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RADICI TAURASI DOCG 2020 – MASTROBERARDINO | IRPINIAA Taurasi si vendemmia quando altrove è già inverno. Fine ottobre, i...
16/06/2026

RADICI TAURASI DOCG 2020 – MASTROBERARDINO | IRPINIA

A Taurasi si vendemmia quando altrove è già inverno. Fine ottobre, inizi novembre: l’Aglianico aspetta, e le colline irpine, a 450 metri di altitudine, gli danno il tempo che gli serve.

Radici nasce a Montemarano, su suoli argillosi esposti a sud-est, e a Mirabella Eclano, su terreni franco-sabbiosi drenati. Due parcelle, due voci diverse che si compongono in un solo vino. Vigne di vent’anni, allevamento a spalliera, rese basse: 1,3 kg per ceppo.

In cantina, macerazione sulle bucce per circa venticinque giorni a temperatura controllata. Poi 24 mesi tra barrique di rovere francese e botti di rovere di Slavonia, e altri 24 mesi in bottiglia prima di uscire. Quattro anni di costruzione, niente scorciatoie.

Nel calice è rosso rubino fitto. Al naso, ciliegia, viola, piccoli frutti rossi e una speziatura nitida. In bocca è ampio ma misurato: prugna, ciliegia nera, fragola, ritorno speziato. Trama tannica importante, ben sostenuta dalla freschezza che l’altitudine custodisce.

Mastroberardino, dal 1878. Una firma sull’Irpinia.

Il vino mondiale guarda alla Cina.Per la prima volta nella storia, il Congresso OIV si terrà in Cina: ottobre 2026, Yinc...
08/06/2026

Il vino mondiale guarda alla Cina.

Per la prima volta nella storia, il Congresso OIV si terrà in Cina: ottobre 2026, Yinchuan, Ningxia. La Cina è entrata nell’OIV nel 2024 e già ospita il summit globale.

Terza superficie vitata al mondo, primo produttore di uva da tavola.

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Per decenni il Lambrusco è stato considerato un vino “da osteria”. Poi, negli anni Sessanta, due fratelli emiliani hanno...
08/06/2026

Per decenni il Lambrusco è stato considerato un vino “da osteria”. Poi, negli anni Sessanta, due fratelli emiliani hanno deciso di rovesciare il pregiudizio.

Oggi i Lambrusco Ceci sono in carta nei migliori ristoranti italiani e internazionali — senza aver mai perso lo spirito della trattoria di nonno Otello.

04/06/2026

Una serata dedicata al grande vino irpino nella Sala Mengoni di Cracco, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano.

Abbiamo avuto il piacere di accompagnare la degustazione delle etichette Mastroberardino, azienda alla decima generazione e tra i nomi storici della viticoltura italiana.

Un ringraziamento al Prof. Piero Mastroberardino, Cavaliere del Lavoro, per la presenza e per aver raccontato la storia e il lavoro dell’azienda di famiglia.

Grazie a Cracco per l’ospitalità e a tutti gli ospiti.

Dal 1995, una sola idea di Riserva. Plenio nasce nelle colline di Cupramontana, cuore storico del Verdicchio Classico, q...
03/06/2026

Dal 1995, una sola idea di Riserva. Plenio nasce nelle colline di Cupramontana, cuore storico del Verdicchio Classico, quando ancora la tipologia Riserva era una scommessa, non una categoria.

La vigna sta tra i 250 e i 300 metri, esposta a est, su suoli plio-pleistocenici profondi e di scarsa fertilità. Le condizioni che servono al Verdicchio per dare vini tesi, sapidi, capaci di durare.

In cantina la scelta è ibrida e precisa: il 60% del mosto fermenta in acciaio a temperatura controllata, il 40% in botti di rovere da 50 ettolitri. La malolattica tocca solo il 10-15% della massa. Dodici mesi sui lieviti, altri sei in bottiglia. Niente forzature, solo equilibrio.

Nel calice è giallo paglierino intenso, con riflessi dorati. Al naso si apre su miele, mandorla amara, erbe aromatiche e quel timbro di anice che è la firma del Verdicchio. In bocca è ricco e fresco insieme: l’attacco è morbido, la trama vellutata, la chiusura lunga su mela, susina e mandorla. Sapidità che resta.

L’acidità è la parte meno raccontata del vino, ma è quella che decide tutto: come invecchia, come si comporta a tavola, ...
28/05/2026

L’acidità è la parte meno raccontata del vino, ma è quella che decide tutto: come invecchia, come si comporta a tavola, perché un sorso ne chiama un altro.

Swipe per scoprire perché!

Sembra fuori posto, e invece è al posto giusto. Il Cabernet in Alto Adige ha trovato a Caldaro una casa precisa: pendii ...
26/05/2026

Sembra fuori posto, e invece è al posto giusto. Il Cabernet in Alto Adige ha trovato a Caldaro una casa precisa: pendii esposti a sud-est, suoli di argilla e ghiaia calcarea, un microclima caldo che il bacino del lago tiene fermo.

Le uve fermentano sulle bucce per tre settimane in botti di rovere. Seguono la malolattica e dodici mesi in barrique, prima di una filtrazione leggera. Quintessenz è la linea con cui Kaltern porta in alto il proprio gesto: tempi lunghi, scelte misurate, niente forzature.

Nel calice è rosso carminio fitto. Al naso si apre su cannella, legni esotici, piccoli frutti di bosco, cioccolato e liquirizia. In bocca il tannino è ampio e dolce insieme, la trama rotonda, la chiusura allungata su tabacco e liquirizia.

Il Cabernet che parla la lingua delle Dolomiti.

CONEGLIANO VALDOBBIADENE — IL MOSAICO VERTICALEQuarantatré.Sono le Rive riconosciute dal disciplinare del Conegliano Val...
20/05/2026

CONEGLIANO VALDOBBIADENE — IL MOSAICO VERTICALE

Quarantatré.
Sono le Rive riconosciute dal disciplinare del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Quarantatré frazioni e versanti specifici, ciascuno con il proprio nome obbligatoriamente in etichetta, ciascuno con l’annata in chiaro, ciascuno vendemmiato esclusivamente a mano. Non una zonazione decorativa: un sistema di cru riconosciuto per legge, raro in Italia con questo grado di precisione.

Le Rive sono i vigneti più scoscesi della denominazione. Pendenze fino al settanta per cento, ciglioni erbosi tracciati nei secoli, ettari che non vedranno mai un trattore. È la viticoltura definita eroica, un termine che qui smette di essere retorico quando si capisce che un ettaro di Riva può richiedere fino a quattro volte le ore di lavoro di un ettaro di pianura. La fatica fisica è il vero costo nascosto del Prosecco Superiore.

Sopra le Rive, il vertice. Centosette ettari, tre frazioni di Valdobbiadene, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Saccol, un nome solo: Superiore di Cartizze. Suoli nati dal sollevamento di antichi fondali marini, con morene, arenarie e argille che drenano in fretta e regolano il calore. Cartizze rappresenta poco più dell’uno per cento della produzione totale della denominazione. Il “Grand Cru” italiano nel cuore del Veneto, e i numeri sono coerenti con il nome.

Quando si parla di Prosecco è facile pensare a una sola cosa. Ma tra il Prosecco DOC della pianura e il Superiore di Cartizze ci sono trecento metri di altitudine, secoli di lavoro manuale e una piramide qualitativa che ogni carta vini dovrebbe saper raccontare.

Cinquant’anni fa, in Italia, nessuno pensava che due vigneti vicini potessero fare due vini bianchi diversi.Pieropan ci ...
18/05/2026

Cinquant’anni fa, in Italia, nessuno pensava che due vigneti vicini potessero fare due vini bianchi diversi.

Pieropan ci ha costruito sopra la propria storia.

Calvarino o La Rocca? Dicci nei commenti quale ti incuriosisce di più.

VILLA DI CHIESA – VALLI DI PORTO PINO IGTC’è un punto, nel Sulcis, dove la terra incontra il mare e il vino ne raccoglie...
06/05/2026

VILLA DI CHIESA – VALLI DI PORTO PINO IGT

C’è un punto, nel Sulcis, dove la terra incontra il mare e il vino ne raccoglie il respiro. Villa di Chiesa nasce da queste colline luminose, dove il vento salmastro e i terreni sabbiosi modellano uve di grande espressività.

È un bianco che unisce identità e visione: vitigni autoctoni e Chardonnay si incontrano in un equilibrio preciso, coltivati a controspalliera in un clima caldo e asciutto, mitigato dalla vicinanza del mare. La vendemmia è scalare, attenta, per preservare freschezza e maturità aromatica.

La vinificazione avviene in barrique, dove il mosto fermenta lentamente e resta a contatto con i lieviti, mantenuti in sospensione con bâtonnage. È qui che il vino acquisisce profondità, struttura e una tessitura cremosa senza perdere slancio.

Nel calice è paglierino brillante, con riflessi dorati e verdolini.
Al naso si apre su frutta esotica, banana, leggere note burrose.
Il sorso è morbido, avvolgente, sostenuto da una sapidità che richiama il mare. Il finale è lungo, elegante, con ritorni di agrumi e vaniglia perfettamente integrati.

Un bianco che gioca tra ricchezza e freschezza.
Capace di accompagnare carni bianche e rosse, pesce arrosto o in salsa, formaggi di media stagionatura.

Un vino che non sceglie tra terra e mare.
Li tiene insieme.

Indirizzo

Via Arcivescovo Calabiana, 12
Milan
20139

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