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agenziaelettorale agenzia di servizi elettorali fondata da Riccardo Rudelli Che cosa facciamo?

Semplice, pensiamo e organizziamo campagne elettorali: elaborazione della strategia elettorale, ricerche quantitative e qualitative, negative campaign, ideazione e realizzazione di mezzi di propaganda e spot elettorali, speechwriting (e tutto quello che i candidati sanno di dover fare e dire di non aver mai fatto).

21/04/2026

Prendere ciò che è vero "in un certo rispetto (secundum quid)" e presentarlo come vero "in assoluto (simpliciter)". Non si mente. Si taglia. Aristotele docet.

I media occidentali scrivono: l'Iran minaccia di bloccare Hormuz, sottinteso: per sempre. Vero secundum quid: lo ha fatto, lo può fare, ne ha i mezzi. Falso simpliciter: bloccare Hormuz significa bloccare anche il proprio petrolio, il proprio ossigeno economico, i propri pochi alleati regionali rimasti. La minaccia è reale come strumento retorico. È suicida come strategia.

Lo stesso taglio governa la narrazione sul "patriottismo" dei civili schierati a presidiare le centrali elettriche. Vero secundum quid: l'appello era formalmente volontario — un funzionario di governo "invita" i giovani, gli artisti, gli studenti a formare catene umane "per un domani luminoso". Falso simpliciter: il volontariato esiste dove esiste la possibilità di rifiutare, difficile dire no a un generale dei Pasdaran.

Curiosa, del pari, la lettura secondo la quale l'Iran avrebbe colpito i paesi del Golfo per dimostrare che gli USA non li difendono. Il carnefice come testimone attendibile in assenza del gendarme. E il drone come colomba dell'amicizia.

Il sofisma secundum quid è raffinato: lascia i fatti al loro posto e sposta la cornice. Non aggiunge menzogna, sottrae contesto. Il risultato è una verità monca che cammina come se avesse entrambe le gambe.

Il problema non è che l'Iran menta. Il problema è che tagliando secundum quid si fa il lavoro al posto suo.

Churchill ad HormuzC'è un saggio degli anni Settanta che spiega la questione di Hormuz. Si chiama Potere marittimo e pot...
01/04/2026

Churchill ad Hormuz

C'è un saggio degli anni Settanta che spiega la questione di Hormuz. Si chiama Potere marittimo e potere terrestre. L'autore è Martin Wight. Non è un analista geopolitico nel senso mondano del termine, non ha un profilo LinkedIn, non fa previsioni trimestrali, non appare nei podcast. Capiva la storia. È morto nel 1972. Scriveva e ragionava per i posteri.

La tesi è semplice: il potere terrestre e quello navale non sono simmetrici. Roma non era una potenza navale e vinse in mare. Sparta non era una potenza navale e sconfisse Atene. Il movimento inverso — una potenza navale che sfonda una costa difesa — ha un nome: Gallipoli.

1915, la campagna dei Dardanelli nasce da un'ipotesi ardita del giovane Winston Churchill: forzare lo stretto e aprire una rotta verso la Russia. La Royal Navy mandò le corazzate. Tre affondarono sulle mine ottomane in un solo pomeriggio. Poi fanti australiani, neozelandesi, britannici, francesi furono sbarcati e massacrati dall'artiglieria turca arroccata sulle alture. Otto mesi di combattimenti e una ingloriosa ritirata decisa dopo 250mila morti. Churchill fu costretto a dimettersi. Il potere navale si era spezzato contro la terraferma.

Hormuz è Gallipoli con i missili.

PS. Churchill fu tra i più scettici sullo sbarco in Normandia. Eisenhower dovette insistere a lungo. Lui non era stato a Gallipoli.

Esploratori e disertori"Anch'io mi regolo così: dal molto che leggo ricavo qualche cosa. Il frutto di oggi l'ho tratto d...
20/03/2026

Esploratori e disertori

"Anch'io mi regolo così: dal molto che leggo ricavo qualche cosa. Il frutto di oggi l'ho tratto da Epicuro (è mia abitudine penetrare nell'accampamento nemico, ma non da disertore, se mai da esploratore)." - Seneca

Uno stoico (Seneca) che legge l'avversario per antonomasia (Epicuro), lo saccheggia e torna a casa con il bottino senza aver cambiato uniforme.

Il disertore attraversa le linee perché le sue hanno ceduto, e non torna. L'esploratore attraversa le linee sapendo esattamente dove tornare. Va dall'avversario per trovare, anche lì, conferma a ciò che sa già.

I migliori lettori funzionano così. E, a pensarci, anche i migliori politici.

Il cilicio elettoraleLogica di Machiavelli: se aspiri al Bene è perché esiste un Male che te lo impedisce. Esamina dunqu...
04/03/2026

Il cilicio elettorale

Logica di Machiavelli: se aspiri al Bene è perché esiste un Male che te lo impedisce. Esamina dunque quel Male e affrontane la parte più vulnerabile: il cosiddetto “male minore”. Distillato di realismo.

Neanche all'apice del suo cinismo Machiavelli avrebbe però sostenuto che per avere il Bene, necessariamente, avrebbe dovuto avverarsi il Male.

Infatti, Machiavelli non ha scritto l'ultima proposta di legge elettorale.

Aboliti i collegi uninominali e i voti di preferenza, ci saranno listini corti con candidati nominati dai partiti. Pochi nomi, così — ci dicono — potrete conoscerli e votare consapevolmente.

Ma se il vostro candidato ideale è al numero 4 (i candidati 2 e 3 non li sopportate proprio), il voto (al partito) servirà innanzitutto a blindare l'elezione di chi lo precede. Il vostro Bene non arriverà in Parlamento se non necessariamente accompagnato dal vostro Male.

Per avere il Bene, fatti prima del Male. Il cilicio elettorale.

Le rime degli altriLe polizie segrete sono sismografi precisi perché non leggono i giornali, ma ascoltano i sussurri nel...
27/02/2026

Le rime degli altri

Le polizie segrete sono sismografi precisi perché non leggono i giornali, ma ascoltano i sussurri nelle code per il pane.

Segnale inequivocabile che indica un regime vacillante è quando la polizia segreta inizia a "inventare" soluzioni fuori dal comune.

E’ l’incredibile storia raccontata da Philip Oltermann: quando la Stasi, la polizia segreta della DDR, battezzò il "Circolo dei poeti lavoratori" all'interno del reggimento "Feliks Dzierzynski". Dopo i turni di sorveglianza, gli agenti si riunivano per imparare a scrivere sonetti sotto la guida della poetessa Annamarie Doherr.

La Stasi voleva "intenerire" e infiammare i cuori dei tedeschi. Creare una generazione di "soldati-poeti" capaci di difendere il socialismo con la lirica. Ma i soldati impararono a guardarsi dentro e invece di inni patriottici producevano versi malinconici, riflessioni sulla solitudine e sulla nebbia. Non proprio il paradiso del socialismo.

Vera poetessa fu invece la Storia che nell’89 pose fine all’opprimente controllo con il liberatore crollo.

05/02/2026

Aristide “il giusto”
(e anche un po’ giustone)

C’era ad Atene Aristide, una persona di senno, un tipo al di là della norma, infatti era detto “il giusto”.

Ogni tanto ad Atene si dava una bella sfoltita alla classe dirigente. Si scrivevano su pezzi di terracotta i nomi dei politici che si volevano cacciare dalla città. La sagra dell’ostracismo.

Arriva il giorno del voto. Aristide viene fermato da un concittadino che non lo riconosce e gli chiede: “Ehi, tu, sai scrivere?”
“Certo”, risponde Aristide.
“Scriveresti per me, che non so scrivere, il nome del politico che voglio cacciare?”
“Certo”, rispose Aristide, che, oltre ad esser giusto, era anche educato.

“Che nome devo scrivere?”
“Aristide. Scrivi: Aristide.”
E Aristide, che era giusto, scrisse il proprio nome.

Ma poi chiese: “Ma perché vuoi cacciare Aristide?”
“Uhm… mi dà fastidio che ci sia qualcuno chiamato ‘il giusto’”.

Aristide, che era giusto, si sentì anche un po’ ..glione.

L’arte della colpaEsiste una consolazione pericolosa: l’idea che, di fronte a un dilemma, esista sempre una scelta "gius...
24/01/2026

L’arte della colpa

Esiste una consolazione pericolosa: l’idea che, di fronte a un dilemma, esista sempre una scelta "giusta" che annulla quella "sbagliata".

Isaiah Berlin comprese, attraverso Machiavelli, l'incommensurabilità dei valori (“L’originalità di Machiavelli”, 1971). Il punto non è che una visione sia falsa e l'altra vera (il dilemma era fra la morale cristiana a difesa della persona o la morale pagana a difesa dello Stato). Il punto è che possono essere entrambe valide, ma inconciliabili.

Questa è la vera essenza del tragico greco: non lo scontro tra un bene e un male, ma lo scontro tra due beni che non posso far coesistere (senza provare un senso di colpa):

• Se preferisco un mondo fondato sul diritto internazionale, accetto la sofferenza dei venezuelani sotto una tirannia;

• Se accetto l'uso della forza per "liberare" i popoli, accetto l’anarchia del sistema internazionale.

Dipende se sono venezuelano, ucraino o italiano un secolo fa quando magari una "ingerenza" contro Mussolini mi avrebbe fatto piacere: e al diavolo l’ordine internazionale.

L’Ellynismo: malattia infantile dell’astensionismoL'Ellenismo ha segnato la fine della sovranità delle poleis (Alessandr...
19/12/2025

L’Ellynismo: malattia infantile dell’astensionismo

L'Ellenismo ha segnato la fine della sovranità delle poleis (Alessandro Magno le spazzò via) che spinse i greci a cercare rifugio nella dimensione interiore attraverso filosofie come l’epicureismo e lo stoicismo.

A noi è capitato l’ellynismo, un modo diffuso e transpartitico di fare politica frutto della fine dei partiti politici.

Più che produrre grandi filosofie l’ellynismo produce astensionismo e, danno peggiore, la diffusione di una forma di stoicismo d’accatto sul web che promette di trasformarci tutti in novelli Seneca o, per i più politicizzati, Marco Aurelio.

Non so se il danno peggiore la fase ellynistica lo faccia alla politica o alla filosofia.

Lo Stato vince sempre(La genialità di Tony Blair nella questione Irlandese)L'Accordo del Venerdì Santo del 1998, che mis...
28/11/2025

Lo Stato vince sempre
(La genialità di Tony Blair nella questione Irlandese)

L'Accordo del Venerdì Santo del 1998, che mise fine agli anni sanguinosi dei "The Troubles" in Irlanda del Nord, fu un capolavoro politico. Tony Blair massimizzò gli interessi britannici concedendo al contempo una "resa onorevole" ai suoi avversari.

Blair offrì all'IRA e al suo braccio politico, il Sinn Féin, una via d'uscita: terminare una guerra che militarmente non potevano vincere, ma senza dover ammettere la sconfitta. I repubblicani deposero le armi e il sogno dell'unità irlandese venne istituzionalizzato — via referendum — come obiettivo legittimo e democratico per il futuro. ("Abbiamo scambiato i proiettili con le schede elettorali.")

Ma la vera furbizia di Blair sta nell'aver reso l'unificazione, l'obiettivo ultimo dei repubblicani, un frutto così difficile da cogliere da scoraggiare quasi i suoi stessi sostenitori, usando il meccanismo del "doppio consenso" (doppio referendum):

- Il freno unionista: finché esisterà una consistente minoranza di "fedeli a Londra" (gli Unionisti), questa, in un eventuale referendum, voterà compatta per l'integrità territoriale britannica.

- Il deterrente di Dublino: anche se il Nord votasse per l'unificazione, la Repubblica d'Irlanda deve approvare l'accoglienza dei "fratelli" con un proprio referendum. E Dublino sa che l'unificazione significherebbe gestire una vasta e ostile minoranza unionista/lealista. In pratica, il rischio di conflitto si sposterebbe da Belfast a Dublino: volete l’unità? Rischiate una nuova guerra civile.

In sintesi, Blair ottenne la sicurezza immediata eliminando la violenza. Allo stesso tempo, rese l'obiettivo finale dell'unità irlandese un progetto così costoso e rischioso che il vero e unico vincitore è lo Stato britannico che non ha perso un palmo del proprio territorio.

Ladri di datiDurante il congresso del 1962 del Partito radicale, congresso tragico che vide la fine del partito fondato ...
28/10/2025

Ladri di dati

Durante il congresso del 1962 del Partito radicale, congresso tragico che vide la fine del partito fondato nel '55, Marco Pannella, tra lo stupore e l'incredulità dei congressisti, non intervenne.

Stranamente rimase muto.

Mentre i padri del partito si accusavano a vicenda e ipotizzavano improbabili strategie politiche di rilancio o di fusione con i socialisti o i repubblicani, Marco Pannella uscì dalla sala. Scomparve.

Si era chiuso nel bagno della sede.

Quando la riunione finì, fattosi il silenzio assoluto uscì. Prese lo scatolone dove erano archiviati gli indirizzi degli iscritti al partito. Chiuse la porta della sede e se ne andò a rifondare il Partito radicale.

Il primo atto politico del "nuovo" Pr, dunque, fu un furto (di dati).

Correva l’anno 1946“(…) la rivoluzione tecnologica nella guerra moderna ha reso decisiva la disparità della forza milita...
19/02/2025

Correva l’anno 1946

“(…) la rivoluzione tecnologica nella guerra moderna ha reso decisiva la disparità della forza militare tra grandi e piccole potenze. Il processo per cui le grandi potenze sono diventate più grandi e meno numerose ha incrementato, al tempo stesso e come mai prima, il divario tra loro e le piccole potenze. Di conseguenza, «un piccolo Stato può sopravvivere solo procurandosi un'alleanza permanente con una grande potenza». Sembra verosimile che d'ora in poi l'indipendenza delle piccole potenze escluda l'attributo principale della piena indipendenza, il diritto a una politica estera indipendente.

La rinuncia parziale alla loro libertà d'azione, teoricamente compiuta da tutte le potenze a favore di un sistema di sicurezza collettiva nell'ambito del Patto della Lega (delle Nazioni), dovrà ora essere attuata dalle piccole potenze verso le grandi, le quali non faranno tale rinuncia. Il metodo di subordinazione dei piccoli Stati adottato dalla Germania nazista era intollerabile e per questo in molti preferirono una resistenza disperata. D'altra parte, metodi tollerabili coi quali il piccolo Stato non necessita di perdere la propria individualità, sono stati applicati nella storia della Gran Bretagna, degli Stati Uniti d'America e forse della Russia sovietica.

Tali metodi sono di due tipi: o il piccolo Stato perde del tutto l'indipendenza politica, dunque cessa d'essere una potenza, oppure viene annesso in modo meno stringente, senza essere assorbito.”

Martin Wight, Power Politics, 1946.
(Politica di potenza e sistemi di stati, a cura di Michele Chiaruzzi, Le due rose editore)

Indirizzo

Milan

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Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
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Giovedì 09:00 - 18:00
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