23/04/2020
Uno stato che non si fida dei cittadini non può pretendere che i cittadini si fidino di lui. Il Direttore Generale della Programmazione Sanitaria, Andrea Urbani, avrebbe dichiarato che un piano pandemia c'era dal 12 febbraio e che era stato tenuto segreto (anche a deputati, senatori e presidenti di regione) per prevenire il panico.
Non è un piano, anche se delinea scenari molto gravi, anche genera il panico, questo è più facilmente originato dalla percezione che non ci sia un piano. La gente non è stupida, è in grado di accettare anche rischi gravi se percepisce che chi li deve gestire è impegnato a contenerli, ha un piano e delle strategie coordinate e se la comunicazione è onesta, senza rassicurazioni eccessive o sminuendo la gravità della situazione. Non c'è prova scientifica che una portinaia sia più stupida di un direttore generale, anzi qualche episodio talvolta può far pensare il contrario...
Chi teme le reazioni emotive, dovrebbe essere cosciente che persino i trader finanziari spesso sono condizionati dall'emotività nelle loro scelte...
Se poi come sembra sia stato dichiarato ieri, la decisione sarebbe stata del Comitato Scientifico, questo sarebbe ancora più discutibile: il ruolo dei comitati di esperti è quello di fornire, a chi ha l'onere di dover decidere, dati e pareri, ma non di prendere scelte politiche. In un regime democratico i cittadini hanno diritto a sapere, il segreto è ammissibile solo nei casi che riguardano la sicurezza militare, il terrorismo, la criminalità e anche qui con limitazioni, limitatamente a quanto necessario per tutelare le azioni delle forze armate, delle forze dell'ordine e degli investigatori, la segretezza non si applica ai rischi sanitari, se non per quanto riguarda le indagini su possibili origini dolose. Ma queste sono considerazioni politiche, non di crisis management...
Per concludere, si può e si deve informare sull'esistenza di gravi rischi, rilasciando le informazioni appena disponibili, fornendo fatti aggiornandoli, dicendo il vero - consapevoli che l’incertezza è peggio del non sapere e che le voci fanno più danni delle dure verità - dando alla gente comportamenti da mettere in atto, mostrando empatia e rispetto.
Nella gestione di emergenze e crisi la credibilità è una risorsa indispensabile che deve essere tutelata, al fine di ottenere dal pubblico comportamenti che ne facilitano la soluzione. La credibilità non deriva da "etichette" e ruoli, ma dai comportamenti messi in atto nei confronti degli interlocutori