12/06/2025
Una barca lunga 70 metri. 258 figure umane.
Tutte nere.
Tutte identiche.
È Law of the Journey, l’opera di Ai Weiwei.
Un gommone colmo di esseri umani. In fuga. In viaggio. In cerca di salvezza.
Non c’è un volto, non c’è un nome. Solo presenza. E assenza.
L’artista non ci dice chi sono. Perché potrebbero essere chiunque.
Ma guardando quell’opera, la domanda scomoda arriva puntuale:
chi scegliamo di vedere davvero?
Nel lavoro, come nella vita, l’inclusione spesso si ferma alla superficie. Alle differenze che fanno notizia o alle etichette più comode che livellano e annullano le specificità di ognuno.
L’inclusione vera inizia solo quando smettiamo di scegliere chi includere — e iniziamo a chiederci come fare e dare spazio a tuttə.
Perché dietro ogni persona c’è una storia. Un percorso. Un talento.
Over the D&I è anche questo: fare spazio a un’umanità complessa, interdipendente e che chiede di essere vista e avere lo spazio per crescere.
PS: può esserci utile ricordare che la legge del viaggio vale per tutti. Ma il diritto ad arrivare non è ancora garantito a ciascuno.