Dott.ssa Alessandra Niccolai

Dott.ssa Alessandra Niccolai Interventi di aiuto per bambini e adolescenti
Interventi di aiuto per coppie in difficoltà
Interven Scopri come trovare un soluzione condivisa!

Bambini e adolescenti, così come gli adulti, possono vivere momenti di crisi: la nascita di un fratello, cambiamenti e difficoltà scolastiche, la separazione dei genitori. Possono esprimere i loro disagi attraverso canali differenti: enuresi notturna, problemi di relazione con i coetanei, tra fratelli e/o con gli adulti, iperattività, problemi di apprendimento, comportamenti oppositivi, insicurezz

a e bassa autostima. Il bambino spesso non ha le parole per esprimere “ciò che ha dentro” ma il suo corpo, le sue relazioni e i suoi atteggiamenti/disturbi parlano. L’adolescente invece, si trova ad affrontare un profondo processo di trasformazione, fatto di ambivalenze e conflittualità, paure e desideri, che lo porteranno verso la scoperta di Sè. Gli interventi PsicoPedagogico clinici per l’età evolutiva, emergono da un percorso diagnostico che comprende:


➡ Colloquio


➡ Anamnesi Psicopedagogico – clinica


➡ Rilevazione delle abilità e potenzialità oltre alle difficoltà


➡ Sintesi diagnostica e formulazione del progetto di intervento di aiuto





‣ PER L’ETA’ EVOLUTIVA (3-16 anni) intervengo in situazioni di disagio e difficoltà nei seguenti ambiti:


‣area dell'apprendimento (difficoltà di lettura, scrittura, calcolo, comprensione, memoria)


‣area dello studio (metodo di studio, motivazione, costanza di impegno, orientamento scolastico)


‣area organizzativo-motoria (difficoltà di motricità fine, coordinazione oculo-manuale, coordinazione generale)


‣area comunicativo-relazionale (insicurezza, ansia, rifiuto scolastico)


‣area comportamentale (iperattività, apatia, disattenzione)


‣area emotivo-affettivo (autostima, fiducia di sé, autocontrollo, enuresi notturna)





In accordo con la famiglia è prevista una collaborazione tra lo psicopedagogista clinico e la scuola, al fine di favorire un’utile integrazione tra l’intervento di aiuto specialistico e l’iter educativo – scolastico. Mediazione Familiare
Spesso i conflitti che caratterizzano la rottura di un legame di coppia ostacolano il raggiungimento di un accordo che tenga conto dei bisogni di ciascun componente della famiglia e, in particolare, dei figli. La mediazione, attraverso un intervento imparziale, sollecita l’impegno congiunto e offre un contributo per riorganizzare le relazioni familiari, in vista di una separazione o in seguito ad essa, ricercando soluzioni condivise e cooperative, allo scopo di prevenire situazioni di disagio psicologico sia negli adulti che nei figli. Consulenza alla famiglia in separazione

La separazione e il divorzio si associano alla sofferenza, alla preoccupazione, al senso di fallimento e di inadeguatezza. I cambiamenti spesso radicali nella quotidianità, le incomprensioni, i risentimenti, la gestione economica: tutto si mischia, tutto confonde e invade, al punto che possono sorgere difficoltà sulle quali intervenire attraverso percorsi di aiuto. Ansia, insicurezza, senso di colpa, depressione, preoccupazione per il futuro, accompagnano almeno un membro della coppia ed è comprensibile che tutto questo rappresenti una minaccia per una relazione sufficientemente buona con i figli. I figli, d’altro canto, vivono in pieno la rottura della famiglia, se ne sentono spesso responsabili, temono di perdere ogni punto di riferimento, devono affrontare cambiamenti e perdere quelle consuetudini che davano senso alla quotidianità, sono immersi in un turbinio di emozioni e non possono ricorrere all’aiuto dei genitori, poiché anch’essi stanno vivendo un momento di disorientamento e di dolore. Anzi, spesso sono i figli a rassicurare i genitori, a sostituirsi al partner assente, a fare da animatori e da consolatori, ma tutto questo ha un prezzo elevato ed è una minaccia alla loro crescita armonica. Ecco perché può essere di grande aiuto un intervento di aiuto che sostenga l’individuo, la coppia o la famiglia ad affrontare la sofferenza e a elaborare i conflitti, per poter di nuovo guardare avanti con la fiducia nel futuro e nei legami. Come si può affrontare la vita e la quotidianità dopo la separazione e il divorzio? In che modo condividere la genitorialità offrendo ai figli coerenza e senso di fiducia? Come affrontare le difficoltà che i figli incontrano in un momento così difficile della loro vita? Come gestire il cambiamento nelle famiglie ricomposte? Come superare incomprensioni e distanze con le famiglie di origine? Questi e altri possono essere i problemi da affrontare in un percorso che consenta di riconoscere i bisogni e di riattivare le proprie risorse.








‣ SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA’


L’intervento educativo sostiene i genitori al fine di accrescere e rafforzare le competenze genitoriali, fornendo gli strumenti di aiuto per promuovere un armonico sviluppo dei figli, migliorare la qualità delle relazioni genitori-figli.

Buon Cammino 🐣
05/04/2026

Buon Cammino 🐣

Crescere un figlio non significa solo nutrirlo, proteggerlo o guidarlo. Significa soprattutto stargli accanto emotivamen...
19/03/2026

Crescere un figlio non significa solo nutrirlo, proteggerlo o guidarlo. Significa soprattutto stargli accanto emotivamente, parlargli, ascoltarlo davvero, riconoscere ogni suo piccolo passo avanti.[...]
È nelle relazioni d’affetto, nel calore degli sguardi, nelle parole che incoraggiano e negli abbracci che rassicurano, che nasce la vera crescita emotiva. Dove c’è amore si cresce bene. Dove c’è violenza, gelo, silenzio o indifferenza, invece, si cresce feriti.
Viviamo in una società veloce, distratta, piena di tecnologia ma povera di dialogo. Troppi genitori parlano poco, o solo di regole, compiti, giacche e semafori. Troppo raramente chiedono ai propri figli una domanda semplice ma decisiva:
“Sei felice?”
Il vero compito educativo non è controllare, giudicare o pretendere.
Il vero compito è esserci, riconoscere le emozioni, sostenere quando si cade, valorizzare quando si avanza. Perché la felicità dei figli non nasce dalle prestazioni, ma da un clima affettivo sano, caldo e presente.
L’amore, quello autentico, quotidiano, reale, resta l’unico vero terreno su cui può crescere una generazione forte, serena e capace di amare.

Umberto Galimberti. Buon cammino ☺️

18/03/2026

C’è un aspetto della manipolazione narcisistica che troppo spesso viene sottovalutato, quasi banalizzato.
Ed è la triangolazione.

Chi non ha mai sperimentato questo meccanismo tende a liquidarlo come una semplice dinamica di gelosia o di competizione affettiva.
In realtà non c’è nulla di casuale.

La triangolazione è una strategia relazionale estremamente precisa.

Il narcisista non inserisce una terza persona nella relazione per caso.
Lo fa perché quella terza presenza diventa uno strumento psicologico.

Uno strumento di controllo.

Uno strumento di destabilizzazione.

Uno strumento di potere.

Il copione è quasi sempre lo stesso.

Prima viene introdotta una figura alternativa:
un ex partner, un collega, un amico, qualcuno che improvvisamente diventa il termine di paragone.

Poi iniziano le comparazioni sottili, a volte appena accennate, altre volte esplicitamente svalutanti.

“Lei mi capiva di più.”
“Con lui non avevo tutte queste complicazioni.”
“Guarda come reagisce diversamente da te.”

A quel punto accade qualcosa di molto preciso nella mente della vittima.

Si attiva l’insicurezza.

Si attiva la competizione emotiva.

Si attiva la paura di perdere la relazione.

Ed è esattamente questo l’obiettivo.

Perché quando una persona entra in quello stato mentale, diventa molto più disponibile a:
• compiacere
• adattarsi
• tollerare comportamenti che prima non avrebbe accettato.

Nel frattempo il narcisista ottiene quello che cerca davvero:

il controllo del campo emotivo.

È lui che stabilisce le regole.
È lui che decide chi è “dentro” e chi è “fuori”.
È lui che distribuisce attenzione, approvazione e svalutazione.

La triangolazione non è quindi una semplice immaturità relazionale.

È una tecnica di manipolazione sofisticata, che alimenta un sistema in cui la vittima resta intrappolata nel tentativo continuo di dimostrare il proprio valore.

Il problema è che in questo gioco le regole non sono mai eque.

Perché il narcisista non sta cercando una relazione.

Sta cercando un equilibrio di potere.

E l’unico modo per spezzare questo schema è riconoscerlo per quello che è.

Non una dinamica confusa.

Ma una strategia.

18/03/2026

GENITORIALITÀ SOTTO ATTACCO: quando il conflitto diventa manipolazione

Stamattina entriamo nel vivo.
Secondo modulo del nostro percorso dedicato a un tema che, nella pratica clinico-forense, vedo ogni singolo giorno: la gestione di un ex partner con funzionamento narcisistico quando in mezzo ci sono i figli.

E qui bisogna essere estremamente chiari.

Quando un genitore utilizza il bambino come terreno di scontro, non siamo più nel conflitto.
Siamo dentro una dinamica manipolatoria strutturata, con effetti potenzialmente devastanti sullo sviluppo emotivo del minore.

COSA SUCCEDE DAVVERO

Il genitore con funzionamento narcisistico non attacca frontalmente.
Sarebbe troppo semplice.

Costruisce invece una narrazione tossica, lenta, insinuante, apparentemente innocua.
• svaluta l’altro genitore in modo indiretto
• instilla dubbio (“sei sicuro che mamma/papà ti voglia davvero bene?”)
• crea alleanze improprie con il figlio
• si posiziona come vittima o come unico punto di riferimento “sicuro”

Risultato?
Il bambino viene esposto a una distorsione della realtà relazionale, che lo costringe a scegliere, a schierarsi, a dubitare dell’affetto.

E questo, da un punto di vista psicologico, è un carico incompatibile con la sua età evolutiva.

IL RISCHIO REALE

Chi minimizza queste dinamiche non ha mai visto cosa succede dopo.

Bambini:
• confusi
• iper-responsabilizzati
• emotivamente divisi
• con un senso di colpa cronico

E, nei casi più gravi:
una frattura del legame affettivo con uno dei due genitori, costruita artificialmente.

COSA FACCIAMO IN QUESTO MODULO

Questo corso non è teoria da manuale.

È strumento operativo.

✔️ insegniamo a riconoscere le manovre manipolatorie
✔️ forniamo strategie per depotenziarle in tempo reale
✔️ lavoriamo su come proteggere il bambino senza metterlo in mezzo
✔️ costruiamo una comunicazione genitoriale che non alimenti il gioco patologico dell’altro

Perché il punto è uno solo:

👉 non puoi cambiare un narcisista
👉 ma puoi impedire che usi tuo figlio come leva

Se pensi che “tanto è solo carattere”
se pensi che “il bambino capirà da solo”
se pensi che “basta l’amore”

stai sottovalutando un meccanismo che lavora in profondità e nel tempo.

E quando te ne accorgi, spesso il danno è già strutturato.

I figli non sono strumenti.
Non sono alleati.
Non sono terreno di vendetta.

Sono soggetti da proteggere. Punto.



GENITORIALITÀ SOTTO ATTACCO — Corso online on-demand e in diretta

Un percorso formativo pensato per chi vive una separazione ad alta conflittualità che non è “una separazione qualunque”, ma una vera e propria guerra emotiva e psicologica in cui la genitorialità viene quotidianamente messa sotto pressione.

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Quando a parlare sono Vittorino Andreoli, insigne neuropsichiatra, e Gregory Bateson, tra i maggiori studiosi del rappor...
14/03/2026

Quando a parlare sono Vittorino Andreoli, insigne neuropsichiatra, e Gregory Bateson, tra i maggiori studiosi del rapporto fra comunicazione, mente e disagio psichico, forse conviene fermarsi un momento e ascoltare: per il resto, queste parole si commentano da sole.

“E' crollata la dignità dei giudici. Il Tribunale dei minori dimostra di essere in panne. Se accettiamo che ci sia una scienza dell’infanzia, dobbiamo sapere che nella sua crescita ci sono punti di riferimento costanti, a cominciare dal padre e dalla madre. Per ragazzi di questa età, 7 anni i gemelli e 8 la più grande, i legami con la famiglia sono fondamentali per la loro identità e per l’identità di genere. Attaccare il legame bambino-madre pone le condizioni che possono favorire un grave disturbo mentale. Non lo dice Vittorino Andreoli, lo dice un grande psicologo come Gregory Bateson,  che ha analizzato come attaccare e distaccare un figlio di quell’età dalla madre generi una dissociazione che, nella fase dell’adolescenza, promuove le condizioni della schizofrenia».

«E' necessario che gli operatori coinvolti sulla vicenda della famiglia nel bosco si fermino e che stabiliscano quali sono le esigenze profonde dei bambini: prima di tutto devono stare con madre e padre, e se non si ritiene che la madre sia “all’altezza”, allora si crei un sistema di supporto che le permetta di svolgere il suo compito, ma non è possibile interrompere i rapporti fra lei e i figli. Esistono anche i traumi psichici che intervengono in casi come questi, e invece che evitarli li stanno provocando. Ogni volta che allontanano i bambini dalla madre, provocano un lutto».

«Pretendo che una società rispetti questi principi, altrimenti si rende responsabile dei danni che produce nei bambini. Oggi non possiamo dire che se una madre non manda i figli alla scuola dell’obbligo è una matta: abbiamo percentuali di abbandono scolastico fra il 15 e il 20 per cento, ma non ho mai visto che nascano storie come questa… Questi non sono affatto matti, anche se c’è caso che lo diventino».

Vittorino Andreoli - medico e neuropsichiatra

Se ti è capitato di utilizzare questo modo di comunicare con i tuoi figli sappi che non sei un genitore sbagliato, ma pu...
14/03/2026

Se ti è capitato di utilizzare questo modo di comunicare con i tuoi figli sappi che non sei un genitore sbagliato, ma puoi dire la stessa cosa, trasmettere lo stesso contenuto scegliendo parole efficaci senza colpirli e senza perdere il tuo ruolo genitoriale.
Buon cammino ☺️

La libertà di espressione nei bambini è fondamentale per una crescita psicologica sana. Quando i bambini si sentono libe...
12/03/2026

La libertà di espressione nei bambini è fondamentale per una crescita psicologica sana. Quando i bambini si sentono liberi di esprimere pensieri, emozioni e opinioni, sviluppano maggiore AUTOSTIMA, sicurezza in sé stessi e capacità di comprendere e gestire le proprie emozioni. Essere ascoltati e presi sul serio dagli adulti favorisce inoltre lo sviluppo del pensiero critico e delle competenze relazionali. In questo modo il bambino impara a conoscere sé stesso e a costruire relazioni più autentiche e rispettose con gli altri. Buon cammino genitori ☺️

IL FIGLIO NON E UN PROGETTOIl monito di Paolo Crepet scuote nel profondo il paradigma educativo moderno, mettendo in luc...
10/03/2026

IL FIGLIO NON E UN PROGETTO
Il monito di Paolo Crepet scuote nel profondo il paradigma educativo moderno, mettendo in luce una deriva pericolosa: la tendenza dei genitori a trasformare i figli in specchi delle proprie ambizioni o, peggio, in progetti di vita da gestire e ottimizzare. Educare, suggerisce lo psichiatra, non significa plasmare un individuo a propria immagine, ma avere il coraggio di lasciarlo andare verso la propria, autentica identità.
La lezione è chiara: un figlio non è una missione di riscatto sociale né il completamento di un desiderio irrisolto. Quando i genitori si sostituiscono alle scelte dei figli, privandoli della possibilità di sbagliare o di deludere le aspettative, tolgono loro l'ossigeno necessario per crescere. Il vero amore genitoriale si manifesta nel distacco e nel riconoscimento dell'altro come individuo sovrano e libero.
Autore Paolo Crepet

25/02/2026
Maria Montessori ci ha lasciato un insegnamento semplice, ma rivoluzionario: un bambino non si calma quando viene rimpro...
25/02/2026

Maria Montessori ci ha lasciato un insegnamento semplice, ma rivoluzionario: un bambino non si calma quando viene rimproverato. Si calma quando si sente compreso. 💛

Quante volte, davanti a uno scatto di rabbia, l’istinto è quello di alzare la voce? Eppure, secondo la visione montessoriana, la strada è un’altra. È quella dell’ascolto, della presenza, della guida calma e consapevole.

Ci sono parole che possono davvero fare la differenza.

“Vedo che sei molto arrabbiato… vuoi raccontarmi cos’è successo?”
Tutto parte dal riconoscere l’emozione. Quando un bambino si sente visto e ascoltato, le sue difese si abbassano. Non ha più bisogno di urlare per farsi capire: qualcuno è già lì, accanto a lui.

“Troviamo una soluzione insieme.”
Questa frase cambia tutto. Non accusa, non etichetta, non umilia. Coinvolge. Fa sentire il bambino capace, parte attiva del cambiamento. Per Montessori, educare significa accompagnare il bambino nella riparazione, non limitarci a punirlo.

“Facciamo un bel respiro, io e te.”
La calma non si impone, si trasmette. Il bambino impara dall’adulto che ha davanti. Se noi rallentiamo, respiriamo, ci centriamo… lui ci seguirà. L’adulto, nella prospettiva montessoriana, è un modello vivo.

Queste frasi non servono solo a fermare un comportamento aggressivo. Seminano qualcosa di più profondo: autocontrollo, connessione, sicurezza emotiva.

Educare non significa controllare. Significa accompagnare. 🌱
E forse la vera forza non sta nel farsi obbedire, ma nel riuscire a costruire un legame così solido da non averne bisogno.

Leggete e condividete questo contenuto con tutta la vostra famiglia. Anche un solo bambino in più che si sente capito può cambiare il mondo, un’emozione alla volta.

La persona manipolatrice ha una visione distorta della lealtà.Per lei, lealtà non significa rispetto.Non significa coere...
25/02/2026

La persona manipolatrice ha una visione distorta
della lealtà.

Per lei, lealtà non significa rispetto.
Non significa coerenza.
Non significa affetto.
Non significa cura.

Significa obbedienza.

Nella sua logica è “leale” solo chi si conforma
ai suoi desideri, alle sue aspettative,
alle sue pretese.

Anche quando sono ingiuste.
Anche quando fanno male.

Ogni atto di autonomia diventa una minaccia.

Quando metti un limite,
quando dici no,
quando semplicemente scegli te stesso…

non vieni percepito come legittimo.
Vieni percepito come traditore.

Non perché tu abbia tradito.
Ma perché si rompe la fantasia del controllo.

La manipolazione riscrive la realtà…

La tua indipendenza diventa egoismo.
La tua distanza diventa abbandono.
Il tuo disaccordo diventa slealtà.

Così nascono:

Il silenzio punitivo.
Il senso di colpa.
La freddezza.
La pressione emotiva.

E spesso, chi resta intrappolato in questo schema
sono proprio le persone più empatiche,
più sensibili, più responsabili.

Quelle che cercano di “fare ancora meglio”
per non essere viste come sbagliate.

Capire questo cambia tutto.

Non vieni accusato per ciò che fai.

Vieni accusato perché non ti sottometti.

E finché la lealtà verrà confusa con la sottomissione,
essere te stesso sembrerà sempre una colpa.

Riconoscerlo non è combattere.

È uscire dal gioco.

Allontanati.

Senza spiegazioni.

Non sei difficile.
Non sei esagerato.
Non sei sbagliato.

Stai solo smettendo di essere controllabile.

Con rispetto amore e gratitudine.
Buon cammino 😊

Indirizzo

Via Leonardo Da Vinci 11
Montecchio Emilia
42027

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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