10/01/2026
Anche questo può diventare competenza trasversale, parlandone in aula e imparando tecniche per analizzare le fonti e approfondire correttamente le notizie
Sempre meno tv e stampa, sempre più social
Secondo un’interessante riflessione apparsa sulla piattaforma di informazione Digitale Popolare, negli ultimi vent’anni il modo in cui ci informiamo è cambiato radicalmente. Telegiornali e quotidiani, un tempo punti di riferimento quasi esclusivi, perdono progressivamente centralità a favore dei social media, che oggi rappresentano per molti – soprattutto tra i più giovani – la principale porta d’accesso alle notizie. Non si tratta solo di una trasformazione tecnologica, ma culturale: cambia il modo in cui scopriamo i fatti, li interpretiamo e costruiamo le nostre opinioni.
Il modello informativo del Novecento era basato su gerarchie chiare, palinsesti e media riconosciuti come autorevoli, capaci di creare un’agenda condivisa. Con internet e, soprattutto, con i social, questa centralità si è spezzata. Le notizie circolano in modo virale, spesso all’interno dei feed personali, sotto forma di video brevi, meme o contenuti emotivi. L’approfondimento arriva solo in un secondo momento, se arriva.
Gli algoritmi hanno sostituito in parte le redazioni nella selezione delle notizie, premiando ciò che genera interazione più che ciò che è rilevante dal punto di vista civico. Politici, aziende e personaggi pubblici comunicano direttamente, riducendo l’intermediazione giornalistica. In questo contesto, anche creator e canali indipendenti possono diventare più influenti dei media tradizionali, come dimostrano casi recenti di notizie diffuse esclusivamente sui social e diventate virali.
Questa disintermediazione ha aspetti positivi, perché amplia le voci e democratizza l’accesso alla sfera pubblica, ma presenta anche rischi evidenti: diffusione di fake news, confusione tra popolarità e autorevolezza, rafforzamento delle “camere dell’eco” create dagli algoritmi, ossia bolle circoscritte popolate da soggetti che condividono le medesime opinioni in cui si smarrisce un quadro complessivo realmente pluralista. Informarsi sui social significa spesso muoversi in ambienti personalizzati e parziali.
Per questo cresce la responsabilità individuale: servono nuove competenze critiche per valutare le fonti e riconoscere le distorsioni. Allo stesso tempo, il giornalismo è chiamato a rinnovarsi, ripensando linguaggi e formati, se vuole tornare a essere un riferimento credibile nell’informazione quotidiana.
Per approfondire: urly.it/31dfj1