avanti e… fermarsi anche con chi sta rimanendo indietro: tessere relazioni inclusive, maturare visioni comuni, dialogare nella diversità e con la diversità, coinvolgere, dedicare tempo e attenzione alle persone.

Insomma, avere il coraggio di lanciare un messaggio che sembra in contraddizione con la richiesta di velocità e performance sempre più elevate che la società sembra mandare: passare a quella che Marshall B. Rosenberg ha chiamato Comunicazione Non Violenta.

Nelle prossime settimane approfondiremo questo strumento e vedremo che in azienda una comunicazione migliore è possibile.

La Comunicazione Non Violenta non è solo una tecnica, è quasi una pratica di vita.

Una organizzazione che adotta questo tipo di comunicazione produce circoli virtuosi, motiva di più in vista di un risultato comune e fa raggiungere spesso risultati più entusiasmanti e duraturi rispetto a chi persegue gli stessi obiettivi in un modo meno centrato sulle persone.

29/07/2021

Clorofilla vi augura
di trascorrere un'estate rigenerante!

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Milan

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