Eleven Studio

Eleven Studio Eleven Studio si occupa prevalentemente di fotografia, video e grafica lavorando per aziende, privati ed agenzie.

E' impegnata nella realizzazione di momenti d'interesse culturali quali mostre fotografiche, reading e presentazione di libri (in collaborazione con la casa editrice Baldini Castoldi Dalai) ed attività di formazione. Situato in una delle zone più prestigiose di Milano tra via Washington e Piazza Piemonte è formato da una zona reception per l'accoglienza dei clienti, due uffici e due sale per le va

rie attività. E' anche location per casting di produzioni pubblicitarie, cinematografiche e televisive.

19/11/2025

Un altro spot dove la nostra agenzia è protagonista assoluta: SPOT ASPIRINA C, con i due interpreti principali ADALGISA ed ERASMO, attori di AVANGARD AGENCY!

09/07/2025

In onda lo spot SARA ASSICURAZIONI con protagonista DESIREE, attrice di AVANGARD AGENCY!

05/07/2025

Prosegue l'avventura di AVANGARD AGENCY nel cinema internazionale di qualità. Unica agenzia italiana coinvolta in questo lungometraggio "A BEAUTIFUL IMPERFEC...

03/07/2025
28/06/2025

Interpretazione indimenticabile di TOMMASO, attore di AVANGARD AGENCY, per questo spot Buitoni Pan Dolce. Anni e anni di esperienze su palchi e piazze d'Ital...

26/06/2025

Dall' Italia all'Europa! Parte in questa periodo la distribuzione europea in 15 paesi di questo spot dove siamo preesenti con MICHELE, attore di AVANGARD AGE...

24/11/2024

racconto di Max Chianese ispirato alla sua foto.

JOKER - FOLIE A' DEUX, UN SEQUEL INDISPENSABILEUna recensione deve contenere spoiler!Solo chi ha amato veramente e profo...
14/10/2024

JOKER - FOLIE A' DEUX, UN SEQUEL INDISPENSABILE
Una recensione deve contenere spoiler!

Solo chi ha amato veramente e profondamente il primo “Joker” (Todd Phillips, 2019) potrà comprendere l'impatto emotivo di questo sequel. Un'esperienza che trascina lo spettatore nelle profondità dell'animo di Arthur Fleck, in un viaggio oscuro e affascinante che completa un'opera già di per sé straordinaria.
Un’opera fatta di due parti, due film ora inscindibili e impossibili da separare.

Cinque anni fa, la Warner Bros. osò sfidare le convenzioni del genere supereroistico, proponendo un'interpretazione radicalmente diversa di un iconico personaggio dei fumetti. Con 'Joker', il cinema di supereroi veniva svestito dei suoi orpelli e trasformato in un'opera oscura e introspettiva, capace di scioccare e provocare il pubblico.
E vinse la scommessa. Il successo inaspettato, con quelle proporzioni del primo “Joker” (55 milioni di budget e oltre un miliardo di incasso) ha dimostrato che il pubblico era affamato di storie più profonde e complesse. Il film ha toccato corde sensibili, affrontando temi come l'alienazione sociale e la disuguaglianza, riscuotendo un enorme successo di critica e di pubblico.

QUALCHE CENNO SULLA TRAMA
Rinchiuso nell'Arkham State Hospital, Arthur Fleck sembra un uomo spezzato. La sua risata iconica si è spenta, lasciando spazio a un'espressione vuota. Non ci sono più barzellette da raccontare, solo il tragico e insulso passare del tempo. Ma l'incontro con Lee Quinzel, una paziente enigmatica, sconvolgerà la sua esistenza. Un sentimento genuino, un'emozione che non aveva mai provato, lo travolge. Per la prima volta, Arthur sembra trovare un motivo per vivere. Ma la sua felicità è destinata a essere effimera. In un gesto impulsivo, dettato dal suo amore cieco, decide di licenziare il suo avvocato, condannandosi a un futuro dietro le sbarre, fino a quando un'esplosione distrugge il tribunale, gettando Arthur in una fuga disperata. Ma la sua libertà è breve, non esistono posti dove andare per lui. Abbandonato da Lee e catturato dalla polizia, viene rinchiuso nuovamente in carcere. Il suo destino sembra segnato dove non può far altro che finire ammazzato dallo psicopatico di turno (lui non lo è mai stato).

OLTRE IL MUSICAL
In rete molti tendono a etichettare Joker: Folie à Deux come un musical, ma questa definizione risulta riduttiva. Sarebbe come definire “Arancia Meccanica” di Kubrick, “The Blues Brothers” di John Landis, “Gocce d'acqua su pietre roventi” di Ozon e anche “Aprile” di Nanni Moretti esclusivamente dei musical. Certo, gli inserti musicali hanno un loro peso, giocano un ruolo fondamentale in tutte queste pellicole, e soprattutto in questa, ma non ne definiscono il genere. In Joker: Folie à Deux, la musica è un elemento integrato nella narrazione, un modo per esprimere le emozioni più profonde dei personaggi e per commentare la società. La voce di Joaquin Phoenix, così intensa e graffiata, si sposa perfettamente con questa scelta stilistica. La sua interpretazione, lontana dai canoni classici del musical, aggiunge un tocco di originalità e di autenticità al film. Potremmo dire che la musica in questo film è un linguaggio universale, capace di trascendere le barriere temporali e culturali. È il grido di un disagio, un riflesso della nostra società alienata e disumanizzata.

ARTHUR FLECK e JOKER
Se nel primo film il focus era sulla trasformazione di Arthur Fleck in Joker, un'icona del male, in Folie à Deux assistiamo a un'inversione di prospettiva. Qui, è l'umanità di Arthur a essere messa in primo piano. La sua fragilità, il suo dolore, la sua disperata ricerca di affetto diventano i veri protagonisti della storia.
Harley Quinn, o meglio Lee Quinzel, è un personaggio complesso e sfaccettato, ma la sua relazione con Arthur è più una proiezione dei suoi desideri che un vero e proprio legame. Lei rappresenta la follia, la devianza, ma non condivide la stessa purezza malata di Arthur.
Il titolo del film, Folie à Deux, ci rimanda al concetto di follia condivisa. Ma in realtà, è solo Arthur l’unico vero protagonista, intrappolato in un mondo che lo rifiuta. La sua "innocenza da assassino colpevole", è straziante. È un uomo che ha commesso atti orribili, ma che allo stesso tempo suscita una profonda compassione.
Todd Phillips, con coraggio, decide di non accontentare le aspettative del pubblico, che si aspettava un nuovo capitolo delle gesta del Joker. Invece, ci offre un ritratto intimo e doloroso di un personaggio complesso e controverso. Un ritratto che ci costringe a riflettere sulla natura della follia, sulla responsabilità individuale e sulla società che ci circonda.

UN FILM TRATTO DA
Chi critica “Joker: Folie à Deux” dandogli l’appellativo di film 'derivativo' sembra dimenticare che il cinema è un dialogo costante tra le opere. Scorsese stesso ha costruito la sua carriera citando e rielaborando i grandi classici del cinema. In questo senso, 'Joker: Folie à Deux' si inserisce in una lunga tradizione di omaggi e rivisitazioni. La presenza di Robert De Niro, nei panni di Murray Franklin, è un chiaro riferimento a 'Taxi Driver' e 'Re per una notte', due capolavori che hanno segnato la storia del cinema. Ma questo non sminuisce l'originalità del film, anzi, lo arricchisce, offrendo al pubblico un'esperienza cinematografica più complessa e stratificata. È come se Phillips ci invitasse a rivedere questi film con occhi nuovi, scoprendo nuove connessioni e significati.

L’AMORE INGANNATO
Lady Gaga è stratosferica, sprigiona una carica animale, che ricorda le più grandi attrici del passato in cui corpo, voce e cuore sono un tutt’uno.
E lo fa essendo relegata in un personaggio secondario, non principale come appare ai più, visto che i due unici protagonisti restano Arthur Fleck e Joker.
Il suo amore per un f***e omicida diviso in due, è taroccato, nello stesso modo in cui le fan dei serial killer, ma anche tanto mondo superficiale di oggi, ama il mettersi in mostra, dando sfoggio al vuoto pneumatico del loro pensiero, delle loro emozioni e del loro sguardo, che al massimo arriva alle punte dei loro piedi.

MORTE E NASCITA
Il finale di Joker: Folie à Deux segna un punto di svolta fondamentale. La morte di Arthur Fleck non è solo la fine di un personaggio, ma l'inizio di un mito.
Solo lì capiamo la distanza tra questo Joker e tutto l’universo Batman, Robin, Tim Burton e Nolan e compagnia bella!
La sua storia, la sua follia, diventano un'eredità che viene raccolta da altri. Il Joker che conosciamo dai fumetti, con le sue risate maniacali e la sua sete di caos, nasce proprio da questo terreno fertile. Arthur diventa così l'ispiratore, il prototipo di un'icona del male che trascende le singole incarnazioni

IL PASSAPAROLA NEGATIVO E IL BOTTEGHINO
Il fenomeno del hate watching, ovvero la tendenza a consumare contenuti solo per criticarli, è sempre più diffuso.
Questo clima ha sicuramente influenzato il giudizio del pubblico, generando un pregiudizio iniziale che ha limitato l'apprezzamento delle sue qualità, senza considerare che in questo modo, assurdo e demenziale, si pregiudica allo spettatore la possibilità di farsi una sua opinione, per questo i film andrebbero sempre visti a prescindere.
Qualcuno continua a straparlare di flop al botteghino, ma chi lo ha prodotto, non è stupido e dubito che abbia mai pensato di bissare l’exploit assurdo del primo, ma quello che è stato definito un flop incredibile (solo perché è costato il quadruplo del primo a parità di budget avrebbe triplicato già l’investimento) si attesta in questi giorni a 165 milioni contro i 200 spesi, dopo 14 giorni di programmazione.
Nota di merito al nostro paese dove inaspettatamente e contro ogni previsione negli ultimi due anni da “Povere creature” a “Perfect Days” è tra i paesi trainanti in Europa, fenomeno clamoroso che nessuno sottolinea a sufficienza

GIUDIZIO FINALE DEL TUTTO PERSONALE
Un film che puoi amare o odiare, ma che di certo non ti lascia indifferente, come la vera arte che è sempre divisiva.
Un'esperienza da vivere al cinema, dove l'immersione sonora e visiva avvolge completamente. È un invito a staccare la spina dalla routine quotidiana e a lasciarsi trasportare da una storia che va oltre i generi. Per gli amanti del cinema, è un appuntamento imperdibile e un godimento unico.

Max Chianese

09/09/2024

racconto di Max Chianese ispirato alla sua foto.

Piano piano eccoci al decimo racconto con una storia decisamente pulp!Grazie ancora a Cinzia Milite per la sua ospitalit...
23/06/2024

Piano piano eccoci al decimo racconto con una storia decisamente pulp!
Grazie ancora a Cinzia Milite per la sua ospitalità nel suo blog!

Quelli che si chiamano "Amore", racconto di Max Chianese ispirato alla sua fotografia

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