03/07/2023
"Mia moglie e i miei tre figli sono rimasti a Chicago, è innegabile che c’è una differenza molto importante nella retribuzione economica, specialmente per noi chirurghi, però ci sono tanti elementi che mi hanno spinto alla scelta. Io credo moltissimo nel potenziale dei nostri giovani medici. E poi l’assistenza sanitaria in Italia è molto buona, tra le più 'amichevoli' nei confronti del cittadino: va protetta, implementata e rinforzata". Il chirurgo Antonio Gangemi, classe 1972, ha appena portato al Sant’Orsola il robot Hugo, in dotazione in soli 5 centri in Italia, con un investimento di 4 milioni di euro. Dopo 20 anni a Chicago, ha scelto di operare con le nuove braccia robotiche a Bologna.
"Molti colleghi sono scettici, ma il potenziale sviluppo della piattaforma robotica è enorme. Tutte le informazioni che vengono percepite dalla telecamera robotica, dagli strumenti e dalle braccia in campo operatorio e poi trasferite in maniera estremamente rapida alla torre robotica, vengono elaborate molto rapidamente. Questo ci fa capire che questa piattaforma quasi certamente si svilupperà in parallelo al potenziale del computer stesso, e sulla base di questo, una delle possibili applicazioni è quella dell’intelligenza artificiale". E racconta: "Quando ho preso casa a Bologna, ero a Chicago e l’agente immobiliare mi ha fatto visitare l’appartamento con una videochiamata. Qualche anno fa, sarebbe stato impensabile. Nella chirurgia accadrà la stessa cosa: i cambiamenti saranno enormi. Si potrà operare da remoto e anche affidare una parte dell’intervento all’intelligenza artificiale, come se fosse un pilota automatico in aereo".
L’articolo completo di Eleonora Capelli su la Repubblica Bologna