Chiara Alzati - Public Speaking

Chiara Alzati - Public Speaking Chiara Alzati - ChiaraAlzati.it - Corporate Public Speaking Trainer Chiara Alzati ChiaraAlzati.it

Founder della Chiara Alzati S.r.l. Di persona e via web.

Corporate Public Speaking Training. Seguimi su www.chiaraalzati.it

Lavoro in Italia e all’estero. In tre lingue: italiano, inglese e tedesco.

𝐂𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚 𝐑𝐚𝐢 𝟏 𝐧𝐞𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟐 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 "𝐈 𝐒𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢 𝐈𝐠𝐧𝐨𝐭𝐢" 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐄𝐬𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐮𝐛𝐥𝐢𝐜 𝐒𝐩𝐞𝐚𝐤𝐢𝐧𝐠 (puntata 4.04.2022)

🏆 Campionessa Europea di Public Speaking 2020 (in lingua tedesca, Distretto 109).

🏆 Per tre anni consecutivi Campionessa Italiana nell

'arte del Feedback Efficace in lingua italiana e inglese.

🏆 Sia nel 2022 sia nel 2021, ai Campionati Nazionali di Public Speaking, ho conseguito il Primo Posto nel contest di Discorso Improvvisato in lingua italiana e il Secondo Posto nel contest di Feedback Efficace in lingua inglese. Nel 2021, inoltre, mi sono classificata al Terzo Posto ai Campionati Europei (Distretto 109) di Public Speaking in lingua tedesca.

🏆 Nel 2019 ho conseguito il Secondo Posto ai Campionati Europei (Distretto 59) di Public Speaking in lingua tedesca.

🏆 Nel 2017 ho conseguito il Terzo Posto ai Campionati Europei (Distretto 59) di Public Speaking in lingua tedesca e il Primo Posto a livello Nazionale nell'arte del Feedback Efficace in lingua inglese. Sono Consulente Certificata nell'Esclusiva Metodologia TTI Success Insights ® e la applico al Public Speaking. Si tratta di una metodologia estremamente efficace, semplice e divertente per misurare e sviluppare il nostro potenziale comunicativo. Sono Presentatrice in Eventi Aziendali e Convention Nazionali e Internazionali. Sono Corporate Trainer per diverse prestigiose aziende italiane e multinazionali.

📚 Sono l’autrice di 6 libri sul Comunicazione Efficace e Public Speaking. Seguimi su www.chiaraalzati.it

Se anche tu sei cresciuto con Un medico in famiglia, il nome Margot Sikabonyi probabilmente ti farà tornare subito in me...
30/08/2026

Se anche tu sei cresciuto con Un medico in famiglia, il nome Margot Sikabonyi probabilmente ti farà tornare subito in mente Maria Martini. ❤️

Per anni l’abbiamo vista crescere nella famiglia Martini, accanto a Lele e a Nonno Libero, in una delle fiction più amate della televisione italiana. Margot ha interpretato Maria dalla prima alla nona stagione, diventando per milioni di persone uno dei volti simbolo della serie.

E sabato 10 ottobre avrò il piacere di condividere il palco proprio con lei.

Margot sarà infatti testimonial de “L’arte della comunicazione va a teatro”, una serata speciale dedicata alla comunicazione, alle emozioni e alle relazioni.

Io, insieme a Stefano, Laura e Antonio, sarò una delle voci narranti e, attraverso teatro, racconti, danza e momenti di riflessione, parleremo di ascolto, pregiudizi, stili comunicativi e di tutte quelle dinamiche che possono avvicinarci o allontanarci dagli altri.

E sono davvero felice che Margot faccia parte di questa serata: dietro quella “Maria” che molti di noi ricordano c’è oggi una donna con un percorso ricco di esperienze, cambiamenti e ricerca personale. Lei stessa ha raccontato negli anni quanto quel personaggio abbia segnato la sua vita e quanto oggi lo guardi con gratitudine.

E c’è un motivo ancora più importante per esserci: il ricavato della serata sarà devoluto a Fondazione Bullone, che accompagna adolescenti e giovani adulti che vivono o hanno vissuto l’esperienza di una malattia grave, aiutandoli a ritrovare forza, identità e progettualità.

Attraverso iniziative dedicate, crea occasioni di relazione, espressione e reinserimento nella vita sociale e professionale.

Quindi, partecipando, non vivrai solo una serata speciale: contribuirai anche a fare qualcosa di concreto per tanti giovani.

📍 Teatro Guanella, Milano
📅 Sabato 10 ottobre 2026
🕘 ore 21:15

Una serata per emozionarci, riflettere sulla comunicazione e fare del bene insieme.

👉 Prenota ora il tuo posto:
https://intelligenzaemotivavaateatro.github.io/Spettacolo10Ottobre2026/

28/08/2026

"Come stai?"
È una domanda che facciamo quasi ogni giorno.

Ma durante la registrazione del quinto episodio di Onco Heroes NextGen, il primo registrato con il pubblico in sala, è emersa una riflessione che mi ha emozionato profondamente.

Insieme al Prof. Mario Scartozzi abbiamo avuto il privilegio di ospitare Massimo Di Maio, Presidente di AIOM | Associazione Italiana di Oncologia Medica.
Siamo partiti parlando del presente e del futuro dell'oncologia italiana, del ruolo di AIOM, delle opportunità per i giovani oncologi e del contributo che le nuove generazioni possono offrire alla crescita dell'Associazione e della società.

Poi, come accade nelle conversazioni più autentiche, siamo andati oltre i ruoli.

A un certo punto Massimo ha condiviso una riflessione che mi porterò dentro a lungo.
Ha detto che c'è una domanda che gli manca.
Non è:
"Come stai?"
Ma:
"Come ti senti?"

Sembrano quasi la stessa domanda.
In realtà aprono mondi completamente diversi.

"Come stai?" riceve spesso una risposta automatica.
"Come ti senti?" invita le persone a fermarsi, ad ascoltarsi e a raccontare qualcosa di più profondo.

È stato uno dei momenti che mi ha emozionato di più.
Perché mi ha ricordato che le domande migliori non servono solo a ottenere risposte. Servono a creare uno spazio in cui le persone possano sentirsi davvero viste.

Se vuoi scoprire come siamo arrivati a questa riflessione e ascoltare l'intera conversazione con Massimo Di Maio, guarda l'intero episodio su YouTube o ascoltalo su Spotify.

Qual è una domanda che ti ha fatto sentire davvero visto, e che non hai mai dimenticato?
_________

Vai a “L'Oncologia è un gioco di squadra”, il quinto episodio di Onco Heroes nextgen:

📺 Guarda su YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=Ro0eX6CbqGw&t=1s

🎧 Ascoltalo su Spotify:
https://open.spotify.com/episode/3todMlmviYKXY0ToEidQFO?si=bOU0pHMSTySaMKZF2iFtDQ

Sono partita per Vancouver per assistere alla finale dei Mondiali di Public Speaking. Sono tornata con molto di più. 🇨🇦H...
28/08/2026

Sono partita per Vancouver per assistere alla finale dei Mondiali di Public Speaking.
Sono tornata con molto di più. 🇨🇦

Ho costruito questo viaggio intorno alla mia passione più grande, che da anni è anche la mia professione, approfittandone per scoprire una città che mi ha conquistata per il suo continuo incontro tra natura e grattacieli.

Canada Place, Vancouver Lookout, Stanley Park, Capilano Suspension Bridge, un giro in barca tra le foche, uno splendido giardino cinese, shopping, tante passeggiate e, naturalmente, la ricerca di delizie gluten free, dairy free e low sugar. 😄

Poi è arrivato il motivo principale del viaggio: la finale dei Campionati Mondiali di Public Speaking.

Seduta tra il pubblico, ho osservato parole, pause, gesti, storie e silenzi, cercando ancora una volta di capire cosa permetta a uno speaker non solo di parlare bene, ma di tenere migliaia di persone con sé.

Da questa esperienza è nata anche la mia analisi dello speech del Campione del Mondo 2026, con 10 lezioni applicabili alla comunicazione professionale.

Ma Vancouver mi ha ricordato soprattutto una cosa:
non dobbiamo necessariamente separare ciò che ci appassiona da ciò che ci fa stare bene.

In questo viaggio ho unito crescita, natura, divertimento, buon cibo, Public Speaking e soprattutto del bellissimo tempo con mio papà. 💙

A volte partiamo per un motivo e scopriamo che il vero viaggio è tutto quello che riusciamo a costruirgli intorno.

E tu, quale viaggio ti ha regalato molto più di quello per cui eri partito?

___
👉 P.S. Ecco l’articolo in cui analizzo lo speech del campione mondiale di Public Speaking 2026:
https://parlarechiaro.com/campione-del-mondo-di-public-speaking-2026-10-lezioni/

26/08/2026

"Buongiorno a tutti."
È probabilmente una delle frasi più pronunciate all'inizio di una presentazione.

Ma ti sei mai chiesto se sia anche la più efficace?

Molte persone preparano con attenzione quello che diranno. Poche, invece, si chiedono cosa vogliono far pensare o provare al pubblico nei primi 30 secondi.

Ed è proprio lì che si gioca una parte importante della tua credibilità.

Nel video condivido tre leve che puoi utilizzare per aprire un discorso in modo più efficace: creare coinvolgimento attraverso un'emozione, stimolare la curiosità con un'informazione inaspettata e costruire autorevolezza senza doverla dichiarare.

I primi secondi del tuo speech non servono a riempire il silenzio. Servono a creare una connessione.

La domanda più importante, quindi, non è: "Come inizio il mio discorso?"
È un'altra:
"Sto iniziando per proteggermi... o per connettermi?"

Tu come inizierai il tuo prossimo discorso?
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24/08/2026

Più un manager controlla tutto, meno il suo team diventa autonomo.
È un paradosso che vedo spesso nelle aziende.

Molti manager controllano ogni email, ogni documento, ogni dettaglio con l’intenzione di evitare errori.
In realtà stanno ottenendo l’effetto opposto.

Quando una persona sa che ogni sua decisione verrà corretta, smette di decidere.
Quando ha paura di sbagliare, smette di prendersi responsabilità.
Quando aspetta sempre l’approvazione del manager, smette di crescere.

L’ho vissuto anch’io all’inizio della mia carriera.
Ogni email doveva essere stampata e controllata prima di essere inviata.

Il risultato?
Non mi sentivo più sicura.
Mi sentivo semplicemente più spaventata.
E più avevo paura di sbagliare, più sbagliavo.

Da allora porto questa riflessione in ogni percorso di leadership.

Un bravo manager non crea persone che dipendono da lui.
Crea persone che, nel tempo, non hanno più bisogno di lui per ogni decisione.

💙 Qual è il comportamento di un manager che, secondo te, impedisce più di tutti alle persone di diventare autonome?

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21/08/2026

I primi 30 secondi del tuo intervento possono fare la differenza.

Non perché il pubblico abbia già deciso se sei bravo o meno.
Ma perché, in quei primi istanti, decide se vale la pena ascoltarti.

Molti iniziano con i classici saluti e convenevoli.
Altri si scusano per l'emozione o anticipano che saranno brevi.

Il risultato è che sprecano il momento in cui l'attenzione della platea è più alta.

Un'apertura efficace, invece, crea subito connessione.
Può essere una domanda che fa riflettere, un dato sorprendente, una breve storia, una citazione, una parola chiave o o anche una statistica inaspettata.

Solo dopo arrivano i saluti.

Sì, hai letto bene.
Prima catturi l'attenzione. Poi saluti.

All'inizio può sembrare insolito.
Poi lo provi.
E ti accorgi che la differenza si vede... e si sente.

Tu come inizi di solito i tuoi interventi in pubblico?
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19/08/2026

La comunicazione efficace è ancora una soft skill?
Secondo me, no. Oggi è una competenza strutturale e strategica per le aziende.

Quando la comunicazione non funziona, le conseguenze sono concrete: progetti che rallentano, informazioni che si perdono, incomprensioni, frustrazione, leadership meno efficace, persone demotivate e una cultura aziendale che fatica a tradursi nei comportamenti quotidiani.

Per questo nei miei percorsi non lavoro soltanto sulle tecniche. Parto dalle persone e dai loro schemi comunicativi: paura del giudizio, difficoltà a esporsi, aggressività, automatismi che possono sabotare comunicazione e relazioni. Una volta riconosciuti, li trasformiamo attraverso simulazioni, feedback, ripetizione e nuove azioni concrete.

Non considero i miei percorsi semplicemente formativi. Li considero trasformativi.

Migliorare la comunicazione significa cambiare il modo in cui le persone collaborano, guidano, decidono e costruiscono relazioni all'interno dell'organizzazione.

Ti spiego meglio cosa intendo in questo nuovo video!

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La tua carriera cambia molto prima di ottenere una promozione.Cambia quando inizi a farti domande diverse.Per molto temp...
17/08/2026

La tua carriera cambia molto prima di ottenere una promozione.
Cambia quando inizi a farti domande diverse.

Per molto tempo ho pensato che una carriera si costruisse accumulando traguardi. Prima erano una promozione e un nuovo ruolo. Poi sono diventati un cliente importante, un libro pubblicato, un nuovo progetto. Mi sembrava che fossero quei momenti a definire il valore del mio percorso professionale.

Poi ho iniziato a guardare ciò che era successo prima di quei traguardi.

Ed è lì che ho capito una cosa.

A cambiare la mia carriera non erano stati i risultati.
Erano state le decisioni.

Decisioni prese senza alcuna garanzia di successo, accompagnate da dubbi, paura e molta incertezza.

Guardando indietro, mi porto a casa tre lezioni.

1️⃣ Una carriera si costruisce partendo da chi vuoi diventare, non dai risultati che vuoi raggiungere.
Per anni mi sono chiesta: "Qual è il prossimo traguardo?"
Oggi la domanda è diversa: "Questa decisione è coerente con la professionista che voglio diventare?"

Quando insegui solo i risultati, rischi di rincorrere obiettivi.
Quando costruisci la persona che vuoi essere, i risultati diventano una conseguenza.

2️⃣ Una carriera non cresce quando fai di più. Cresce quando scegli meglio.
Per molto tempo ho confuso l'essere occupata con il costruire qualcosa di significativo.
Da allora la domanda è cambiata.
Non più: "Posso farlo?"
Ma: "Vale davvero la pena costruirlo?"

La qualità di una carriera non dipende da quanto è piena la tua agenda.
Dipende dalla qualità delle scelte a cui decidi di dedicare tempo, energia e attenzione.

3️⃣ Le decisioni più importanti raramente sono quelle più comode.
Oggi, davanti a una scelta, mi chiedo:
"Questa decisione mi sta facendo crescere o mi sta semplicemente facendo sentire al sicuro?"
Le due cose non sempre coincidono.

Le decisioni che cambiano una carriera chiedono quasi sempre di rinunciare a qualcosa di comodo per costruire qualcosa di migliore.

Se c'è una cosa che ho imparato, è questa:
La qualità della tua carriera dipende dalla qualità delle domande che scegli di farti.

Qual è la domanda che, guardando indietro, ha cambiato il tuo percorso professionale?
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Qual è l'idea più importante che mi è venuta lontano dalla scrivania?Era il 2017 e avevo lasciato la multinazionale in c...
14/08/2026

Qual è l'idea più importante che mi è venuta lontano dalla scrivania?

Era il 2017 e avevo lasciato la multinazionale in cui lavoravo quasi un anno prima per costruire la mia attività e trasformare la mia più grande passione, il public speaking, nella mia professione.

Pensavo che dodici mesi sarebbero stati sufficienti per sentirmi sicura della mia scelta. Invece continuavo a cercare conferme: ogni nuovo cliente mi rassicurava, ogni difficoltà riapriva lo stesso dubbio.

Avevo davvero fatto la scelta giusta?

Poi arrivò un viaggio in Giappone.

Ricordo una mattina a Kyoto. Camminavo tra i templi, senza telefono, senza email e senza una lista di cose da fare. Osservavo le persone e rimanevo colpita dalla cura con cui compivano anche i gesti più semplici. Nessuno sembrava rincorrere il risultato. L'attenzione era sul processo.

In quel momento mi resi conto che io stavo vivendo la mia nuova attività nel modo opposto.
Da quasi un anno rincorrevo il prossimo cliente, il prossimo corso, la prossima conferma.

Fu allora che mi feci una domanda che ancora oggi porto con me:
E se il problema non fosse la scelta che avevo fatto, ma la fretta con cui pretendevo di giudicarla?
Stavo chiedendo a una decisione presa dodici mesi prima di dimostrarmi che avrebbe funzionato per i successivi trent'anni.

Quella passeggiata a Kyoto mi ha insegnato che le scelte importanti non si giudicano dopo un anno.
Si costruiscono.

Quasi dieci anni dopo, la mia azienda sta andando meravigliosamente. Ho un team straordinario, collaboro con aziende che stimo, ho scritto libri e ho avuto il privilegio di lavorare con migliaia di professionisti.

Guardando indietro, però, il risultato di cui vado più fiera è un altro.

Ho smesso di vivere con l'ansia del risultato e ho imparato a concentrarmi sul processo.
Paradossalmente, i risultati più grandi sono arrivati - e continuano ad arrivare - proprio da lì.

Qual è l'idea più importante che ti è venuta lontano dalla scrivania?

12/08/2026

Non tutti i problemi di Public Speaking sono problemi di Public Speaking.
Ci ho messo tempo a capirlo.

Una persona riempie le slide di contenuti e pensiamo che debba imparare a sintetizzare.
Parla velocemente e lavoriamo sulle pause.
Non interviene in riunione e pensiamo che debba allenare la propria assertività.
Evita il palco e crediamo che abbia semplicemente bisogno di fare più pratica.

Poi inizi a lavorare davvero con quella persona e scopri che, dietro quei comportamenti, può esserci molto altro.

La paura di non essere abbastanza.
Il bisogno di dimostrare il proprio valore.
Il timore di essere giudicati o fraintesi.
La sensazione di non avere abbastanza diritto di occupare quello spazio.

È stato proprio il mio lavoro a farmi capire che non posso occuparmi della comunicazione senza occuparmi anche della persona che comunica.

Ed è anche il motivo per cui continuo a lavorare su me stessa: per poter entrare nelle aule e nelle sessioni individuali con strumenti, certo, ma soprattutto con la responsabilità necessaria per accompagnare persone, non semplicemente performance.

Nel video racconto una delle consapevolezze più importanti che ho maturato in questi anni e cosa significa oggi, per me, aiutare qualcuno a diventare un comunicatore più efficace.

Guardalo fino alla fine e poi dimmi:
secondo te, quanto Public Speaking e crescita personale possono davvero essere separati?
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Indirizzo

Via Monte Napoleone 8
Milan
20121

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