Macchinario Sicuro - Certificazione - Ing.Delaini

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Macchinario Sicuro - Certificazione - Ing.Delaini I Tuoi Macchinari Marcati CE sono sicuri? Le Macchine che stai usando per produrre sono sicure? e

Mettere tutti i pulsanti di emergenza in serie è comodo.Un solo cavo, meno cablaggio, impianto più semplice.Il problema ...
20/10/2026

Mettere tutti i pulsanti di emergenza in serie è comodo.

Un solo cavo, meno cablaggio, impianto più semplice.

Il problema arriva quando la macchina si ferma e nessuno sa da dove è partito il blocco.

Fungo premuto?
Porta interbloccata aperta?
Barriera attraversata?
Zona destra o zona sinistra della linea?

La sicurezza ha fatto il suo lavoro, ma la manutenzione perde tempo a cercare il punto esatto.

In questo video Claudio Delaini e Alberto Biraghi di Sick mostrano come mantenere una catena di sicurezza ordinata, ma con una diagnostica chiara: sapere quale dispositivo, o quale zona, ha generato l’arresto.

Perché una macchina sicura deve fermarsi quando serve.
Ma deve anche aiutarti a capire subito cosa è successo.
Nel primo commento il link al video

19/10/2026

Quando conviene certificare un impianto ATEX con Riccardo Cavalleri

📍 𝗜𝗹 𝟮𝟭 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝗺𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗮: la mattina sarò a 𝗖𝗲𝘀𝗲𝗻𝗮 e nel pomeriggio a 𝗠𝗮𝗻𝘁𝗼𝘃𝗮!Due convegni, tanti...
15/10/2026

📍 𝗜𝗹 𝟮𝟭 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝗺𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗮: la mattina sarò a 𝗖𝗲𝘀𝗲𝗻𝗮 e nel pomeriggio a 𝗠𝗮𝗻𝘁𝗼𝘃𝗮!
Due convegni, tanti temi importanti sulla sicurezza dei macchinari e soprattutto due belle occasioni per incontrarci e confrontarci di persona. 𝗖𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼?
👇 𝗡𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶.
⚠️ 𝗟'𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 per entrambi gli eventi, quindi non aspettare l'ultimo momento!

𝗣𝗨𝗟𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗘𝗠𝗘𝗥𝗚𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗠𝗔𝗖𝗖𝗛𝗜𝗡𝗘: 𝗦𝗘𝗜 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗔 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗔?Hai mai dato un’occhiata ai 𝗽𝘂𝗹𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 delle tue...
14/10/2026

𝗣𝗨𝗟𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗘𝗠𝗘𝗥𝗚𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗠𝗔𝗖𝗖𝗛𝗜𝗡𝗘: 𝗦𝗘𝗜 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗔 𝗡𝗢𝗥𝗠𝗔?

Hai mai dato un’occhiata ai 𝗽𝘂𝗹𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲𝗻𝘇𝗮 delle tue macchine?

Quando giro nelle fabbriche trovo spesso pulsanti che non rispettano la 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗘𝗡 𝗜𝗦𝗢 𝟭𝟯𝟴𝟱𝟬 e che possono creare situazioni pericolose.

Un errore comune?

Il 𝗳𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗿𝗼𝘀𝘀𝗼 non dovrebbe essere un semplice stop: se lo premi e poi lo rialzi, 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮.

Dovrebbe esserci un pulsante di reset per riavviare la macchina in sicurezza. Inoltre, ogni comando — reset, avvio e stop — deve essere chiaramente identificato.

Un altro rischio spesso sottovalutato riguarda i 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗶 𝗿𝗲𝗺𝗼𝘁𝗶: se una macchina viene riavviata da un’altra stanza mentre qualcuno sta facendo manutenzione, il pericolo è enorme.

Ne abbiamo parlato anche in un breve video. È di qualche anno fa, ma è ancora terribilmente attuale.

➡️ 𝗧𝗿𝗼𝘃𝗶 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗻𝗸 𝗮𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

A presto!

13/10/2026

Umidificazione: il trucco pratico per ridurre il rischio ATEX con Riccardo Cavalleri

Lavori in uno stabilimento con linee di macchinari installate in un’area classificata come esplosiva?Probabilmente ti se...
12/10/2026

Lavori in uno stabilimento con linee di macchinari installate in un’area classificata come esplosiva?

Probabilmente ti sei posto due domande: serve la 𝗺𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗔𝗧𝗘𝗫? E soprattutto: 𝗰𝗵𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗼𝗰𝗰𝘂𝗽𝗮𝗿𝘀𝗲𝗻𝗲?

Se il sito tratta sostanze infiammabili, le aree vengono classificate secondo la Direttiva ATEX 2014/34/UE. Nelle zone classificate come esplosive, le apparecchiature devono quindi essere marcate CE anche secondo ATEX, nelle categorie corrette.

Ma se, ad esempio, in una ZONA 1 installi diverse apparecchiature per trasferimento, stoccaggio, miscelazione, filtrazione o macinazione, chi deve marcare l’intera linea ATEX?

𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗦𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗘̀: 𝗗𝗜𝗣𝗘𝗡𝗗𝗘.

La Direttiva e la guida della Commissione Europea distinguono due situazioni:

▸ Se l’insieme di componenti viene messo in commercio da 𝘂𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼, con una funzione precisa definita dalla dichiarazione di conformità, la marcatura ATEX della linea spetta al fornitore.

▸ Se invece sei TU a combinare diverse apparecchiature secondo un tuo progetto specifico, 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲̀ 𝘁𝘂𝗮.

In questo caso devi occuparti della 𝘃𝗮𝗹𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 e garantire la sicurezza dell’ambiente di lavoro, come richiesto anche dal D.Lgs. 81/08 – Titolo XI.

𝗘 𝗦𝗘 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗜𝗦𝗣𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗢, 𝗣𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢, 𝗨𝗡 𝗜𝗡𝗙𝗢𝗥𝗧𝗨𝗡𝗜𝗢?

Devi essere in grado di dimostrare le tue scelte in modo chiaro, logico e soprattutto 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗼.

È anche per questo che noi lavoriamo solo con studi legali specializzati nel mondo industriale: perché normativa tecnica, documentazione e responsabilità devono essere comprese sapendo anche come verranno interpretate dagli enti di controllo e, eventualmente, in tribunale.

𝗩𝗨𝗢𝗜 𝗔𝗣𝗣𝗥𝗢𝗙𝗢𝗡𝗗𝗜𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢 𝗔𝗧𝗘𝗫?

Nel libro “Filtri col botto: come gestire polveri, COV e ATEX con filtri e abbattitori”, scritto insieme a due colleghi specializzati in emissioni e ventilazione industriale, parliamo di ATEX, filtri, ventilazione e soprattutto di 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗶𝗺𝗽𝗶𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗔𝗧𝗘𝗫 con una chiara distribuzione di responsabilità e oneri tra cliente e fornitore.

➡️ 𝗧𝗿𝗼𝘃𝗶 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗻𝗸 𝗮𝗹 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼 𝘀𝘂 𝗔𝗺𝗮𝘇𝗼𝗻 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

PS L’hai già letto? Che ne diresti di lasciare una recensione? 🙂

Quel millimetro che può costarti caro: quando i prodotti sono diversi dal catalogo. Ti racconto una storia vera.In un’az...
07/10/2026

Quel millimetro che può costarti caro: quando i prodotti sono diversi dal catalogo. Ti racconto una storia vera.

In un’azienda di elettrodomestici, un operaio viene colpito all’occhio da un pistone. L’infortunio è grave e vengo chiamato come perito di parte.

La dinamica è chiara: il pistone si era mosso in modo scorretto durante le normali operazioni.

Il pistone, però, non era difettoso. Semplicemente, non corrispondeva alle specifiche dichiarate nel catalogo del fornitore.

Un caso isolato? Purtroppo no.

Un millimetro di differenza in una tolleranza, una resistenza termica inferiore, un materiale simile ma non identico: dettagli apparentemente insignificanti che possono diventare problemi economici e legali enormi.

Quando un prodotto non corrisponde alle specifiche dichiarate, infatti, possiamo entrare nel territorio dell’aliud pro alio: vendere una cosa per un’altra.

COME PROTEGGERTI SE SEI PRODUTTORE

Nell’articolo ne ho parlato con l’avvocato Salvatore Cirilla. La prevenzione passa soprattutto da:

➡️ Contrattualistica su misura
➡️ Documentazione tecnica adeguata
➡️ Controlli interni sistematici

E se il problema è già esploso? Analizziamo anche come gestire il contenzioso, dalla fase stragiudiziale fino all’eventuale processo, con casi reali e consigli pratici.

➡️ Trovi il link all’articolo completo nel primo commento.

Un saluto e... occhio ai cataloghi!

Il trucco per risparmiare migliaia di euro sui test exportEsporti macchinari in Turchia, Cina, USA o altri Paesi extra-U...
05/10/2026

Il trucco per risparmiare migliaia di euro sui test export

Esporti macchinari in Turchia, Cina, USA o altri Paesi extra-UE?

Allora sai quanto possono diventare costosi i test report per l’export basati sull’EMC (Direttiva Compatibilità Elettromagnetica) e sulla Direttiva Macchine. Se poi produci macchine customizzate, il conto sale rapidamente perché rischi di dover ripetere i test per ogni macchinario.

Il trucco è questo: invece di certificare ogni macchina singolarmente, puoi raggruppare i macchinari in “famiglie” e risparmiare tempo e denaro sui test.

Non è un modo per aggirare le regole: è un metodo di lavoro legittimo, che richiede però metodo e competenza.

Quand’è che le macchine fanno parte della stessa famiglia?

Una famiglia di macchinari è un insieme di dispositivi con caratteristiche tecniche, funzionali e costruttive simili, oppure con la stessa valutazione del rischio e dati di targa assimilabili.

Due macchine possono quindi appartenere alla stessa famiglia se hanno:

1• Struttura fisica e componentistica comuni
2• Funzionamento simile o assimilabile
3• Rischi comparabili
4• Sorgenti di emissioni elettromagnetiche comparabili

Le macchine della stessa famiglia possono essere inserite nello stesso test report e testate “a campione”, invece che una per una.

Naturalmente la questione non è così semplice: ne parlo più a fondo nell’articolo “Raggruppare macchinari industriali in famiglie per risparmiare sui test per l’esportazione”.

➡️ Trovi il link al primo commento.

Controlli doganali e contestazioni delle famiglie

Le autorità doganali possono contestare la classificazione in famiglie fatta dal produttore. Per difenderla serve quindi una documentazione solida e ben costruita.

Bisogna fare attenzione a:

- Fascicolo tecnico
- Descrizioni generali dei macchinari
- Disegni e schemi
- Analisi dei rischi
- Componentistica
- Questione di dettagli (e componenti)

Raggruppare i macchinari in famiglie può ridurre molto le spese, ma bisogna stare attenti anche ai singoli componenti.

Se l’ufficio acquisti cambia, ad esempio, un inverter per risparmiare 50 €, quella scelta potrebbe costarne migliaia in nuove certificazioni.

Come dico sempre: CE + CE non fa automaticamente CE!

L’effetto cumulativo di componenti singolarmente conformi può infatti portare a superare i limiti e far uscire la macchina dalle specifiche necessarie per la certificazione.

Per approfondire, trovi il link all’articolo completo nel primo commento. Parlo anche del ruolo dei laboratori e do consigli pratici per scegliere quali macchine testare.

P.S. Nella tua azienda state già raggruppando le macchine in famiglie? Rispondi e raccontamelo: sono sempre curioso di sentire le esperienze dal campo!

30/09/2026

Dal 2027 le macchine avranno una "data di scadenza"

Dal 2027, con l’entrata in vigore del Regolamento Macchine, arriva una novità importante: il concetto di ciclo di vita dei macchinari.

Un cambiamento significativo rispetto alla tradizione italiana delle “macchine immortali”.

Il costruttore dovrà indicare per quanto tempo durerà la macchina. Non si potrà più parlare genericamente di durata indeterminata con una buona manutenzione: servirà definire un periodo preciso, ad esempio 10, 20 o 30 anni.

Per molte aziende italiane, abituate a utilizzare gli stessi macchinari per decenni, significa passare dall’idea della macchina “eterna” a una gestione strutturata del suo ciclo di vita.

Ma cosa cambia nel concreto?

Per i costruttori:

Fortemente consigliato dichiarare il ciclo di vita della macchina nel manuale
Documentazione online accessibile per TUTTO il periodo dichiarato: 30 anni di ciclo di vita = 30 anni di documentazione online
Possibile decadenza della marcatura CE a fine ciclo, un aspetto potenzialmente molto problematico che approfondiamo nell’articolo del blog dedicato a questo tema (vedi link nel primo commento)

Per gli utilizzatori:

Le macchine avranno una vera e propria “data di scadenza”
Il ciclo di vita diventerà un parametro importante per l’acquisto
Avrà un impatto diretto sul valore dell’investimento
L’impatto economico di questo cambiamento

Immagina di comprare una macchina da 2 milioni di euro e scoprire che il costruttore ha dichiarato un ciclo di vita di soli 5 anni. Come acquirente, ti aspetteresti qualcosa di più, no?

Ecco perché GIÀ OGGI conviene iniziare a:

Richiedere esplicitamente il ciclo di vita nell’offerta commerciale
Specificare un ciclo di vita minimo nei capitolati per le gare d’appalto pubbliche
Valutare questo parametro come criterio d’acquisto
Cosa succede allo scadere del ciclo di vita?

Qui casca l’asino: nessuno lo sa ancora.

Non ci sono ancora indicazioni normative precise su cosa fare quando una macchina raggiunge la fine del ciclo di vita dichiarato.

Le ipotesi principali sono:

• Decadenza della certificazione CE
• Necessità di modifiche sostanziali al macchinario e quindi di una nuova certificazione CE
• Sostituzione dei componenti principali, con tutti i problemi collegati

➡️ APPROFONDISCI LA QUESTIONE

Vuoi capire tutti i dettagli e le implicazioni?

Ho scritto un articolo in cui approfondisco questa novità, gli aspetti tecnici e le possibili interpretazioni normative.

👉 Leggi l'articolo completo, il link è nel primo commento.

Qui spiego anche cosa prevede il Regolamento UE 2023/1230, come gestire la documentazione online e quali potrebbero essere le conseguenze pratiche.

La questione del ciclo di vita è una di quelle novità che possono cambiare il mercato. Chi si prepara per tempo avrà un vantaggio competitivo importante. Meglio iniziare a pensarci ora.

I nastri trasportatori sono davvero così innocui?Nastri trasportatori, convogliatori, elevatori a tazze, tapparelle, gir...
28/09/2026

I nastri trasportatori sono davvero così innocui?

Nastri trasportatori, convogliatori, elevatori a tazze, tapparelle, giraffe o patini: nelle fabbriche sono spesso considerati attrezzature di serie B. Ci sono e basta. Nessuno ci presta troppa attenzione perché vengono ritenuti poco pericolosi.

Eppure, ultimamente ho avuto a che fare con TRE infortuni quasi identici causati proprio da questi “innocui” aggeggi.

In tutti e tre i casi mancavano documentazione, addestramento e valutazione del rischio. Un disastro annunciato.

Vediamo quindi dove stanno i problemi.

Le criticità più frequenti
Mancanza d’inventario: sapresti dire quanti nastri trasportatori ci sono nella tua azienda? Spesso nessuno lo sa, perché raramente vengono censiti e tenuti sotto controllo.
Utilizzo improprio: vengono spostati da una macchina all’altra come mattoncini LEGO. Ma non sono tutti uguali: cambiano larghezza, altezza e utilizzo. Un nastro sbagliato può lasciare fessure pericolose in cui qualcuno può infilare una mano.
Problemi documentali: alcuni sono venduti come macchine complete, altri come quasi macchine. Nel secondo caso devono essere marcati CE insieme al macchinario a cui fanno riferimento. Spostarli su un’altra macchina, quindi, non è così semplice

I rischi principali
Impigliamento – È il rischio principale. Ho visto infortuni causati da sciarpe, camici troppo lunghi, fedi nuziali e braccialetti che si incastrano nel nastro.
Avvio inatteso – Il nastro riparte dopo un’emergenza? Dopo un’interruzione di corrente? Se riparte la macchina precedente, riparte anche lui? Sono domande che devono essere affrontate nella valutazione del rischio.
Addestramento: 5 minuti che salvano vite, falangi e aziende

Proprio perché sembrano macchine sicure, la formazione viene spesso sottovalutata. Bastano invece pochi minuti per spiegare agli operatori:

Quando il nastro può avviarsi autonomamente.
Quali sono i rischi di impigliamento e come evitarli.
Le corrette procedure operative e manutentive.

IL MIO CONSIGLIO: documenta l’addestramento con le firme di presenza e programma aggiornamenti periodici, almeno ogni due anni.

Checklist nastri trasportatori

Alla fine, le cose da tenere sotto controllo sono queste:

✅ Inventario completo dei nastri presenti in azienda
✅ Documentazione tecnica e marcatura CE, distinguendo macchine e quasi macchine
✅ Valutazione dei rischi specifica per ogni nastro: niente copia e incolla!
✅ Procedure operative standardizzate
✅ Addestramento documentato del personale
✅ Verifiche periodiche su efficienza e sicurezza

PS: Se questo post ti ha fatto pensare, giralo ai tuoi colleghi. La sicurezza è responsabilità di tutti, e io non vorrei più vedere mani fratturate!

Indirizzo

Via Mameli 4
Milan
20129

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