19/06/2026
Trasparenza retributiva: quando il gender pay gap richiede una valutazione congiunta
La nuova disciplina sulla trasparenza retributiva introduce un passaggio particolarmente rilevante per le aziende soggette agli obblighi di comunicazione dei dati: la valutazione congiunta delle retribuzioni.
Non ogni differenza retributiva genera automaticamente una violazione.
Il punto centrale è capire se la differenza è spiegabile attraverso criteri oggettivi, neutrali rispetto al genere e coerenti con il valore del lavoro svolto.
Il D.Lgs. 96/2026 prevede la valutazione congiunta con i rappresentanti dei lavoratori quando ricorrono tre condizioni: il divario retributivo medio tra lavoratrici e lavoratori è pari ad almeno il 5% in una categoria di lavoratori; la differenza non è motivata dal datore di lavoro sulla base di criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere; la differenza immotivata non viene corretta entro sei mesi dalla comunicazione delle informazioni sulle retribuzioni.
Questo passaggio rende evidente un punto: le aziende devono essere in grado non solo di misurare i dati, ma anche di interpretarli.
Serviranno quindi:
categorie di lavoratori definite in modo corretto;
criteri retributivi documentati;
dati affidabili su fisso, variabile e componenti complementari;
spiegazioni coerenti rispetto a seniority, responsabilità, competenze, performance e condizioni di lavoro;
processi interni capaci di correggere eventuali differenze non giustificate.
La valutazione congiunta non dovrebbe essere vista solo come un adempimento successivo a un problema emerso.
Dovrebbe diventare il motivo per cui le aziende iniziano da subito a costruire sistemi retributivi più leggibili, equi e governabili.
In questo senso, la trasparenza retributiva non è solo un tema legale.
È un tema di organizzazione, cultura manageriale e qualità delle decisioni HR.