19/08/2026
Chiedi a un adulto come sta e nove volte su dieci ti risponde con una di quattro parole: bene, stanco, stressato, incasinato.
Negli anni Ottanta lo psicologo americano Robert Plutchik ha costruito la mappa che ancora oggi si usa di più per uscire da quelle quattro parole. Otto emozioni primarie disposte a fiore: gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza, disgusto, rabbia, attesa.
Il suo lavoro aggiunge due cose che valgono più dell’elenco.
La prima è l’intensità. La stessa emozione cambia nome e cambia effetto a seconda di quanto è forte. Serenità, gioia, estasi sono la stessa famiglia a tre gradi diversi. Fastidio, rabbia, furia pure. La differenza è pratica: il fastidio si gestisce con una frase, la furia no. Chi impara a riconoscere il primo gradino si risparmia il terzo.
La seconda è che le emozioni si combinano tra loro come i colori, e dalle combinazioni nascono gli stati che ci mettono più in difficoltà, quelli che sentiamo benissimo e non sappiamo chiamare.
Gioia più fiducia danno amore.
Paura più sorpresa danno allarme, quello che senti quando arriva una mail alle 23:40.
Tristezza più disgusto danno rimorso, che spesso chiamiamo stanchezza e infatti ci riposiamo senza che passi.
Rabbia più attesa danno aggressività, la riunione in cui hai già pronta la risposta prima che l’altro finisca la frase.
La ragione per cui vale la pena distinguerle è pratica. La risposta che dai a un’emozione dipende da come l’hai chiamata. Se la chiami rabbia alzi la voce. Se sotto c’era paura, alzare la voce peggiora esattamente la cosa che ti spaventava.
Con quattro parole per dire come stai, tre quarti di quello che ti succede resta senza nome. E quello che non ha un nome non si riesce a maneggiare.
Se allenarlo in gruppo interessa, l’Emotional Intelligence Workout riparte il 9 settembre.
Quattro incontri da un’ora in videoconferenza, quattro emozioni del fiore per round, ognuno porta situazioni sue.
Scopri di più nel link in bio!