29/04/2020
Quali prime conclusioni sullo Smart Working in epoca coronavirus?
Quali conclusioni possiamo trarre in quasi due mesi di emergenza coronavirus sullo strumento dello Smart Working?
Smart working non è solo lavorare da remoto: è la scelta del luogo dove lavorare, è flessibilità negli orari di lavoro, è la disponibilità di strumenti tecnologici e digitali per dare un lavoro professionale in modo flessibile, è una valutazione del lavoro basata non sulla presenza fisica ma sui risultati.
In questa emergenza, lo smart working si è rivelato uno strumento utile ad evitare una possibile paralisi in quelle aziende che avevano già adottato un’ottica smart, mentre ha messo fortemente in luce il limite delle aziende ancora basate su un’organizzazione tradizionale del lavoro, che in Italia sono ancora tante, a differenza del Nord Europa.
Le ricerche rivelano che lo smart worker ha una migliore motivazione (engagement) ed è quindi più produttivo, indipendentemente dai parametri utilizzati per misurarne la produttività.
La maggior responsabilizzazione verso gli obiettivi aziendali e personali lo rende più soddisfatto del proprio lavoro e pienamente coinvolto nella realtà in cui lavora, dimostrandosi quindi uno strumento utile anche per attrarre nuovi talenti e trattenere i giovani.
Oggi i “white collars”, lavorando in aziende grandi dove quasi due imprese su tre hanno già avviato progetti di smart working, hanno più facilmente accesso a questo strumento.
L’attuale emergenza ha evidenziato la necessità e l‘urgenza anche per quelle professioni tradizionalmente considerate più vincolate alla presenza fisica, ad esempio medici, operatori di sportello, alcuni servizi alla persona, di poter utilizzare questo strumento che la tecnologia ha già reso loro disponibile.
Analizzando quali siano i possibili limiti dello smart working, emerge che la bassa interazione con i colleghi e superiori e la conseguente mancanza di condivisione di informazioni, di scambi di idee e di spunti, tipici del lavoro in presenza, dia spesso la sensazione di sentirsi esclusi, a volte anche soli.
Lavorando in ufficio ci sono anche più occasioni di risolvere le possibili piccole incomprensioni o di chiarire indicazioni e disposizioni date frettolosamente, perché gli scambi tra le persone sono più rapidi e diretti.
Ecco che un ambiente di continuous feedback risolve questi problemi.
PATPAT360 è uno strumento di feedback continuativo tra colleghi e manager che consente di essere presenti in un ambiente lavorativo virtuale, uno spazio complementare e alternativo al lavoro in ufficio.
La presenza interattiva e lo spazio virtuale del “Recognition wall” di PATPAT360, offrono allo smart worker uno strumento di condivisione e i giusti stimoli per un miglioramento continuo della propria motivazione. Il feedback continuativo e una valutazione a 360° ad esempio, permettono di allineare i propri obiettivi individuali e quelli di squadra con gli obiettivi aziendali, valutati nel continuo e non più annualmente.
Con PATPAT360 è possibile condividere e celebrare un successo professionale con dei “pat” (riconoscimento) e dei riconoscimenti anche monetari (i gettoni), che insieme alla gamification garantiscono una sana competizione e collaborazione.
Per informazioni visita il sito http://www.patpat360.com
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