15/04/2021
Se ti senti insoddisfatta di come vanno le cose, ma anziché fare il primo passo trascorri intere giornate a rimuginare su quale sia la cosa giusta, allora....
hai bisogno di leggere questo.
Durante il mio Percorso “Protagonista della tua vita in 10 settimane”, incontro spesso persone che vorrebbero la svolta della vita, ma la verità è che fino a quel momento non hanno fatto nemmeno un piccolo passo in quella direzione.
E. per esempio diceva di essere in una condizione d’immobilità, di frustrazione, di sentirsi in una bolla, ma quando le ho chiesto cosa volesse mi ha risposto: “vivere una vita piena e appagante!”.
La maggior parte delle persone che desidera passare dalla frustrazione di una vita che assomiglia più a un fermoimmagine alla piena realizzazione, vede un prima e un dopo, senza concentrarsi davvero su quello che c’è in mezzo.
E’ normale, ma spesso chiedo: “cosa ti ha impedito fino a oggi di arrivare là?”.
E qui iniziano i problemi...
Ma perché non possiamo semplicemente partire e diventare la persona che sogniamo da una vita?
Perché se sei ancora lì che lo sogni, evidentemente qualcosa fino a oggi ti ha impedito di muoverti in quella direzione.
Credimi, non mi diverto a scavare nel passato, né tanto meno a far emergere problemi che sono lì da tempo, ma se non affronti quei problemi, per quanto male possa fare, non muoverai un passo e continuerai a sentirsi esattamente come ti senti adesso, frustrata, stressata e impotente davanti a una vita che va avanti indipendentemente da te.
Ma io non so nemmeno che problemi ho, come caspita faccio ad affrontarli?
Certo, non lo sai perché i tuoi problemi, quelli che ti bloccano, sono parte di te, sono il tuo modo di pensare, di comportarti, di reagire davanti a ogni situazione della tua vita.
E. per esempio, si definiva una persona rigida, una che aveva la sua routine, dalla mattina alla sera, prevedibile, senza intoppi, senza sorprese.
Questa sua rigidità la faceva sentire in trappola, senza possibilità di scegliere qualcosa di diverso da quella routine che incessantemente si ripeteva da anni.
Il risultato di questa rigidità era un’estrema frustrazione e, quel che è peggio, la sensazione di non “partire” mai, di essere, come diceva lei, “su un treno fermo alla stazione”.
Quello che però E. non si era mai chiesta è da dove venisse quella rigidità.
Voglio dire, non è che ti alzi la mattina e da libera e spensierata ti scopri improvvisamente paralizzata in una vita che non ti dà più emozioni, non ti dà più gioia giusto?
Che cosa l’aveva resa così rigida e che cosa la portava a farsi un milione di domande prima di prendere qualsiasi tipo di decisione, dalla più piccola alla più grande?
LA SUA INTERA VITA.
Ci si abitua a tutto non è vero?
E. si era abituata a mettersi da parte, a ignorare quello che sentiva dentro. Aveva messo la sua vita in stand-by.
Ma da quando?
Da quando era bambina.
Da quando aveva deciso di studiare qualcosa che non le piaceva, ma che era utile, che era la cosa più giusta in quel momento?
Ma giusta per chi? E aveva scelto davvero lei?
Durante il mio Percorso, E. ha scoperto che la maggior parte delle scelte che aveva fatto non erano sue. Molte di quelle che sembravano scelte in realtà non lo erano.
Era giusto così, all’epoca tutti sceglievano quel tipo di scuola e l’aveva fatto anche lei.
Lo stesso era accaduto poi nella vita privata quando aveva “deciso” di sposarsi e mettere su famiglia molto giovane.
Sarebbe stata una pazza a non farlo, le avevano detto i suoi genitori. È un brav’uomo, davvero poteva farsi scappare quell’occasione?
Certo che no. Non poteva.
Mentre gli anni passavano, E. continuava a vivere secondo lo schema del “si fa così e basta” e ha finito con l’abituarsi a ragionare in quel modo, a parlare in quel modo.
Ma c’era un’altra cosa di cui non si era resa conto.
A furia di mettersi in secondo piano rispetto a quello che avrebbe voluto, a forza di obbedire a un rigido schema, adesso qualsiasi decisione, anche la più piccola, la mandava in paranoia.
Sì paranoia.
“E se poi sbaglio?”
“E se non fosse la scelta giusta?”
“Gli altri cosa penseranno?”
Un sacco di domande e l’unica risposta che era in grado di darsi era: MEGLIO NON RISCHIARE.
Già, proprio così.
E un po’ come guidare se ci pensi?
Puoi anche avere imparato come si fa, ma se poi lasci la macchina parcheggiata in cortile per anni, rischi di sb****re al primo incrocio!
In teoria sai come si fa, ma in pratica che succede?
Quella macchina lasciata in cortile per anni sei tu. Hai tutto quello che ti serve per partire.
Ma partiresti in quarta e imboccheresti l’autostrada o inizieresti con piccoli tratti di strada per riprenderci la mano?
1) se ti senti in una bolla, se hai l’impressione di non essere all’altezza di quelle scelte, non iniziare da quelle, inizia da altre più piccole, perché alla scelta ci si allena e ci si deve prendere la mano.
2) se davanti a ogni scelta inizi a rimuginare senza fine, smettila di pensarci. Fai altro e non fissarti su quello che dovresti o non dovresti fare. Lascia andare per un po’.
E soprattutto, non pensare di essere l’unica sulla terra a farsi dei film in testa, non pensare di essere sbagliata o di non essere all’altezza perché fa parte di quello schema che hai costruito senza rendertene conto ed è proprio da quello che devi partire se non vuoi passare la vita su quel treno fermo alla stazione.
RICOMINCIA DA TE
Nel mio Percorso propongo alcune semplici azioni che permettono di riaprirsi alla scelta, alla possibilità di scegliere. Possono sembrare azioni banali, ma ti garantisco che non lo sono, tutt’altro.
Una mia cliente, per esempio, per evitare il rischio di sbagliare, ordinava al ristorante sempre lo stesso piatto da oltre 10 anni.
Non ricordava nemmeno più quando era stata la prima volta che lo aveva ordinato, però sapeva che da quel giorno non aveva mai ordinato qualcosa di diverso.
Quando le ho chiesto cosa avesse di speciale quel piatto mi ha risposto:
“Non lo so, a questo punto non so nemmeno se l’ho scelto io o se qualcuno un giorno me l’ha proposto...”
Le ho chiesto di provare a ordinare un piatto diverso e nonostante questa cosa l’abbia mandata un po’ in crisi l’ha fatto e ha scoperto che il nuovo piatto era decisamente più buono del primo!
Come mai?
Forse perché aveva il menu davanti e tra tante opzioni diverse, LEI HA SCELTO e QUANDO SCEGLI TU TUTTO HA UN SAPORE DIVERSO.
Si lo so, lo so, stai pensando vabbè Erika, basta ordinarsi una pizza con l’ananas sopra per sentirsi felici e realizzati?
No, ma è un ottimo inizio, e comunque a me la pizza con l’ananas non piace...
Quando inizi a scegliere e scoprire che c’è qualcosa di meglio del solito piatto trito e ritrito, allora continui a farlo e dalle piccole scelte, passo dopo passo, arrivi a quelle più importanti, quelle che adesso ti mandano in paranoia, per capirci.
Ti ricordi l’esempio dell’auto in cortile?
Ecco diciamo che il piatto nuovo è la tua prima uscita in strada, ma quando vedi che ce la fai, quando scopri quando è bello tornare a guidare, allora il giorno dopo farei un pezzo di strada in più, e quello dopo un altro ancora e finirai col prendere l’autostrada che prima ti terrorizzava!
E. ha ripreso in mano la sua vita, ripartendo da quelle piccole scelte quotidiane. Quello che prima le faceva così paura ora lo affronta col piglio di una donna che sa quello vuole.
È passata dalla frustrazione alla realizzazione e adesso vive davvero con serenità ogni scelta perché è sua, non si preoccupa di quello che gli altri possono dire e cammina a testa alta.
Ha cambiato casa perché da anni diceva che la sua era troppo piccola.
Ha deciso di dedicarsi a quello che la fa stare bene ed è lei che decide i tempi del suo lavoro, mentre prima era il suo lavoro a dettarle i tempi.
Si sente felice e in armonia con sé stessa e non vede l’ora d’iniziare la sua prossima avventura, sì perché adesso non ha più paura di non esserne all’altezza.
E tu che pizza ordinerai la prossima volta?
Buona Crescita!
Erika