Maria Citro Consulenza Pedagogica e Mediazione dei Conflitti

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Maria Citro Consulenza Pedagogica e Mediazione dei Conflitti Studio Di Consulenza Pedagogica e Mediazione dei Conflitti
Consulenza individuale, di coppia, mediaz A chi si rivolge la mediazione Familiare?

Genitori, insegnanti, operatori, educatori e tutti gli altri impegnati nei compiti di aiuto alla crescita, possono aver bisogno di un sostegno particolare e di un orientamento alla soluzione dei problemi educativi. La consulenza pedagogica ha il vantaggio di concentrarsi sul cosa fare, sull’efficacia e sulla competenza. Si tratta di un intervento che consente di leggere la situazione educativa in

termini operativi
L’aiuto di un esperto esterno offre una possibilità di gestione competente delle situazioni quali:

passaggio dalla coppia alla famiglia (responsabilità genitoriale, nuovo ruolo);
Nascita di un nuovo fratellino gelosia regressione, comportamenti anormali);
Crisi legate alla crescita (richieste di eccessiva autonomia, rifiuti, opposizioni…);
Difficile gestione delle regole (quando dire di no, premi o punizioni,..) Difficoltà di apprendimento scolastico (scarsa motivazione allo studio)
Problemi di comportamento/adattamento alle regole scolastiche (relazione con i compagni e gli insegnanti, aggressività e isolamento, rifiuto della scuola. La consulenza pedagogica ha una durata variabile in base ai bisogni, da uno a più incontri e viene attivata dopo un primo contatto telefonico. La consulenza pedagogica aiuta ad affrontare in modo positivo le difficoltà che le famiglie prima o poi incontrano :
passaggio dalla coppia alla famiglia (responsabilità genitoriale, nuovo ruolo);
Nascita di un nuovo fratellino (gelosia regressione, comportamenti anormali);
Crisi legate alla crescita (richieste di eccessiva autonomia, rifiuti, opposizioni…);
Difficile gestione delle regole (quando dire di no, premi o punizioni,..) Difficoltà di apprendimento scolastico (scarsa motivazione allo studio)
Problemi di comportamento/adattamento alle regole scolastiche (relazione con i compagni e gli insegnanti, aggressività e isolamento, rifiuto della scuola). Difficoltà di comunicazione con i genitori e/o insegnanti
La mediazione familiare è un servizio di aiuto in caso di conflittualità familiare,essa aiuta:
I coniugi in via di separazione a trovare accordi soddisfacenti per entrambi su ogni aspetto della separazione (affidamento dei figli, calendario delle visite, aspetti economici e patrimoniali);
Migliora l’intesa e la comunicazione, promuove un dialogo costruttivo e chiaro;
Previene la sofferenza generale provocata dalla crisi coniugale evitando una conflittualità dannosa e distruttiva;
Offre uno spazio neutro di dialogo e confronto;
Tutela il benessere e i diritti dei minori coinvolti
Promuove il rispetto fra i genitori e cerca di “umanizzare” il divorzio. Alle coppie in crisi indecise sul da farsi ;
Ai coniugi che hanno deciso di porre fine al proprio matrimonio;
A quelli che stanno pensando di farlo;
Alle coppie già divorziati per rivedere i propri accordi.

26/11/2025

La vicenda dei bambini che vivevano nel bosco e successivamente allontanati dalla loro famiglia con un provvedimento della magistratura, che ha disposto il loro inserimento, insieme alla madre, in una casa famiglia, merita alcune riflessioni, soprattutto di natura pedagogica, che è il campo del mio lavoro.

La prima riflessione riguarda un principio fondamentale: i figli non appartengono ai genitori. Considerarli una proprietà è visione arcaica, possessiva e priva di validità antropologica, etica e civile. I genitori restano certamente i titolari di base e prioritari dell’educazione dei figli e delle scelte principali per la loro crescita, almeno fino alla maggiore età, ma questo non significa esercitare un diritto assoluto e incondizionato. La nostra giurisdizione ha sempre riconosciuto come inaccettabili comportamenti quali maltrattamenti, abusi, violenze, anche quando provengono dai genitori stessi. In altre parole, esiste una responsabilità individuale dei genitori, ma esiste anche una responsabilità collettiva esercitata attraverso le istituzioni della società.

La seconda riflessione riguarda proprio il ruolo delle istituzioni, che rappresentano il presidio più importante a tutela dei diritti delle bambine e dei bambini. Nessuna famiglia può pensare di agire al di fuori del quadro di regole stabilito dallo Stato per proteggere i cittadini più piccoli e fragili. È un limite necessario, fondato su un principio di civiltà per il quale il benessere dei minori viene prima di qualsiasi volontà arbitraria degli adulti.

La terza riflessione è più amara. La presenza istituzionale a difesa dei diritti dei bambini, negli ultimi anni, è in declino. Bambine e bambini sono raramente al centro del pensiero collettivo, se non nei casi più estremi. Con troppa leggerezza, ci stiamo dimenticando del loro diritto al gioco, al pensiero magico, al contatto con la natura, alla mobilità spontanea nelle città, alla socialità fra pari, all’istruzione. Stiamo trascurando un’educazione che li aiuti a vivere nel mondo reale, fatto di incontri e condivisione, e non soltanto dietro uno schermo.

In questo scenario, ogni segnale di attenzione istituzionale rivolto alla tutela dei bambini, a prescindere dalle verifiche che dovranno essere fatte nel merito, rappresenta un momento importante. È un’inversione di tendenza rispetto alla sostanziale indifferenza che grava da anni sulla vita dei più piccoli.

Per questo ritengo fondamentale che si torni a discutere, seriamente, del confine legittimo nelle relazioni tra genitori e figli e della natura benevola o potenzialmente lesiva di tali relazioni. È un’occasione preziosa, da non sprecare.

08/04/2025

Ci tengo a chiarire un punto: a scuola, la valutazione è un diritto assoluto e inequivocabile di ogni alunno, che deve poter conoscere i suoi progressi e lo stato della sua crescita.

Ciò che io e molti altri pedagogisti diciamo da anni non riguarda l’abbandono della valutazione in quanto tale ma la modalità con cui essa viene effettuata: l’uso dei voti numerici è una pratica puramente inerziale, uno strascico del passato che non ha alcuna base scientifica.

Una giusta modalità di valutazione, come ci insegna anche Maria Montessori, deve superare la cristallizzazione e la misteriosità che i numeri generano. Un 4 come un 8 sono fotografie di un momento che non tengono conto del percorso e che non spiegano assolutamente nulla. Con uno strumento inerte e muto viene valutata una situazione che è plastica e mobile, creando quindi un cortocircuito di cui fanno le spese gli alunni.

Come affermano praticamente tutti i pedagogisti, servono metodi di valutazione parlanti, in grado di specificare cosa l’alunno ha imparato e cosa deve migliorare nel suo percorso di apprendimento.

Io credo che la valutazione evolutiva possa essere una soluzione, uno strumento in grado di valutare i progressi e non gli errori, la capacità di progredire rispetto a un punto di partenza piuttosto che la registrazione comparativa delle performance tra i vari alunni.

Infine, sfatiamo un mito: la valutazione evolutiva non porta pigrizia ma, anzi, è uno dei migliori metodi per evitarla perché costringe tutti a tirar fuori il meglio di sé, a progredire, a dare il massimo senza accontentarsi di aver raggiungo un certo numero. La valutazione evolutiva permette una valutazione rigorosa, efficace, evitando che alcuni alunni vivano di rendita e incoraggiando i miglioramenti reali.

14/03/2025

L’adolescenza non può essere considerata una malattia.

Se ci fosse uno screening psichiatrico su tutti gli adolescenti, avrebbe un alto indice clinico perché siamo di fronte a una età di profonda disconnessione cerebrale, nella quale la corteccia prefrontale non ha ancora preso il controllo delle altre aree del cervello, in special modo dell’area limbica.

Per questo, in generale, i comportamenti adolescenziali, pur non essendo sempre del tutto volontari, non possono essere considerati patologici.

Poi non nego che la possibilità di disporre di psicoterapia può essere utile ma, dal mio punto di vista, i ragazzi e le ragazze hanno più bisogno di colloqui di counseling, maieutici, piuttosto che incontri dove il punto di partenza sia la loro collocazione psichiatrica e clinica.

Molti e molte hanno bisogno di essere ascoltati da figure diverse da quelle genitoriali, piuttosto che giudicati.

Ovviamente quando i problemi vanno oltre una certa dimensione, esiste la medicina che in questo caso si chiama psichiatria. Ma non deve essere l’approccio principale, quello privilegiato. Sarebbe un enorme equivoco.

La carenza che si vive ora è quella educativa

26/02/2025

Percorso di formazione su educazione, affettività e rapporto con i figli

22/02/2025

"La mia bambina di due anni usa il ciuccio quasi tutto il giorno e parla poco. Potrebbe essere colpa del ciuccio? Dovrei limitarne l'uso?"

Questa domanda mi è stata rivolta da una lettrice di NostroFiglio, testata che ospita una mia rubrica mensile.

A due anni non si può parlare di ritardo del linguaggio in senso stretto. Le sue cause sono molteplici ed entrano in gioco elementi di sedentarietà, eccesso di videoschermi, scarsa stimolazione e tanti altri fattori.

Tra queste, anche il ciuccio può giocare un ruolo importante, specie se parliamo di bambini e bambine che tendono a utilizzarlo molto. Se la bocca è occupata da altro, è difficile che possano sgorgare parole e forme verbali. Con un uso eccessivo si può creare un inceppamento.

E comunque, consideriamo che a due anni il ciuccio, in tutti i casi, non serve più.

11/02/2025

Qualche giorno fa il Ministro Valditara, durante un convegno, ha affermato che si dovrebbe insegnare informatica anche nelle classi della primaria e che servirebbe approfondire il tema dell’intelligenza artificiale.

Continua la saga di cui non se ne sentiva il bisogno, quella della “scuola digitale”. Un ritornello che sentiamo da oltre un decennio e che, oggettivamente, non ha portato alcun beneficio agli studenti ma ne ha portati molti a tutte quelle aziende che puntano sul business tecnologico.

Ora si arriva addirittura a parlare di intelligenza artificiale, cosa contraria a ogni buonsenso per chi ha a cuore la crescita sana dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze.

Avevamo avuto un altro sentore quando lo stesso Ministro, all’inizio dell’anno scolastico, aveva regolamentato gli smartphone impedendone l’uso scolastico fino a 14 anni. Un’idea ottima che abbiamo sostenuto anche con un appello che ha quasi raggiunto 100.000 firme per chiedere di proibire gli smartphone fino ai 14 anni e i social fino a 16. Una proposta ancorata alla realtà, visto che si sta facendo in Australia, ma pare che in Italia si preferisca rimanere nell’assoluto Far West, con bambini e ragazzi in balia di dispositivi con una forza di penetrazione neuro celebrale non sostenibile per la loro età.

Tornando alla scuola, bisogna distinguere tra quello che è il comune e utile repertorio tecnologico, che da sempre la didattica utilizza, e la volontà di imporre situazioni che si allontanano dal reale scopo scolastico. Perché è necessario ribadirlo: la scuola è prima di tutto una comunità sociale, di apprendimento esperienziale. Ed è proprio l’esperienza diretta, di laboratorio operativo, che permette di attivare apprendimenti duraturi.

Abbiamo tutti e tutte sotto gli occhi come l’esperimento avvenuto con la DAD abbia totalmente fallito e questo i ministri post covid dovrebbero ricordarlo. Non è stato utile né alle famiglie, né agli insegnanti, né agli alunni accasciati nelle dimore casalinghe ma senza la spinta neuro cognitiva data dalla presenza sensoriale, corporea e attiva dei compagni.

A scuola anche lo stare assieme agli altri consente di imparare, nella concretezza del contatto, della comunicazione e della relazione in carne ed ossa. Incontrando sguardi e confrontandosi con tutto quello che rende umani gli esseri umani. Il resto non solo non porta da nessuna parte, ma è pericoloso.

Ogni tecnologia ha il suo giusto tempo.

11/02/2025

Non ci sono giri di parole da fare, rispetto alla riforma promossa dal Ministro Valditara. Si sente l’odore di stantio, di polveroso e anacronistico, incapace di raggiungere le nuove generazioni nei loro bisogni profondi di apprendimento.

Un impianto politico, prima ancora che scolastico o pedagogico. L’idea di scuola come portatrice di valori politici dei vincitori elettorali di turno, come se il successo alle urne concedesse il diritto di trasformare quello che è un bene comune preziosissimo, di tutti e di tutte, in un luogo dove continuare un’inesauribile campagna elettorale contro i valori della solidarietà, del dialogo, dell’incontro e del riconoscimento reciproco. Gli stessi che papa Francesco continua a richiamare.

Rischiamo un ennesimo arroccamento della scuola in un fortino che tenta di essere impermeabile a tutto ciò che è libertà di pensiero, confronto, discussione e apertura verso punti di vista nuovi e innovativi. Auspico che genitori, insegnanti e alunni sappiano invece convergere in uno spazio educativo e formativo che consenta alla scuola di essere sempre più quel luogo magico dove si costruiscono salute e apprendimento. Un luogo generativo e maieutico, dove la scoperta, e non la ripetizione nozionistica, rappresenti sempre il baricentro del lavoro e della relazione educativa.

Un mio pensiero sul fenomeno del bullismo.
07/02/2025

Un mio pensiero sul fenomeno del bullismo.

Genitori amici : confusione dei ruoli !
06/02/2025

Genitori amici : confusione dei ruoli !

Gli adolescenti non nascono come un fungo nel bosco!
L'infanzia ha un ruolo fondamentale ed è molto importante che le fasi della crescita siano state adeguatamente seguite. Che progressivamente i bambini e le bambine abbiano trovato tutte le loro autonomie, specialmente fra gli 8 e i 10 anni, e che abbiano imparato a rispettare l’autorità dei genitori, a introiettare le figure del papà e della mamma.

Ora purtroppo abbiamo una pletora di genitori “amici”, di genitori compagni di gioco. Per ca**tà, va bene ogni tanto giocare. Ma con la giusta distanza.

Recuperare autorevolezza in adolescenza non è semplice se per tutta l’infanzia i genitori sono stati i compagnoni di giochi. Le difficoltà emergono con ancora più forza quando nel rapporto bisogna scoprire il senso regolativo della parola, dove il gusto, il bisogno, la necessità di libertà degli adolescenti trovi un giusto argine, una giusta organizzazione, un giusto limite.

Un paletto come sostengo in "Mollami!", il mio ultimo libro.

Indirizzo

Via C. So Vittorio Emanuele
Minori
84010

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00

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