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27/04/2023

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11/11/2022

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L’ipotesi di compromesso raggiunta dal Governo sul tetto al contante ha individuato come quota necessaria i 5mila euro: ...
03/11/2022

L’ipotesi di compromesso raggiunta dal Governo sul tetto al contante ha individuato come quota necessaria i 5mila euro: è la decima volta che in Italia cambia il tetto massimo dei pagamenti “pronto cash” in un arco di 20 anni.

Oggi la soglia è di 2mila euro, dal primo gennaio 2023 era previsto scendesse adirittura a mille euro (come preventivato a Febbraio dal decreto Milleproroghe) ma il Governo procede in tutta fretta per modificare la soglia entro il 30 novembre 2022, in tempo per presentare a Bruxelles la Legge di Bilancio.

«Confermo che metteremo mano al tetto al contante» che tra l’altro, «penalizza i più poveri», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sottolineando anche che da un lato la misura «rischia di non favorire la nostra competitività» riferendosi all'Europa.

Ma proprio negli altri Paesi europei, qual è la strategia promossa in materia di tetto all’uso del cash? Grazie ai dati forniti dall’European Consumers Center possiamo tracciare qua sotto una breve panoramica generale: in alcune nazioni quali Austria, Germania, Lussemburgo, Olanda, Ungheria, Irlanda, Estonia, Finlandia e Cipro non ci sono limiti (le eccezioni). Ponendo invece uno sguardo su tutti quei paesi "pro tetto contante": nella soglia minima troviamo la Grecia con 500 euro, mentre è la Croazia con 15mila a risultare al primo posto nella classifica del tetto specifico più elevato.

E voi, pensate che sia giusto aumentare la soglia sui contanti?
Scriveteci la vostra nei commenti!

L'economia russa è sempre stata poco trasparente, tant'è vero che dall’invasione dell’Ucraina la Banca centrale di Russi...
19/10/2022

L'economia russa è sempre stata poco trasparente, tant'è vero che dall’invasione dell’Ucraina la Banca centrale di Russia (Cbr) e il Rosstat, l’istituto nazionale di statistica, hanno smesso di pubblicare dati su qualunque cosa, dal commercio agli investimenti.

Secondo numerosi esperti la Russia pare essere in grave difficoltà: un recente articolo di cinque ricercatori dell’università di Yale sostiene che il ritiro delle aziende occidentali, sommato alle sanzioni, la stia paralizzando.

Ma qual è tutta la verità?

In molti concordano sul fatto che Mosca stia soffrendo, dopotutto i massicci aumenti dei tassi di interesse hanno spinto il Paese in una profonda recessione. Ma secondo un’analisi dell’Economist l’economia russa se la sta cavando meglio del previsto. Una decrescita economica drastica sembra essere scongiurata anche dai dati. Il FMI, per esempio, ha rivisto al rialzo le stime per la crescita della Russia, con il PIL che dovrebbe cadere del -3,4% nel 2022 anziché del -6%.

Allo stesso tempo le economie dei Paesi europei risentono sempre di più dell’aumento dei prezzi e della mancanza di materie prime prodotti dalla guerra. Sempre secondo il FMI Italia e Germania (molto esposte alle manovre improvvise di Putin a causa della forte dipendenza energetica pre-guerra) rischiano di entrare in recessione nel 2023.

Bisogna però riportare come il PIL russo, rispetto alle previsioni pre-guerra, stia crollando dal +2,8% nel 2022 al -3,4%, segno che l’economia russa si trova in forte difficoltà. L'isolamento tecnologico e l'impossibilità di importare macchinari stranieri poterà comunque la Russia a dover produrre beni di qualità peggiore e ad un costo più alto.

Quali saranno quindi le conseguenze della guerra? Faccelo sapere nei commenti cosa ne pensi!

È stata ipotizzata spesso, ma nei fatti non si è mai giunti a nulla di concreto.La settimana lavorativa corta torna al c...
14/10/2022

È stata ipotizzata spesso, ma nei fatti non si è mai giunti a nulla di concreto.
La settimana lavorativa corta torna al centro del dibattito politico-sindacale dopo la proposta avanzata dal gruppo bancario Intesa Sanpaolo: portare i giorni di lavoro a 4 e alzare da 7,5 a 9 le ore su base quotidiana per lasciare intatto l’ammontare complessivo, retribuzione inclusa. La scelta del giorno “libero” in più, allo stato attuale della trattativa, potrebbe essere addirittura volontaria con la possibilità di variare le giornate lavorate nel corso della settimana, dal lunedì al venerdì, d’intesa con il proprio responsabile.⁠

L’idea è già sul piatto, ma non è stata ancora formalizzata e prevede una rimodulazione degli accordi di Smart Working già firmati in passato. I sindacati chiedono tempo.

“Non è straordinario quello che sta succedendo”, riferisce Pasquale Staropoli della Fondazione Studi Consulenti del lavoro.

In Europa e nel mondo, sono diversi i Paesi che hanno già adottato la riduzione dell’orario lavorativo. Nella sola Europa la settimana di 35 ore è stata adottata da Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svizzera.

E voi? Sareste favorevoli a questo tipo di riorganizzazione della settimana lavorativa?
Fatecelo sapere nei commenti!

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10/10/2022

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Domande aperte dal 26 settembre 2022 per il bonus 200 euro, destinato ai professionisti e autonomi con Cassa o iscritti ...
30/09/2022

Domande aperte dal 26 settembre 2022 per il bonus 200 euro, destinato ai professionisti e autonomi con Cassa o iscritti alle Gestioni INPS, ed è subito boom di richieste.

A poter accedere alla domanda sono i professionisti e autonomi con Cassa o iscritti alle Gestioni INPS che nel 2021, non hanno superato il reddito complessivo di 35.000 euro. Per gli stessi beneficiari che nel 2021 hanno registrato un reddito non superiore a 20.000 euro, il Governo ha anche previsto un incremento della cifra a 350 euro (con 150 euro in più).

Oltre a non aver incassato più di 35mila euro è necessario risultare iscritti alle gestioni previdenziali dell’INPS o di altri enti previdenziali “alla data del 18 maggio”, giorno di entrata in vigore del decreto Aiuti.

C’è poi il discorso della partita IVA, che deve risultare attiva con attività lavorativa avviata sempre entro il 18 maggio 2022.

Non hanno invece diritto al bonus 200 euro i lavoratori autonomi e professionisti che lo hanno già ricevuto in virtù di rapporti di lavoro dipendente oppure che – alla data del 18 maggio - risultano essere titolari di trattamenti pensionistici diretti.

La domanda deve essere presentata all’INPS, esclusivamente in via telematica, entro il 30 novembre 2022, tramite gli intermediari abilitati, i patronati, il Contact center INPS o accedendo tramite SPID alla sezione “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche” presente nella sezione “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”.

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22/09/2022

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Nell’ultimo anno, il prezzo del gas naturale è aumentato di più di dieci volte, passando da circa 20 Euro/MWh del 2021 a...
19/09/2022

Nell’ultimo anno, il prezzo del gas naturale è aumentato di più di dieci volte, passando da circa 20 Euro/MWh del 2021 a circa 300 Euro/MWh registrati lo scorso 25 agosto. Perfino i 30 miliardi di euro, stanziati dal governo italiano per aiutare le famiglie in difficoltà, sono stati inutili nel frenare la crescita vertiginosa dei prezzi.

A tal fine, l’Italia ha fatto domanda all’Europa per fissare un tetto massimo al prezzo del gas, richiesta, che ad oggi non è stata ancora accolta.

Tra i principali responsabili del drastico incremento del prezzo del gas ci sono ovviamente le tensioni con la Russia (primo Paese fornitore di metano dell’Europa) causate dalla guerra in Ucraina. Una delle maggiori preoccupazioni è proprio quella che riguarda la possibilità che la fornitura di gas russo venga improvvisamente interrotta.

D’altra parte, altri paesi, non direttamente dipendenti dalla Russia, hanno aumentato il loro consumo di energia (dal 2010 al 2019 Cina ed India hanno aumentato il consumo di energia di più del 400%).

Questi due avvenimenti (aumento della domanda e contrazione dell’offerta), assieme, sono una delle cause principali dell’attuale impennata dei prezzi. Ad amplificare la spirale al rialzo ci sono anche grossi acquirenti disposti ad accettare la nuova linea di prezzi pur di ottenere delle quotazioni sempre maggiori.

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06/09/2022

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Il prezzo del gas balza nuovamente alla stelle, alimentando in misura esponenziale i gravi problemi di approvvigionament...
30/08/2022

Il prezzo del gas balza nuovamente alla stelle, alimentando in misura esponenziale i gravi problemi di approvvigionamento delle imprese.

Le aziende fornitrici di gas non faranno, nelle prossime settimane, nuovi contratti alle aziende che non siano quelle storicamente rifornite. Questa la scelta presa dalle partecipate pubbliche territoriali come A2A e HERA, che cercheranno di garantire i clienti "buoni pagatori" e i clienti "storici". ENI rimane invece ancora molto prudente, nei confronti di tutti i clienti, in attesa di capire quale sarà l’andamento dei prezzi del gas. Il motivo sarebbe la volatilità dei prezzi e quindi il timore che i contratti sottoscritti oggi non rispecchino i costi reali durante l’anno.

Un’emergenza costi che non colpisce quindi solo i consumatori, ma anche le aziende di approvvigionamento e le attività produttive.

Il risultato concreto di questo scenario è che sempre più aziende stanno lamentando la difficoltà di trovare fornitori. La paura è di incappare nello stop alle forniture e di conseguenza la sospensione dell’attività. In alcuni casi, tra energia elettrica e gas, le cifre delle bollette si sono moltiplicate fino a sette volte rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

E tu? Cosa ne pensi?
Faccelo sapere nei commenti!

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