Donata Mazza LinkedIn Consultant & Ghostwriter

Donata Mazza LinkedIn Consultant & Ghostwriter Ghostwriter 🔹LinkedIn per professionisti e aziende🔹Freelance Network Italia SEI SU LINKEDIN MA NON OTTIENI I RISULTATI CHE VORRESTI? TI POSSO AIUTARE.

Ciao,
se sei arrivato qui è perché probabilmente sei interessato a quello che faccio. 💫

📌 Mi occupo di LinkedIn®, ottimizzo i profili personali e insegno alle persone come utilizzarli al meglio.

📌 Gestisco le pagine aziendali, arricchendole di contenuti di valore, che facciano crescere la reputazione delle aziende che si affidano alle mie cure.

📌 Scrivo contenuti per pagine LinkedIn® e per blog

aziendali, rispettando le scelte aziendali e il loro TOV

🦋 Sono freelance, mi piace scrivere e gli articoli e i post che trovi sulla mia pagina personale trattano di temi di interesse per i professionisti come me. Parlo di:

,


𝗣𝗲𝗿𝗽𝗹𝗲𝘅𝗶𝘁𝘆: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹’𝗔𝗜 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶Se ChatGPT è spesso associato alla scrittura, Perplexity è...
08/04/2026

𝗣𝗲𝗿𝗽𝗹𝗲𝘅𝗶𝘁𝘆: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹’𝗔𝗜 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

Se ChatGPT è spesso associato alla scrittura, Perplexity è lo strumento che più mi ha fatto rivalutare il mio modo di fare ricerca.

La differenza si capisce subito: mentre un motore di ricerca tradizionale restituisce una semplice lista di link, Perplexity 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝘂𝗶 𝗵𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗼 𝗹𝗲 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶.

Questo a me ha cambiato completamente l’esperienza di ricerca delle fonti.

Quando devo orientarmi rapidamente su un tema, capire cosa si dice su un argomento o avere una prima mappa mentale, Perplexity è molto più veloce rispetto alla ricerca classica.

Non sostituisce la lettura delle fonti, ma accorcia moltissimo il primo passaggio: quello in cui si cerca di capire “da dove iniziare”.

Lo utilizzo soprattutto per:
– esplorare argomenti nuovi
– raccogliere fonti in poco tempo
– confrontare punti di vista diversi
– avere una sintesi iniziale prima di approfondire

Un aspetto che apprezzo molto è la 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮. Le fonti sono sempre visibili in chiaro e questo mi permette di verificare rapidamente l’affidabilità delle informazioni stesse, da dove arrivano, se si tratta di fonti autorevoli o meno.
È uno strumento che, se usato bene, aiuta anche a sviluppare senso critico, perché ti mette davanti a più contenuti contemporaneamente e ti costringe a valutarli.

Naturalmente non è perfetto, ma nessuno strumento di AI lo è, e questo va sempre ricordato.

Le fonti non sono tutte uguali e non sempre la sintesi restituisce le sfumature di un contenuto complesso. Il rischio, se ci si ferma alla prima risposta, è quello di semplificare troppo.
Per questo lo considero uno strumento di prima esplorazione, non di approfondimento definitivo.

Nel mio lavoro è diventato un alleato prezioso nella fase iniziale: quando devo entrare in un tema velocemente, prima ancora di iniziare a scrivere.

Nel prossimo post parlerò di Claude, un’AI meno conosciuta ma molto interessante per chi lavora con testi lunghi e contenuti strutturati e che in questo momento sta vivendo anche un momento di notorietà ( meritato) per la sua trasparenza.



ChatGPT: l’AI più famosa, ma non sempre la miglioreQuando si parla di intelligenza artificiale, il primo nome che viene ...
01/04/2026

ChatGPT: l’AI più famosa, ma non sempre la migliore

Quando si parla di intelligenza artificiale, il primo nome che viene in mente è quasi sempre ChatGPT.

È stata la piattaforma che ha reso l’AI accessibile a tutti, anche a chi non aveva alcuna familiarità con questo mondo. Ed è probabilmente quella che ha cambiato di più il modo in cui lavoriamo con i contenuti.

Io ho iniziato a usarla qualche anno fa, per curiosità professionale. Scrivendo per lavoro, volevo capire se fosse uno strumento utile o solo una novità destinata a durare poco.

Nel tempo è diventata parte del mio flusso di lavoro, ma non nel modo che molti immaginano.
𝗖𝗵𝗮𝘁𝗚𝗣𝗧 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀, 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗲, 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 “𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗺𝗶𝗼”. 𝗘̀ 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼.

La utilizzo soprattutto in queste situazioni:
– quando devo partire da zero e ho bisogno di stimoli
– quando devo riorganizzare idee già esistenti
– quando devo sintetizzare contenuti complessi
– quando voglio esplorare più angolazioni su uno stesso tema

È molto efficace nel generare alternative. Ti aiuta a uscire da una visione unica e ad aprire il ragionamento.

𝗠𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗲.

𝗖𝗵𝗮𝘁𝗚𝗣𝗧 𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗮.

Può semplificare troppo, generalizzare o, in alcuni casi, inserire informazioni non corrette con grande spavalderia.

Per questo non lo considero uno strumento da cui prendere output “pronti”, ma piuttosto un acceleratore del processo.

Un altro aspetto importante è che la qualità delle risposte dipende moltissimo da come si fanno le domande. Più il contesto è chiaro, più il risultato migliora. È una relazione, non un comando.

Nel tempo ho capito che usarla bene non significa delegare, ma 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴𝗮𝗿𝗲. 𝗘 𝘃𝗲𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲, 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲, 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗲.

E forse è proprio questo il cambio di paradigma più interessante: non stiamo usando un software, stiamo iniziando a lavorare con qualcosa che richiede interazione.

Nel prossimo post parlo di Perplexity, che utilizzo in modo completamente diverso: non per scrivere, ma per cercare.

hashtag
hashtag
hashtag

Orientarsi nel mondo dell’AINegli ultimi mesi ho iniziato a parlare spesso di intelligenza artificiale. Non perché io si...
19/03/2026

Orientarsi nel mondo dell’AI

Negli ultimi mesi ho iniziato a parlare spesso di intelligenza artificiale. Non perché io sia una super esperta di AI.

Non lo sono.

Ma perché alcune di queste tecnologie le uso quotidianamente da almeno 5 anni, nel mio lavoro di ghostwriter e LinkedIn e content writer, anche per terze persone.

E come spesso mi succede quando lavoro con le parole, la curiosità arriva prima delle etichette.

Nel tempo, parlando con tante persone mi sono accorta di una cosa semplice: intorno all’AI si crea molta confusione.

𝗦𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 “𝗶𝗻𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲” 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘂𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝗮𝘁𝘁𝗮𝗳𝗼𝗿𝗺𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲, 𝗼𝗴𝗻𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗮𝗿𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲.

Alcune sono eccellenti per scrivere.
Altre per fare ricerca, altre ancora per analizzare documenti o organizzare informazioni.

Pensare che esista una sola AI che fa tutto bene è un po’ come pensare che esista un solo software capace di sostituire Word, Excel, PowerPoint e Google.

Eh no, non funziona così 😁.

𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗵𝗼 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘁.

𝗡𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮, 𝗺𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗮 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮, 𝗯𝗮𝘀𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹’𝘂𝘀𝗼 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗶𝗱𝗶𝗮𝗻𝗼: quali AI esistono, a cosa servono davvero, quali sono i loro punti di forza e anche i loro limiti.

L’idea nasce anche da alcune consulenze che sto tenendo su alcune piattaforme proprio su questo tema.

Spesso la prima domanda che mi fanno è molto semplice:

𝗗𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮?

Proverò a rispondere raccontando gli strumenti che uso più spesso.
Nel prossimo post partiamo dalla più famosa: ChatGPT.

“Tu non hai davvero idea di cosa ci sia da noi.”Cristina Maccarrone https://www.facebook.com/maccarrone.cristina apre co...
29/01/2026

“Tu non hai davvero idea di cosa ci sia da noi.”

Cristina Maccarrone https://www.facebook.com/maccarrone.cristina apre così il suo intervento nella prima parte dell’ultima puntata del podcast sul lavoro di Umane Risorse, condotta da Osvaldo Danzi.

Poi prova a spiegare cosa significa, davvero, quella frase.

“Le immagini non restituiscono lo stato di distruzione. Non fanno capire quanto sia difficile gestire qualsiasi cosa: le fognature sono rotte, l’acqua fognaria sversa nel mare, la circolazione è compromessa, le auto sono parcheggiate ovunque perché non ci sono alternative. Ci sono ancora persone senza acqua e senza luce, anche se i problemi sono in via di risoluzione”.
E in quell’incipit, detto quasi sottovoce, c’è già tutto.

Perché quello che sta succedendo in Sicilia dopo il passaggio dell’uragano Harry non è qualcosa che si possa comprendere da lontano, dai titoli o dai bollettini meteo. Anche perché di questa storia si è parlato poco, forse troppo poco.

Niente immagini da prima pagina, nessuna conta ufficiale dei morti perché quando “non c’è scappato il morto”, spesso, l’attenzione cala, come se il disastro fosse meno grave.

Ma non è semplicemente “maltempo” e non è nemmeno l’ennesima emergenza.

È un territorio che cede dove era già fragile. È quello che sta accadendo a Furci Siculo, Letojanni e Niscemi, dove frane, smottamenti e danni alle infrastrutture hanno reso evidente ciò che era noto da anni e ignorato troppo a lungo.

A un certo punto la domanda diventa inevitabile, ed è una domanda concreta, non retorica: avete idea di come ci si possa muovere e vivere in paesi costieri dove il lungomare non esiste più, dove alcuni tratti di ferrovia sono letteralmente in bilico sul mare?

E solo ora, a distanza di giorni, iniziano ad arrivare i primi stanziamenti per questo disastro.

I fatti parlano chiaro.

In diverse zone dell’isola si sono verificati crolli estesi del terreno, con oltre mille persone evacuate in pochi giorni. I danni stimati superano il miliardo di euro e hanno colpito abitazioni, strade, negozi, aziende, reti essenziali e agricoltura.

Nella Piana di Catania, una delle aree produttive più importanti della Sicilia, intere colture sono state compromesse, mettendo in difficoltà aziende e famiglie che già vivevano su equilibri precari.

Ma la parte più dura non è la conta dei danni. È la consapevolezza che nulla di tutto questo era imprevedibile.

Non è l’uragano ad aver colto impreparati i territori, è il territorio ad essere stato lasciato impreparato per anni. Tra dissesto idrogeologico noto, manutenzione rinviata, prevenzione mai diventata una priorità reale.

Continuare a chiamarla emergenza serve solo a una cosa: far finta che sia temporanea, che passi così come è venuta, o che basti un decreto, uno stanziamento straordinario, qualche promessa.

Ma quello che resta, quando l’acqua si ritira, sono case inagibili, comunità spezzate, territori sempre più fragili. Avete idea di cosa significa, davvero?

La Sicilia non è un caso isolato, è una cartina di tornasole.

E forse dovremmo smettere, noi che siciliani non siamo, di dire “oh, non ne avevamo idea” e iniziare a chiederci perché continuiamo a far finta di non sapere.

🎧 La puntata di Umane Risorse è qui: https://open.spotify.com/episode/5DPTsykPcAteiG98nkGO4w

Cogli l’attimo.Un tramonto. Una risata. Un abbraccio.Li viviamo? O li archiviamo?Scattiamo una foto, registriamo un vide...
23/12/2025

Cogli l’attimo.

Un tramonto. Una risata. Un abbraccio.
Li viviamo? O li archiviamo?

Scattiamo una foto, registriamo un video, carichiamo una storia.
Ma spesso siamo altrove, un passo indietro, dietro lo schermo, con la testa già al dopo: a come apparirà, a quanti like prenderà.

Viviamo per raccontare, ma nel farlo, a volte, smettiamo di vivere davvero.

Eppure, quello che resta di quell'attimo non è mai la foto.
È l’odore dell’aria, la luce di taglio, la pelle d’oca.
È una frase buttata lì, che ci si incolla addosso.
È la presenza piena, quella che oggi fatichiamo ad allenare.

Quando abbiamo iniziato a barattare il presente con la sua copia digitale?
Perché abbiamo smesso di fidarci della memoria, delle emozioni non condivisibili, dei ricordi che non hanno bisogno di essere salvati?

Abbiamo mille scatti, ma pochi momenti nitidi, archivi pieni di immagini, ma mani vuote di sensazioni.

“Quello che resta di un attimo” non è un file, è quello che ci resta dentro.

Non è un invito a smettere di fotografare, ci mancherebbe: io amo la fotografia e le immagini servono a immortalare quel determinato momento, quello che sentiamo e di cui vogliamo fermare il momento.

Ma forse dovremmo ricordarci di respirare prima di scattare.
Di sentire, prima di postare.
Di esserci, davvero.
Di ricordarci, insomma, che la vita non ha bisogno di filtri, ma solo della nostra presenza.

Autentica. Imperfetta. Viva.

Buon Natale.

immagine di Freepick

Ghostwriter multitono: scrivere per tante persone, restando me stessaFare la ghostwriter è come abitare tante vite.Un gi...
19/12/2025

Ghostwriter multitono: scrivere per tante persone, restando me stessa

Fare la ghostwriter è come abitare tante vite.

Un giorno scrivo per un manager che parla di innovazione, il giorno dopo per un architetto che racconta la luce di un progetto, quello dopo ancora per una HR che parla di persone.

Ogni testo è, per me, un abito linguistico diverso. Il segreto non sta nel trasformarsi ogni volta, ma nel trovare la giusta armonia con la voce di chi scrive.

Una ghostwriter non copia, non imita, non maschera.
Ascolta. Ma davvero.

E quando ascolta davvero, inizia a riconoscere le sfumature del linguaggio dei suoi clienti, delle sue clienti: la parola che torna sempre, il ritmo delle frasi, il modo in cui una persona guarda le cose.

Scrivere per conto di altre persone è un esercizio continuo di empatia linguistica.
Devi saper diventare trasparente senza sparire, entrare nel mondo dell’altro, ma lasciargli lo spazio per respirare.

Ci sono persone con personalità esplosive che scrivono frasi lunghissime e altre super razionali che ragionano per punti.
Chi ama la precisione e chi preferisce la poesia.

Il mio compito è rispettare entrambi, senza imporre il mio stile.
È un lavoro di equilibrio e rispetto.

E ogni volta che cambio “voce”, scopro qualcosa di me che non conoscevo, perché per raccontare gli altri, devi imparare a guardare con occhi diversi.

E quando funziona, succede una cosa bellissima: chi legge sente la voce del cliente, ma dietro quelle parole, anche se non lo sa, ci sono io, felice per aver raggiunto il risultato.




§§

⭐️ Eccomi: scrivo per chi ha qualcosa da dire, ma non sempre le parole giuste per farlo.
Ghostwriter e content writer freelance, consulente di LinkedIn e sostenitrice del potere delle relazioni umane.

08/11/2025

Scopri come l’AI trasforma HR, competenze e leadership. Strategie e opportunità per guidare il cambiamento organizzativo.

🌍 Giornata europea delle lingue: un viaggio che parla la lingua del cuoreLa scorsa settimana sono stata a Parigi, un via...
26/09/2025

🌍 Giornata europea delle lingue: un viaggio che parla la lingua del cuore

La scorsa settimana sono stata a Parigi, un viaggio di piacere che rimandavo da tempo, forse troppo.

Passeggiando tra i boulevard, entrando nei piccoli bistrot di quartiere o chiedendo indicazioni alla metro, mi sono resa conto di una cosa semplice, ma potente: quando parli la lingua di chi ti sta di fronte, non stai solo comunicando.

Stai aprendo una porta.

Un “bonjour” detto con naturalezza, una frase in francese al ristorante, una battuta scambiata con un tassista: piccoli gesti che hanno fatto sorridere i parigini e che hanno trasformato azioni quotidiane in incontri autentici.

Non è questione di sfoggiare un accento perfetto, ma di dimostrare attenzione e rispetto. È un segnale di curiosità verso l’altro, di volontà di incontrarlo sul suo terreno.

Le lingue fanno proprio questo: creano ponti invisibili che trasformano l’estraneità in vicinanza, lo scambio in relazione. Ti fanno sentire parte di un luogo, non solo spettatore.

Ho scoperto che oggi si celebra la Giornata europea delle lingue grazie a Speexx Italy, che ogni giorno accompagna persone e aziende a comunicare meglio, attraverso le lingue.

Mi sembrava perciò il giorno perfetto per ricordare che imparare una lingua non significa soltanto studiare vocaboli o superare un esame. Significa regalarsi la possibilità di essere accolti, capiti e, a volte, persino apprezzati di più.

E questo vale anche nel lavoro: una mail scritta nella lingua del cliente, una call in cui ci si sforza di parlare nella lingua della collega dall’altra parte del mondo, sono gesti che costruiscono fiducia. E la fiducia, lo sappiamo, è la base di ogni relazione.

In un mondo che parla sempre più attraverso la tecnologia, le lingue restano il nostro strumento più umano per dire: “Ti vedo. Ti rispetto. Voglio conoscerti davvero.”

✨ Buona giornata delle lingue a chi continua a coltivarle, e a chi sta iniziando adesso questo viaggio.

hashtag
hashtag

17/09/2025

🌍 Universi – Il podcast video di Speexx, prodotto da Senza Filtro e condotto da Osvaldo Danzi… come non lo avete mai visto.

Dietro le interviste e i racconti seri, ci sono stati anche:

😂 risate improvvise
🤦‍♀️ errori di pronuncia
🎤 microfoni ribelli

Abbiamo raccolto tutto in un mini episodio speciale: dietro i microfoni di Universi.

Perché dietro ogni podcast ci sono persone vere, con i loro momenti buffi.

👉 Guardalo qui: https://www.speexx.com/it/risorse/podcasts/universi-unici-e-diversi-episodio-papere/

Universi è il podcast di Speexx che esplora cosa accade quando le differenze si incontrano.

Ogni episodio è un viaggio tra storie, accenti e visioni diverse del mondo del lavoro.

Universi, Unici e diversi.
Il podcast di Speexx

E alla fine arriva QwertyPensavamo di aver scelto noi.Le lettere, le parole, l’ordine con cui scriviamo.E invece no: da ...
21/07/2025

E alla fine arriva Qwerty

Pensavamo di aver scelto noi.
Le lettere, le parole, l’ordine con cui scriviamo.
E invece no: da più di 150 anni è la tastiera a scegliere per noi.

Sì, proprio lei.
La QWERTY.
Quella che usiamo ogni giorno su PC, tablet, smartphone, bancomat e distributori di biglietti ferroviari con lo schermo che non risponde mai al primo tocco.

Ma perché si chiama così?
Chi ha deciso l’ordine che a noi sembra casuale delle lettere?

La risposta ci riporta a fine Ottocento, quando Christopher Latham Sholes, inventore e giornalista americano, mise a punto una delle prime macchine da scrivere commerciali.
Le prime versioni avevano le lettere disposte in ordine alfabetico, idea apparentemente sensata, ma terribilmente poco funzionale.

Perché?
Perché i martelletti delle lettere, premuti troppo velocemente in successione, si inceppavano.

Serviva un trucco per rallentare le dita più veloci.

Ed ecco il colpo di genio: sparpagliare le lettere più usate lontane tra loro.
In questo modo si evitavano blocchi meccanici e, paradossalmente, si scriveva più velocemente.

Da lì, la disposizione Q-W-E-R-T-Y delle prime sei lettere della fila in alto.
Un ordine che non ha nulla di alfabetico, poco di intuitivo, ma che ha vinto su tutte le alternative.

Ci hanno provato a trovarle.
Con la tastiera Dvorak, progettata per essere più efficiente.
Con la Colemak, più ergonomica.
Con le tastiere virtuali predittive, i sistemi swipe, le emoji.
Ma niente da fare: Qwerty resta lì, regina indiscussa del nostro modo di scrivere.

E così, da allora, tutte e tutti noi siamo un po’ figlie e figli della sua logica obliqua.
Chi scrive romanzi, chi email di lavoro, chi post su LinkedIn, chi messaggi vocali che “tanto faccio prima”.

La Qwerty ci accompagna ovunque.
È passata dalla rumorosa macchina da scrivere al silenzioso touchscreen.
Ha resistito a tutte le rivoluzioni digitali, cambiando solo forma, mai sostanza.

E forse, in fondo, è anche un po’ romantico pensare che dietro ogni “Ciao”, “Ti amo” o “Scusa se ti scrivo solo ora”
ci sia ancora l’eco di una leva metallica, un click secco, un nastro d’inchiostro, una lettera battuta di slancio.

Buona estate.



Milano Design Week: quando il gadget vale più dell’esperienzaL’essere umano ha acquisito abitudini curiose: si muove in ...
18/04/2025

Milano Design Week: quando il gadget vale più dell’esperienza

L’essere umano ha acquisito abitudini curiose: si muove in gruppo, spesso senza una meta precisa.

Nei giorni del Fuorisalone, durante la Milano Design Week, mi sono trovata più volte davanti a lunghe code davanti a showroom, installazioni, temporary store.
Ma non per entrare a vedere qualcosa: le persone aspettavano, pazientemente, anche più di un'ora per avere un gadget.

Una shopper con il logo in bella vista, un oggetto – di valore o simbolico – da esibire come fosse un trofeo.
E il valore?
Quasi sempre un dettaglio.

Il punto era esserci.

O, meglio, essere visti e viste lì, a farsi selfie con quel logo, testimonial di una Milano cool e vibrante.

Ma mi sono chiesta: cosa stiamo cercando, davvero?
Perché se fosse design, saremmo pieni di architetti e designer entusiasti, pronti a raccontare materiali, ispirazioni, visioni.

E invece no, mi è sembrata più simile a una caccia al tesoro senza mappa, un gioco di specchi dove il premio non è l’oggetto in sé, ma la sensazione effimera di far parte di qualcosa.

Un senso di appartenenza, forse, una forma di riconoscimento sociale, travestita da freebie.

Un “ce l’ho anch’io”, l’equivalente adulto delle figurine Panini.

Non voglio sembrare cinica – anch’io sono stata attratta, più di una volta, da un bel packaging, ma da osservatrice (e comunicatrice), mi colpisce quanto la fame di identità passi oggi anche da un sacchetto di carta o da un badge appeso al collo, da una shopper o un oggetto griffato da mostrare su Instagram.

E allora mi chiedo: cosa ci resta, davvero, dopo un’ora di coda?
Un oggetto da mettere in vendita online? Un post? Un senso di soddisfazione transitorio?

O forse, e sarebbe già tanto, uno spunto per riflettere su come ci muoviamo nel mondo, su ciò che ci guida e su ciò che ci illude.

Io, di certo, sono tornata a casa senza gadget, ma con qualche pensiero in più.

Indirizzo

Milan

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:30
Martedì 09:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 18:30
Giovedì 09:00 - 18:30
Venerdì 09:00 - 18:30

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Donata Mazza LinkedIn Consultant & Ghostwriter pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi