12/10/2026
«Lo ha deciso il sistema».
Se questa frase entrasse in una contestazione disciplinare o nella motivazione di un licenziamento, sapresti spiegare chi ha verificato i dati e chi si è assunto la responsabilità della scelta?
È una domanda che oggi ogni e dovrebbe portare in azienda.
Il 23 ottobre 2026 entra in vigore il D.Lgs. 179/2026, che adegua la normativa italiana all’AI Act europeo. Nel carosello ho raccolto le novità più rilevanti. Qui voglio soffermarmi su ciò che cambia nelle decisioni di tutti i giorni. L’articolo 41 riserva a una persona fisica, con potere effettivo e autonomo, le decisioni finali sul rapporto di lavoro assistite dall’IA. Riguarda anche provvedimenti disciplinari e valutazioni delle prestazioni. Una firma apposta senza esaminare il risultato del sistema non dimostra, da sola, quel controllo. Le decisioni adottate in violazione del comma 1 sono nulle.
Attenzione a una distinzione: ricerca e selezione delle candidature sono escluse da queste “decisioni finali”. Restano applicabili le altre tutele, incluso il GDPR.
C’è poi un aspetto da considerare: la sicurezza sul lavoro.
Se un sistema incide sull’organizzazione del lavoro, sui ritmi produttivi o sulle modalità della prestazione, occorre valutarne gli effetti nei termini dell’articolo 42. Servono anche informazione e formazione sui rischi specifici e sulle misure di prevenzione.
Il confronto, quindi, deve coinvolgere anche chi si occupa di salute e sicurezza.
E c’è il patrimonio informativo dell’azienda.
L’articolo 52 include tra i possibili anche dati, algoritmi e metodi matematici per addestrare l’IA, quando ricorrono le condizioni di legge. Tra queste ci sono misure ragionevolmente adeguate a mantenerli segreti. Vale la pena chiedersi chi può accedere alle informazioni e cosa può caricare su strumenti esterni.
Io che sono un , considero decisivo un punto: prima di attribuire valore a un risultato, bisogna verificare l’origine e l’attendibilità delle informazioni che lo sostengono. Un errore elaborato velocemente rimane un errore!
Partirei da cinque verifiche.
1. Censire i sistemi di IA effettivamente utilizzati.
2. Individuare i dati trattati e le persone coinvolte.
3. Stabilire chi controlla gli esiti e chi decide.
4. Verificare accessi, fornitori e regole di riservatezza.
5. Formare le persone e documentare le verifiche.
Sono indicazioni organizzative da adattare al ruolo dell’azienda e ai sistemi impiegati, con il contributo di HR, legale, IT e responsabili della sicurezza.
Il decreto interviene anche su autorità di controllo, sanzioni, formazione e spazi di sperimentazione. La data di entrata in vigore non va confusa con le diverse scadenze dell’AI Act.
Nel carosello trovi la sintesi e i riferimenti ufficiali.
Nella tua azienda, chi ha davvero il potere di mettere in discussione una risposta dell’IA?