16/09/2026
RICORDI
Di Alessandro Prisco
Avevo diciassette anni, ma già allora il gentil sesso mi attirava.
Avendo allestito una cameretta al piano inferiore dell'appartamento materno, avevo creato una sorta di discoteca naif, dotata di un giradischi e alcuni long playing.
Erano sempre gli stessi, ma bastavano per le esigenze di noi ragazzi.
Soprattutto per i lenti, dove si poteva constatare se la ragazza approvava i complimenti.
Spesso, purtroppo, non accadeva e allora si cambiava partner nella speranza che nell'altra si era più fortunati.
I primi amorasti si rivelavano così.
Però rispetto ad oggi, stiamo parlando di più di cinquant'anni fa, un bacio era una grossa conquista ed il sesso completo una chimera.
Però le ragazze che frequentavamo erano carine e ben vestite, figlie della borghesia.
Seguite, dalle madri, con estrema vigilanza.
Ricordo che un tardo pomeriggio, attraversando piazza San Babila, un'auto mi fece passare.
Seppi poi che su quell'auto c'era una mia fidanzatina dell'epoca, ma sul momento non ero a conoscenza.
Il giorno seguente lei mi raccontò sorridendo l'episodio: mi disse che sua madre, vedendomi attraversare, le aveva indicato che quello era proprio il tipo di ragazzo che avrebbe dovuto frequentare.
Al che, lei le rivelò che ero proprio il suo fidanzatino.
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